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napoli - marzo 2001 - un "ripassino" di memoria
by keoma Thursday, Jul. 15, 2004 at 2:45 PM mail:

il dossier delle rete no-global sui fatti del marzo 2001

Il libro bianco

la presentazione
le testimonianze raccolte nel libro
Internet è un bene pubblico di Lanfranco Caminiti
L'elenco completodegli articoli sulle giornate di Napoli


Presentazione

Scopo di questi "Appunti" è quello di fare luce sui fatti accaduti durante le "4 giornate di Napoli", ovvero nei giorni della contestazione al terzo Global Forum sull'e-government.
Particolare attenzione, naturalmente, è stata dedicata alla giornata del 17 marzo 2001, alla descrizione degli avvenimenti che in prima persona gli individui presenti alla manifestazione internazionale contro la globalizzazione neoliberista hanno vissuto, quindi conosciuto e poi raccontato.
Questi "Appunti" sono scevri da osservazioni o analisi politiche fatte dalle associazioni, dai sindacati di base, dai centri sociali, dai collettivi degli studenti e da tutte quelle variegate sigle che hanno reso possibile la costruzione della mobilitazione a Napoli.
Coloro che hanno ritenuto opportuno rilasciare queste dichiarazioni sono donne ed uomini d'ogni età, studenti, lavoratori dipendenti ed autonomi, disoccupati, liberi professionisti, in alcuni casi adolescenti alla loro prima manifestazione. Queste testimonianze, in breve, rappresentano tutte quelle variegate realtà che hanno deciso di essere voci partecipi di un reale cambiamento dello stato di cose presenti; rappresentano, ancora, la forma più evidente di quanto sia stata composita e pluralista la manifestazione del 17 marzo 2001.
E' chiaro, in ogni caso, il senso che hanno le testimonianze qui raccolte (anche se si trovano in una forma ancora embrionale ed in attesa di una più ampia diffusione anche grazie alla pubblicazione di un vero Libro Bianco sulle vicende del controvertice), così come è chiaro l'obiettivo di tutte quelle persone che, testimoniando, hanno messo in moto un processo conoscitivo non filtrato da organi di stampa né, tanto meno, da preconcetti su quanto accaduto: fare luce su quanto successo nei giorni tra il 14 ed il 17 marzo, fare conoscere la verità in ordine alle pratiche messe in atto da tutti i corpi dello Stato italiano che detengono il monopolio dell'uso della violenza.
Per fare ciò abbiamo preferito lasciare anonime le dichiarazioni avute e questo soprattutto per due motivi strettamente connessi tra loro: da un lato la garanzia dell'anonimato ha permesso ai dichiaranti di raccontare tutto quanto fosse loro accaduto senza alcun timore; dall'altro l'anonimato garantisce i dichiaranti rispetto a non improbabili forme di ritorsione che altrimenti avrebbero potuto subire.
Le testimonianze rilasciateci evidenziano chiaramente non solo la brutalità delle "Forze dell'ordine" nel momento centrale della manifestazione del 17 marzo, quanto, piuttosto, l'esistenza di una strategia intimidatoria e violenta messa in campo sia prima sia dopo lo svolgersi del corteo che ha visto la partecipazione di oltre 30.000 persone.
Si potrebbe cominciare con il ricordare il comunicato stampa emesso dalla segreteria provinciale del SIULP (sindacato italiano unitario lavoratori della polizia) il 12 marzo 2001 che, rivolgendosi alle persone intenzionate a manifestare così come al potere politico ed amministrativo dello stato italiano, sembrava configurare le Forze di Polizia quale potere autonomo, non vincolato ad alcun altro; si potrebbe continuare ricordando quanto successo in occasione della "Street Parade" del 14 marzo, quando, improvvisamente, tre macchine dei carabinieri sfrecciarono ad alta velocità lungo la strada attraversata dal corteo (Piazza Matteotti), rischiando di investire ben più di una persona. Inutile dire che tutte le altre strade erano sgombre da automobili.
E' impossibile, invece, volere descrivere, in questa sede, ciò che per giorni donne ed uomini hanno raccontato ricordando particolari che avrebbero voluto dimenticare quanto prima.
E' impossibile, in questa sede, volere riprodurre le sensazioni di paura, inganno, violenza fisica e psicologica provate da tutti coloro che hanno spontaneamente deciso di testimoniare le loro terribili esperienze al momento delle cariche delle "Forze dell'ordine", al momento del loro trasporto negli ospedali e da li alle caserme o ai commissariati.
Tutto ciò è possibile coglierlo (e parzialmente) soltanto leggendo le dichiarazioni che qui fedelmente riportiamo.
Ora, però, è possibile evidenziare alcuni aspetti particolarmente sconcertanti che queste persone hanno descritto nel ricordare la giornata del 17 marzo 2001 ed è possibile trarne alcune considerazioni di più ampia portata.
Pressati dalla documentazione video e fotografica prodotta tempestivamente
dal network di controinformazione della rete NoGlobal e dalla collaborazione spontanea di molti operatori dell'informazione colpiti dalle scene viste in Piazza Municipio, la questura e il ministero degli interni hanno cominciato ad ammettere la possibilità di singoli episodi in cui la truppa, sovraeccitata, avrebbe perso il controllo della situazione.
Dai dati raccolti emerge, invece, un quadro molto più sistemico e con esso l'intenzione dei vertici della questura di dare una risposta "memorabile" alla più grande manifestazione autorganizzata che Napoli abbia vissuto da circa vent'anni a questa parte.
La sensazione che emerge, da un'attenta lettura di queste pagine, è quella di una repressione tanto più feroce in quanto non indirizzata verso singole persone o limitata ad atteggiamenti eccessivi di singoli "Tutori dell'ordine pubblico".
Emerge chiaramente la volontà dei corpi armati dello Stato italiano di trasformare Piazza Municipio in una gabbia da cui fosse impossibile uscire.
Le descrizioni rilasciate evidenziano l'accuratezza con cui il coordinamento delle "Forze dell'ordine" ha evitato di lasciare una qualsivoglia via di fuga per coloro che erano stati rinchiusi nella "Gabbia" Municipio.
Questo ha creato panico e senso di impotenza dei manifestanti nei confronti di uomini armati dallo stato; ha generato una situazione tale da costringere ragazzini di quindici anni a gettarsi in fossati alti oltre i dieci metri pur di sfuggire alla rabbia di uomini armati dallo stato.
Dalle dichiarazioni emerge come le "Forze dell'ordine" abbiano caricato i manifestanti da ogni punto della "Gabbia" Municipio: da via Leoncavallo, da via Verdi, da via Medina, da via De Pretis, dalle strade che portano verso il molo Beverello…
Viene più volte evidenziato come gruppi di manifestanti siano stati spinti verso punti insicuri della "Gabbia", a ridosso del fossato del Maschio Angioino, ad esempio, ammassati e "Protetti" da una ringhiera troppo instabile e troppo bassa per fare da argine verso il vuoto.
E' stata riscontrata la fermezza delle "Forze dell'ordine" nell'impedire agli operatori sanitari del 118 di svolgere il loro lavoro di pronto intervento e di trasporto di persone, gravemente ferite, verso gli ospedali.
Ma le testimonianze vanno anche molto oltre quello che è accaduto nella "Gabbia" allestita temporaneamente in occasione della repressione di una grande manifestazione democratica.
Si evince la crudeltà di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza all'interno degli ospedali e le pressioni portate nei confronti del personale medico e paramedico al fine di rendere meno tempestive le cure ai feriti.
Vengono rese pubbliche le violenze fisiche e psicologiche subite dai fermati all'interno dei drappelli di polizia allestiti negli ospedali, delle caserme e dei commissariati (in particolare la caserma "Raniero"). Violenze difficilmente dimostrabili se non mediante un riscontro congiunto delle dichiarazioni delle donne e degli uomini che le hanno dovute subire.
Si potrebbe continuare con le descrizioni dei fatti e dei soprusi ma, lo ripetiamo, nulla è più chiaro (e più doloroso, allo stesso tempo) delle testimonianze rilasciateci.
Ci preme sottolineare, però, il dato più importante di questa raccolta: le persone ed i loro racconti testimoniano quanto siano state premeditate le azioni portate avanti dai diversi "Monopolisti dell'uso della forza", quanto siano state studiate in ogni minimo dettaglio e ben prima che il corteo giungesse a "Gabbia" Municipio e quanto è stato posto in essere al fine di occultare prove, terrorizzare persone, procurarsi dichiarazioni assolutamente non veritiere perché rilasciate sotto minacce di violenze o sulla scorta di violenze già compiute.
Ma dalla "Gabbia" si è usciti, più forti ed orgogliosi di prima.
Le responsabilità di quanto accaduto, a questo punto, non possono essere limitate a "schegge impazzite" all'interno della Polizia, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, a singoli casi d'eccesso all'interno di una gestione ineccepibile degli avvenimenti. Sono responsabilità che vanno addebitate ai vertici di queste strutture ed in primo luogo al Questore Izzo che ha gestito la più grande operazione repressiva della conflittualità -sociale che in Napoli si manifesta quotidianamente in un quadro di assoluta noncuranza dei valori e dei diritti personali e collettivi che un qualsiasi stato di diritto ha il dovere di assicurare.
A ben vedere, però, quelli narrati in queste pagine sono avvenimenti che possono essere compresi solo se calati in un diverso contesto: quello di uno stato di polizia.
Leggere per credere…



