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MORTI SUL LAVORO 21/11/2006

Il Sangue di Roma

I cantieri di Roma e del Lazio trasudano sangue. Il sangue degli oltre 20 morti in appena 10 mesi.
Un sangue invisibile che neanche fa notizia, non produce rabbia e neanche solidarietà.
Non sono eroi perché non hanno divise mimetiche e non combattono per il pertrolio.
Sono gli operai e le operaie, italiani e non, che solo in italia perdono la vita ad un ritmo di 4 al giorno.
Lo stesso sangue che scorre sulle strade dove ogni giorno muoiono precari nelle corse contro il tempo.

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1° NOVEMBRE SOTTO LA FAO 28/10/2006
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Mercato Senza Mercanti

Nel 1996 a Roma nella sede della FAO, l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di alimentazione e di agricoltura si riunisce il primo Vertice Mondiale sull'Alimentazione. Obiettivo dichiarato: entro il 2015 dimezzare (cioè farli diventare "solo" mezzo miliardo) il numero di persone sofferenti la fame e la povertà assoluta.

Nel 2002 il secondo appuntamento del vertice non poteva che constatare la lentezza dei risultati ottenuti.
La Dichiarazione del World Food Summit del 2002 è stata criticata su più fronti.
L'Associazione Brasiliana per la Riforma Agraria contestava già allora la relazione nella parte relativa al Brasile mentre la Rete Lilliput apostrofava la dichiarazione come "falsa e retorica".

Oggi, a dieci anni di distanza dal primo incontro, la situazione è addirittura peggiorata visto lo scarso impegno dei paesi donatori nel finanziare il World Food Program.

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MONETALOCALE 06/05/2006
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Fatti la tua moneta!

In questi giorni sarà in Italia, Paul Glover, un attivista americano, creatore nel 1991 di "Ithaca Hours", la più famosa e riuscita moneta alternativa degli Usa, nata per contrastare l'invasione degli ipermercati Wal-Mart, generatori di precarizzazione del lavoro e distruzione del tessuto produttivo locale. Le monete alternative - ormai più di 3.000 esperienze in tutto il mondo - possono essere una "macchina" per superare, o almeno mitigare, i fattori negativi di una economia globalizzata, e possono, nel farlo, generare una nuove forme di socialità coesa che riesce ad autoprodursi e ad autogestirsi molti dei servizi essenziali.

Che aspettiamo a "farci il nostro denaro" anche qui?

Cosa sono le monete alternative | Cosa è Ithaca Hours | Chi è Paul Glover | Incontri con Paul Glover in Italia

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EUROMAYDAY 006 28/04/2006
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Mayday: Il Primo Maggio dei Precari d'Europa in Rivolta

Per il sesto anno consecutivo, il primo maggio è chiamata a raccolta la città precaria che lavora a tempo parziale o determinato, la metropoli terziarizzata del lavoro flessibile, dei call center e dei megastore, dei lavoratori della Scala e dello spettacolo, dei precari del settore pubblico in agitazione, degli operatori sociali, dei ricercatori precari per istituti e università, degli studenti in stage gratuito e dei contratti a progetto senza rete, dei montatori di fiere e sfilate senza indennità, dei centri sociali e dei mediattivisti red, black, pink o green, dei ciclisti critici e dei queer ribelli, dei sindacati di base e di tutta la sinistra radicale, eretica, libertaria.
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EURO MAYDAY 006 Milano MayDay Parade
Porta Ticinese (pzza XXIV maggio) ore 15


ciclomayday: appuntamenti critical-mass

MATERIALI: audio conferenza stampa 27 aprile || testo integrale appello Euromayday || appello studenti ||

COMUNICAZIONE: poster mayday || Lotteria Mayday || cartoline mayday [ 1 ] - [ 2 ]

NEWS+LINK: sito Euromayday || IMBATTIBILI || chainworkers ||

IN ITALIA: aquila | firenze | milano | napoli | palermo | torino

MAYDAY! MAYDAY!
Milano e l’Italia si ribellano contro la precarietà


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LIMITROFO A CHI? 27/01/2006
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Imc sicilia si autosospende

