Ore 10.00 Università "La Sapienza" - Assemblea nazionale indetta dai sindacati confederali e dalle associazioni della docenza : Di fronte alla presenza soverchiante di studenti e ricercatori precari gli organizzatori dell'assemblea, nonostante le ripetute e rocambolesche resistenze, si trovano costretti ad approvare una mozione che lancia per il 17 novembre lo sciopero generalizzato del mondo dell'università, della ricerca e della formazione. Il documento approvato dall'assemblea lancia per il 17 novembre la proposta di blocco delle università in tutta Italia con manifestazione a Roma e partenza da p.zzale Aldo Moro. A fronte della situazione di crisi ormai cronica in cui vige l'università a causa delle riforme degli ultimi anni e dell'attuale legge finanziaria, oggi più che mai è necessario ribadire la necessità dell'apertura di un processo di autoriforma dal basso della didattica e della ricerca. Questo andremo a dire, di nuovo tentando di assediare i palazzi del Governo, il 17 novembre. Seguirà nei prossimi giorni un appello di convocazione del corteo.
ORE 15.00 Auditorium Via Rieti : Gli studenti e i ricercatori precari fanno irruzione nel convegno organizzato dai Democratici di Sinistra su "Università e Ricerca" e contestano il Ministro Mussi al grido "MUSSI LIBERO" "O CON IL GOVERNO O CON L'UNIVERSITA'". A seguire il comunicato letto e ditribuito di fronte al Ministro.
MUSSI LIBERO! Mussi dimettiti. Sarebbe facile dire solo questo, a fronte delle promesse fatte e non mantenute, degli ennesimi tagli della finanziaria su formazione e ricerca, della famigerata legge Moratti che rimane intonsa, della piena fiducia ribadita nella disastrosa riforma Berlinguer-Zecchino, di almeno 55.000 precari a cui viene dato il consiglio di gettarsi col coltello tra i denti nello stato di natura a competere per qualche migliaio di posti, in cambio di servilismo e fedeltà ai baroni. A fronte di questi cristallini dati di fatto, presumiamo di conoscere già la risposta tua o di qualche autorevole voce del ministero: io non sarò il ministro dei tagli all’università, bisogna aspettare e vedere. Salvo poi, magari, tirarsi ancora una volta indietro, perché si raggiungerà un accordo con Padoa Schioppa o ci si accorderà con la Conferenza dei Rettori, fondazione privata che senza alcuna legittimità si erge a rappresentante degli interessi del mondo accademico. Do you remember? È già accaduto alcuni anni fa, quando in quel caso fu la CRUI a minacciare le dimissioni e poi a tirarsi indietro dopo che la Moratti concesse qualche briciola. Questi sono accordi privati tra lobby, remake di film scadenti. No, grazie, preferiamo il brivido delle prime visioni. E allora, oggi noi siamo qui per dirti una cosa differente: ti devi dimettere non per quello che può succedere, ma per quello che è già successo. Ti devi dimettere perché – per mancanza di forza laddove il coraggio è sufficiente, perché te lo impediscono laddove vorresti – non ti danno nessuno spazio di manovra per invertire lo storico disinteresse e disinvestimento dei governi italiani (di destra o di sinistra, con fondi pubblici o privati) nella formazione e nella ricerca. Non stiamo dicendo niente di diverso da quello che tu hai sostenuto, snocciolando i tristi dati sul mancato investimento italiano rispetto ad altri paesi.
Ma soprattutto, caro (noi speriamo da oggi ex) ministro, noi siamo qui oggi per liberarti. Già, proprio così: lo sappiamo che non lo puoi dire apertamente, ma che sai di essere ostaggio dei tuoi sottosegretari e del corpo baronale, che è il primo avversario di noi studenti, precari e corpo vivo della formazione e della ricerca, e di chiunque voglia fare dell’università uno spazio pubblico di confronto e condivisione. Non è forse Modica che vuole trasformare gli atenei in fondazioni private, salvaguardando però il potere assoluto e arbitrario delle lobby baronali? Come a dire: università di mercato e di governo, il peggio del sistema feudale e il peggio delle riforme aziendalistiche concentrate in un’istituzione pachidermica. Si riempiono la bocca della parola magica governance ma in realtà vogliono solo spartirsi il potere: il comando feudale nella torre d’avorio, il controllo statale sui meccanismi di precarizzazione, il ruolo parassitario delle imprese nel succhiare saperi e intelligenze. Totalmente alieni da quella forma policentrica e reticolare di regolazione che la governance dovrebbe essere, si perpetuano le classiche gerarchie del comando, escludendo sistematicamente le voci di precari e studenti, oppure facendole passare attraverso il simulacro di parossistici organi rappresentativi, privi di potere decisionale e ridotti a stakeholder dell’impresa feudale accademica.
Il 25 ottobre 2005 in 150.000, dopo ripetute cariche della polizia, assediammo il Parlamento in cui si approvava il Ddl Moratti. In quell’occasione l’allora opposizione non ebbe il coraggio di fare l’unica cosa sensata: scendere in piazza e bloccare i lavori. Il 17 novembre 2006, insieme allo sciopero generale contro la finanziaria dei sindacati di base e nella giornata nazionale di mobilitazione dell’università e della ricerca, siamo pronti ad assediare la nuova maggioranza di governo, perché nulla è cambiato da quel 25 ottobre. Per quel giorno, caro (per allora speriamo non più) ministro, noi ti offriamo la libertà dai tuoi sequestratori: una moltitudine di studenti e precari, il sapere vivo dell’università e della ricerca, ti coprirà la fuga. In caso contrario, dovremo purtroppo registrare un nuovo amaro caso della “sindrome di Stoccolma”.
Tra la libertà e i tuoi carcerieri, a te la scelta. Però falla qui, non altrove. Oggi, non domani. Con noi, e non contro di noi.
STUDENTI E PRECARI DELLA SAPIENZA
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