Le testimonianze raccolte nel libro

Coordinamento personale 118
Nei quattro giorni precedenti alla manifestazione avevamo visto la militarizzazione della città, l'enorme schieramento di forze intorno alla "zona rossa" tant'è che l'autoambulanza che varcava la linea per qualsiasi urgenza veniva perquisita come è successo il venerdì 16 marzo ore 18.30 a piazza Plebiscito.
Allora avevamo capito che l'indomani sarebbero successi incidenti ed i fatti ci hanno dato poi ragione.
Le testimonianze raccolte dagli operatori presenti in servizio il 17 marzo sono in linea con quanto apparso nei giorni successivi sugli organi di stampa. I nostri operatori hanno sottolineato che è stata usata spesso una violenza gratuita e che la stessa a parole degli operatori era arrivata con sistematica precisione dalle forze dell'ordine. Essi hanno visto colpire ragazzi e ragazze mentre cercavano una via di fuga lontano dal centro degli incidenti. Qualcuno aggredito mentre era seduto sui giardini antistanti il Maschio Angioino con le mani alzate in segno di resa.
Anche una nostra ambulanza è stata oggetto di sfogo da parte delle forze dell'ordine perché gli operatori si erano rifiutati di far scendere i cinque ragazzi che erano a bordo per far posto ad un carabiniere ferito.
Come fatto gravissimo è impedire agli operatori sanitari di accompagnare gli infortunati nei locali del pronto soccorso al vecchio Pellegrini pretendendo che gli operatori lasciassero i ragazzi nei locali dei custodi.
Siamo convinti che la situazione è sfuggita di mano a chi doveva coordinare le forze dell'ordine; diciamo anche che si è voluta spegnere una protesta democratica e civile contro chi oggi nel nome del mercato globale sta allargando sempre più la forbice tra ricchezza e povertà in ogni parte del pianeta.
Condanniamo queste forme di violenza, solidarizziamo con i giovani feriti e diciamo un grazie alle migliaia di ragazzi del "No Global" che hanno ridato forza e fiducia a chi come noi vive quotidianamente la frantumazione del lavoro, la concertazione e la massima precarizzazione.
Grazie ragazzi.
Ai lavoratori di qualsiasi settore gridiamo "Su la testa".


E.F.
Ho letto la cronaca degli scontri sul "Manifesto". Dov'era quel giornalista? Non certo alla stessa manifestazione che ho visto io! La manifestazione si é svolta nella parte bassa della piazza, verso il castello angioino, non nella parte alta, dove sta il Municipio.
I primi candelotti, a freddo, senza preavviso, sono stati sparati non verso la parte bassa della piazza, verso il Castello, dov'era la testa del corteo e quel tentativo di "sfondare" con le barriere di plexiglas, e neanche verso la coda del corteo che ancora affluiva verso la piazza, dove dicono vi siano stati problemi con alcuni ragazzi "fuori controllo".
I primi candelotti sono stati sparati verso di noi, vecchietti e pensionati, che eravamo defilati rispetto al corteo, seduti sulle panchine davanti al municipio ad osservare ciò che stava accadendo più in basso.
Accanto a noi c'era un gruppo di senegalesi che cantavano e ballavano.
Certo, non eravamo "neutrali". Eravamo lì anche noi per manifestare, per esserci. Ma eravamo sicuramente i più innocui, non abbiamo più il fisico per certe cose, e neanche le gambe per correre, ma volevamo ugualmente esserci, anche se un poco discosti, in cerca di un po' d'ombra e attratti dalle panchine attorno alle fontanelle e dall'erba delle aiole.
Hanna sparato i primi candelotti proprio su di noi. Forse volevano disperdere noi "vecchietti" per non travolgerci nella carica, per avere campo libero e per poi scendere più comodamente verso la parte bassa della piazza ed attaccare la manifestazione sul fianco...
Ma non penso che l'abbiano fatto per gentilezza, per evitare di gettare a terra la vecchietta col cagnolino, o di far sfuggire di mano il passeggino a qualche signora, con l'inevitabile effetto Potemkin. Forse li disturbava il colore della pelle dei senegalesi, o il fatto che avevano voglia di cantare e ballare, nonostante tutto...
Non so quale fosse la loro intenzione. Comunque posso testimoniare che i primi lacrimogeni sono stati sparati sulle aiole del Municipio dove eravamo poche decine, al massimo centocinquanta, duecento persone, per lo più anziani e signore con i bambini in carrozzella che cercavano l'ombra sotto gli alberi.
Poi sono partite le cariche verso la parte di sotto. Scendevano dai vicoli dietro il Municipio, a centinaia, e sparavano lacrimogeno in quantità industriale, senza tener conto che la brezza soffiava dal mare, ed il fumo andava tutto verso il centro della città...
Ha un bel dire il signor Questore di Napoli che le forze dell'ordine sono state aggredite ed hanno reagito. Non é affatto vero!
Loro, i poliziotti, hanno aggredito prima noi, vecchietti, mamme coi bambini, senegalesi, passanti, curiosi, ecc. con i lacrimogeni. Poi sono partite le cariche contro una manifestazione che fino a quel momento era stata del tutto pacifica. Lo posso testimoniare, perché, da sopra, si vedeva quasi tutto il corteo, salvo l'ultima parte, dove stavano le bandiere dei Verdi, che ancora dovevano entrare in piazza.
Le forze di polizia, a Napoli, erano fuori controllo. A Trieste, due settimane prima, in una situazione analoga, la polizia si è ritirata in ordine ed ha lasciato scorrere il corteo pacificamente, fin sotto le finestre dei palazzi dove si svolgeva il G8, e non c'é stato il minimo scontro, né alcun danneggiamento.
Il giornalista del Manifesto forse era accecato dal fumo dei lacrimogeni. O forse anche lui dalla campagna elettorale, come tutti i TG RAI.
Sto male a dirlo: sembrava quasi più obiettivo Emilio Fede. Adesso vomito.


G. P., B. L., L. Q., F. N.
Quando sono cominciate le cariche, verso le 12:30, eravamo dietro allo striscione dei COBAS alla testa del corteo. Successivamente, per cercare un riparo, ci siomo recati sui giardinetti del Maschio Angioino, sotto l'arco che porta al castello. Questo luogo era ostruito dai cellulari dei carabinieri. Eravamo impossibilitati a muoverci perché le cariche avvenivano proprio davanti a noi.
Abbiamo visto picchiare vari ragazzi davanti ai nostri occhi. Qualcuno di questi ragazzi è riuscito a mettersi dietro di noi. In un momento abbiamo visto arrivare dalla piazza un folto gruppo di carabinieri agitati ed urlanti. Noi abbiamo alzato le mani. Dopodiché è arrivato un graduato dei carabinieri al quale abbiamo detto: "State calmi, non stiamo facendo nulla". Lui ci ha intimato di metterci a sedere a terra in ginocchio e ci ha chiesto i documenti. Noi li abbiamo dati. Ci hanno detto di ritirarli più tardi alla caserma di piazza Carità (Pastrengo). Siamo rimasti lì bloccati per un pò di tempo.
Dopo ci hanno scortato fino a via Marina. A quel punto ce ne siamo andati. Abbiamo pensato che non fosse opportuno andare a prendere subito i documenti senza un legale. abbiamo aspettato fino al lunedi successivo per avere indietro i documenti. siamo andati prima in questura ma lì ci hanno detto che i documenti non li avevano loro e che saremmo dovuti andare alla caserma Pastrengo. Siamo andati alla caserma e lì, verso le 18:00 ci hanno ridato i documenti. nessun carabiniere ha voluto dichiarare con chi stessimo parlando o chi fosse il responsabile. non ci hanno dato alcun verbale di sequestro né, tantomeno, di dissequestro. il tutto è quindi avvenuto nel più totale silenzio riguardo alle procedure seguite.