Ci risiamo.
Indymedia Sicilia (o meglio, attivisti definiti "limitrofi" ad essa) e' stata accusata per l'ennesima volta di non essere in grado di "gestire il newswire". Non e' la prima volta.
Vani, fin ora i tentativi di spiegare il funzionamento e la policy che Indy s'e' data come network (e che quindi non dipende dai singoli admin): invece di confrontarsi su pratiche e metodi, c'e' chi da tempo preferisce pretendere comportamenti che poco hanno a che vedere con indymedia e i suoi principi fondanti.
Nell'attesa che chi ha minacciato di aggredire fisicamente gli "attivisti limitrofi" capisca che non esistono gestori ne' redazioni di indymedia, abbiamo condiviso il problema con tutto il network e scelto di sospendere la categoria Imc Sicilia...

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FRANCIA IN RIVOLTA 18/03/2006
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Libertà di licenziare? No grazie!

Nella mattina dell'11 marzo le forze di polizia francesi hanno sgomberato l'università Sorbona di Parigi dove era in atto un'occupazione da parte di vari studenti iniziata il 9 marzo. Nei giorni precedenti ci sono stati altri tentativi di sgombero nei quali sono stati feriti 31 studenti.
Il motivo dell'occupazione sta nella protesta contro la recente emanazione da parte del governo francese di un nuovo contratto di lavoro tendente a precarizzare sempre di piu i giovani lavoratori. A seguito di ciò, si era verificata anche una manifestazione nazionale il 7 marzo, e l'occupazione di vari atenei francesi.La protesta prosegue nei giorni successivi, con altri scontri tra manifestanti e forze dell'ordine davanti alla Sorbona. A tentare di fermare il mondo del sapere in rivolta non si impegnano solo i gendarmi francesi, ma anche bande di fascisti della capitale francese che tentano di assaltare i cortei, i presidi e le occupazioni degli Universitari. Alla lotta degli studenti universitari si affianca quella dei sindacati, che si uniscono alla protesta contro il decreto dando man forte agli universitari.
Il 16 marzo si è tenuta una manifestazione nazionale a Parigi sempre contro il nuovo contratto di lavoro, in cui si sono verificati altri scontri in vari sobborghi della città e davanti alle università. Altre proteste si sono svolte in varie città francesi, dove non sono mancati gli scontri tra le due parti.
Il 18 marzo un milione e mezzo di studenti e precari hanno manifestato ancora nelle piazze in tutta la Francia, dando un ultimatum di 48 ore al governo per il ritiro del progetto.

Dal Newswire: Comunicato 11/3 | Volantino | Riflessioni [1, 2, 3, 4] | Foto [1, 2, 3] | Video

Link: Indymedia Paris | Stop CPE | Unef

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DIRITTI DEI LAVORATORI 18/01/2006
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New Metal

Da oltre un anno e' scaduto il contratto di lavoro degli operai metalmeccanici, contratto che funge anche da riferimento per molti altri settori, tra i quali quello informatico, dei call center e delle aziende artigianali. Dall'inizio di gennaio 2006 varie iniziative di lotta sono state intraprese a sostegno delle trattative per il rinnovo del contratto di lavoro. In tutta Italia, gli operai scendono nelle strade dando vita a picchetti, cortei cittadini, blocchi di strade, autostrade e linee ferroviarie.

Cronologie, approfondimenti e comunicati si trovano nei post riassuntivi:
17/01 - 16-13/01 - 12-10/01

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STOP BOLKESTEIN 07/10/2005
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Stop Bolketsein

Il 15 Ottobre è stata indetta una giornata di mobilitazione europea contro la direttiva Bolkestein, documento, che prende il nome dall'ex membro della commissione europea Frits Bolkestein (liberale olandese distintosi per le pressioni esercitate per favorire case farmaceutiche e multinazionali dell'informatica).

Dopo aver seguito un travagliato iter, sotto la regia di Romano Prodi, la proposta dovrebbe essere votata dal parlamento europeo alla fine d'ottobre.

