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Cpt di Gradisca: Illy è un super bastardo
by Coordinamento libertario contro i Cpt Saturday, Apr. 08, 2006 at 5:03 PM mail:

Respinto il ricorso al TAR e con che motivazioni!!! Dopo la cacciata del Beluska (speriamo) tocca a Illy

Cpt di Gradisca: Ill...
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SABATO, 08 APRILE 2006

Pagina 7 - Gorizia

Gradisca. La prima non avrebbe risposto alla convocazione della commissione incaricata di avviare i lavori

Tar, respinti i ricorsi contro il Cpt presentati da Regione e Provincia




GRADISCA. Regione e Provincia bocciate, il Comune di Gradisca ancora in attesa di giudizio. È il bilancio dei ricorsi che i tre enti avevano presentato al Tar del Lazio denunciando irregolarità nell’iter burocratico-procedurale per la realizzazione del Cpt di Gradisca. In sé una disfatta giuridica ma niente di clamoroso, se non fosse per le motivazioni: il ricorso della Provincia, infatti, sarebbe stato bocciato perché fuori tempo massimo, mentre quello della Regione perché la stessa era stata convocata nel novembre 2004 per far parte della commissione tecnico-consultiva ma non aveva risposto.
Un epilogo, confermato con la sentenza datata 4 aprile. Per la Provincia, infatti, l’errore è tecnico. Il ricorso, infatti, doveva essere presentato entro 60 giorni dalla presentazione dei documenti forniti dal Ministero dell’Interno in merito all’iter procedurale che ha caratterizzato la realizzazione del Cpt di Gradisca. Una scadenza che la Provincia aveva calcolato dall’ottenimento di tutta la documentazione (arrivata a fine luglio dopo essere stata in parte desecretata, proprio su richiesta del presidente della Provincia Brandolin), mentre il Tar ha calcolato i due mesi da maggio 2005, ovvero da quando il Ministero dell’Interno aveva consegnato i primi atti.
Ben più clamorosa, invece, la bocciatura della Regione: nel novembre 2004, infatti, la stessa sarebbe stata convocata a far parte della commissione tecnico-consultiva (l’organo che ha di fatto dato il via libera alla realizzazione del centro). Motivazione in imbarazzante contrasto, invece, con la sostanza stessa del ricorso visto che la Regione aveva motivato la sua istanza al tribunale amministrativo romano sostenendo di non essere mai stata convocata per la commissione, come del resto espressamente previsto da un’ordinanza ministeriale. Nel documento della sentenza, addirittura, più volte viene ribadita “L’inerzia della Regione, la quale poteva far ricorso a diversi strumenti di carattere partecipativo al fine di inibire la prosecuzione di procedimento viziato dal difetto di partecipazione e di prevenire il conseguente effetto lesivo”. E ancora: “Dalla documentazione allegata - si legge sempre nel documento - emerge la nota protocollata dal Ministero il 26 novembre 2004 con la quale si comunicava al presidente della Regione Friuli Venezia Giulia la convocazione di una riunione tecnica relativa all’istituzione di un centro di temporanea permanenza nel comune di Gradisca d’Isonzo. il cui tenore letterale costituisce riprova di come la Regione, sebbene non ancora a conoscenza degli estremi del provvedimento di nomina della commissione tecnico-consultiva, fosse direttamente nell’attività di realizzazione dei lavori di adeguamento dell’ex caserma Ugo Polonio”. Infine l’ultima mazzata: “la Regione pur essendo l’unico soggetto in grado di sapere che la commissione tecnico-conslutiva non fosse stata integrata con un suo rappresentante, non ha mai manifestato un reale interesse alla conoscienza del contenuto dei provvedimenti impugnati, attendendo in modo assolutamente inerte che un ente diverso, la provincia di Gorizia, si attivasse per ottenere i provvedimenti ritenuti lesivi e provvedesse a trasmetterli alla stessa Regione”. (ma.ce.)