N.V.
Io sono avvocato e mi sono trovato, dopo le cariche a piazza Municipio, ad incontrare quattro insegnanti facenti parte dei Cobas scuola, di cui una è una mia amica. Mi hanno raccontato che poco prima, davanti al Maschio Angioino, si trovavano con degli sudenti ed hanno tentato di difenderli da una carica. Gli agenti (poi abbiamo capito che si trattava di carabinieri) hanno puntato allora i manganelli alla testa degli insegnanti, li hanno fatte inginocchiare, ed hanno preso i loro documenti d'identità, dicendo: "non vi picchiamo solo perché siete persone adulte". Dopo quattro o cinque minuti li hanno lasciati andare ma senza restituire loro i documenti dicendo: "se venite oggi pomeriggio verso le tre in Questura ve li ridaremo". Quando gli insegnanti mi hanno incontrato, volevano un consiglio e mi hanno chiesto di accompagnarli in Questura. Ci siamo rincontrati allo Ska verso le 14.30 e abbiamo consultato anche un altro avvocato: abbiamo convenuto che era meglio non andare, perché temevamo che fossero fermati perché nell'imminenza dei fatti. Successivamente abbiamo saputo che allo stesso questore era stato chiesto conto anche dal senatore G. Russo Spena del "sequestro" di documenti d'identità ai danni di numerosi manifestanti. Il lunedì successivo mi ha chiamato il segretario prov. di R.C., dicendomi che sia il Questore che il capo della Digos disconoscevano che dei poliziotti potessero avere preso dei documenti in questo modo.
Vista la situazione kafkiana, ci siamo recati verso le quattro e mezza in Questura, io ed i quattro insegnanti, e lì nessuno ci ha dato spiegazioni precise, finchè ci hanno detto di ritornare un'ora dopo agli uffici della Digos, e che loro avrebbero ricostruito se il fatto fosse avvenuto ad opera di poliziotti di fuori Napoli o da parte di altri corpi di polizia. Un'ora dopo finalmente, arriva un dirigente della Digos e ci dice che questi documenti sono presso la caserma Pastrengo dei carabinieri, e di recarci lì. Noi abbiamo insistito perché prima che noi arrivassimo lì lui li chiamasse, cosa che lui si è impegnato a fare.
Arrivati alla caserma Pastrengo, il centralinista, invece, ci dice di aspettare: non sembrava informato della cosa. Alle nostre insistenze, e sentendo il nome del funzionario della Digos che ci mandava, ci disse che ci avrebbe fatto parlare con il maresciallo incaricato del servizio di giornata. 10 minuti dopo, viene il maresciallo e senza presentarsi ci dice: "Avvocato, se non ci sono i diretti interessati io non posso darle niente, quindi non mi dica che sono loro se non sono loro." Io gli ho fatto notare che questo atteggiamento sospettoso mi sembrava fuori luogo, e gli ho chiesto di identificarli se aveva dei dubbi. A quel punto chiede agli interessati la data di nascita, poi si allontana e dopo altri 10 minuti torna con i documenti. Non ha detto se ci fosse o meno una denuncia a carico delle persone.
Sottolineo che questo "sequestro" in realtà non ha mai visto la presenza di un verbale relativo.


Coordinamento genitori e professori
E' con sdegno che denunziamo le violenze praticate dalle "forze dell'ordine" nei confronti di ragazzi di 14-15 anni durante la manifestazione a Napoli. Pensavamo fosse ancora un diritto manifestare un dissenso. Abbiamo mandato i nostri figli con serenità ed abbiamo veduto poliziotti effettuare cariche senza alcun motivo all'altezza di Calata San Marco su ragazzi inermi che li avevano chiamati servi dello Stato (molti genitori erano vicini allo sbarramento dei poliziotti e lo testimonieranno). Quando il gruppo che voleva forzare lo sbarramento è avanzato, abbiamo veduto gli studenti ginnasiali che con le mani alzate arretravano verso la ringhiera del Maschio Angioino per tirarsi fuori dalla mischia ma non è servito. Ragazzi che chiedevano di allontanarsi alle forze dell'ordine ( era stato nostro il consiglio ingenuo: in caso di tafferugli, rivolgetevi alla polizia e chiedete di allontanarvi) dichiarando con le mani alzate e le facce da quattordicenne: "sono uno studente vorrei allontanarmi", hanno ricevuto manganellate in testa per il solo fatto di essere lì. Altri sono stati selvaggiamente picchiati e trascinati con violenza inaudita verso i cellulari. Di tutto questo il questore deve rispondere. Chiediamo le dimissioni del Questore di Napoli quale responsabile di atti che consideriamo inaccettabili in un paese democratico.


F.A., L.A., G.B., I.B., L.L., P.R., M.P. S., P.S., G.T., M.T.
Aderiamo all'iniziativa del "Coordinamento genitori" che ha denunciato l'operato delle forze dell'ordine in occasione della manifestazione "No global forum". Molti di noi sono stati testimoni di comportamenti incredibili, da parte di poliziotti, finanzieri, carabinieri che sembravano impazziti e che si avventavano con sadismo proprio contro i più giovani. Sono comportamenti che vanno colpiti e sanzionati, non certo coperti e giustificati come sta tentando di fare il questore di Napoli.


F. G.
Erano le 12:30 circa e mi trovavo su via De Pretis. La strada era deserta e si vedevano in fondo solo camionette di poliziotti. Ci siamo diretti verso la piazza Municipio da Piazza Borsa.
Ero con altre 4 persone estranee alla manifestazione. Verso la fine di via De Pretis ho visto poliziotti picchiare un ragazzo poggiato al muro. Mio fratello prende la macchina fotografica dalla borsa e in quel momento si avvicinano a noi sei poliziotti. Ci urlano di levare il rollino dalla macchina e noi lo facciamo. Ci dicono di andarcene ma noi rimaniamo lì. Per una seconda volta ci intimano di levare il rollino dalla macchina nonostante noi lo avessimo già fatto. Chiediamo il perché ma loro immediatamente minacciano di picchiarci e nello stesso momento prendono la macchina e la scagliano contro il muro mantenendola per la cinghia. A quel punto io e mio fratello, innervositi, civilmente protestiamo a parole, e di risposta, continuando a minacciarci ci spingono via a calci. Da quel momento siamo scappati in un vicolo insieme ad altre persone.


A. I.
Io mi trovavo con gli studenti del liceo Genovesi a Piazza Municipio, vicino alla ringhiera dei giardini del castello. Non stavo facendo nulla e con le mani alzate ho chiesto ad un carabiniere di lasciarmi andare via. Nello stesso momento si avvicina una ragazza chiedendo anche lei la stessa cosa ad un poliziotto. Di tutta risposta ha ricevuto una manganellata. Poliziotti e carabinieri ci spingevano verso la piazza accerchiandoci. Altre persone si sono buttate nel fossato, prese dalla paura. Ho sentito dire da un carabiniere: "entrate dentro, entrate dentro" riferendosi alla piazza.
Subito dopo noi stavamo scappando verso il camion di Rifondazione Comunista che stava dall'altra parte della piazza, verso via Medina. In quel momento i carabinieri si avvicinavano sempre di più. Io ero sempre di spalle ai carabinieri e con le mani alzate. Ho sentito dire: "Vai, Vai" e ho avuto due colpi di manganello dietro la schiena e sulla testa. Scappando verso il camion di R.C. stavamo avendo un altro attacco da parte dei finanzieri che venivano dalla parte bassa della piazza, dal lato di via De Pretis. Sono riuscito a scappare verso la Marina seguendo il camion di R.C. che chiedeva ai poliziotti di fare strada per farci uscire dalla Piazza.


