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Che senso hanno queste guerre che nessuno vincerà mai?
by Franco Berardi Bifo Tuesday, Jul. 11, 2006 at 10:01 AM mail:

Occorre ripensare entro condizioni tecniche culturali e produttive completamente mutate il significato e la prospettiva dell’universalismo, occorre agire per sgretolare l’alleanza paradossale di ultraliberismo integralismo e schiavismo che in questi anni si va delineando.

Che senso hanno queste guerre che nessuno vincerà mai?
di Franco Berardi Bifo
Il dibattito che si sta svolgendo in questi giorni sulla questione del rifinanziamento della missione in Afghanistan non può esaurirsi con la decisione parlamentare condizionata dal ricatto politico della destra, né ridursi al problema di ritirare le truppe dall’Afghanistan, chiudendo gli occhi davanti alla catastrofe umanitaria che venticinque anni di guerra hanno provocato.
Il problema che oggi si pone con urgenza è quello di comprendere la natura della guerra iniziata dopo l’11 settembre del 2001 e di indicare una via d’uscita se questo è possibile.
Nella guerra afgana come in quella irachena è contenuto un paradigma di devastazione originale rispetto alla storia delle guerre moderne. Le guerre moderne erano decise, provocate e condotte da stati nazionali o da coalizioni di stati che si proponevano di vincere per imporre un nuovo ordine, di espandere il loro territorio e così via. Ora non è più così. Quando il presidente americano dichiarò che la sua guerra aveva carattere preventivo e infinito, intendeva che questa guerra non è combattuta per vincere ma per rendere possibile una devastazione e una rapina illimitata nello spazio e nel tempo.
Qui sta la novità della guerra interminabile iniziata in Afghanistan e continuata in Iraq: essa non ha come finalità la vittoria di uno Stato e la sconfitta di un altro, ma la devastazione progressiva dell’intero pianeta.
Le agenzie che dirigono effettivamente queste guerre sono corporation private il cui scopo non è la vittoria politica né l’espansione territoriale, ma l’estorsione di immensi profitti in cambio della fornitura di servizi militari (scadenti) e servizi civili di ricostruzione di ciò che viene incessantemente distrutto.
Le agenzie tradizionali della politica imperialista (gli stati nazionali, le coalizioni e gli organismi internazionali) hanno avviato la procedura politica della guerra, ma il vero soggetto dell’azione aggressiva sono corporation private come Halliburton Exxon, Parson, Bechtel, che non hanno alcun interesse alla vittoria militare e politica dell’Occidente, ma solo la finalità di sfruttare le risorse dei paesi aggrediti e le commesse multimiliardarie pagate dai contribuenti degli stati occidentali.
Queste agenzie private sono state incaricate di fornire servizi militari e civili di alta qualità al minimo costo. In effetti hanno fornito servizi di bassa qualità al minimo costo, e questo comincia ad apparire evidente, al punto che la stampa americana di ispirazione nazionalista e democratica denuncia il sabotaggio della guerra al terrore da parte di gente come Rumsfeld. Il problema è che Rumsfeld e compagnia non si sono mai posti l’obiettivo di vincere questa guerra, ma solo di aprire una fase infinita di devastazione e di appropriazione armata. A loro non importa nulla se decine di migliaia di soldati americani e britannici tornano a casa mutilati e distrutti, se decine di migliaia di civili irakeni muoiono sotto le bombe, e neppure gli importa che l’Occidente perda l’egemonia strategica in Medio Oriente, e che il terrorismo integralista moltiplichi le sue forze. Quel che importa ai funzionari delle corporation è aumentare i loro profitti anche se per ridurre i costi indeboliscono lo stesso fronte militare.
Il risultato è la più straordinaria disfatta strategica dell’Occidente, il potenziamento del terrorismo integralista, la proliferazione dell’armamento nucleare, e perfino il declino strategico del capitalismo americano.
Il consenso politico e la crescita economica o nazionale mondiale si fondano ormai sul terrore. L’utopia di un’economia dell’intelligenza che aveva permesso negli anni ‘90 un’alleanza tra capitale ricombinante e lavoro cognitivo ha lasciato il passo a un’economia psicopatica la cui unica finalità è appropriarsi delle residue risorse del pianeta escludendone la maggioranza dell’umanità.
E’ significativo a questo proposito un documento della Halliburton che propone la creazione di servizi per la difesa dell’elite internazionale in caso di crollo degli ecosistemi globali (vedi http://www.halliburtoncontracts.com/about/ )
La presidenza Bush sarà ricordata (ammesso che nel futuro ci sia qualcuno capace di ricordare), non solo per avere distrutto l’eredità dell’universalismo illuminista borghese, le garanzie civili e politiche di cui l’Occidente è stato a lungo l’alfiere, ma anche per aver corroso le basi dell’egemonia politica degli Stati Uniti d’America aprendo la strada al fascismo integralista islamico e al totalitarismo schiavista cinese, due potenze emergenti che negano alla radice il patrimonio sociale e politico del progresso della libertà e della solidarietà. Per il futuro della civiltà umana queste due potenze rappresentano un pericolo paragonabile a quello che fu il nazismo, ma purtroppo hanno una base sociale molte volte più estesa e una radice storica ben più profonda.
Il patrimonio dell’universalismo moderno è oggi smantellato sotto i nostri occhi: l’eredità che discende dall’Umanesimo, dall’Illuminismo e dal socialismo, attivamente contrastata dall’intolleranza integralista, ignorata dallo schiavismo totalitario cinese sembra essere ormai abbandonata anche dall’occidente democratico.
L’Europa non può limitarsi a difendere quel che resta di quel patrimonio e di quell’eredità. Occorre ripensare entro condizioni tecniche culturali e produttive completamente mutate il significato e la prospettiva dell’universalismo, occorre agire per sgretolare l’alleanza paradossale di ultraliberismo integralismo e schiavismo che in questi anni si va delineando.
L’alternativa è rassegnarsi alla violenza generalizzata, allo schiavismo e alla barbarie, all’estinzione di ciò che abbiamo imparato a considerare umano.
Questo mi pare il contenuto profondo della discussione sul finanziamento della guerra in Afghanistan, al di là dell’attuale scadenza parlamentare

11 luglio 2006

http://www.liberazione.it/commento.asp?tutto=1

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bifo non ha il dono della sintesi °°° Tuesday, Jul. 11, 2006 at 11:38 AM
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