Quattro chiedono di tornare al lavoro e all´università, il giudice: troppo gravi i danni provocati. Nei prossimi giorni si aggiungeranno al registro degli indagati i nomi di altri autonomi identificati attraverso i filmati degli scontri.
Nessun pentimento, nessuno sconto. Per quattro degli arrestati di corso Buenos Aires, accusati delle devastazioni e delle violenze dell´11 marzo, ieri è arrivata una doccia fredda. Il giudice per le indagini preliminari Mariolina Panasiti ha negato loro gli arresti domiciliari con una motivazione pesante, «considerando l´estrema gravità dei fatti accertati, per il più grave dei quali è prevista una pena che parte da otto anni di reclusione - scrive il gip - a distanza di appena un mese e senza che nessuno degli arrestati abbia dato prova della benché minima disponibilità a un pentimento, ad ammettere l´errore e a collaborare alla ricostruzione dei fatti». Due pagine secche, quelle del gip Panasiti, che si rifanno spesso al parere contrario espresso dal pubblico ministero Piero Basilone, che a giorni chiuderà le indagini chiedendo, presumibilmente, processi immediati per molti dei 25 ancora in carcere e aggiungendo altri nomi al registro degli indagati, tra quanti quel giorno scamparono l´arresto ma sono stati poi individuati grazie ai video e alle foto scattate durante i disordini. Disordini, scrive il gip, nati in una «adunanza violenta, sovversiva e pianificata, a cui tutti i detenuti volevano partecipare». I quattro (una 21enne dipendente di un negozio di informatica, un 21enne studente universitario, un 28enne impiegato di banca e una 27enne dipendente delle poste) che, già, come gli altri, avevano incassato il parere negativo del tribunale del riesame, avevano presentato l´istanza di scarcerazione per motivi di studio, temendo il licenziamento, e di lavoro. Per il giudice e per il magistrato, però, questi motivi non sono validi, anzi: «sono francamente incommensurabili con i beni che loro stessi hanno esposto a pericolo: la vita e l´incolumità di tantissimi poliziotti e carabinieri contro i quali sono stati lanciati razzi, bombe carta, pietre, appiccati incendi; la vita, l´incolumità e il patrimonio di persone del tutto estranee, di cui sono state distrutte vetrine e negozi». Per questo, nell´ordinanza, si conclude che «unica misura preventiva ai fini di scongiurare la reiterazione criminale è quella massimamente restrittiva, l´unica che consente di realizzare e assicurare efficace controllo» su persone incapaci «di adeguarsi spontaneamente alle prescrizioni delle autorità e ai canoni della convivenza civile». Una decisione, quella del gip Panasiti, che rinforza il braccio di ferro con i legali. L´avvocato Mirko Mazzali, che ha già deciso di impugnare il provvedimento davanti al tribunale del riesame, commenta: «Il gip ci dovrebbe spiegare come si possano reiterare la devastazione e il saccheggio stando agli arresti domiciliari: ci sembra che qui si continui a non distinguere le posizioni dei diversi arrestati».
|