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Epifani nella tana del lupo
by dal manifesto Wednesday, Nov. 29, 2006 at 7:00 PM mail:

Al comitato centrale della Fiom il segretario della Cgil critica l'autonomia dei metalmeccanici. Rinaldini difende la partecipazione alla manifestazione contro la precarietà e l'internità della categoria al movimento dei movimenti. La minoranza interna esclude conclusioni unitarie e sostiene la linea della Cgil.

Il pluralismo è «una ricchezza ed è garantito a tutti». Anche il dissenso è legittimo, ma siamo in una «società democratica complessa» che «vive di regole. Queste non sono la forma ma la sostanza della democrazia. Vale il principio della maggioranza». Parole nette, queste del segretario della Cgil Guglielmo Epifani, pronunciate al Comitato centrale della Fiom. Parole simili a quelle dello stesso Epifani al direttivo nazionale della confederazione e che hanno informato il documento finale votato dalla maggioranza, 63 favorevoli e 35 contrari sia pure in forme diverse. Il segretario Cgil ha fatto proprio il principio del centralismo democratico. Un principio che al segretario della Fiom, Gianni Rinaldini, è sempre andato stretto, fin dal lontano '69, quando ancora ragazzo, a Reggio Emilia, votò contro la radiazione dal Pci del Manifesto che quel principio aveva violato, secondo la maggioranza, ponendosi così «oggettivamente» fuori dall'organizzazione. Non è un modo surrettizio di chi scrive per ricordare le origini di questo giornale, sono parole di Rinaldini al direttivo nazionale della Cgil.
Ieri, dunque, Epifani è andato nella tana del lupo, la Fiom, categoria considerata forse troppo autonoma dalla Cgil, sia nella pratica sindacale, che nella pretesa di intervenire su temi generali. Sotto accusa, ancora una volta la partecipazione alla manifestazione del 4 novembre contro la precarietà. Dopo il comunicato della segreteria confederale che prendeva le distanze da quell'appuntamento e chiedeva alle sue strutture di fare altrettanto, Epifani si sarebbe atteso dalla Fiom, se non il ritiro dell'adesione, quanto meno una «maggiore distinzione» (dai Cobas e dalla ormai famosa accusa al ministro Damiano di essere «amico dei padroni»). La riunione del Comitato centrale Fiom è stata aperta dalla relazione del suo segretario generale, che ha ribadito punto per punto le critiche alla Cgil sulle più recenti scelte («avviso comune» sui call center e Tfr), effettuate senza consultare i lavoratori, come se l'aspetto «orizzontale» della democrazia - il rapporto con i destinatari degli accordi - sia meno importante di quello verticale, dentro l'organizzazione e nel rapporto categorie-confederazione. Rispetto a Epifani, la Fiom e il suo segretario considerano la Finanziaria (e la politica economica del governo) con maggiore distacco: «non è la Finanziaria della Cgil». Nel gruppo dirigente dei meccanici, a preoccupare è il futuro, più che il passato. E nel futuro, i meccanici vedono i tavoli «concertativi» del governo con sindacati e imprese sulle pensioni e la precarietà. Tavoli su cui Confindustria tenterà di posare due dossier caldi: la controriforma del sistema contrattuale e del regime degli orari. Per la Fiom, nessuna decisione potrà essere presa senza la consultazione e il voto dei lavoratori.
Verrebbe da chiedersi cosa ci sia di strano nella partecipazione della Fiom alla manifestazione contro la precarietà. E' vero che in Italia è cambiato il governo, ma è altrettanto vero che, per ora, non è cambiata radicalmente la condizione dei lavoratori «atipici». La Fiom, ha detto Rinaldini, è da sempre interna al movimento contro la globalizzazione neoliberista, a Genova, a Porto Alegre. La Fiom non è un monoblocco, vi convivono da sempre posizioni articolate. Come quella di Giorgio Cremaschi, di cui Rinaldini non condivide le dichiarazioni sullo sciopero generale dei Cobas ma che certo «non pongono problemi di carattere statutario». Un modo per rispondere al duro attacco fatto a Cremaschi da Epifani. Nella Fiom c'è anche chi si contrappone non da oggi alla linea maggioritaria dei metalmeccanici: a capo della minoranza interna, in linea con la maggioranza della Cgil, c'è Fausto Durante che ha ribadito il suo dissenso dalla partecipazione al corteo del 4 novembre e dalla concezione autonoma della categoria dalla confederazione. Per questo, ha detto Durante forte del 20% del Comitato centrale, «difficilmente i lavori potranno concludersi unitariamente».
Oggi le conclusioni e il voto, su due documenti contrapposti. In tutto, si sono iscritti a parlare ben 65 membri del Comitato, su un totale di 181. Ma il confronto tra la Cgil e la sua categoria industriale più forte e autonoma proseguirà, al di là dei numeri della votazione.

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