Tale direttiva si prefigge la privatizzazione di tutte le attività di servizio, la deregolamentazione e la completa precarizzazione delle prestazioni di lavoro attraverso il principio del paese d'origine e l'azzeramento dei poteri decisionali degli Enti Locali. Il cosidetto principio del paese d'origine è ciò che crea più scalpore, esso renderà possiblie la destrutturazione e lo smantellamento del mercato del lavoro attraverso la precarizzazione e il dumping sociale all'interno dell'unione Europea.

Acqua, aria energia territorio, ambiente sono beni comuni naturali necessari alla sopravvivenza delle persone e alla stessa vita sulla Terra. Non possono divenire merci al servizio dei profitti delle multinazionali. Casa, istruzione, salute, previdenza, trasporti, formazione, conoscenza e cultura sono beni comuni sociali, di cui i servizi pubblici rappresentano la garanzia di universalità Non possono essere privatizzati e gestiti con logiche di profitto.

Su internet è possibile firmare la petizione

Sabato 15 Ottobre corteo nazionale a Roma

Approfondimenti
Cosa succederà se..

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ALLARME FAME 05/08/2005
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Catastrofe NON naturale

Niger, tre milioni e mezzo di morti di fame; drammatica la situazione anche in Mali e nei paesi vicini.

Lancia l'allarme l'inviato Onu Jean Ziegler; non lo raccoglie nessuno. Tre milioni e mezzo di nigeriani stanno per morire di fame, incapaci ormai persino di coltivare i campi. Il mondo non trova diciotto milioni di dollari, il governo non distribuisce le scarse scorte per non turbare i prezzi di mercato. L'allevamento è stato messo in ginocchio dalla privatizzazione del servizio veterinario voluta dagli organismi internazionali e il governo ne condivide le dottrine. La popolazione, che l'anno scorso ha subito l'invasione di locuste, muore in silenzio. La stampa non ne parla, i media tacciono. Fino a sei settimane fa non era arrivata una donazione: ora che giungono le immagini dei bambini morti di fame, qualcosa si muove, mentre ormai è vero dramma e milioni di persone sono in fin di vita nell'indifferenza totale.

Questo accade mentre i paesi sviluppati riducono gli aiuti fino a cifre ridicole, impegnati come sono a portare la civiltà e a difendersi dal "terrorismo". Il lato tragico di queste crisi è che vengono monitorate minuto per minuto, e lasciate incancrenire semplicemente ignorandole.
Un nuovo modo di operare la pulizia etnica di quelle popolazioni che vivono nelle aree politicamente ininfluenti del paese; giocato addirttura con il rifiuto degli scarsi aiuti internazionali.

Se si fosse risposto all'allarme in tempo sarebbe bastato 1 dollaro a persona per rimediare, ora ne sono necessari 80.

Ogni anno muoiono circa 5 milioni di persone per fame, quelli indicati dall'allarme sono esclusi dal "solito" tributo annuale alla nostra indifferenza.


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[Allarme Fame]
MAY DAY MAY DAY 27/04/2005
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Il giorno di San Precario

Anche quest'anno precari, disoccupati, studenti, migranti, attivisti, uomini e donne resistenti scendono in piazza al grido, non piu' d'aiuto, ma di rivendicazione di "may day, may day!".Giunta alla sua quinta edizione, la MayDay e' sempre piu' diffusa e decentrata.
Dopo la dichiarazione di Middlesex a Londra, dopo gli incontri di Berlino e Parigi, il processo di attivazione e reticolazione ha raggiunto una massa critica con la giornata del 2 aprile contro i centri di detenzione immigrati, per la liberta' di circolazione e residenza in europa e alle sue frontiere, per arrivare al conto alla rovescia verso la mayday, partito il 19 aprile e che ha gia' dato origine a diverse azioni in alcune delle 20 citta' partecipanti la mobilitazione (parigi, roma, liegi).
Dai precari della moda, con i loro esperimenti di autoproduzioni, a chi conduce le battaglie per il reddito, tutti gli imbattibili eroi della sopravvivenza precaria, cercano uno spazio di possibilita' conflittuali e di cooperazione politica capaci di dare voce e presa a forme di resistenza creativa alla precarieta'.