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fotomv
by Coordinamento libertario contro i Cpt Saturday, Apr. 08, 2006 at 5:03 PM mail:

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Fuggi. ragazzo fuggi. Fuga dal CPT !!!!!!!
by Coordinamento libertario contro i Cpt Saturday, Apr. 08, 2006 at 5:18 PM mail:

Fuggi. ragazzo fuggi...
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IL PICCOLO 8 APRILE

SABATO, 08 APRILE 2006

Pagina 7 - Gorizia

Due immigrati scappano dalla struttura di via Udine: uno viene subito ripreso, l’altro riesce a dileguarsi

Caccia all’uomo attorno al Cpt

Impegnati decine di poliziotti e carabinieri nella ricerca del fuggitivo




GRADISCA Nel giorno in cui il Tar del Lazio ha rigettato il ricorso presentato dalla Provincia e dalla Regione contro il Centro di permanenza temporanea di Gradisca, si è anche registrata la prima evasione dalla struttura entrata in funzione lo scorso 28 febbraio.
L’allarme è scattato alle 18.20 quando due clandestini hanno sfidato le discusse reti e gli invalicabili muri di cinta della struttura di via Udine dandosi alla fuga. Mentre il primo dei due fuggitivi è stato immediatamente bloccato dagli agenti di guardia e, quindi, ricondotto al Cpt, il secondo è riuscito a guadagnare la campagna e dileguarsi.
Subito è scattato il piano d’emergenza ed è partita la caccia all’uomo. Nonostante i rinforzi siano giunti con rapidità, il tempismo non ha permesso agli agenti di bloccare il fuggitivo che, presumibilmente, è riuscito a fare perdere le tracce di sé gettandosi nella boscaglia alle spalle del Cpt. Le ricerche si sono diramate in tutte le direzioni. Decine di poliziotti e di carabinieri hanno setacciato palmo a palmo la campagna gradiscana senza tralasciare nessun possibile nascondiglio. Hanno interrogato i passanti e gli abitanti delle zone limitrofe al Cpt chiedendo se qualcuno avesse per caso visto «un uomo straniero vestito con una maglietta a maniche corte».
Nella tarda serata le ricerche non avevano ancora dato riscontri positivi. Sono poche e frammentarie le notizie trapelate dalle fonti ufficiali. In attesa di conoscere i dettagli si è appreso solamente che il clandestino acciuffato nel tentativo di evasione è di origine marocchina. Ignota invece la nazionalità del compagno di fuga. Le ricerche congiunte di polizia e carabinieri sono andate avanti per diverse ore. Davanti al Cpt si è registrato un continuo via vai di mezzi e i cancelli si sono aperti e chiusi in continuazione fino a dopo il tramonto.
Paradossalmente, la fuga di ieri – che è arrivata dopo appena 39 giorni dalla data di messa in esercizio del centro di accoglienza e alla vigilia delle elezioni -, finisce con il mettere in discussione le innumerevoli proteste e gli attacchi alla struttura portati avanti dai movimenti anti-Cpt. Da sempre paragonato a un carcere di massima sicurezza, il Centro di permanenza temporanea si è rivelato vulnerabile come un castello di sabbia. Ora non rimane che attendere le reazioni delle forze politiche e di quelle sociali.
Stefano Bizzi

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Le solite puttanate di Tommasini (il Piccolo)
by Coordinamento libertario contro i Cpt Saturday, Apr. 08, 2006 at 5:29 PM mail:

Le solite puttanate ...
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i prevede che anche il ricorso del Comune sarà bocciato dal Tar del Lazio

Tommasini non si arrende: «Al nuovo governo chiederemo di riconvertire il centro a carcere»




