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Fiorani: i miei incontri con Berlusconi in Sardegna
by LUCA FAZZO e MARCO MENSURATI Saturday, May. 27, 2006 at 1:32 PM mail:

Fiorani: i miei incontri con Berlusconi in Sardegna "C'era anche Previti, mi chiese di assumere suo figlio

Fiorani: i miei inco...
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È iniziato ieri l'incidente probatorio chiesto dalla Procura
l'ex banchiere ha ripercorso le tappe della scalata ad Antonveneta




MILANO - Tra diciotto giorni Gianpiero Fiorani sarà un cittadino libero. Anche i confortevoli arresti domiciliari nella villa di Lodi verranno revocati per scadenza dei termini, e l'ex amministratore delegato della Banca popolare italiana potrà tornare a muoversi come gli pare. Ma prima c'è da affrontare un passaggio difficile. L'incidente probatorio chiesto dalla Procura di Milano: ovvero l'interrogatorio in aula, alla presenza degli avvocati delle decine di persone che le sue dichiarazioni sulla scalata Antoneventa hanno tirato in ballo.

Non è facile: gli ex complici non ci sono (anche Stefano Ricucci, che avrebbe potuto approfittarne per mettere il naso fuori da Regina Coeli, ha rinunciato) ma ci sono i loro avvocati. Decine di mastini in toga, gli studi legali più esperti di Milano. Ma Fiorani non fa una piega. E ripete, punto per punto, parola per parola, le sue accuse. Ma anche le sue assoluzioni. I suoi silenzi. Le sue sfumature.

"È andato benissimo, è stato molto efficace". Alle sei di sera, quando finisce la prima tornata - si andrà avanti lunedì, martedì e giovedì - i pubblici ministeri lasciano l'aula soddisfatti. Fiorani ha ripetuto per filo e per segno quello che aveva messo a verbale nel corso degli interminabili interrogatori a San Vittore. Ma stavolta lo ha fatto in pubblico.

È apparso freddo e astuto. Anche quando ha dovuto ripercorrere i punti forse più delicati delle sue dichiarazioni: quelle sui rapporti con Silvio Berlusconi e Antonio Fazio, che erano presidenti del Consiglio e governatore della Banca d'Italia quando Fiorani decise di lanciare Bpi e i suoi alleati all'attacco di Antonveneta. Con Fazio, Fiorani è stato spietato. Con Berlusconi, molto meno.

Ed è proprio intorno alla figura dell'ex presidente del Consiglio che è ruotata buona parte dell'interrogatorio. Fiorani e Berlusconi si incontrarono per due volte alla vigilia della scalata. La prima fu in Sardegna, a villa Certosa. "Eravamo presenti io, il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, Cesare Previti e l'onorevole Grillo. C'erano ovviamente le rispettive mogli... Tranne la signora Berlusconi. Io illustrai i progetti che stavamo studiando per la scalata ad Antonveneta. Ad un certo punto dell'incontro mostrai al presidente anche alcune slide".

Nel corso dell'incontro Previti fece capire chiaramente a Fiorani che avrebbe dato il suo appoggio e avrebbe lavorato per quello del presidente del Consiglio a condizione che "una volta scalata l'Antonveneta" nell'ufficio legale della banca o come consulente esterno "fosse stato coinvolto suo figlio". Anche l'onorevole Grillo, da sempre grande sostenitore dell'avventura della Bpi, fece capire, in quell'occasione "che avrebbe chiesto una contropartita". A questo punto però il gip ha interrotto l'esame dell'indagato.

Il secondo incontro tra Fiorani e Berlusconi avviene in occasione del Salone nautico di Genova. Anche stavolta, un ruolo fondamentale è ricoperto da Grillo. Che va a prendere personalmente il presidente della Bpi. "Andammo a Genova con la macchina di Grillo, andammo in aeroporto, direttamente in pista. Salimmo a bordo dell'aereo di Stato di Berlusconi. E rimanemmo lì a parlare. L'aereo non si mosse".

La conversazione che avvenne a bordo è stato uno degli argomenti più delicati dell'interrogatorio di ieri. "Berlusconi mi rassicurò che non avrebbe opposto alcuna difficoltà alla scalata della banca, anzi mi disse che avrebbe approvato a patto che la cosa fosse stata approvata anche da Fazio". Poi cambiò discorso: "Mi chiese di Hdc. Nelle settimane precedenti mi aveva chiamato spesso per sostenere la società Hdc che stava attraversando un periodo di grandi difficoltà. Ricordo che aveva paura che le telefonate che mi aveva fatto in quel periodo fossero state annotate nelle agende che le banche tengono in archivio..."

Quelle agende erano state sequestrate qualche giorno prima dalla Guardia di finanza. "Mi chiese se i finanzieri mi avevano chiesto qualcosa a riguardo". Nei suoi interrogatori precedenti, nel raccontare questo episodio, Fiorani ha sempre confessato ai magistrati di essere rimasto molto stupito di quella domanda, non capendo come potesse Berlusconi sapere del sequestro di quelle agende.

Più pesanti le dichiarazioni su Fazio. "Il governatore sin dal primo momento si era detto contrario alla scalata ad Antonveneta ad opera della Abn Amro. Aveva detto chiaramente: "Io l'Abn non la voglio". Credo che avesse capito che Capitalia ce l'avrebbe fatta a scalare Antonveneta solamente con l'appoggio degli olandesi e quindi si liberò di Geronzi. Il giorno in cui gli olandesi lanciarono la loro Opa ricordo che andammo da Fazio. Io portai con me un bigliettino, ricordo anche il colore, che era giallo, con su scritti degli appunti. Dissi: "Ecco qui, questi sono i soci occulti..." e lui rispose: "Datevi da fare"".

Il finale dell'interrogatorio è stato riservato agli ex vertici dell'Unipol, Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti. Alla domanda del giudice circa i soldi transitati da Bpi ai loro conti Fiorani ha spiegato: "Si trattava di pagamenti che dovevano colmare una storia che si era aperta per l'affare Telecom". Ulteriori domande su quest'ultimo tema verranno rivolte a Fiorani al prossimo interrogatorio.

(27 maggio 2006)

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