Foto della mayday stazione bologna | [1] - [2] - [3] - [4] - [5] - [6] - [7] - [8] - [9] - - [10] - [11] - [12]
|| collage di riflessioni sul corteo
corriere 02.05 | rassegna stampa primo maggio | ansa primo maggio

copertura radio e video della giornata
etere radiomayday | radio attiva-may day aq | telestreet-ngv


Giornata 29 aprile Robin Book alla feltrinelli || teatrix irrompe alla scala || etichette pirata || comunicato drugstore - video || netparade || jingle mayday

Campagne e azioni in preparazione della mayday
conferenza stampa 28 aprile || un euro può bastare || gli imbattibili || lazzaretto precario || universi_tesi al controllo || i prodotti parlano per noi: [1] [2] [3] [4] [5] || trenitalia e san precario || globalproject news || [CRASH!] || drugstore nuovi marketing - [02] - [03] - [04] || il sipario strappato || phonetica [novara] || ondarossa || wild wild west [1] - [2] - [3] - [4] | San Giuliano: i poeti senza tetto | migranti.global.yabasta


Rassegna stampa percorso del corteo | corriere 30.04 | unità 30.04 | reubblica 30.04 | corriere 29.04 | unità 29.04 - storie precarie | repubblica 29.04 | 20.04 il manifesto [01] [02] | il manifesto 23.04 | il manifesto 19.04 || altre rassegne stampa


Mayday in Italia
Milano || L'Aquila || Roma || Napoli || Sud Euromayday a Palermo

Mayday in Europa
Amsterdam || Barcelona || Copenhagen || Hamburg || Helsinki || Jyväskylä || Leon || Liege || Ljubjana || London || Maribor || Marseille || Paris || Sevilla || Stockholm || Wien

Link euromayday.org || sanprecario



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DAI BISOGNI AI DIRITTI 31/05/04
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De-cooperazione

Lunedì 21 Giugno
Sciopero nazionale lavoratori/lavoratrici cooperative sociali

La libertà è una grande realtà. Ma significa, soprattutto, libertà dalle menzogne.
(D. H. Lawrence)


Sembrano essere molteplici le motivazioni che spingono individui, cooperative, organizzazioni non governative (ong), associazioni, a fare "solidarietà" o "cooperazione".
Ma cosa significano questi termini, che ad una prima considerazione sembrano poter avere solo valenza positiva?
Esiste davvero solo un legame di solidarietà fra cooperazione e individui, che tutti quei soggetti che agiscono nel "sociale" o nella cosiddetta "cooperazione allo sviluppo", sostengono di rappresentare?
I progetti di solidarietà e cooperazione, siano essi realizzati in Italia o nei cosiddetti Paesi in via di sviluppo, rappresentano davvero le istanze sociali?
Quali sono i compromessi?
Quali le agende nascoste?
Dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi si è creato un circolo vizioso: la sostanziale sottomissione delle istanze di giustizia sociale alle compatibilità con il sistema dominante.
Il collasso umanitario sotto il peso dell'ordine economico globale, il sorgere di movimenti di solidarietà che non hanno potuto evitare di sfruttare i finanziamenti del Nord del mondo per tamponare le necessità di milioni di persone, i governi del mondo che con l'ufficiale soddisfacimento di bisogni elementari di sopravvivenza, nascondono la negazione dei diritti umani fondamentali delle persone. E per finire, ong e cooperative sociali che hanno paura di lavorare su progetti di alterità all'esistente per vivere dei bisogni creati, perché ciò minerebbe la loro precaria esistenza e sostenibilità finanziaria.
Ma i "poveri", i "disagiati", gli "individui a rischio", dopo aver "subito" una cisterna per l'acqua, aver visto costruire un ospedale e una scuola nel loro villaggio, aver ricevuto cibo e medicinali, sono stati supportati anche nel rivendicare autonomamente tutte quelle istanze? Sapranno pretendere tutto questo?
Avranno la forza di lottare, anche da soli, contro i propri governanti e unirsi ai movimenti del nord del mondo, su un piano di parità, per sfidare quell'ordine globale che li priva di tutto?
Probabilmente no, ed è forse questa la sfida che andrebbe lanciata al mondo della solidarietà e della cooperazione, perché dai bisogni si passi ai diritti, dai soli risultati, spesso fittizi e insostenibili, si passi alla cura dei processi che riequilibrano la distribuzione del potere.
E che questi stessi processi aprano profonde contraddizioni all'interno delle organizzazioni stesse, dove i diritti, anche quelli dei lavoratori, spesso non vengono rispettati, nel nome della flessibilità, delle strategie di investimento, del mero calcolo costi-benefici.

