Passa dal pubblico al privato. Lavora per lo Stato, spezzettandolo. Storia della candidata sindaco a Milano e della sua famiglia. Con il cuore oltreoceano. Nel 2003 Carlyle, di cui è consulente, acquista dal Tesoro 36 edifici di valore storico di proprietà dello Stato. Scontati del 32 per cento.
di Paola Baiocchi
Nel 1992 Letizia Moratti fonda una società per l’ottimizzazione dei servizi dell’amministrazione pubblica. Nel ’93 è vicepresidente dell’Ente nazionale italiano di unificazione. Nel ’94 presidente Rai, carica da cui si dimette nell’aprile ’96. Non senza aver prima, di fatto, provocato le dimissioni dei direttori generali, Gianni Billia e Raffaele Minicucci. Sempre nel ’94, attraverso la finanziaria di famiglia, la Securfin spa, acquisisce Nikols, il gruppo che, prima, diventa leader in Italia del brokeraggio assicurativo e che si espande, poi, in Europa e in America Latina. Dopo varie operazioni di fusione in 12 paesi, nel ’97 si allea con il gruppo Sedgwick. Nel ‘99 il cento per cento delle quote è acquisito dal colosso americano Aon Corporation. Ovviamente della filiale italiana, Aon Italia spa, fino al 2001, è Letizia a ricoprire la carica di presidente non esecutivo.
Mediazione, Mediobanca, media Nel ’96, donna Letizia pare abbia fatto incontrare D’Alema con l’allora amministratore delegato di Mediobanca Vincenzo Maranghi e con Luigi Fausti della Comit, magnificando «l’onestà intellettuale e la modernità dell’esponente Ds» che poi nel suo governo le offrirà un ministero, che lei però non accetta. Seguirà, d’allora in poi, la sua performance al grido di “spezzetta rileva e vendi”. Così in Rai cede, per esempio, i mensili Moda e King, che raccoglievano pubblicità per decine di miliardi di lire, ad una srl con capitale sociale venti milioni, della vecchia valuta. I proprietari sono i fratelli Cinzia e Mario Palmonella coinvolto quest’ultimo nello scandalo Intermetro e nessuna esperienza nell’editoria. Risultato: nel giro di un anno le due testate falliscono e la pubblicità migra verso la concorrenza. È il momento giusto per collaborare con Rupert Murdoch come presidente e amministratore delegato della News Corporation Europe. Ma resta sotto padrone solo dal novembre ‘98 al settembre ’99. Segue in quel periodo il piano di espansione in Europa del gruppo, che prevede il rilancio produttivo e commerciale di Stream, la piattaforma digitale, e lo sviluppo di Tm3 Gmbh, pay-tv tedesca. Per non perdere tempo Moratti partecipa al Consiglio di amministrazione della News Corporation Ltd Usa e della società televisiva britannica BSkyB.
Nozze d’oro greggio Dal matrimonio con Gian Marco Moratti nascono Gilda e Gabriele. Ma della famiglia fanno parte anche i due figli di Moratti, nati dal primo matrimonio con Lina Sotis. L’holding di famiglia è la Saras, petrolio ed energia, con sede a Sarroch vicino a Cagliari. La società è stata fondata da Angelo Moratti, padre di Gian Marco e Massimo, acquistando una raffineria nel Texas. L’ha fatta smontare e poi trasportare ad Augusta, in Sicilia. Lo ricordano come padrone dell’Inter, sua dal 1955, ma Angelo è stato anche uno degli avversari di Enrico Mattei (Eni) e noto, all’epoca, come uno dei capi del neofascismo. Racconta Aldo Ravelli, il grande vecchio della Borsa di Milano intervistato da Fabio Tamburini in Misteri d’Italia (Longanesi & C., 1996): «Io abitavo, e abito ancora oggi, dietro piazza San Babila. In quegli anni era la roccaforte dei neofascisti, che la presidiavano giorno e notte per l’intera settimana. Per molto tempo l’Msi ha avuto sede proprio qui sotto, in via Borgogna. E in piazza San Babila, le aggressioni contro militanti della sinistra e democratici di passaggio erano numerose quanto casuali. Insomma sotto casa mia bivaccavano gli esponenti più aggressivi delle squadre di picchiatori. Io ero amico fin da ragazzo di Angelo Moratti, il petroliere, uno dei capi del nuovo fascismo. I picchiatori, a quel tempo, erano ai suoi ordini».