A.R.
Sono una studentessa di 17 anni.
Siamo arrivati pieni di sogni, eterogenei e fieri delle nostre diversità. Sapevamo tutti che alla fine
qualche carica ci sarebbe stata. Ma eravamo lì per difendere il mondo e le nostre idee, e credevamo che né l'opinione pubblica, né i poliziotti sarebbero riusciti a fermarci. Evidentemente ci sbagliavamo, visto che già a metà del percorso tutte le viuzze laterali erano piene di polizia. A piazza municipio, non appena siamo entrati tutti, la guardia di finanza ci si è chiusa silenziosamente alle spalle, bloccando l'ultima via d'uscita.
La tensione cresceva, la richiesta di far passare una delegazione era stata respinta, e nell'angolo superiore della piazza (quello chiuso col muro di ferro) cominciavano a volare i sanpietrini. In un'attimo un'ondata di panico ha percorso la piazza, le vie di uscita erano tutte bloccate. Un mio amico che in quel momento era alla Biblioteca Nazionale mi ha poi raccontato di aver sentito dire dal capo della polizia, di fianco al Questore: "Caricate su tutti i fronti", contrariamente a quanto dichiarato dallo stesso Izzo... So solo che le cariche sono partite a distanza di pochi secondi da tutti i lati, piovevano fumogeni o peggio, venivano lanciati ad altezza d'uomo, e non si capiva più nulla.
Sfuggendo a due cariche siamo riusciti a rifugiarci in un cortile, con gli occhi devastati dai gas. Dopo circa 40 minuti ci è arrivato un "ultimatum": "O uscite voi, o entriamo noi". Non c'era molto da scegliere, e così, mani in alto e volto scoperto, come in un surreale western urbano, siamo usciti dal nascondiglio.


V. P.
Quando ormai il corteo, dopo numerose cariche, cercava di defluire, tra piazza Municipio e via Depretis ho visto prendere a manganellate, calci, pugni, due ragazzini di 13-14 anni da 7 o 8 celerini. Il pestaggio è continuato per almeno un minuto anche dopo che erano caduti a terra.
Dopo più di mezz'ora la piazza continuava a rimanere chiusa, blindata da tutti i lati, e ancora non riuscivamo a defluire: quanti cercavano di passare, anche in piccoli gruppetti, erano sistematicamente aggrediti e picchiati da celere e guardia di finanza. A un certo punto mi sono reso conto che c'erano moltissimi ragazzi asserragliati negli androni dei palazzi di via Calata S.Marco. Almeno tre di questi grandi androni erano pieni di gente, soprattutto giovanissimi, era incredibile, in ognuno ce n'erano centinaia, erano saliti su per le scale dei palazzi e nonostante questo gli ultimi che erano riusciti ad entrare erano appoggiati all'interno dei portoni, vicino ai vetri presi rabbiosamente a manganellate, e costretti a vedere e sentire le minacce delle forze dell'ordine che li assediava! Allora ho cercato di trattare con la Digos per farli uscire, e questi funzionari mi hanno assicurato che li avrebbero fatti uscire senza sottoporli ad ulteriori violenze. Ma quando i ragazzi hanno tentato di uscire, gruppi numerosi di celerini e finanzieri, urlando minacce e insulti sono ripartiti alla carica contro di loro. I funzionari hanno faticato moltissimo a trattenerli, ed io stesso ho rischiato di essere preso a manganellate. La cosa si è ripetuta uguale ogni volta che si riapriva un portone per far uscire i manifestanti.


D. M.
Stavo tranquillamente con la mia ragazza e i miei compagni di scuola sui giardinetti del Maschio Angioino, eravamo sdraiati tutti sul prato, contenti della manifestazione e di stare lì tutti insieme, quando da lontano abbiamo visto le prime cariche colpire il corteo, e gente correre proprio verso i giardini. Ci siamo alzati, ed io ingenuamente ho detto agli altri "Spostiamoci vicino alla ringhiera del fossato, lì non ci faranno mai niente, lo vedono che stiamo tranquilli, non caricheranno mai". Dopo neanche cinque minuti è partita la carica: venivano dal porto verso la piazza e ci hanno investito in pieno. Noi siamo stati schiacciati sulla ringhiera dalla gente presa dal panico. Era una situazione pericolosissima! Io urlavo di stare con le mani alzate, ancora convinto (che ingenuo!) che così avrebbero smesso di caricarci. Macchè! Poi tutti hanno cominciato a scappare correndo verso il cantiere della metropolitana: forse si era aperto un varco! Scoppiavano vicinissimi i lacrimogeni, la mia ragazza non ci vedeva più, io invece forse grazie alle lenti a contatto, qualcosa vedevo e così abbiamo corso insieme riuscendo a raggiungere via Marina. Lì ci siamo fermati, una ragazza si è sentita male ed è svenuta. Abbiamo visto sfrecciare davanti a noi altre tre camionette di carabinieri che sgommando sono entrate a piazza Municipio.


C. F.
Stavo con i miei compagni di scuola sui giardinetti del castello verso il porto. Abbiamo visto le cariche dall'altro lato della piazza e con 5-6 amici abbiamo deciso di andarcene. C'era un massiccio cordone formato da celerini e carabinieri, e noi ci siamo avvicinati ai carabinieri per chiedere di farci uscire, di farci andare via. Due di noi li hanno fatti passare, perché c'era un funzionario di polizia che era disponibile a farci uscire, però subito è arrivato urlando un carabiniere coi gradi, era del nord, che ci ha gridato questa frase piuttosto sconclusionata: "Ci avete fatto incazzare, avete rotto i coglioni, noi vi abbiamo dato dei segnali, ora PARTO PARTO PARTO!!!" (sic). Noi eravamo ancora in fila indiana e con le mani alzate, circa cinquanta persone, ma ci hanno bloccato. Io sono stato il primo tra noi ad essere bloccato, mi hanno dato uno scudo sul ginocchio. Io continuavo a dire "noi vogliamo solo uscire, perché non ci fate passare?" Allora il carabiniere coi gradi ha cominciato a manganellarci tutti, e allora anche i suoi uomini hanno cominciato. Io ho preso qualche manganellata in testa, una sulla mano, sul braccio e sulla schiena. Siamo scappati, è partita una carica. Spinti dalla folla terrorizzata, abbiamo ritrovato per caso, dall'altra parte della piazza, i genitori di una mia amica, che avevano avuto indicazioni da parte di alcuni manifestanti dell'esistenza di un passaggio libero attraverso un vicolo. Anch'io fortunatamente ho trovato mio padre, che è riuscito a riportarci a casa.


I. O.
Io ero dietro a C., mio compagno di scuola, quando cercavamo di convincere i carabinieri a farci uscire dalla piazza dal lato del porto. Quando hanno cominciato a colpirlo con i manganelli io l'ho tirato indietro e abbiamo cominciato a correre verso i lavori della metropolitana, ma siamo stati costretti a girare a destra perché ci caricavano non solo da dietro, ma anche davanti. Sulla curva siamo rimasti scoperti sulla destra, perché tutta la gente che scappava si accalcava a sinstra per paura di essere colpita dai lacrimogeni sparati ad altezza d'uomo. Ma io ho visto con chiarezza i carabinieri sparare in aria colpi d'arma da fuoco, e con chiarezza ho sentito i colpi.
Questi carabinieri erano cinque o sei, erano inseriti in un cordone che avanzava speditamente verso di noi, senza correre, veloci ma calmi, convinti. Questi cinque o sei sparavano in aria con un'arma nera, sembrava una mitraglietta, e non c'era intervallo tra un colpo e l'altro, il rumore era continuo. Sono scappata il più lontano possibile, ho avuto paura, non mi rassicurava per niente il fatto che sparassero in aria: erano armi VERE quelle!


P.G.
Io ero tra quelli che sabato reggevano alla manifestazione di sabato a Napoli lo striscione dei Cobas (sorretto da aste di plastica). Quando sono partite le cariche degli agenti il nostro spezzone di corteo si trovava all'altezza dei cantieri aperti in piazza Municipio. La polizia ci ha attaccato da davanti, abbiamo tentato di fugare, altri agenti ci hanno aggredito anche da dietro. Sono caduto a terra con altri compagni. Mi hanno manganellato in tanti in più parti del corpo. Cercavo di coprirmi il volto: ho preso una scarica di colpi in testa. Ai manganelli sono seguiti i calci. Io ero ancora a terra completamente indifeso e gli agenti continuavano a sferrarmi calci in testa con gli anfibi.