La cooperazione vissuta:
[Cos'è il Mal d'Africa ] [ Genesi dell’auto-aiuto: la cooperazione internazionale] [Riflessioni ondivaghe sul tema della cooperazione ] [Sul filo del rasoio] [Fine] [Cos'e' la cooperazione?]

INDY FINANCIAL WATCH 17/06/2004
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L' "Imbroglio" del Petrolio

Diceva Von Clausewitz che la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi. Oggi possiamo dire tranquillamente che la guerra è la continuazione dell'economia con altri mezzi o che l'economia è a sua volta la continuazione della guerra. La guerra in Irak lo dimostra. Guerra per il petrolio si disse e si dice ancora. E certo il petrolio ha una parte importante dell'orrendo cocktail mediorientale. Ma a guardare dati e statistiche sembra che questa più che una guerra per accaparrarsi le risorse energetiche, sia una guerra per mantenere alti i prezzi. del petrolio. Un maledetto imbroglio. Un imbroglio che si fonda sul mercato. Infatti il mercato del petrolio non è in Medioriente, ma qui, in Occidente. I prezzi non si fanno nei deserti arabi, ma nei supercondizionati grattacieli della City a Londra di Wall Street, a Mahnattan e soprattutto a Houston e a Dallas, Texas. Facciamo allora il punto sulla questione dei prezzi. Il petrolio era già cresciuto durante la "guerra". Normale. Speculazione fin troppo facile, a vendere sul mercato erano addirittura gli americani, che mentre conquistavano i "pozzi di Saddam" si finanziavano vendendo le loro scorte sul mercato. Ma dopo la conquista i prezzi non scendono, anzi salgono. Salgano fino a 50 dollari a barile. Vacche grasse per le compagnie di petrolio, tutte al rialzo in Borsa e con utili spettacolari. Per far digerire il salatissimo conto sui prodotti petroliferi, benzina in primo luogo, c'è più di una giustificazione: il terrorismo internazionale, che arriva addirittura a colpire gli oleodotti, la mancata ripresa della produzione irachena, e poi, naturalmente, i venali islamici che sfruttano la situazione per rimpinguare le casse dei rispettivi stati e delle famiglie regnanti. E così si alimenta il conflitto, la "guerra fra civiltà", fra la civiltà della padanissima automobile utilitaria e quella delle limousine degli sceicchi. Come dire si butta benzina sul fuoco sull'odio. Peccato che le cose non stiano proprio così. "Il 1 giugno il prezzo del petrolio più pregiato, il light crude, ha raggiunto i 42,38 dollari il barile sul mercato a termine di New York (NIMEX). Il Brent ha raggiunto lo stesso giorno i 39,12, il massimo in 13 anni. Come lo Strategic Alert ha spiegato in precedenza, la tendenza al rialzo dei prezzi petroliferi nel contesto di alti e bassi vertiginosi dei mercati non è dovuta ai meccanismi di domanda ed offerta, ma alla speculazione che imperversa sui mercati a termine che sono il NIMEX e l'International Petroleum Exchange di Londra (IPE). Questi mercati non trattano petrolio reale, ma solo "petrolio di carta". Nel 99,9% di tutti i contratti a termine stipulati al NIMEX, nessuna delle due controparti consegna o riceve petrolio reale. Queste transazioni, però, influiscono enormemente sull'andamento dei mercati. La IPE ha reso noto da poco che i contratti derivati sul Brent Crude quest'anno hanno raggiunto un volume che non ha precedenti: il 14 maggio i contratti derivati aperti riguardavano un volume di 3375 milioni di barili. Questo equivale a cinque volte il totale dell'estrazione petrolifera giornaliera mondiale. Per l'IPE sono disponibili solo le cifre del 12 febbraio, da cui risulta che i future sul brent crude avevano raggiunto i 179 milioni di barili, più del doppio del totale mondiale. Un aspetto curioso della questione è che mentre il "brent di carta" raggiunge volumi sempre maggiori, le consegne effettive di brent reale sono in netta diminuzione. All'inizio degli anni Novanta, la produzione giornaliera di brent ammontava a 700 mila barili al giorno, ma nel 2003 era scesa a 327 mila. Se presumiamo che il brent oggi effettivamente estratto sia di circa 300 mila barili al giorno, il "brent di carta" annunciato il 14 maggio supera quello realmente prodotto di 1250 volte. Sebbene il vero Brent rappresenti meno dello 0,4% della produzione mondiale, il suo prezzo determina quello del 60% di tutta la produzione petrolifera mondiale." (EIR Strategic Alert n.24) Non solo. Molti paesi arabi non stanno rispettando le quote OPEC. L'Algeria ad esempio: per tutto il 2003 e il primo semestre 2004 ha avuto una produzione è 1,4 milioni di barili/giorno, mentre la quota OPEC è di 782.000 barili/giorno, costantemente superata dall'Algeria. Quasi tutti i paesi si comportano allo stesso modo. I 3.500 barili di petrolio dell'Irak - quelli che mancano dal mercato - già da più di un anno li stanno producendo gli altri. Dunque la crisi del petrolio è un "imbroglio" . Come nel 1973 il petrolio viene usato dagli USA per regolare il mercato mondiale, creando inflazione nei paesi più dipendenti dal petrolio, come Europa e Giappone, ma in parte anche Cina, e ridistribuendo ricchezza agli alleati petroliferi, primo fra tutti l'Arabia Saudita. Un imbroglio redditizio per tutti, e quindi una "verità economica".
BILDERBERG 03/06/2004
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Il futuro deciso a porte chiuse