SENTENZA DEL TAR: REAZIONI
GRADISCA Cala il sipario sulla vicenda del Cpt. Perlomeno dal punto di vista legale, non vi sono più speranze per un suo congelamento. Il Tar del Lazio ha infatti respinto i ricorsi della Regione e della Provincia contro i presunti vizi procedurali compiuti dal ministero dell’Interno nel corso del lungo iter che ha portato alla realizzazione del centro immigrati. I due enti avevano proceduto congiuntamente al Comune di Gradisca, sul merito del cui ricorso invece non sarebbe però ancora arrivato il pronunciamento del Tar.
Ma è chiaro come il doppio respingimento non lasci presupporre nulla di buono nemmeno per il ricorso avanzato dall’amministrazione comunale. Il Tar laziale ha bocciato senza mezzi termini i ricorsi di Provincia e Regione. Molto dure, in particolare, le motivazioni contenute nella sentenza riguardante quest’ultima: il ricorso non ammissibile in quanto l’ente regionale sarebbe stato informato in data 26 novembre 2004 della convocazione della commissione tecnico-consultiva che affianca il Dipartimento per l’immigrazione nell’iter per la realizzazione dei Cpt. «In quella sede i rappresentanti del Friuli Venezia Giulia avrebbero potuto fare i propri rilievi» reciterebbe, in parole povere, il pronunciamento del Tar laziale.
Una sentenza destinata in ogni caso a far discutere visto che era stato proprio il presidente provinciale Brandolin ad ottenere, non senza resistenze del Ministero, tutti gli atti secretati. «La gente sa chi si è data da fare in questa vicenda e chi no»: questa da tempo la sibillina posizione di Brandolin, certo rafforzata da un simile epilogo. Del doppio esito negativo maturato al Tar non ha troppa voglia di parlare il sindaco Franco Tommasini, che rimane in attesa di conoscere il pronunciamento sul merito del ricorso presentato dal Comune. Ma lascia intendere di non farsi troppe illusioni: «Fosse vero quanto trapelato dovrei a malincuore affermare che c’era purtroppo da aspettarsi un epilogo del genere – commenta -: le prime affermazioni del nuovo prefetto De Lorenzo e la sopraggiunta operatività della struttura avevano di fatto ridotto le speranze a un lumicino».
«Aspettiamo, ma il Comune non si arrende – fa sapere il primo cittadino -: anche se sul piano legale il finale sembra già scritto, rimane il fronte politico. Quale che sarà il governo del Paese fra pochi giorni, noi porteremo avanti la nostra proposta di riconversione in carcere dell’ex Polonio».
Severo il giudizio delle forze politiche gradiscane, esclusa la Cdl da tempo chiamatasi fuori sulla vicenda del centro. «Finale prevedibile ma evitabile, l’azione legale è stata troppo tardiva», affermano più o meno all’unisono le forze di opposizione, mentre dalla galassia dei movimenti giungono commenti disillusi: «Il triplice ricorso era solo una foglia di fico con cui gli enti locali di casa nostra hanno tentato di mascherare le proprie responsabilità».
Sul centro di permanenza temporanea non pendevano solo di Regione, Provincia e Comune: esiste anche quello di Croce verde al Tar di Trieste contro l’esito della gara d’appalto che ha visto la Minerva aggiudicarsi l’appalto per i servizi. Il pronunciamento sul merito arriverà il prossimo 21 giugno, ma in ogni caso la sentenza del Tar non potrà congelare l’operatività del Cpt.
Luigi Murciano (

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Domenica 9 Il Piccolo
by C Sunday, Apr. 09, 2006 at 9:40 PM mail:

DOMENICA, 09 APRILE 2006

Pagina 6 - Gorizia

Un clandestino tunisino bloccato all’alba di ieri nei campi della zona industriale di Gradisca da una pattuglia dei Carabinieri

Preso anche il secondo evaso dal Cpt

Nelle scorse settimane anche un furto di medicinali nella farmacia all’interno del Centro




di Guido Barella

GRADISCA Si era nascosto nei campi, nella zona industriale di Gradisca. Lì, acquattato, aveva trascorso la notte e alle prime luci del giorno contava di fuggire lontano. E invece, il tunisino che nel tardo pomeriggio di venerdì era riuscito a evadere dal Cpt assieme a un altro nordafricano, un marocchino, è stato individuato dai Carabinieri del Nucleo radiomobile della cittadina isontina. E ricondotto quindi all’interno del Centro di permanenza temporanea alla ex Polonio.
Ad accorgersi della fuga, venerdì intorno alle 18.20, erano stati gli agenti in servizio al corpo di guardia: tutte le mura perimetrali sono infatti sorvegliate dall’occhio eletrronico delle telecamere. Scattato immediatamente l’allarme, uno dei due fuggiaschi, un marocchino, era stato prontamente riacciuffato all’esterno del Cpt mentre l’altro era riuscito ad allontanarsi. Gli «ospiti» del Centro non sono «detenuti»: quella dei due nordafricani non è quindi una «evasione». Il marocchino e il tunisino, di conseguenza, sono stati segnalati per una contravvenzione, per aver cioè inatteso un provvedimento dell’autorità.
Ma negli ultimi giorni gli agenti della questura in servizio all’interno del Cpt si sono dovuti occupare anche di un altro episodio dai contorni inquietanti: un furto di medicinali - un colpo «mirato» quindi - nella farmacia attiva all’interno della struttura stessa, gestita dagli operatori della Minerva, la cooperativa che ha vinto l’appalto per i servizi sociali nella struttura ospitata alla ex caserma Polonio. Il furto era stato messo a segno da uno dei clandestini ospitati al Cpt.
La fuga di venerdì sera, in una struttura di ultimissima generazione, considerata sicurissima con le sue altissime mura costantemente controllate dalle telecamere, ha suscitato non poco scalpore: un’ipotesi di questo tipo veniva infatti considerata pressochè impossibile dagli stessi uomini delle forze dell’ordine.
Attualmente il Centro di permanenza temporanea di Gradisca - che continua a essere off limits per i giornalisti nonostante gli appelli rivolti dagli organismi di categoria anche al ministero degli Interni - può ospitare soltanto 50 clandestini al massimo, contro una capienza che sarebbe invece ben cinque volte superiore: il motivo è da ricercare nel fatto che sono cadute nel vuoto le richieste avanzate dallo stesso questore oltre che dai sindacati di Polizia per vedere assegnato a Gorizia nuovo personale. «Per i trasferimenti, e sono una sessantina in tutta Italia, i colleghi che ne hanno fatto domanda, se ne parlerà soltanto a novembre, ci è stato detto» commenta il segretario del Sap, il maggiore sindacato di Polizia, Angelo Obit. «E così il Cpt assorbe tutte le emergie della questura di Gorizia» commenta lo stesso Obit, spiegando che quotidiamente personale delle varie divisioni viene distaccato alla struttura di Gradisca per garantire sia i turni al Corpo di Guardia sia l’attività investigativa coordinata dalla Squadra mobile chiamata sia a indagare sui diversi clandestini condotti all’interno sia poi a fare chiarezza sui diversi episodi che possono verificarsi all’interno, quali sono stati appunto il furto di medicinali dalla farmacia interna o la tentata fuga di venerdì pomeriggio.