D.Q.
Sono uno studente napoletano di 15 anni e vorrei raccontare quello che ho visto e subìto durante la repressione delle "Forze dell'Ordine" a Piazza Municipio a Napoli, sabato 17: quando sono iniziate le cariche ci siamo spostati in una zona apparentemente sicura, nei primi minuti siamo stati risparmiati, ma ad un certo punto la polizia ha iniziato a caricare anche noi pressandoci verso delle inferriate e facendo rischiare un pericoloso salto di molti metri.
Dopo la prima carica ci è stato concesso di allontanarci. Mentre mi allontanavo ho visto una camionetta dei finanzieri cercare di investire un giovane manifestante. Arrivato all'uscita di Piazza Municipio ho cercato di passare per Via Medina (da dove è arrivato il corteo) ma mi sono imbattutto in dei finanzieri: non so cosa sia successo agli studenti che stavano vicino a me, per quanto mi riguarda ho visto arrivare un finanziere armato di manganello che, nonostante avessi detto con le mani alzate "Sono uno studente, voglio tornare a casa", mi ha colpito in testa e solo grazie ad un compagno del Lab. Okk. Ska, che mi ha portato via, sono riuscito ad evitare il peggio.


V. P.
Ero a P.zza Municipio vicino ai giardini sotto il castello. Stavo tranquillo, seduto sul prato. Stavo suonando. Ho visto disordini dall'altro lato della piazza. C'era la polizia che cominciava a salire in assetto antisommossa. Dopo pochi minuti si è creato il panico: c'è stato il lancio dei lacrimogeni.
Lo squadrone della polizia avanzava dal lato porto sotto il castello e da sopra. A quel punto mi sono trovato chiuso. Ho cercato di scappare ma le forze dell'ordine avevano chiuso anche l'altro lato. Andando sul prato ci hanno ordinato di sederci per terra. Stavo in prima fila e ho chiesto di farci uscire, li ho pregati anche in lacrime ma loro si incazzavano di più. Hanno date manganellate gratuite ai miei compagni. Malgrado io stessi seduto a terra con le mani alzate mi hanno tirato calci all'altezza dei polpacci e dei piedi. Visto che incalzavano nel darci addosso siamo scappati, ma siamo di nuovo trovati braccati contro la ringhiera. Ho corso verso il porto e non vedendo più chiusure sono riuscito a scappare. Un poliziotto ha gridato "a buon rendere".


E. D.
Anche io sono stata vittima di una rappresaglia ingiustificata della polizia .
Mi trovavo a piazza Municipio e, mentre si discuteva della manifestazione la polizia ha deciso "senza alcun motivo"di caricare. Io ero in prima fila e non riuscendo nè a vedere nè a respirare per i lacrimogemi, alzavo le mani chiedendo di farmi uscire da quell'inferno. La risposta della polizia è stata una minaccia con il manganello (nel frattempo un amico accanto a me veniva colpito ai reni)e una spinta verso il centro della piazza dove c'era una vera e propria guerriglia. Ho cercato di fargli capire che lì mi avrebbero colpito e lui mi ha rispinto da quella parte.
A questo punto io ed un mio amico abbiamo iniziato a correre riuscendo a trovare come unica via di uscita un vicoletto. Oltre a minacce fisiche sono stato offesa verbalmente da un poliziotto che mi ha chiamato: puttana.
ERAVAMO TOPI IN TRAPPOLA.
Dimenticavo: alla manifestazione erano presenti anche i miei genitori che, fortunatamente, prima delle cariche sono riusciti ad uscire anche se la polizia inizialmente aveva negato l'uscita anche a mia mamma.
Spero che la mia testimonianza insieme a tante altre, possa servire quanto meno a destituire il questore di Napoli ed a spingerci a Genova sempre più numerosi.


L.E.
Quando sono arrivata a piazza Municipio la polizia bloccava gia tutte le uscite sia della piazza, da tutti i lati, sia dell'ultima parte del Rettifilo (da piazza Borsa in poi). Ho incontrato la mia amica E. con la famiglia e siamo rimaste a chiacchierare, la madre poi voleva andare a prendere un caffè e ci ha lasciato (poi ho saputo che la polizia non voleva farla uscire dalla piazza e che ha dovuto insistere a lungo). Siamo rimaste noi due, abbiamo visto la prima carica e siamo andate indietro ma il camioncino di Rifondazione ha richiamato tutti dicendo che non stava succedendo niente. Però noi non ci sentivamo tranquille e ci siamo andate a mettere sul prato verso via Marina,vicinissime alla polizia.
C'erano ragazzini e persone adulte, nessuna provocazione, eravamo assolutamente fermi e tranquilli: la polizia ha caricato all'improvviso, spingendoci. Io sono caduta e ho perso E., quando mi sono rialzata sono rimasta schiacciata contro il parapetto vicino al fossato dove erano arrivati i primi lacrimogeni.
Finita la prima carica sono andata a mani alzate verso il cordone, chiedendo di uscire. Il poliziotto mi ha detto di tornare indietro indicandomi il centro della piazza, pieno di lacrimogeni e gente che scappava, io ho chiesto di nuovo (sempre a mani alzate) di uscire: mi ha insultato e, minacciandomi con il manganello, mi ha detto di tornare indietro. Allora sono andata verso il rettifilo ma c'era polizia e lacrimogeni anche lì. Praticamente chiusa da ogni parte: la parte alta della piazza occupata dagli scontri più violenti, le uscite rigorosamente bloccate. Eravamo solo ragazzini e pochi adulti, nessuno capiva niente.
Io sono rimasta a mani alzate sperando di recuperare qualcuno e cercando di capire. Poi ho visto un funzionario indicare la via d'uscita, avevano aperto la strada che scende a via Marina. Quella stessa strada era chiusa fino a due minuti prima da un nutrito cordone di poliziotti.
Ho ritrovato E. dov'era il camioncino di Rifondazione all'altezza dell'Agip: dicevano di ricompattare il corteo e di tornare verso la stazione. Qualcuno è andato, la maggior parte di noi e rimasta lì a riprendersi e poi siamo tornati a casa.


M. N.
Il giorno giovedi 15 marzo ho avuto una discussione con due militari armati nella mia facoltà, il Navale, che si trova a ridosso della "zona rossa" (tra il Maschio Angioino e il porto). Ho chiesto loro se erano autorizzati a girare armati e mi hanno risposto con una risata. Data la mia insistenza, inoltre, hanno arguito che fossi comunista: quando ho chiesto loro se fosse un problema, la risposta è stata: "noi tendiamo a reprimere la gente come te".
Come?
La risposta sabato 17 marzo: ero sui giardini di Piazza Municipio quando è arrivata senza un evidente motivo una pioggia di lacrimogeni (è evidente che volevano disperderci). Io e altri compagni ci siamo diretti a mani alzate verso via Depretis, stavamo svoltando l'angolo per calata S.Marco (sempre con le mani alzate) quando ci è arrivata addosso una carica di finanzieri. Ho preso una prima manganellata alla gamba sinistra, mi sono appoggiata alla saracinesca dietro di me, ho guardato un finanziere in faccia dicendogli che non ero armata, ma per tutta risposta ho ricevuto la seconda manganellata sul braccio sinistro e via di seguito su tutto il corpo. A pochi passi da me c'era a terra un ragazzo gia' sanguinante sul quale continuavano a infierire con violenti calci sulle costole e dove riuscivano perchè essendo troppi (5 o 6) non riuscivano neanche a picchiarlo bene. Intanto io per il dolore mi sentivo svenire quando dei ragazzi mi hanno trascinato verso di loro dicendomi di alzare le mani."Non funziona" ho risposto "picchiano lo stesso". Abbiamo poi imboccato il vicolo di calata S.Marco e ci hanno rincorso anche li'. Non si stancavano mai di picchiare!


M.D.
Ero solo vicino al prato sotto al Maschio Angioino verso via Marina. Mi sono visto improvvisamente accerchiato dalle forze dell'ordine in divisa - non so se polizia o carabinieri.
Mi sono fermato, uno di loro mi ha preso per il braccio e mi ha colpito con il manganello sull'avambraccio sinistro e poi sul braccio destro. Questo "signore" mi ha consegnato ad un gruppo di suoi simili i quali mi hanno più volte e sottolineo più volte colpito con i manganelli di nuovo alle braccia e alla schiena intimandomi di allontanarmi e minacciandomi con il calcio del fucile all'altezza del viso. Ho visto i loro occhi, in particolare gli occhi di colui che brandiva il fucile al contrario: ho avuto l'impressione di avere di fronte una belva impazzita. Ho cercato di dire a queste persone di fermarsi perchè non c'era motivo di accanirsi così tanto perchè ero solo ed inerme, ma loro non mi hanno ascoltato. Stranamente poi mi hanno lasciato andare.


