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Università, Mussi contestato
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il manifesto Saturday, Oct. 28, 2006 at 4:29 PM |
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Studenti e precari chiedono al ministro di dimettersi. E il convegno Ds diventa un'assemblea
Eleonora Martini Roma Quando al grido di «Mussi libero» i ricercatori precari e gli studenti universitari della Sapienza srotolano il loro striscione su cui hanno scritto «O col governo o con l'università», lui li accoglie divertito. Tre ore dopo, quando il convegno «Ricerca e università: come migliorare la finanziaria», organizzato ieri dai Ds a Roma, si è ormai trasformato in una animatissima assemblea, il ministro del dicastero più penalizzato dalla prima manovra del centrosinistra si appassiona al microfono e difende «con le unghie e con i denti il governo Prodi». «Ti devi dimettere non per quello che può succedere, ma per ciò che è già successo, perché non ti danno nessuno spazio di manovra per invertire lo storico disinteresse e disinvestimento dei governi italiani nella formazione e nella ricerca». Gli studenti e i precari si rivolgono così, informalmente, al ministro che è stato loro compagno di tante battaglie per il sapere e contro la precarietà. «Noi siamo qui per liberarti, perché tu sai di essere ostaggio dei tuoi sottosegretari e del corpo baronale», insistono. La sala si surriscalda, «Nostalgici!» grida qualcuno contro i manifestanti, ma è lo stesso Mussi a placare gli animi: «Far vedere anche i punti di conflitto è una delle funzioni della democrazia». Ma non sono i soli a protestare, ci sono anche gli «Studenti in movimento di Tor Vergata» e gli esasperati precari del Cnr e degli enti di ricerca che attaccano la riforma Bersani che riduce anche per gli atenei le spese del 20%. «Vorrei stare nel Governo per l'università», è la risposta allo striscione di Fabio Mussi che lascia al contestato sottosegretario Luciano Modica la difesa dei punti più criticati della finanziaria. Punti sui quali anche Rifondazione comunista ha lavorato per redigere gli emendamenti presentati ieri mattina alla stampa e che saranno portati in commissione bilancio la prossima settimana. Innanzitutto troppo pochi i 140 milioni di euro stanziati nell'arco di tre anni per le nuove assunzioni, limitate ulteriormente da un secondo vincolo numerico, legato al turn over, che di fatto penalizza gli atenei più giovani. Siamo ben lontani dai 20 mila promessi nel programma dell'Unione, ma Mussi parla invece di migliaia di posti: «Nel 2008 ci saranno i concorsi - dice, ma gli contestano la mancata riforma - nel 2007 non siamo in grado di assumere 37.000 persone». Altro punto: il dimezzamento degli scatti di anzianità che riduce gli stipendi delle figure non contrattualizzate. L'articolo relativo, il 64, potrebbe essere cassato dalla manovra, annuncia Mussi ma, aggiunge, «dopo andrà aperta una seria discussione sulle progressioni di carriera e il premio di merito perché non tutti i docenti lavorano allo stesso modo». Il ministro poi rivendica l'istituzione dell'Agenzia per la valutazione, «organo terzo e imparziale sugli atenei», contestata invece perché affidata a privati. E ancora: il taglio ai fondi per il funzionamento ordinario delle università, che è «ancora in discussione», assicura Modica, e alla ricerca. Ma Mussi su questo non ci sta: «Ci sono 1,5 miliardi di euro stanziati per la ricerca dal 2007 al 2009, non era mai successo prima. E' una bestemmia paragonarci alla Moratti».