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DOMENICA, 09 APRILE 2006

Pagina 6 - Gorizia

Brandolin: «Tutti sanno chi poteva fare qualcosa per scongiurare l’apertura»

E la Provincia attacca la Regione




GRADISCA La Provincia si appellerà contro la sentenza del Tar del Lazio che ha bocciato per decorrenza dei termini il suo ricorso contro i vizi procedurali nella realizzazione del Cpt. A una prima lettura del pronunciamento, infatti, i legali Armaroli e Pisani hanno riscontrato una non corretta interpretazione dei fatti da parte dei giudici: se è vero che la Provincia aveva sessanta giorni di tempo per ricorrere una volta ottenuti gli atti riguardanti il Centro, è altrettanto vero che secondo gli avvocati il conteggio avrebbe dovuto iniziare da agosto (data dell’ottenimento degli ultimi documenti desecretati) e non da maggio come cita invece la sentenza.
Starà al successore di Brandolin decidere se procedere o meno, ma negli uffici provinciali c’è grande amarezza per l’esito del ricorso. La stessa che, sul piano politico, si intravede nelle scarne dichiarazioni rilasciate dallo stesso presidente uscente: «Tutti sanno chi era l’ente che poteva davvero fare qualcosa per scongiurare davvero il Cpt, e la sentenza l’ha tristemente ribadito» punta il dito Brandolin, dimostrando di non essere per nulla sorpreso dall’aggettivo «inerte» con cui è stato definito l’atteggiamento della Regione nella vicenda.
Intanto non si è ancora spenta l’eco del clamoroso doppio tentativo di evasione dal centro a un mese dalla sua operatività, con i gradiscani a metà fra il preoccupato e il sarcastico su quel «carcere di massima sicurezza» che tanto sicuro poi non si è dimostrato. Poche parole dall’amministrazione («l’episodio non va strumentalizzato né la popolazione ha nulla di cui preoccuparsi»), tante le prese di posizione fra i movimenti NoCpt sulla movimentata giornata di venerdì. Severo il giudizio di Andrea Olivieri, leader dei Disobbedienti: «La duplice sentenza non fa altro che confermare le pesanti complicità del Centrosinistra nella realizzazione del Cpt, e la cosa diventa ancor più inquietante in vista dell’esito delle urne». Sulle evasioni Olivieri ha le idee chiare: «La triste conferma di ciò che denunciamo da tempo: quello è un carcere. Spero soltanto – prosegue – che tutto ciò faccia riflettere i lavoratori Minerva sulla reale natura del lavoro che sono chiamati a svolgere. Da parte mia mi renderò volentieri complice di chi vorrà fuggire».
Si rivolge agli operatori Minerva anche Genni Fabrizio, Tenda per la Pace Monfalcone: «Si chiedano cosa spinge degli esseri umani a scavalcare un muro elettrificato di quattro metri, se non la disperazione di essere rinchiusi senza aver commesso reati – afferma -. Il rischio è che ora si inaspriscano le già rigide misure restrittive. Saranno le istituzioni messe a nudo dalla doppia sentenza del Tar a doversene assumere la responsabilità». Così invece l’anarchico Paolo De Toni: «Subito dopo le elezioni andranno individuati i responsabili: la Regione ci ha preso in giro ma ne avevamo certezza sin da quando rinunciò a ricorrere alla Corte Costituzionale - dichiara -. Se si fosse agito tempestivamente si sarebbe potuta scongiurare l’apertura». E conclude: «Se davvero tutte le espulsioni dovessero passare nei Cpt, per allontanare le 230 mila persone fissate come quota ci vorrebbero vent’anni».
Luigi Murciano

