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continua l'attacco de L'Eco di Bergamo sul corteo antifascista di sabato.
by info Wednesday, Feb. 16, 2005 at 1:06 PM mail:

L'attacco de L'Eco di Bergamo continua quasi con la stessa intensità anche oggi. Ancora la prima pagina.

Prima pagina:

Raid in centro, il Pacì non abbassa i toni: «Niente scuse»

«Non abbiamo intenzione di chiedere scusa per la quantità di scritte lasciate sui muri lungo il corteo». A tre giorni dai raid in centro, ieri è arrivata la prima presa di posizione del Pacì Paciana. Nessuna autocritica, nessuna idea di abbassare i toni. In un documento gli organizzatori del corteo di sabato spiegano di non volersi scusare per le scritte sui muri e tantomeno per le telecamere rotte: «Si tratta di azioni comunicative che nulla hanno di violento. Altra cosa è la violenza, di cui non abbiamo visto traccia. È sleale chi ci accusa per devastazioni mai avvenute o per una quota fisiologica di imbecillità che un corteo si porta appresso. La violenza non è spaccare le telecamere, ma sono le telecamere stesse, che ci spiano continuamente».
Intanto le minoranze tornano all'attacco. Dopo i cinque ordini del giorno presentati nel Consiglio di lunedì ribadiscono: «Troppo blande le posizioni dell'amministrazione. Vogliamo la sospensione della convenzione con il centro sociale e dei 650 mila euro per la sistemazione dello stabile di via Grumello fino al risarcimento dei danni».


Gli altri articoli:


Il Pacì: «Chiedere scusa? Neanche per idea»
Il centro sociale non arretra dopo il raid: spaccare le telecamere non è violenza, il fatto che ci spiano sì «Scrivere sui muri è la nostra comunicazione». La Digos visiona i filmati: difficile rintracciare chi era mascherato

Una delle telecamere danneggiate durante il corteo di sabato scorso in centro (foto Bedolis)

