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[BO] Razzismo alle Scuderie
by Visti dalla Luna Wednesday, Apr. 27, 2005 at 12:55 PM mail:

Razzismo alla Scuderia di Piazza Verdi. Locale di proprietà dell’ARSTUD ma esternalizzato a privati e alle loro logiche di profitto

“Pakistano? Allora non entri”

“Tu non puoi entrare perché sei straniero!” E’ questo che qualche settimana fa sentito rispondere Arif, un ragazzo pakistano che voleva semplicemente trascorrere una serata tranquilla con i suoi amici alla Scuderia di Piazza Verdi. All’ingresso i buttafuori l’hanno fermato e non l’hanno fatto entrare dicendo di aver avuto disposizioni dall’alto. Il direttore, interrogato sull’accaduto, ha negato di aver mai dato simili disposizioni facendo così capire che tale iniziativa sarebbe stata presa autonomamente dai buttafuori, il cui ruolo sarebbe infatti solo quello di regolare l’accesso per impedire il sovraffollamento del locale. Ma Arif, che si trovava insieme ad altri ragazzi italiani, è l’unico ad essere stato bloccato. Evidentemente solo per il colore della sua pelle.
Che la responsabilità sia della direzione o dei dipendenti, rimane il fatto che in un locale di proprietà dell’Università se sei pakistano non entri. Cose che capitano, verrebbe da dire, quando l’ARSTUD, l’azienda regionale per il diritto allo studio, invece di occuparsi delle esigenze degli studenti decide di esternalizzare un servizio come la Scuderia, che nelle mani di soggetti privati non fa altro che obbedire a pure logiche di profitto. Cosa che, in questo caso come in tanti altri, prevede di operare precise scelte nient’altro che razziste. La presenza di un ragazzo extracomunitario o di colore o più semplicemente “diverso” rischia evidentemente di disturbare l’aperitivo dei frequentatori “normali” e soprattutto ben paganti. Una preoccupazione da porsi quando si decide di puntare su prezzi alti e quindi su una clientela selezionata. Tutto in perfetta sintonia con le feste private che spesso impediscono l’ingresso agli studenti o con l’esplicito divieto di studiare. Sì perché se consumi qualcosa a un tavolo e tiri fuori un libro, ti arriva immediatamente addosso un cameriere per intimarti di smettere perché “questo è un locale, non una sala studio”. Mica male per una struttura dell’ARSTUD! Diritto allo studio, sì, ma per favore da un’altra parte…
Basta aggiungere che con le biblioteche delle facoltà strapiene, la mensa di Piazza Puntoni palesemente insufficiente e i locali dai prezzi inaccessibili, gli ampi spazi e la collocazione ottimale della Scuderia potrebbero e dovrebbero garantire una risposta ideale ai bisogni degli studenti. Bisogni che sulla carta rappresentano il primo, anzi l’unico, interesse dell’ARSTUD. La realtà, invece, è costituita unicamente dagli affari realizzati da una qualche azienda privata grazie ad una struttura pubblica dell’Università. Il razzismo? Semplicemente parte del gioco.

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