Mentre i precari manifestano in piazza i politici fingono di ridursi gli stipendi.
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Non passa quasi giorno senza che Giorgio Napolitano, dall'alto del suo scranno presidenziale, non ci ammanisca la sua ormai consueta predica,banale, conformista e reazionaria (vedi, ad esempio, le frequenti dichiarazioni, assurde e guerrafondaie sulle missioni militari italiane all'estero). Tuttavia, poco tempo fà, anche Napolitano è riuscito a dire qualcosa di saggio, quando ha invitato a ridurre i "costi della politica". L'appello è stato apparentemente accolto dai nostri politici che, anzi, hanno cominciato ad esibirsi in una sorta di "gioco delle tre carte" (l'antico giochetto, costruito per truffare i gonzi, che si può osservare ogni domenica a Porta Portese a Roma o nelle sagre paesane): da un lato emettono proclami -amplificati dai megafoni servili e compiacenti della stampa di regime- di riduzione della spesa per la politica e delle loro laute prebende, dall'altro, di fatto, deliberano consistenti aumenti della spesa stessa. Così è avvenuto, infatti, con la recente approvazione dei bilanci interni di Camera e Senato. Ma la beffa piu' clamorosa riguarda la tanto strombazzata riduzione del 30% degli stipendi dei ministri che E', IN REALTA', UN CLAMOROSO FALSO, rimbalzato anche su Indymedia nei giorni scorsi. Le vecchie volpi di Palazzo, infatti, hanno potuto annunciare un taglio così netto giocando sulle parole e sui cavilli giuridici e cercando di infinocchiare quei "gonzi" di cittadini: IL TAGLIO EFFETTIVO E' SOLO DEL 7-9%, quindi ben poca cosa rispetto a quello gridato ai quattro venti. Infatti, l'articolo della legge finanziaria che dovrebbe decurtare drasticamente del 30% le entrate di ministri e sottosegretari si riferisce esclusivamente al "trattamento economico complessivo dei ministri e dei sottosegretari di stato, previsto dall'articolo 2, comma 1, della legge 8 aprile 1952, n. 212 e successive modificazioni", senza fare alcun richiamo agli altri provvedimenti legislativi che disciplinano la materia.
Il risultato è che, per il Presidente del Consiglio Prodi, la riduzione reale è pari a circa il 9,7 %, perchè i suoi complessivi 13.952 euro mensili netti (indennità parlamentare = euro 5.419 + indennità tecnica = euro 4.003 + stipendio = euro 4.530. La riduzione del 30% si applica solo su quest'ultima voce ed è pari a euro 1.359) si ridurranno alla "miseria" di euro 12.593 netti. Per i ministri, visto che la voce "stipendio" è inferiore ed incide quindi meno sul totale, la riduzione effettiva scende al 7,2% e per i sottosegretari al 6% circa.
Questa è la reale, risibile riduzione delle entrate complessive dei membri del Governo, non quella strombazzata , con grande faccia tosta, da politici e corifei di regime! Ma il gioco delle tre carte continua e si racconta la favola della "finanziaria di sinistra", dei "ricchi che piangono"...
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