Un centinaio di potenti decideranno, per i propri interessi, le politiche economiche e sociali del pianeta, al di fuori di qualsiasi controllo democratico.
Lo fanno di segreto da cinquant'anni a questa parte, e si ritroveranno quest'anno in Italia, dal 3 al 6 giugno, a Stresa, in riva al lago Maggiore.
Con troppa casualità anche Bush e' in Italia in quei giorni. Il meeting si svolge sotto un controllo militarizzato, e con la totale assenza dei media.
Il Bilderberg, (nome preso dall' Hotel Bilderberg dove nel 1954 Bernardo d' Olanda promosse il primo meeting) è u'organizzazione considerata la più segreta e potente nel mondo. Il gruppo, raggruppa grossa parte del gotha del neo-imperialismo occidentale. Sono i Padroni del Mondo, un'élite ristrettissima composta da personalità importanti a livello politico (George Walker Bush, Richard Perle, Paul Wolfowitz, Henry Kissinger) ed economico (Rockefeller, famiglia Rothschild).

Il primo tema nella lista di Stresa è il piano del "Grande Medio oriente" in un menu prevedibile, ampio e catastrofico, che comprende tutti gli attuali fallimenti economici, politici e militari del capitalismo globale.
Per la rappresentanza italiana sarà il secondo vertice della sedia vuota, senza Gianni Agnelli, che era fondatore e storico membro del comitato dirigente del Gruppo insieme con Henry Kissinger, il marchese D'Avignon, David Rockfeller, etc. Dicono i maligni che l'Avvocato facesse da filtro capriccioso, facendo invitare alle riunioni solo chi diceva lui. Adesso gli inviti si sono allargati. Tra i partecipanti sicuri alla riunione, avremo gli immancabili Mario Monti, Tommaso Padoa-Schioppa, Mario Draghi e Franco Bernabè.
Ma rivedremo forse alcuni dei nomi nuovi cooptati l'anno scorso al vertice di Versailles: Alfredo Ambrosetti, inventore dell'omonimo seminario, Rodolfo De Benedetti, Roberto Poli e Paolo Scaroni dell'Eni. Più difficile il ritorno di Corrado Passera di Banca Intesa, inseguito dalla magistratura e del giornalista di Repubblica Marco Panara.