P.C.
Mi trovavo a piazza Municipio all'altezza dello sbarramento posto sotto l'arco che precede la salita verso l'entrata principale del castello. Avevamo partecipato al corteo io ed una mia amica e ci eravamo "riparati" in quel posto perchè erano iniziate le prime cariche anche perchè in quel posto avevamo una buona visione della piazza visto che volevo documentare quella giornata. All'improvviso di lato al Maschio Angioino - a ridosso del fossato - senza alcun motivo la polizia caricava un gruppo di persone che a mani alzate cercavano di sottrarsi alla pressione e alle manganellate del gruppo di poliziotti e carabinieri che spingevano le persone verso la balaustra tanto che alcuni dei ragazzi sono stati costretti a saltare o ad aggrapparsi al palo della luce elettrica e lasciarsi scivolare lungo il muro che, preciso, alto da terra circa 6 7 metri!
Ho visto ragazzi e ragazze che aggrappati al bordo del muro del fossato si lasciavano cadere ed il muro gli franava in testa.Dopo aver documentato questa terribile scena sono stato costretto ad allontanarmi perché arrivavano molti lacrimogeni e nuove cariche. Ci siamo spostati in direzione del porto e ci siamo riparati giù alle scale del gabinetto pubblico (chiuso) insieme ad altre 6- 7 persone (3 ragazzine di 15, 16 anni ed un paio di persone più anziane con i propri figli). In quel punto ci è arrivata la polizia addosso, sulle scale c'erano 4-5 carabinieri che hanno raggiunto un ragazzo e cercavano di colprlo con il calcio del fucile. Sulla destra, pressato sulla ringhiera del bagno pubblico.
C'era un altro ragazzo che era bloccato da un poliziotto che urlava "Picchiatelo sulla testa!" mentre altri 3 o 4 poliziotti lo manganellavano. Dopo di che un altro poliziotto ci ha ordinato di andare via da quel posto e siamo usciti con le mani alzate. Io e la mia amica ci siamo diretti verso il porto ma c'era un plotone di poliziotti fermi a cui abbiamo chiesto quale fosse la via d'uscita dalla piazza; a questa domanda il poliziotto, suppongo il più alto in grado, ci urlava di andare via.Siamo rimasti fermi non sapendo dove scappare poichè intorno picchiavano tutti. Per allontanarmi il poliziotto agitava il manganello cercando di colpirmi e, intimandomi di non fare foto, ha sferrato un colpo di manganello sul teleobiettivo della mia macchina fotografica.


G. B.
Durante le prime cariche ero ad una certa distanza dalla testa del corteo e sono stata colpita allo stomaco da un lacrimogeno, per fortuna da una certa distanza. Alla fine della manifestazione ero sola su via Toledo con una ragazza che era stata colpita in testa per aver cercato di difendere gli altri. Un poliziotto si è avvicinato col manganello alzato e mi ha urlato di andarmene, indicando un vicolo.
Non vedendo la mia amica dietro di me sono tornata indietro e ho visto che avevano ripreso a picchiarla: erano in 4. Le urla mie e di un un gruppo di persone riparate dietro una saracinesca (di quelle a grate) li hanno femati. Uno è persino passato dal ruolo di picchiatore a quello di "salvatore" abbracciandola mentre la trascinava via…


C.G.
Anch'io ero a Napoli per manifestare contro il Global Forum e posso dirvi che è stato bellissimo.
Fortunatamente sono riuscito ad evitare gli scontri con le forze dell'"ordine". Posso però raccontarvi che il clima creato dalle forze di polizia era pesante ed opprimente. Non credo, infatti, che tutelare l'ordine significhi aspettare i manifestanti alla stazione con manganelli e cellulari. Non credo, ancora, sia stata una mossa molto intelligente sbarrare tutte le strade laterali del Corso Umberto chiudendo tutte le possibili vie di fuga rischiando così una strage. Trovo molto poco professionale agitare nervosamente i manganelli verso ragazzi disarmati. Trovo quanto meno assurdo chiudere 30mila persone in una piazza, peraltro transennata per dei lavori in corso e dove dunque le vie di fuga erano praticamente inesistenti. Preferirei poi sorvolare sull'idiozia di quei celerini che lanciavano sanpietrini tra la folla in fuga o su coloro che vigliaccamente gioivano per aver pestato a sangue dei poveri compagni inermi perché si commentano da soli.
Hanno cercato di fermarci con la barbarie ma saremo sempre presenti e sempre di più a barattare le nostre idee con i loro manganelli. No pasaran!!!


E.V.
Anch'io ero alla manifestazione di sabato, appena dietro il camioncino del PRC. Portavo lo striscione che un nostro compagno ha preso a Porto Alegre, quella con la scritta "Un altro mondo è possibile". Anche se mi trovavo proprio in coda al corteo sono stato coinvolto insieme a molte altre persone che scappavano indietro senza sapere il perché. Così sono arrivati i primi lacrimogeni. In tutta fretta abbiamo ripiegato lo striscione e cercato di capire cosa fare. Indietreggiati di qualche metro, ritornando sul corso, da dietro il corteo i reparti della polizia hanno cominciato a caricare spingendo quelli che si trovavano davanti a noi in una morsa. Tutte le vie di fuga erano chiuse da polizia, carabinieri e finanza. Con i telefonini si tenevamo i contatti con gli miei amici che si trovavano davanti e per sapere come stavano. Cercavamo di avere notizie. Poi comincio a pensare e ripensare a quello che avevo visto prima di arrivare davanti al Maschio Angioino: reparti di finanzieri, poliziotti e carabinieri che all'inizio in Piazza Garibaldi sembravano abbastanza tranquilli, in fondo al corso mentre sfilavamo con assoluta normalità, avevano stretto i ranghi, alzato gli scudi e giù compatti sembravano il soldati romani che avevo rivisto nel film "Il Gladiatore" già pronti ad attaccare.


F. G.
Erano le 12:40 ed io ero in piazza Municipio. Mi sono accorta che le forze dell'ordine reagivano in modo assolutamente sproporzionato alle azione dei manifestanti e mi sono rifugiata in un vicolo tra via De Pretis e via Marina con altre persone, circa 10, che non conoscevo. Cercavamo di riprenderci un po' dai lacrimogeni. Ad un certo punto abbiamo visto un folto gruppo di finanzieri che correvano da Piazza Municipio verso via De Pretis. Una parte di loro (almeno venti) si sono staccati dal gruppo originario e sono venuti verso di noi. Abbiamo cominciato a correre tra il muro e le macchine parcheggiate. Alcuni sono riusciti a scappare scavalcando le macchine mentre io sono rimasta bloccata tra la macchina ed il muro.
Uno dei finanzieri mi è venuto addosso e mi ha dato quattro manganellate sul braccio sinistro urlandomi: "Stronza!". Già da prima del suo arrivo io avevo le mani alzate e sono sicura che lui l'aveva visto. Dopo mi ha preso per lo stesso braccio e mi ha lanciata sulla macchina. A quel punto sono scappata vedendo intorno a me solo finanzieri che picchiavano altre persone.