«Non abbiamo intenzione di scusarci con nessuno per la quantità di scritte lasciate lungo il percorso». Pur dichiarando di essere stati attaccati per colpa di una «quota fisiologica di imbecillità che un corteo si porta appresso», i ragazzi del centro sociale Pacì Paciana ammettono le proprie responsabilità per le devastazioni di sabato pomeriggio in centro, ma non hanno alcuna intenzione di chiedere scusa alla città per quanto avvenuto. A tre giorni dai raid gli organizzatori del corteo si fanno sentire attraverso un lungo documento – con argomenti sopra le righe e seriamente discutibili – apparso ieri pomeriggio sul sito internet del centro sociale. Nessun cenno autocritico, ma un rilancio dei motivi che hanno spinto al raid in centro alcuni partecipanti al corteo di sabato. «Della violenza sinceramente non abbiamo visto traccia - spiegano i ragazzi del Pacì -. È sleale chi oggi ci accusa per devastazioni mai avvenute. Affumicare seppur involontariamente il tendone di un bar poco ha a che vedere con l'antifascismo, ma è certo che se questo corteo avesse voluto essere realmente violento, di ben altri danni staremmo parlando oggi. Sono mesi che subiamo aggressioni fasciste e poliziesche e oggi ci rimproverate perché in piazza vi sembravamo brutti?».
Oltre a chiudere la porta al dialogo, gli organizzatori del corteo giustificano anche la devastazione delle telecamere: «Le telecamere sono sempre state prese di mira dai cortei negli ultimi anni. Si tratta di azioni comunicative, che nulla hanno di violento. La violenza è quella di questa società che fa della precarietà il suo punto d'onore, la violenza sono i centri commerciali come punti di aggregazione, la violenza sono le case affittate soltanto a chi ha una busta paga da presentare, la violenza sono decine di occhi meccanico-digitali che ci spiano continuamente, persino in barba alle leggi sulla privacy».
Secondo i ragazzi del «Pacì», la vera violenza subìta dai residenti di via Quarenghi - dove durante il corteo di sabato sono state distrutte alcune telecamere - è quella di essere costretti a vivere «in quindici in una stanza, con affitti procapite che basterebbero per interi quadrilocali, ovviamente di proprietà di tutti quei padroni e padroncini che oggi starnazzano per un po' di scritte sui muri. Ci eravamo costruiti un laboratorio comunicativo, attraverso cui sperimentare forme e metodi di comunicazione: è stato bruciato tutto e ora dobbiamo ricominciare da capo».
Il riferimento è all'incendio che, lo scorso dicembre, ha distrutto un'ala del centro sociale: proprio per protestare contro questo e altri episodi, sabato i giovani del Pacì Paciana e di altri centri sociali erano scesi in strada in città.
Anche le scritte a spray fatte da persone travisate vengono in qualche modo giustificate: «Non abbiamo mille televisioni o giornali venduti nelle edicole. Scrivere sui muri è la forma più immediata e istintiva di comunicazione, l'unica accessibile per la maggior parte dei partecipanti alla manifestazione. Ricordiamo a Belotti e Castelli (consigliere regionale e ministro della Lega, ndr) che i muri sono la voce del popolo, come diceva il senatur prima di impoltronarsi a Roma insieme a quei fascisti che voleva stanare casa per casa». Prosegue il comunicato: «Non abbiamo intenzione di scusarci con nessuno per la quantità di scritte lasciate lungo il percorso. Per quanto riguarda il tenore di queste, la scelta dei contenuti viene dai singoli autori, visto che il movimento continua ad avere una composizione plurale e non monolitica, fatta anche di contraddizioni. Non ci nascondiamo e ci prendiamo la responsabilità politica di queste pratiche, oltre che quella dei contenuti che noi del Pacì Paciana abbiamo veicolato con un corteo antifascista che si riprenda le strade e le piazze sottratte alla gente».
Non mancano i ringraziamenti a Udeur, Verdi, Rifondazione e al movimento studentesco per «non avere fatto nemmeno un passo indietro ed essere stati una voce fuori dal coro». Il documento rimarca poi gli attacchi alla stampa e alla Digos per un «clima di intimidazione creato ad arte». Nel frattempo la Digos prosegue gli accertamenti: anche ieri gli agenti hanno visionato diversi filmati delle telecamere del servizio di videosorveglianza, oltre alle riprese effettuate dagli stessi poliziotti durante la manifestazione. Per poter accertare eventuali responsabilità potrebbero però passare diverse settimane, forse addirittura un mese. La Digos deve infatti prendere contatti con altre Questure, visto che numerosi dei duemila ragazzi scesi in piazza sabato scorso arrivavano da fuori Bergamo. Secondo gli investigatori sarà però difficile, se non impossibile, risalire agli autori dei gesti vandalici che hanno agito col volto coperto. Ad esempio il gruppetto di persone che, con una scala a pioli e armati di martello, ha sfasciato le telecamere del centro, ha agito con indosso delle tuniche nere, cappuccio, guanti e con il viso coperto da una maschera bianca. Gran parte degli autori delle scritte, invece, avevano almeno un berretto sul capo e una sciarpa davanti alla bocca. Anche in questo caso le identificazioni hanno l'aria di essere quantomeno problematiche.
Fabio Conti


«Non basta l'ammenda, vogliamo fatti concreti»
Il centrodestra al sindaco: da sospendere la convenzione col Pacì Paciana finché non vengono risarciti i danni

