AMNISTIA E INDULTO SUBITO!
PRESIDIO SOTTO IL CARCERE DI POGGIOREALE
LUNEDI 24 LUGLIO ore 11.00
11.000 provvedimenti giudiziari contro gli attivisti dei movimenti sociali. Le vaste proporzioni della rappresaglia giudiziaria contro le lotte sociali si è estesa dai manifestanti delle mobilitazioni noglobal di Napoli e Genova, o di quelle antifasciste di Roma e Milano, ai lavoratori e sindacalisti
degli stabilimenti Fiat, del trasporto urbano e degli aereoporti, precari,
studenti, disoccupati. Persone che hanno bloccato le ferrovie contro la guerra,
o le autostrade per difendere i propri territori a Scanzano, ad Acerra o in Val
di Susa, senzatetto che hanno occupato le case e si sono mobilitati contro la
svendita dei patrimoni pubblici e le speculazioni immobiliari, attivisti
antirazzisti che hanno manifestato contro i Cpt, disoccupati e precari che hanno
organizzato azioni contro l’esclusione, il carovita, il lavoro nero o
interinale...
Se le lotte sociali hanno sempre marciato su un crinale sottile che anticipa la
legittimità futura impattando talvolta la legalità presente, storicamente l'amnistia è stata un mezzo per sanare gli attriti tra costituzione legale e costituzione materiale, tra le fissità e i ritardi della
prima, e l’instabilità e il movimento della seconda.
La scelta della "linea dura" contro il movimento si è accompagnata, negli ultimi anni, a una generale riduzione dei livelli delle garanzie e di tutela dei diritti di cittadinanza: rilancio dell’opera di contrasto alle libertà di movimento delle persone, ripresa degli indirizzi punitivi e proibizionisti sulle droghe, riemersione di orientamenti internanti nel trattamento del disagio mentale, campagne allarmistiche sulla insicurezza urbana, sulla microcriminalità, sull’emergenza terrorismo. In poche parole piena legittimazione della guerra e della repressione come principali strumenti di risoluzione dei conflitti.
Sono 62.000 le persone detenute nelle carceri italiane; in 40.000 eseguono
condanne penali fuori dalle mura, con le misure alternative alla pena, il
quadruplo rispetto al 1990.
Difficile, di fronte a questi numeri, non riconoscere il passaggio dallo “stato sociale” allo “stato penale” sul modello americano.
E’ venuto perciò il momento di chiudere questa lunga e disastrosa parentesi riportando il baricentro della politica dal penale al sociale, e mobilitarsi per:
- Amnistia e indulto veri, senza limitarsi a provvedimenti timidi e inadeguati
- La depenalizzazione dei reati connessi alle lotte sociali
- Abolizione di leggi vessatorie e classiste come la Cirielli e la Fini sulle droghe, la Bossi-Fini sull'immigrazione e le politiche di differenziazione carceraria.
- l’abrogazione della legislazione d’emergenza sempre più spesso usata per colpire l’azione dei movimenti;
- il ripristino del quorun a maggioranza semplice per l’amnistia, come indicava in origine l’art. 79 della costituzione;
- la chiusura dei Centri di permanenza temporanea per gli immigrati
Mentre in parlamento si discute con troppi compromessi di temi così importanti e delicati, spetta ai movimenti e ai cittadini mobilitarsi!
Promuovono:
Rete per l’amnistia di Napoli; Centri sociali Officina 99, Terra Terra, Ska, Damm; Federazione regionale Rdb/Cub, Collettivo NoBorder_Napoli, Comitato Immigrati di Napoli, Confederazione Cobas, Movimento Precari Rdb, Red Link, Area antagonista campana, Associazione MigrAzioni, Associazione Senza Frontiere…
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