luogo:
Venue: Grand Hotel des Iles Borromees - Stresa
Hotel des Iles Borromees - Corso Umberto I, 67 - 28838 Stresa - ITALY
tel. +39 0323 938 938 / fax. +39 0323 324 05
e-mail: borromees@borromees.it

Il segreto da mantenere - I partecipanti al Bilderberg - Resoconto di Bilderberg 2004

[ bildberg.org | panascope.org ]
INDY FINANCIAL WATCH 10/05/2004
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Greenspan, i tassi e "medicare"

Grande volatilità sui mercati. Come dire nessuno ci capisce niente. O quasi nessuno. In realtà alcuni dati provenienti dagli U.S.A. stanno dicendo che la crisi è finita. Che la ripresa è solida. Che l'inflazione potrebbe rialzarsi. E che quindi i tassi saliranno
In realtà a guardare i "futures" i tassi dovrebbero salire ad agosto. Se poi scontiamo l'anno elettorale dovrebbero salire ancora dopo. Ma i dati dell'economia reale dicono che forse un "surriscaldamento" dell'economia americana è già in atto. E Greenspan non si farà di certo prendere in contropiede.
E allora guardiamo i dati. Ad aprile gli occupati sono cresciuti di 288.000 unità e il tasso di disoccupazione è sceso al 5,6%. Dati drogati dalle elezioni, certo, ma comunque superiori alle aspettative. La produzione industriale è ai livelli pre-crisi. La produttività cresce sopra il 5%. dati USACresce anche l'inflazione, al 2,3% (annualizzata). Il doppio delle aspettative.
Quanto basta a diffondere il panico su mercati che nel 2003 e nei primi due mesi del 2004 erano andati in cerca di rendimenti ad alto rischio, giocando sul fatto che indebitarsi in dollari, fra svalutazione e bassi tassi, costasse poco (carry trade). I prestiti verso i "cosidetti" emerging markets, Brasile, Turchia, Indonesia Russia ecc. erano scesi ai minimi storici
E si finanziavano allegramente i "corporate bonds" americani. Quelle obbligazioni tanto simili alle nostre Cirio e Parmalat.
Ora il mercato torna indietro cercando approdi sicuri. E i tassi salgono, prima di tutti i tassi sui mutui casa in America. E quelli degli emerging markets subito dopop. Crollano invece i mercati azionari dei paesi emergenti. I capitali tornano a casa. dati
Conclusione: possibili crisi nei percati emergenti, Brasile Russia, Turchia, Far East.
Possibili crisi aziendali negli USA sui "corporate bonds". Dollaro in rialzo sull'Euro. Le Borse prima andranno giù e poi risaliranno, quando la ripresa dimostrerà di aver superato il ciclo.
Restano gli squilibri della finanza Americana. Un deficit fiscale che corre verso il 5% del P.I.L. Un deficit commerciale anch'esso intorno al 5%. E d'altra parte è questo il prezzo della ripresa: le spese militari e per la sicurezza che hanno sfondato ampiamente il tetto dei 400 miliardi di dollari sono stati i veri "motori della ripresa" Keynesismo militare, appunto. Ma non è di questo che si preoccupaq Alan Greenspan. No, lui si preoccupa di "medical care", medicare come dicono gli americani, cioè della legge che consente agli ultrasessantenni cure gratuite da parte dello Stato.
E' "medical care" il nemico che fa sforare il deficit. Tagliare le spese sanitarie per compensare quelle militari, che sono utili all'economia. Davvero fermare questa guerra è l'atto più anticapitalistico che possiamo fare.
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