No che non basta. Le minoranze non si accontentano dell'ammenda di sindaco e assessori in Consiglio. Sulla manifestazione del Pacì Paciana vogliono «fatti concreti», a partire da quei cinque ordini del giorno che la maggioranza ha bocciato lunedì.
«Chiedevamo l'introduzione di una cauzione per autorizzare i cortei; il congelamento della convenzione con il centro sociale; il risarcimento dei danni da parte dei responsabili e di revocare l'impegno di spesa di 650 mila euro per ristrutturare l'edificio di via Grumello – spiega per tutti il capogruppo di Forza Italia Gianfranco Ceci – Ci sembravano richieste condivisibili, un segnale forte verso chi si era reso responsabile delle devastazioni e un passo concreto su cui misurare la Giunta. Invece tutti i punti sono stati respinti». Franco Tentorio , portavoce di An, puntualizza: «È mancato l'impegno a sospendere le iniziative a favore del Pacì Paciana, almeno finché non siano stati risarciti i danni».
Ceci mette l'accento sul documento proposto dagli azzurri per invitare l'amministrazione «a chiedere scusa alla città pacifica e non violenta per ciò che ha dovuto subire». «Un atto negato per arroganza. Quando si tratta di stringere il cordone attorno al centro sociale la maggioranza si defila», sostiene l'opposizione all'unisono.
La Lega vuole che si venga al dunque: «Dopo le scuse da "bravo teatrante" di Rustico – interviene il consigliere Luciana Frosio Roncalli –, dopo l'ammenda ben poco sincera del sindaco, dopo le blande posizioni di molti consiglieri, chiediamo a Bruni che il Comune, dichiarandosi parte civile, nomini un difensore che oltre a Palazzo Frizzoni tuteli anche quei cittadini che hanno subìto dei danni». La cui stima, secondo l'opposizione, salirebbe a 100-120 mila euro, considerando anche le scritte sugli edifici privati (contro i 76 mila euro preventivati dal sindaco, per ripulire gli slogan e riparare le telecamere, ndr).
Per Valerio Marabini il momento è buono «per chiarire una volta per tutte il rapporto col Pacì Paciana, quest'"isola di illegalità" che non deve avere la connivenza dell'amministrazione». Il capogruppo della Lista Veneziani rincara la dose: «Il centro sociale vive al di sopra e al di fuori della legge, fa ciò che vuole, quando vuole. Chi verifica che abbia le licenze per gli spettacoli, o per vendere gli alcolici, e i permessi per tappezzare la città con i suoi manifesti?». Guai, per lui, a far risalire la situazione alla Giunta di Cesare Veneziani, della quale Marabini faceva parte con la delega alla Cultura: «La convenzione tra Comune e centro sociale ha radici nella Giunta Vicentini – ricorda Marabini – che ha concesso la struttura per un "uso brado". Noi avevamo proposto il pagamento di un affitto, che poi era stato dimezzato per intervento della prefettura». «Riconoscere la gravità dei fatti era l'occasione buona per far sì che nel centrosinistra fosse determinante la componente di centro – continua Marabini – Invece ha vinto ancora l'ala più estrema. Bisognerebbe regalare del laudano alla Margherita, per guarirla dal mal di pancia».
Intanto il dibattito si allarga anche al di fuori dei banchi di Palazzo Frizzoni. Il consigliere regionale di Forza Italia Carlo Saffioti punta il dito contro il questore Salvatore Longo: «Nessuna meraviglia sul comportamento di alcune frange della sinistra che dell'uso della violenza hanno fatto uno strumento di lotta politica. Grande meraviglia, invece, sull'incapacità del questore di prevenire l'accaduto e di impedire danni per migliaia di euro. Non vorrei che fosse consentito a Bergamo il trasformarsi in un'enclave tollerante per l'estremismo di sinistra». Qualcosa si muove anche in Provincia, dove il capogruppo dell'Udc Flora Fiorina in una mozione fa appello «al presidente della Provincia, perché contribuisca, insieme al prefetto e al questore, a far chiarezza. Se ci sono state negligenze o responsabilità che vengano individuate e punite. Esprimiamo solidarietà a tutti coloro che sono stati danneggiati». E il sindaco di Comun Nuovo Giovanni Abati , della lista civica «Gruppo popolare di Comun Nuovo», solidarizza con la Lega (che per altro rappresenta una larga fetta della minoranza nel Comune della Bassa): «Sono dichiaratamente schierato contro il modo di fare politica della Lega, ma appoggio il consigliere Daniele Belotti e quanto da lui espresso sulla vicenda del Pacì Paciana. Invito il sindaco Bruni a una riflessione sui componenti della Giunta e chiedo che vengano trattenuti dallo stipendio dei due assessori (Rustico e Amorino, presenti al corteo di sabato, ndr), i danni arrecati alle strutture pubbliche e private».
Benedetta Ravizza


Dal corteo al consiglio

LA MANIFESTAZIONE Sabato il centro sociale Pacì Paciana organizza una manifestazione «contro il fascismo e le aggressioni subite negli ultimi mesi», con l'adesione di Ds, Rifondazione, Verdi e Udeur.
Il corteo, a cui partecipano circa 2 mila persone, sfugge al controllo delle forze dell'ordine. Per due ore e mezza il centro è in balia dei manifestanti.
I DANNI Muri e vetrine imbrattate di slogan e tappezzate da decine di manifesti; cinque telecamere del servizio di videosorveglianza vengono sfasciate o oscurate. La tenda di un bar di piazzale Matteotti viene incendiata da un fumogeno. Via Quarenghi è sotto assedio. I danni si aggirano sui 76 mila euro.
IL CASO RUSTICO Alla manifestazione viene notata la presenza dell'assessore alle Politiche giovanili Fabio Rustico, che partecipa alla prima parte del corteo e poi si dissocia quando vede il degenerare della situazione.
LE REAZIONI Tra i primi interventi c'è quello del ministro degli Italiani nel mondo che punta il dito contro l'ordine pubblico e l'operato delle forze dell'ordine. Ma la bagarre politica si scatena sulla presenza dell'assessore Rustico. «I danni vengano detratti dal suo stipendio», chiede la Lega.
SINDACO E MARGHERITA Il sindaco inizialmente minimizza, senza commentare e definendo «a titolo personale» la partecipazione di Rustico. Mentre il vice Ebe Sorti Ravasio prende una posizione più forte, condannando subito l'accaduto: «Un segno di civiltà intollerabile. Chiederò che i responsabili vengano perseguiti».
IL CONSIGLIO Lunedì in consiglio si doveva parlare delle linee programmatiche. ma la discussione viene rimandata. A tener banco sono i fatti di sabato.
Il CASO AMORINO Si scopre che gli assessori in corteo erano due. Oltre a Rustico, che si scusa, c'era anche il collega Fausto Amorino. Finora rimasto defilato viene «smascherato» dalla Lega.
CENTROSINISTRA Diverse le sfumature nella maggioranza, ma alla fine si vota compatti per una condanna dei vandalismi.
CENTRODESTRA Le minoranze chiedono di sospendere la convenzione col centro sociale; il risarcimento dei danni e di togliere l'impegno di spesa di 650 mila euro per la ristrutturazione dell'edificio di via Grumello. I punti vengono respinti.