F. M.
Il corteo del no global era appena entrato in Piazza Municipio ed io ero in prossimità del corteo all'altezza del camion del Prc. Fu quando avanzammo verso il centro della piazza che io riuscii a scorgere le prime cariche della polizia contro la parte iniziale del corteo, mentre un secondo dopo le forze armate avanzavano nel corteo sparando lacrimogeni ad altezza uomo tra la folla in panne. L'aria divenne subito irrespirabile e il panico tra i manifestanti divenne alto; tra il continuo susseguirsi dei lanci dei lacrimogeni decisi di ripararmi verso i giardini (sul lato sinistro della piazza) in cerca di un varco che mi consentisse di uscire da quella fitta nube di lacrimogeni.
Ma la piazza era ormai blindata da ogni lato e non c'era alcuna via di deflusso per i manifestanti; iniziano le cariche da ogni lato senza alcuna esclusione su persone inermi e a braccia alzate. Proprio come un giocatore di rugby tenta di schivare il suo avversario, io tentavo di schivare i folti gruppi di carabinieri e poliziotti che picchiavano forte alla testa e nei costati usufruendo non solo dei manganelli (che molte delle volte erano orientati nel senso opposto) ma anche dei fucili che offrivano la loro parte "più delicata": il manico (vedi foto su Repubblica). Tra la bagarre generale incontro un mio amico: ha una profonda ferita alla testa; cerchiamo una via di uscita ma le forze dell'ordine continuano a caricarci infliggendoci una gran quantità di manganellate.
Ma il vero terrore, per me, non era ancora arrivato; mi aspettava un'ulteriore umiliazione: ero rimasto da solo tra i giardini della piazza, tenendo costantemente le braccia alzate (le abbassavo unicamente per coprirmi durante i loro assalti); un carabiniere mi chiama ordinandomi di stendermi a terra e di non muovermi (ci tengo a ribadire che ero completamente isolato e con le braccia alzate).
Furono attimi di vero e proprio terrore, lo stesso carabiniere mi immobilizza a terra e nel giro di pochi attimi vedo riversare su di me l'ira e la rabbia di diversi agenti (finanzieri, poliziotti, carabinieri). Mi colpiscono con manganelli, pugni , calci; un agente continuava imperterrito a esclamare (con tono pesante e carico di ira) durante il pestaggio: "brutto comunista di merda , ora ti facciamo vedere noi!!!". Fra i colpi incalzanti dei manganelli sulla mia testa sento una voce proveniente dalle fila delle forze armate che esclama: "basta così!" (avrebbero continuato all'infinito).
Intanto, due o tre agenti mi trascinano lungo il prato afferrandomi per i capelli: avevano formato loro stessi, all'interno della piazza, un cerchio di persone che accovacciate per terra subivano le loro percosse. Non soddisfatti di quello che già avevo subito, mi aggiungono alle altre persone indifese e continuano con la loro ingiustificata violenza. In quel momento ho temuto veramente il peggio, ho approfittato di un momento in cui loro avevano mollato la presa e sono scappato.
Riesco a trovare riparo in una zona della piazza in cui era tenuta sotto una sorta di prigionia una scolaresca insieme ai professori. Solo grazie a loro aiuto riesco ad uscire da quell'inferno, riportando diversi danni fisici che sono testimoniati da referto medico. Inoltre del mio pestaggio esistono anche diverse testimonianze fotografiche.


T.T.
Quella mattina eravamo tanti un lungo fiume di persone che pacificamente si era ritrovata unita. Mi trovavo lontano dagli scontri, alle prime avvisaglie di violenza ho cercato di uscire dalla piazza, ma la possibilità mi è stata negata, il destino di chi si trovava in piazza era forse già stato deciso. Ricordo di non aver visto più nulla, di aver gridato il nome dell'amico che quella mattina era con me. Ho cercato di fuggire, ho visto persone disperate, persone calpestate dalla folla impazzita, persone che si sono gettate nel fossato, eravamo accerchiati, abbiamo alzato le mani chiedendo di non picchiarci, ci hanno detto sedetevi sul prato non vi faremo nulla.
Abbiamo fatto quella che ci avevano ordinato di fare, a partire dal quel momento è successo di tutto, noi inermi con le braccia alzate, piangendo e gridando, loro con il calcio del fucile e con il manganello ma soprattutto con i loro occhi pieni di odio, rabbia, ferocia. Ricordo che i superiori degli agenti ordinavano di non picchiare ma era tutto inutile. Al temine del pestaggio ci hanno detto di alzarci e di andare via, esortandoci con il manganello. Avevo mille ambizioni, credevo nel principio di legalità, nella tutela del cittadino, in principi che gli studi universitari mi avevano fatto amare. Tutto ciò che ora rimane è un forte senso di sconforto, mi hanno spaccato la testa ma non hanno infranto le mie idee, per quelle non bastano le botte, non bastano gli insulti, ci vuole ben altro. La forza di chi come me sogna è più grande di una giornata di terrore, è più grande di qualsiasi incubo.


F. E.
Dopo la prima carica ho perso i miei amici e mi sono trovata sui giardinetti del castello. Ero con una cinquantina di persone e la polizia è arrivata contro di noi da destra, da sinistra e davanti. Scappando ci siamo trovati sul ponte del Maschio Angioino, sotto l'arco. Nel gruppo c'erano molti giovanissimi ma anche famiglie con bambini. Ho visto una bambina di circa otto anni che scappava tra i lacrimogeni e le botte insieme alla mamma. Chissà che fine hanno fatto!
Io ho visto almeno tre ragazzi massacrati di botte. Erano ragazzi rimasti isolati che venivano pestati da squadrette di poliziotti e di carbinieri. Avevano gli occhi pazzi e davano l'impressione di volere uccidere i manifestanti e tutti quelli che si trovavano davanti a loro.
Da lì la polizia ci ha fatto scendere tutti con le mani alzate ma mentre cercavamo di andarcene sono saliti dal porto altri poliziotti e carabinieri che ci hanno fatto sedere sul prato sempre con le mani alzate. Ci hanno sputato addosso, hanno preso a calci le persone delle prime file, un ragazzo seduto accanto a me è stato colpito in faccia più volte anche con il calcio del fucile e gli hanno rotto la testa. Poi hanno continuato a colpirlo con violenza. Una ragazza di circa 18 anni piangeva ed è stata gratuitamente colpita con il manganello in testa. I poliziotti urlavano: "chi cazzo vi credevate di essere e di fare? Qua è inutile che parlate, decidiamo noi quando basta!". Poi ci hanno finalmente detto: "Alzatevi, andate via, sparite!!!" Siamo scappati verso il porto mentre quelli continuavano a picchiarci. Volevano colpire anche me col manganello sulla testa ma io mi sono abbassata e il colpo l'ho avuto sulla schiena. Ma non era finita. Ci hanno spinti in un angolo stretto contro la ringhiera che faceva da argine con il fossato del Maschio Angioino: una signora stava svenendo, una ragazza stava cadendo giù ed in molti, in realtà, abbiamo rischiato di cadere. Non oso immaginare cosa sarebbe successo se la ringhiera non avesse retto!

G. A.
Ero a piazza Municipio vicino alla ringhiera del castello sul lato sinistro del Maschio Angioino. Dopo la prima carica verso palazzo San Giacomo la polizia si è lanciata verso un gruppo di pacifici ragazzi che erano vicino alla ringhiera. Ho visto un carabiniere picchiare ripetutamente con il calcio del fucile sulla testa di un ragazzo ed io l'ho preso e l'ho tirato fuori dalla rissa lasciandolo accanto ad un'ambulanza dove c'era un ispettore. Subito dopo sono entrato per recuperare un amica. A questo punto la polizia mi ha fatto inginocchiare con le mani in alto insieme ad altri. Nel frattempo ho visto un carabiniere prendere per i capelli un ragazzino di circa 15 anni e ripetutamente colpirlo in volto con il manganello. Qui sono intervenuto nuovamente proteggendo il volto del ragazzino con la mia mano sinistra. Da qui la mia prima contusione al pollice. Dopo di che inizia a colpirmi ripetutamente in volto un carabiniere mirando alle tempie e minacciandomi : "Site spuorche, bestie, merde, accussi' t'impari a scennere ancora, te faccie verè io". Il carabiniere mi teneva la testa bloccata con una mano e con l'altra mi colpiva sulla parte alta della testa.
Ho ricevuto molti colpi soprattutto in volto ed in testa con il manganello impugnato dalla parte del manico (ed i segni sono evidenti date le rigate) per sette otto volte almeno. Poi sono intervenuti altri cinque agenti tra carabinieri e finanzieri. A questo punto mi hanno dato calci, manganellate sulle gambe (anche con il calcio del fucile) e quindi su tutto il corpo e sono rimasto piegato a terra.
Ad un certo punto sono intervenuti agenti in borghese cercando di calmare la situazione e nonostante fossi accompagnato da un agente in borghese più volte sul tragitto verso l'uscita da piazza Municipio sono stato ancora gratuitamente colpito dalla polizia.

