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Uno scandalo di nome PANAF
by gr@cc Thursday, May. 04, 2006 at 12:26 PM mail:

Articolo di Paolo Fusi uscito in Italia SOLO nella rivista "Valori" (http://www.valori.it/).

Ho bisogno del vostro aiuto:
andate all'indirizzo http://gracc.iobloggo.com/archive.php?eid=334
inserite nei commenti di questo post il vostro nome, cognome e la vostra città e provvederò io a inviare una copia di questo articolo a tutte le testate giornalistiche italiane, i TG e a tutti gli indirizzi possibili e immaginabili chiedendo di parlare di questo articolo. E' una vergogna che queste cose vengano sempre CENSURATE.
Non facciamo confusione ... inviate questo articolo a tutte le persone che conoscete, inseritelo nei forum che frequentate o consigliatelo a chi ha dei blog ... però la liste delle persone devono essere tutte presenti nel mio blog altrimenti ci possiamo perdere qualcuno. Il link al mio articolo è http://gracc.iobloggo.com/archive.php?eid=334

Se ci aiutiamo a vicenda possiamo farcela.
Grazie.

gr@cc

Uno scandalo di nome PANAF
di Paolo Fusi.


Avete un bimbo un pò fastidioso e pochi soldi per blandirlo a colpi di cioccolato e suonerie per telefonini? Vendetelo in Nigeria e rifatevi una vita. Tutto perfettamente legale. E non crediate di essere dei mostri. Se volete eccedere c'è anche la possibilità di mandare il piccolo rompiscatole in vacanza in Mozambico, dove ve lo squartano, ne vendono i pezzi di ricambio e vi pagano la vostra percentuale su una banca di vostro piacimento. Esentasse. Già vi vedo con gli occhi increduli: ma che dice sto scemo? Se non mi credete telefonate allo 001-770-4399809. Risponde il Panaf Nite Club di Doraville, in Georgia (Stati Uniti). L'addetto allo smistamento si chiama Ugo Onyemaobi, ed è uno che non scherza, abituato a scelte impopolari. E' lui, novello Salomone, a decidere sulla sorte dei pargoli: chi è carino, a prescindere dal sesso, viene affidato ad intermediari per pedofili russi e arabi. Chi è bruttino, a prescindere dal sesso, è destinato alle guerre d' Africa, alle miniere di diamanti o alla schiavitù in Arabia Saudita. Il Panaf è collegato con una potente organizzazione di nigeriani e liberiani che prospera nelle città di Doraville, Marietta, Stone Mountain e Peachtree City - bei nomi pieni di dolcezza in una terra diretta col pugno di titanio da estremisti cattolici di tutte le razze, divisi in sette apocalittiche da far rabbrividire un mujaheddin. Le ditte che si occupano della "trasposizione della massa lavoratrice" si trovano soprattutto in Africa: in Nigeria e Liberia, ma anche in Senegal, in Guinea, in Ghana, in Sierra Leone, in Libia. A coordinarle ci sono due gentiluomini d'altri tempi: Eugene Opara (proprietario del Panaf, referente dello stato federale nigeriano di Imo per gli Stati Uniti d'America e segretario particolare dell' ex dittatore liberiano Charles G. Taylor) e Foday Saybana Sankoh, generalissimo del RUF (Revolutionary Unity Front, un esercito mercenario che difende i comuni interessi libici, americani e russi nei campi di diamanti disseminati tra la Sierra Leone e la Liberia), che abita in una suite all' Hotel Deux Fevrier a Lomè, la capitale del Togo. Potete vendere i vostri scavezzacolli senza preoccupazioni legali. Se volete eccedere in prudenza, dopo averli consegnati, potete denunciarne la scomparsa all'assicurazione ed alla polizia. Dato che l' Unione Europea non ha ancora reso obbligatori i chips elettronici iniettati nel collo (ci sono, li fanno una società legata alla famiglia di Bin Laden ed una società tedesca fondata dal regime nazista nel 1933), nessuno potrà mai rintracciare il minore. Se sopravvive, avrà imparato una severa lezione sulla vita, le buone maniere, molta disciplina, ed avrà un mestiere sicuro per la futuro.
Se ci sono società italiane che aiutano? Capisco, certo, non siete molto familiari con le lingue straniere... Non è il caso di farne una malattia. A prescindere dal fatto che molti impiegati libici parlano fluentemente l'italiano, c'è una societuccia somala che appoggerebbe l'organizzazione di questi soggiorni di studio per bimbi che rompono. La gestisce a Mogadiscio un cugino di Said Omar Mugne - un vecchio amico di Bettino Craxi, da lui e dai suoi incaricato di portare la pace (a cannonate) e la prosperità (seppellendo materiali radioattivi nelle campagne somale) deell'ex colonia italiana. Non per altro, ma non vorremmo che Berlusconi o chi per lui ci accusino di non aver tenuto conto come si deve, nel pubblicizzare un mercato che cresce, il Made in Italy. Chiedetelo al suo amico Beretta, che secondo la procura della Repubblica di Brescia rifornirebbe (involontariamente) Al Qaida in Iraq con le pistole dismesse dei servizi segreti italiani.

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