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Mussi contestato: ti devi dimetere
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il giornale Saturday, Oct. 28, 2006 at 4:31 PM |
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Mussi contestato: ti devi dimettere - di Redazione - Roma. Il ministro dell'Università Fabio Mussi è stato contestato da alcuni studenti universitari dell'Università «La Sapienza» di Roma. I giovani del gruppo «Studenti precari» hanno interrotto con un blitz l'assemblea organizzata dai Ds per parlare di Finanziaria e università. Gli studenti hanno esposto uno striscione con la scritta «Mussi: o col governo o con l'università» e hanno letto un lungo comunicato con il quale hanno chiesto le dimissioni del ministro:
«Ti devi dimettere perché non ti danno nessuno spazio di manovra, sei ostaggio dei tuoi sottosegretari e del corpo baronale che è il primo avversario di noi studenti». Ma contro il ministro e i tagli all'Università sono scesi sul piede di guerra anche gli insegnanti universitari. Il 17 novembre è in programma lo sciopero nazionale dei sindacati e delle associazioni della docenza, che sarà preceduto da una settimana di mobilitazione e blocchi decisi a livello locale.
La protesta riguarda soprattutto i tagli ai cosiddetti «consumi intermedi» degli atenei come elettricità, telefoni e manutenzione
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Il ministro dell’Università Mussi contestato a Roma
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liberazione Sunday, Oct. 29, 2006 at 12:15 PM |
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Il ministro dell’Università Mussi contestato a Roma dagli studenti della Sapienza Stop precarietà ora!
appello comune per la manifestazione Andrea Milluzzi Si ricompatta il fronte di Stop precarietà ora!. Dopo i dissensi provocati dalla manchette dei Cobas pubblicata sul Manifesto, che ha provocato l’uscita dal comitato di Cgil e sinistra Ds, ieri sera gli organizzatori hanno scritto e firmato un comunicato comune (che pubblichiamo interamente a fianco) per invitare alla presenza in piazza il 4 novembre contro la precarietà. Solo Fausto Durante, segretario nazionale della Fiom ha espresso delle perplessità, anche se precedenti alla stesura del comunicato: «Mi pare necessario riaprire il dibattito sulla nostra adesione alla manifestazione. Infatti, battersi contro la precarietà è una cosa. Prendere di mira il governo Prodi, o una parte della maggioranza di centrosinistra che lo sostiene, è tutt’altra cosa». Ma la posizione comune raggiunta ieri sera smentisce questo pericolo.
Nel frattempo continua la mobilitazione dei precari. Ieri è stato, per così dire, il giorno dell’Università. A Roma, durante un convegno (a porte chiuse) dei Ds che aveva come argomento i provvedimenti in Finanziaria riguardo a ricerca e Università, un gruppo di studenti e di precari della Sapienza hanno fatto un’incursione a sorpresa per contestare il ministro. Al grido di “Mussi libero, Mussi libero”, i ragazzi hanno chiesto le dimissioni del successore di Letizia Moratti: “O col governo, o con l’università”. Il motivo della contestazione è scritto in un volantino distribuito ai presenti: «Sarebbe facile dire questo a fronte delle promesse fatte e non mantenute, degli ennesimi tagli della finanziaria, della legge Moratti che rimane intonsa» ma il problema è che «sai di essere ostaggio dei tuoi sottosegretari e del corpo baronale. Quindi noi siamo qua per liberarti». In serata arriva la risposta del ministro: «Paragonare questo governo alla Moratti è una bestemmia, ma io resto al governo per l’università». Il prossimo round del confronto sarà probabilmente il 17 novembre, giorno di mobilitazione nazionale dell’università e della ricerca e dello sciopero generale dei sindacati di base contro la finanziaria: «Siamo pronti ad assediare la nuova maggioranza, perché nulla è cambiato dal 25 ottobre del 2005, giorno della manifestazione contro il ddl Moratti». Sulla vicenda è intervenuto Domenico Jervolino, responsabile università del Prc: «Noi insistiamo nel dire che università e ricerca sono uno di punti più neri della finanziaria che richiedono interventi radicali. Il 4 e il 17 novembre sono due scadenze fondamentali ed è importante che ci sia una spinta dal basso».
A Siena invece, dopo la manifestazione degli studenti contro il lavoro precario all’interno dell’ateneo, il prorettore Vittorio Santoro ha incontrato ieri una rappresentanza di manifestanti che hanno avanzato richieste rispetto al loro rapporto di lavoro con l’università, nel corso del quale ha ribadito la volontà di aprire un tavolo di confronto sul precariato e di introdurre in ateneo un sistema di monitoraggio costante di tutti i rapporti di lavoro atipico.