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Domenica 9 aprile il Messaggero Veneto
by C Sunday, Apr. 09, 2006 at 9:41 PM mail:

DOMENICA, 09 APRILE 2006

Pagina 8 - Gorizia

Gradisca. L’altro pomeriggio i due extracomunitari avevano eluso la sorveglianza di forze dell’ordine e operatori. Un’inchiesta avviata dalla Prefettura

Subito presi due marocchini evasi dal Cpt

Il primo è stato bloccato mentre stava scavalcando il muro La fuga del secondo è finita dopo 14 ore in zona industriale




GRADISCA. Una fuga di circa 14 ore attraverso la campagna e la zona industriale di Gradisca, una fuga in solitudine in cerca di un modo per allontanarsi il più possibile da quel muro di cinta che era riuscito a scavalcare poco prima per scappare chissà dove, verso la libertà. Ma è andata male all’immigrato marocchino che l’altro pomeriggio, assieme a un connazionale (bloccato sul muro di cinta), era evaso dal Centro di permanenza temporanea per immigrati clandestini di Gradisca.
Verso le 7.40 di ieri il marocchino è stato intercettato da una pattuglia dei militari dell’Arma del nucleo radiomobile della Compagnia carabinieri di Gradisca, che lo hanno individuato mentre vagava nella zona industriale della cittadina nei pressi di via Palmanova. L’immigrato, che non ha opposto resistenza ai militari dell’Arma né ha cercato di scappare una volta visti i carabinieri, è stato riportato all’interno del Cpt.
La sua fuga è durata, come detto, circa 14 ore, un periodo di tempo durante il quale le forze dell’ordine, carabinieri e polizia, hanno perlustrato e passato al setaccio l’intera area urbana e periferica di Gradisca e i dintorni senza che venisse trovata alcuna traccia dell’evaso almeno fino alle 7.40, quando, come detto, una pattuglia dei militari dell’Arma gradiscani ha individuato l’immigrato marocchino che stava camminando, verosimilmente senza avere idea di dove si trovasse, vicino a via Palmanova, nella zona industriale. Esausto, non ha minimamente accennato a fuggire, dopo essersi accorto della presenza delle forze dell’ordine.
L’extracomunitario africano era riuscito a fuggire dalla struttura dell’ex caserma Polonio verso le 18 di venerdì nella maniera apparentemente più “scontata”: non visto delle forze dell’ordine e degli operatori che lavorano nel Centro di permanenza, aveva raggiunto il muro di cinta che circonda il vasto perimetro del Cpt ed era riuscito semplicemente a scavalcarlo assieme a un altro immigrato. Il suo compagno di fuga è stato però visto mentre era impegnato nella fase dello “scavalcamento” e le forze dell’ordine sono riuscite subito a bloccarlo, mentre il marocchino è riuscito a dileguarsi. Subito è partita la “caccia” che ha visto impegnate per ore decine di uomini della polizia e di militari dell’Arma.
La prima evasione da parte di ospiti del Cpt, entrato in funzione lo scorso 7 marzo accogliendo il primo clandestino, solleva ovviamente interrogativi sull’effettivo livello di vigilanza adottato nella struttura che, per i suoi detrattori, è stata sempre dipinta come una sorta di “carcere di massima sicurezza”.
Da sottolineare che fin dall’apertura del Cpt i sindacati delle forze dell’ordine (in particolare il Siulp) avevano lamentato l’insufficienza quantitativa dell’organico destinato a garantire la sorveglianza nell’ex caserma nella quale si trova una sessantina di ospiti. Considerando la vastità del perimetro del Cpt, evidentemente è tutt’altro che facile per le forze dell’ordine tenere tutto sotto controllo.
La Prefettura ha disposto l’effettuazione di un sopralluogo per ricostruire la dinamica dell’accaduto, un’inchiesta interna, insomma, che dovrà servire ad accertare come i due immigrati siano potuti arrivare al muro esterno e abbaino potuto scavalcarlo.
Piero Tallandini