Sempre con i più forti Nonostante la girandola di cariche, la Moratti siede dal 2001 nell’advisory board del Gruppo Carlyle, come risulta dal Who’s Who Italy (edizione aggiornata al 2005). Il Gruppo Carlyle nasce a New York per iniziativa di tre navigati signori del mondo degli affari: David Rubinstein, Bill Conway jr e Daniel D’Aniello, che nel 1987 mettono insieme cinque milioni di dollari e iniziano a lavorare. Nel 2003 dalla loro sede di Washington in Pennsylvania Avenue, a metà strada tra la Casa Bianca e il Congresso, gestiscono 14 miliardi di dollari, distribuiti in 23 fondi con interessi economici in 55 paesi e filiali in 21 nazioni. Carlyle investe e ricava profitti solo in settori strategici: industria aerospaziale, farmaceutica, difesa, telecomunicazioni, energia, media. La struttura dell’advisory board non è ufficiale, ma qualche nome circola: Karl Otto Poehl, ex presidente della banca centrale tedesca, l’ex segretario di Stato Colin Powell, Etienne Davignon, il finanziere George Soros e l’ex presidente delle Filippine Fidel Ramos. Tra gli italiani risulterebbero: Marco De Benedetti, Chicco Testa e, dal 2001, Letizia Moratti. L’ex ministro dell’Istruzione non ha difficoltà a introdurre in Italia il gruppo ai suoi primi affari. Si comincia con l’acquisizione di due aziende leader: la Riello di Verona, produttrice di bruciatori e la Tecnoforge di Piacenza, specializzata in raccordi per oleodotti. Nel 2003 Carlyle acquista dal ministero dell’Economia, retto da Tremonti, 36 edifici di valore storico di proprietà dello Stato, cartolarizzati attraverso la società Scip 1. Per poco più di 230 milioni di euro, con sconti anche del 32 per cento sui prezzi di mercato, vengono venduti beni vincolati come villa Manzoni sulla via Cassia con un parco nell’area della tomba di Nerone. Mentre in Francia l’acquisizione e poi la vendita da parte del gruppo Carlyle del giornale Le Figaro, provoca un acceso dibattito, in Italia l’unica a protestare è Giovanna Melandri. Non fa scandalo neanche il fatto, in realtà poco noto, che Letizia, considerando i suoi interessi, possa discutere in sede di governo di riforma previdenziale e Tfr. Promiscuità ai limiti del conflitto d’interessi tipico d’altronde della Carlyle. Quando la società acquista l’intero patrimonio immobiliare del San Paolo-Imi, consulenti dell’affare sono i legali della Clifford Chance, che si avvale della consulenza fiscale dello studio Vitali creato da Tremonti. Ma non finisce qui. Sempre nel 2003 il gruppo in Italia arricchisce il suo portfolio e il know-how con l’acquisizione di Fiat Avio, in partnership con Finmeccanica. Fiat Avio, che partecipa con i satelliti ai programmi di difesa europei, passa sotto il controllo di un gruppo americano, connesso con quel complesso militare-industriale che porta diritto al Pentagono. Bush padre è stato advisor ed è speaker della Carlyle; anche Bush figlio ha lavorato per Carlyle, dopo aver venduto le sue azioni della Arbusto, partecipate, com’è risaputo, dai sauditi bin Laden.
Donna strategica L’ultima creatura di Letizia Moratti è la Syntek Capital Ag di cui è socio di maggioranza e presidente onorario dell’advisory board. È una società di investimenti che opera nell’area dell’intelligence communications: internet security, wireless. Come reclama il sito dei farmacisti Pharmaidea «con sedi a Monaco, Milano, Londra, New York e Tel Aviv, Syntek è nella posizione ideale per supportare i business provenienti da Israele e dagli Stati Uniti che intendono svilupparsi in Europa». Sono nel supervisory board: Antoine Bernheim, Assicurazioni Generali e Lazard Frères, Oliver de Givenchy di Jp Morgan Chase, Eckard Pfeiffer, Martin Schoeller, H. Count Metternich e Lorenzo Pelliccioli del Gruppo De Agostini con qualche interesse nell’editoria scolastica. Si fa infine notare perlatro come fra i proprietari della Syntek ci sia anche il gruppo francese Marcel Dassault, noto per i cacciabombardieri Mirage
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