Ma non solo l’università è luogo di accumulo di precarietà. Un altro settore sotto accusa è quello dei trasporti. Cnl, Sult e Sin. Cobas hanno annunciato ieri che, nell’ambito delle iniziative di avvicinamento al 4 novembre, organizzeranno per il 27 ottobre due manifestazioni all’aeroporto di Fiumicino, dove, denunciano «l’utilizzo del lavoro precario è arrivato a livelli assurdi, circa il 50% degli occupati. Le tante vertenze in corso passano tutte dalla precarietà delle condizioni di lavoro a quella dell’occupazione». Sempre ieri è stato il giorno dello sciopero dei 600 lavoratori della Tevere Tpl Scarl, l’azienda che gestisce in appalto il servizio di trasporto pubblico locale in 71 linee periferiche di Roma, circa il 20% dell’intera linea romana. L’adesione alla protesta, indetta dalla Rdb, è stata del 98% e gli unici due autobus in servizio sono stati quelli condotti da due autisti condotti da due autisti in prova, con un contratto di apprendistato, e quindi praticamente costretti a non aderire alla protesta. Il motivo dello sciopero, già in programma il 17 ottobre scorso e rimandato per l’incidente della metropolitana, è la condizione di lavoro e le mancate risposte dell’azienda alle reiterate richieste dei lavoratori. Quella della Tevere è una delle tante vertenze che si aprono all’interno di aziende esterne vincitrici di appalti pubblici. In questo caso il consorzio ha vinto un appalto del Comune di Roma e adesso i suoi lavoratori si trovano in una condizione in cui guadagnano meno, lavorano di più e hanno meno diritti dei loro colleghi della Trambus, azienda del comune che gestisce direttamente il resto del trasporto pubblico della capitale. Fuori dal pubblico, crescono le ingiustizie e diminuiscono salari e diritti. Proprio come diceva il rapporto dell’Ires Cgil sulla precarietà.
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Mussi contestato dagli studenti: mi batterò a favore dell’università
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il messaggero sabato 29/10 Monday, Oct. 30, 2006 at 11:03 AM |
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Sabato 28 Ottobre 2006
ROMA «Vorrei stare nel Governo per l'università»: ha replicato così il ministro dell'Università e della Ricerca, Fabio Mussi, agli studenti e ai precari della Sapienza che ieri, dopo un'assemblea nazionale tenuta nell'ateneo romano, lo hanno invitato a scegliere: «O con il Governo o con l'Universita». Lo ha fatto chiudendo, dopo aver ascoltato per circa tre ore con attenzione tutti gli interventi che si sono succeduti durante l’incontro organizzato dai Ds sul tema «Ricerca e università: come migliorare la Finanziaria». Una vera e propria bagarre con tanto di irruzione nell’auditorium di via Rieti. «È una bestemmia paragonarci alla Moratti», ha tuonato Mussi di fronte alle proteste arrivate dalla platea e ha assicurato che punterà i piedi per ottenere modifiche nella Finanziaria, a cominciare da quel taglio ai consumi intermedi degli atenei (spese per elettricità, telefoni, manutenzione, ecc..) che, ha detto, «Sono come il menisco per il ginocchio, sottile ma indispensabile». «Spero che domani - ha spiegato il ministro più tardi a Montecitorio - le cose si rimetteranno sulla giusta strada». Una conferma è venuta dal sottosegretario all’Economia, Nicola Sartor: «Ci sarà un alleggerimento sulle università. Non so ancora come sarà compensato, ma gli uffici ci stanno lavorando. L’emendamento potrebbe arrivare lunedì». Mussi con gli universitari ha promesso di puntare i piedi. «Ma - ha aggiunto - difendo con le unghie e con i denti il Governo Prodi» perchè «in Italia si può stare con l'università soltanto se si ha un progetto di cambiamento». Il ministro non ha nascosto i ritardi che sconta l'Italia rispetto agli altri Paesi e ha ammesso che sì «il rischio di diventare una provincia di qualche impero è forte» e «non è sostenibile una precarietà del lavoro ai livelli a cui è arrivata nel nostro Paese». Ha ricordato anche di aver sempre detto che il primo anno della legislatura sarebbe stato magro sul fronte delle risorse e ha affermato con schiettezza: «Non siamo in grado di assumere nel 2007 37.000 persone». Ma ha invitato i più turbolenti partecipanti all'incontro (diverse volte lo hanno interrotto per contestare le scelte del Governo) a guardare anche a quel che di buono c'è nella Finanziaria per università e ricerca. Per quest'ultima soprattutto «non ci sono tagli, ma risorse aggiuntive». «Un miliardo e mezzo di euro per finanziare la ricerca di base. Non era mai successo prima» ha fatto notare ricordando, nel suo infuocato intervento, che anche aver preso una posizione netta in sede europea sulla questione delle staminali ha avuto effetti collaterali positivi sul fronte delle risorse. Quanto agli enti di ricerca, «l'esempio dell'Asi è interessante e può essere seguito per altri enti» ha detto. Aggiungendo che «i partiti sono utili sempre salvo quando si fanno le nomine: lì non li voglio intorno».