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Ancora MV 9 aprile
by C Sunday, Apr. 09, 2006 at 9:43 PM mail:

DOMENICA, 09 APRILE 2006

Pagina 8 - Gorizia

Caso Cpt, la Regione pensa al ricorso al Consiglio di Stato




GRADISCA. Ricorso al consiglio di Stato. La Regione valuterà domani la procedura per rivolgersi al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar del Lazio che ha respinto il ricorso del Friuli Vg contro il Centro di permanenza temporanea di Gradisca d’Isonzo. Lo ha confermato ieri il presidente Riccardo Illy, alla notizia del pronunciamento del tribunale amministrativo laziale che ha rigettato il ricorso del Friuli Vg.
«Sono scritte cose che, al momento, mi risultano incomprensibili, incoerenti con la conoscenza che ho dei fatti - ha detto Illy a proposito delle notizie riportate dai mezzi di comunicazione, scegliendo invece il riserbo e il no comment circa il contenuto della motivazione del pronunciamento -. Domani (lunedí) chiederò una relazione dall’avvocatura. Valuterò se ci sono gli estremi per ricorrere al consiglio di Stato».

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Il Piccolo 11 Aprile
by C Wednesday, Apr. 19, 2006 at 6:11 PM mail:


11-04-06, pag. 2, Gorizia




Cpt: bocciato dal Tar anche il ricorso presentato dal Comune



GRADISCA Il ricorso è stato dichiarato irricevibile per decorrenza dei termini così come era accaduto per l’esposto della Provincia. Secondo la sentenza, infatti, il Comune gradiscano «almeno sin dal 29 aprile 2005 era perfettamente a conoscenza dei provvedimenti amministrativi nei suoi contenuti essenziali», ma ha notificato il ricorso il 6 ottobre dello stesso anno, cioè oltre i 60 giorni previsti. Si chiude con una sconfitta la triplice azione legale degli enti locali contro il ministero dell’Interno per l’apertura del Cpt. Una sentenza-fotocopia rispetto a quella riguardante la Provincia (mentre la Regione era stata definita «informata ma inerte»), ma con in più un’interpretazione che farà discutere: secondo i giudici «la corrispondenza intercorsa fra il ministro e il sindaco (allora Gianni Fabris, ndr) fra il 12 gennaio e il 31 gennaio 2001 ha fatto emergere l’assenso unanime del consiglio comunale circa l’attivazione del centro di prima accoglienza». Un’interpretazione che ha lasciato di stucco sia i legali (Presot e Adamo) sia amministratori presenti e passati. Il consiglio comunale del dicembre 2000, infatti, con un’ordine del giorno unanime aveva espresso sì la disponibilità a un centro di accoglienza come disciplinato dalla Turco-Napolitano, ma altrettanto nitidamente aveva espresso dissenso alla realizzazione di un Cpt, la cui natura come noto è ben diversa.«Sentenza che ci lascia delusi ed amareggiati – il commento a caldo del sindaco Tommasini – oltre che per l’esito, in qualche modo nell’aria, per le motivazioni. Più che sul merito ci si è concentrati su aspetti formali assolutamente non corretti». C’è una frase che non va giù a Tommasini: parla di ritardo nel ricorso «rispetto all’esatta percezione dell’esistenza del provvedimento di approvazione lavori». «Macchè percezione, che i lavori fossero iniziati lo sapevamo da inizio 2004 - sbotta -. Proprio per questo ci attivammo in luglio, non appena iniziato il mandato. Quei documenti, molti secretati, li abbiamo ottenuti un anno dopo grazie al presidente Brandolin. Procedere prima era impossibile». Allibito il legale Lorenzo Presot: «Completamente frainteso il merito del ricorso: in questa sede non contestavamo l’istituzione-centro, ma la mancata convocazione della Regione nella commissione tecnica: su questo non ci hanno risposto. Molto superficiale, poi, la frase sull’ ’unanime disponibilità’ del consiglio nel 2000. C’era modo e modo per arrivare ad un simile epilogo: ora valuteremo il da farsi». Luigi Murciano

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