«Isoliamo i violenti sono una minoranza»

Nel centrosinistra continuano i distinguo sul corteo di sabato. Il capogruppo della Lista Bruni, Eugenio Aversa, ribadisce il rifiuto «di sedersi al tavolo con chi usa la violenza». «Vediamo con favore ogni manifestazione di protagonismo giovanile – interviene –. Teniamo però a ribadire che se il terreno d'incontro dev'essere questo, cioè quello del teppismo, non abbiamo intenzione di sederci a questo tavolo. Chi intende dialogare con noi deve saper distinguere la politica dalla delinquenza e non deve essere minimamente sospettabile di atteggiamenti ammiccanti con quest'ultima». Altro giro, altra opinione. Giuseppe Anghileri, consigliere dell'Aratro, lunedì si è astenuto dal votare l'ordine del giorno della maggioranza: «Non bisogna usare due pesi e due misure. Bisogna essere intolleranti con gli intolleranti in ogni caso. Ho assistito a disordini allo stadio che non hanno provocato questa levata di scudi e di ordini del giorno». Ma c'è anche chi getta acqua sul fuoco. La Sinistra giovanile, pur disapprovando «gli atti vandalici a opera di un ristretto gruppo di persone e l'uso della violenza per diffondere le proprie idee», invita a dare «il giusto peso alle cose». «Si è creato un caso mediatico – sostiene – dedicando ampio spazio alle scritte vandaliche sui muri, quando invece le notizie relative agli incendi, agli accoltellamenti degli scorsi mesi contro chi frequenta il centro sociale non hanno avuto il medesimo risalto. Crediamo che il nodo vero da affrontare sia quello di recuperare il significato originario della manifestazione, significato che perde forza e credibilità a causa di qualche gruppetto minoritario e autoreferenziale». Anche Giuseppe Bano, segretario provinciale dei Comunisti italiani, riporta l'attenzione sulla crescente tensione in città: «Sento comunque gridare allo scandalo ma nessuno si sta chiedendo il perché di quello che è successo e che è comunque solamente l'ultimo episodio di una tensione crescente, dopo le aggressioni e gli incendi che sono stati minimizzati e messi nel dimenticatoio. Credo comunque che l'assessore Rustico abbia compiuto una scelta corretta nel partecipare a una manifestazione in cui credeva, e abbia fatto bene ad andarsene quando qualcuno ne ha distorto il significato».


«Lecito scrivere sui muri? i consiglieri prestino i loro»

Molti lettori scelgono la linea dura sulla manifestazione del Pacì Paciana. Paolo Burini chiede di «addebitare tutto al centro sociale. E se non è in grado di adempiere alla spesa si provveda immediatamente alla chiusura e allo sgombero». E aggiunge le «cose serie» a cui ci si dovrebbe dedicare: «Sono stanco di vivere in una città sempre più sporca. Le strade sono sporche e piene di buche. Questi sono i problemi di cui il sindaco e la Giunta dovrebbero occuparsi. Certo, il fatto di aver rispettato il primo punto del mandato - eliminare i cartelli in dialetto - non vi esonera dal migliorare la nostra vita».
La riflessione s'allarga sui modi di manifestare. Scrive Renato Marabini: «Non sono né fascista né comunista e nel mio normale anonimato di cittadino fatico a pensare che sia possibile scrivere ciò che penso sui muri. Se per alcuni consiglieri tutto ciò è normale, li invito a prestare i propri muri a chiunque voglia scrivere quello che pensa: ovviamente non potranno scegliere il contenuto dei messaggi».

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