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il volantino distribuito dagli (Anziani) precari Istat
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precari istat Monday, Oct. 30, 2006 at 11:34 AM |
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IERI precari
OGGI assunti!
Solo qualche mese fa leggevamo sui manifesti che erano attaccati ai muri delle nostre città: “Oggi precario. Domani lavoro”.
Oggi (ovvero il domani dei manifesti) troviamo sbandierati nelle televisioni nazionali proclami di vittoria per la “Finanziaria della svolta”. La Finanziaria che dovrebbe portare sviluppo al paese e redistribuire le risorse.
La Finanziaria conferma, per gli Enti Pubblici di Ricerca, il vergognoso blocco delle assunzioni, che si perpetua da 10 anni, con la sola interruzione del 2001.
La Finanziaria enuncia condivisibili principi. Per chi in questi anni ha lavorato con un contratto a termine, svolgendo lo stesso identico lavoro di chi aveva un contratto a tempo indeterminato ha il diritto di vedersi uscire dalla precarietà contrattuale.
La Finanziaria – quindi - comprende i problemi, enuncia i giusti principi, peccato che ne rimanda le soluzioni.
Nel 2007 gli enti pubblici di ricerca si ritroveranno con le stesse briciole del 2006 (l’Istat durante l’ultimo anno ha assunto ZERO persone).
Il rinvio delle assunzioni al 2008 contribuirà a fare perdere ancora personale alla già dimagrita pianta organica degli enti pubblici di ricerca, lasciando senza sostituzione i pensionati del 2006.
Noi (anziani) precari Istat vogliamo ora e qui il nostro diritto al futuro.
Vogliamo che le assunzioni partano da subito, che i giusti princìpi si trasformino – immediatamente – in pratica.
Non siamo d’accordo con la piattaforma dei sindacati confederali della ricerca, che vorrebbero barattare lo sblocco delle assunzioni nel 2007 con la discrezionalità (ente per ente) delle modalità di reclutamento. Vogliamo certezze. Ci siamo stancati delle vaghe promesse.
Non è possibile che un governo “amico”, che ha impostato sulla fine del lavoro precario l’intera campagna elettorale, privilegi i finanziamenti alle imprese, alla scuola privata, alla ricerca militare, mentre ricerca pubblica e università rimangono, ancora una volta, buone ultime.
Per questi motivi eravamo in piazza durante gli ultimi anni, per questi motivi siamo qui oggi e saremo in questi giorni in ogni occasione che ci sarà concessa per protestare e comunicare le nostre (buone) ragioni.
27 ottobre
Liberiamo Mussi, Auditorium Via Rieti ore 15
Assunti:
Se non ora quando ? Se non qui dove ?
DIRITTO AL FUTURO PER TUTTI
(Anziani) precari Istat, 27 ottobre 2006
http://www.precari.tk
www.precari.tk
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