C. I.
Arrivati in piazza Municipio io e la mia ragazza ci siamo sistemati sul prato a ridosso del fossato del Maschio Angioino: eravamo andati alla manifestazione come liberi cittadini, senza aggregarci a nessun gruppo in particolare. In piazza ci siamo uniti ad un gruppo di ragazzini (una scuola?) misto ad ambientalisti pensando: "qui non c'è nessun elemento di tensione, molti stanno già sul prato a mangiare, non corriamo nessun pericolo".
Dopo alcuni minuti ci siamo resi conto che la situazione si faceva tesa: nella parte bassa della piazza una camionetta delle forze dell'ordine inizia a fare alcuni giri su se stessa a velocità folle in mezzo alla folla creando il panico; verso via Depretis, l'unica lontanissima via di fuga, già c'erano cariche e tafferugli vari; verso palazzo San Giacomo non si poteva andare perchè la gente da lì fuggiva schiacciandosi verso la parte bassa della piazza. A quel punto penso: "non possiamo che rimanere qua, fra gente pacifica, e non correremo alcun rischio".
Purtroppo inizia un lancio di lacrimogeni proprio su questo gruppo in cui c'eravamo mischiati, e io continuo a non capire perchè, visto che non c'era nessun problema là in mezzo. Si va di male in peggio: cominciano a sparare ad altezza d'uomo (uno m'ha sfiorato) quei proiettili a forma di palloncino oblungo che si vedono in tv sulle canne dei fucili (non so se sono lacrimogeni speciali o altro). La gente da sopra continua a scappare e a schiacciare la gente contro le balaustre del fossato (vedere immagini del TG 5), ma i fuggitivi sono gente come noi, inermi e a volto scoperto: non c'è traccia dei facinorosi visti al telegiornale. Quest'osservazione ci convince ancor più che rimanere là è una buona idea: penso "forse c'è stato qualche tafferuglio verso palazzo San Giacomo ma la situazione non può che stabilizzarsi in breve".
Ma la situazione non si calma e quando iniziamo a vedere fra il fumo che gli agenti iniziano a scendere verso di noi iniziamo a gridare di stare tutti con le mani alzate, il più ovvio segno di non belligeranza e la più chiara dichiarazione di pacificità e inoffensività. Ho in mente questa scena: decine di persone attorno a me tutte con le mani alzate che gridano di essere lasciate stare e un cordone di agenti schierati (non impazziti e fuori controllo) che ci stringe; io e la mia ragazza eravamo in prima fila.
So di risultare ingenuo, ma fino all'ultimo istante sono rimasto convinto che ci avrebbero oltrepassato per raggiungere zone della piazza dove forse erano in atto degli scontri…Il tempo di subire una provocazione verbale da parte di un agente dello schieramento, "avete voluto manifestare ed ora vi rompiamo il culo..." , e ci sono saltati addosso.
Ho preso una forte manganellata in testa che è bastata per mandarmi in terra; poi ho ricordi molto confusi. Di certo ho preso un forte colpo alla spalla sx, per la quale dopo 4 giorni ho ancora dolore. La mia ragazza afferma di aver scalciato un agente che provava a colpirmi ancora.
La "truppa" ci ha poi superato per andare a massacrare le decine di appetibili vittime inermi dietro di noi. Ci siamo ritrovati sul prato e lì mi sono accorto che un fiume di sangue mi scorreva sulla faccia. La piazza era semideserta da quel punto, cioè non distante dall'arco in tufo a ridosso del fossato, fino a palazzo San Giacomo: circa 150 metri di piazza senza un solo manifestante, una sola ressa; c'erano solo i fotografi e gli agenti in borghese e i comandanti delle squadre: che motivo c'era per caricare i gruppi di manifestanti inermi e inoffensivi, visto che non c'è nemmeno la scusante di poter dire che le forze dell'ordine erano sotto pressione?
Un agente che osservava le cariche, un "capo" visto che aveva il berretto e non il casco, non cede alle richieste di aiuto, ma ci dice che non possiamo uscire e che dobbiamo tornare indietro. Iniziamo a correre per uscire dalla piazza, ma il cordone di agenti posto su via Vittorio Emanuele III e via Pisanelli ci nega l'uscita, nonostante l'evidenza della mia ferita. Quando urliamo di volere un'ambulanza alcuni fotografi ci mandano verso palazzo San Giacomo; lungo quel tragitto vengo più volte fotografato. Arriviamo all'ambulanza che è l'unica opportunità per uscire dalla piazza. Vengo ripreso dalle tv da un palazzo vicino all'ambulanza, poco prima di essere caricato su di essa.
A qualche giorno di distanza mi ritengo alquanto fortunato, per vari motivi:
1) ho intuito la pericolosità di stare appoggiato alla balaustra del fossato, cosa che poteva rivelarsi fatale
2) il proiettile oblungo che ho visto arrivare in mezzo alla folla poteva colpirmi in testa, e sarebbe stato ben più devastante di una manganellata
3) gli agenti che mi hanno colpito non si sono accaniti su di me o sulla mia ragazza una volta che sono andato a terra: al tg si sono viste molte scene di agenti infuriati che massacrano una persona sola già a terra
4) quando ci siamo rialzati la piazza era semideserta: cosa paradossale in quanto rende del tutto ingiustificabili le cariche, ma che al tempo stesso è stata la nostra salvezza in quanto ci ha consentito di raggiungere le lontanissime ambulanze con relativa facilità.
La cosa che non riesco ad accettare è: perchè è stato dato l'ordine di attaccare la gente inerme ed inoffensiva? Quale il "movente" per gli attacchi a freddo alla gente con le mani alzate?


G.S.
Sono una studentessa di Architettura, ero al corteo con il mio compagno, Ciro. Sotto lo scalone dell'Università, improvvisamente, vediamo un gruppo di poliziotti che corre prima verso la stazione e poi subito ritorna indietro e parte con una carica nella direzione di piazza Bovio. Udiamo distintamente degli spari, vediamo alzarsi il fumo dei lacrimogeni. Ci uniamo finalmente al gruppo di Rifondazione sino a piazza Municipio. Subito ci rendiamo conto che la piazza è circondata da un numero impressionante di agenti e che da là non si può uscire. Ci disponiamo sulle aiuole del Maschio Angioino. Senza capire perché vediamo i manifestanti che si trovavano dall'altro lato del cantiere della metropolitana che cominciano a scappare, partono colpi e poi i lacrimogeni sul fondo della piazza. Impossibile spostarsi. Cominciano ad arrivarci in testa lacrimogeni e altri strani razzi sparati dalle forze dell'ordine. Piango per i lacrimogeni, gli occhi mi bruciano e vengo quasi travolta dalla folla impaurita. Parte allora una violentissima carica: noi che eravamo nei pressi del fossato avevamo le mani in alto in segno di resa (anche se sinceramente non sapevamo proprio perché dovevamo arrenderci) ma la polizia picchiava furiosamente chiunque e un gruppo di forze dell'ordine correva coi manganelli alzati verso di noi. Nessuno poteva indietreggiare per evitare di uccidere i compagni che potevano restare schiacciati sulla balaustra che cedendo avrebbe causato la morte di tutto il gruppo). I poliziotti hanno detto che ci avrebbero rotto il culo a tutti. Uno di essi afferra Ciro, un altro comincia a picchiarlo furiosamente sulla testa. Io afferro il mio compagno lo tiro verso di me e lo abbraccio per evitare che venga colpito ancora sulla testa (il sangue sgorgava già a fiotti). Cadiamo prima in ginocchio uno abbracciato all'altro per proteggerci vicendevolmente i poliziotti ci colpiscono, cadiamo completamente distesi continuiamo a ricevere colpi da tutti i lati. Abbiamo creduto entrambi che oramai ci avrebbero ucciso. Piangiamo e continuiamo a gridare "vogliamo andare via " Il mio ragazzo urla ai poliziotti "Mi avete ferito voglio un'ambulanza" ma gli agenti lo minacciano.


Coordinamento operatori sanitari 118 - Campania
In piazza Municipio un'ambulanza di emergenza 118, impegnata nei soccorsi in occasione della manifestazione contro il Global Forum del 17/3, è stata obbligata a fermarsi da agenti della Finanza pur avendo all'interno dell'abitacolo sanitario alcuni manifestanti che avevano, ad un primo esame obiettivo, ferite lacero-contuse al cuoio capelluto. Al diniego dell'operatore sanitario di fermarsi all'alt intimato dagli agenti il veicolo sanitario veniva letteralmente preso a manganellate dagli stessi finanzieri. Il veicolo in oggetto è un'ambulanza della delegazione di Frattamaggiore della CRI.
La macchina della ASL NA 1 con targa AL041XS, con feriti a bordo prelevati in via Marina e che presentavano al primo esame obiettivo degli operatori ferite lacero-contuse al cuoio capelluto, arrivata all'ospedale Vecchio Pellegrini, veniva fermata da agenti della PS reparto celere. Alla vettura veniva impedito l'accesso ai locali di pronto soccorso, ed i ragazzi feriti sono stati fatti sostare, nonostante perdessero molto sangue, nei locali dei custodi. Gli operatori facevano presente al medesimo agente che era necessario che i feriti venissero sottoposti prima a medicazione e poi a visita medica per verificarne lo stato di salute: ma con insistenza è stato comunque ordinato loro di farli

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c'ero anch'io leon Monday, Aug. 22, 2005 at 6:06 AM
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