Il governo greco è giunto al secondo stadio del piano per il rientro economico finanziario. Se il primo era prostrarsi, supinamente, davanti al mostro capitalismo, distruggendo così in un solo mandato innumerevoli diritti che la popolazione aveva aquisito con anni di lotte, il secondo è quello di reprimere i contestatori e di oscurare i loro mezzi di informazione.
Attaccare gli strumenti di informazione attraverso il mezzo televisivo e i giornali di regime, per criminalizzare il dissenso, per creare del vuoto intorno alle voci e ai corpi fuori dal coro, per affievolire le resistenze, "tagliare i ponti". Succede sempre così, ogni volta che le piazze esprimono delle posizioni forti, ogni volta che uomini e donne alzano la testa, ogni volta che l'informazione indipendente diventa fondamentale. Attaccare gli strumenti di partecipazione e condivisione attraverso leggi liberticide, che siano europee, mondiali o nazionali poco importa.
Questo meccanismo si ripete a livello mondiale, in tutti i regimi: da quelli democratici a quelli dittatoriali.
Spesso sono adottabili degli strumenti tecnici per difendersi, ma da soli non bastano. La solidarietà, il libero pensiero e la controinformazione sono l'unica arma indispensabile e intramontabile.
Raccogliamo, dunque, l'invito greco ed esprimiamo solidarietà ad indymedia atene e agli uomini e donne colpiti da un'aspettata repressione. Non è la prima volta che indymedia in Grecia è oggetto di repressione, infatti gà nel 2009 indymedia Atene e indymedia Patrasso venivano attaccate a seguito della rivolta ad Atene a seguito della morte del giovane Alexis. Oggi, in un momento di grande tensione sociale, le voci libere vengono imbavagliate in Grecia come nel resto del mondo. Per questo motivo occorre, ancora di più, essere presenti ed attivi nell'opera di informazione libera.