Hanno inventato un sito e scritto un libro. Che diventa un film Ottimisti e con la cravatta «La nostra vita da precari ora è un caso di successo» I ragazzi di «generazione1000 euro» sull'Herald Tribune
Il ragazzo che sorride da una foto dell' Herald Tribune di ieri, Antonio Incorvaia, è finito su quelle pagine - per definizione prestigiose - perché è uno squattrinato ottimista. «L'anno scorso - ammette - fatturavo più spesso 750 euro al mese che 1.000». Ma è il secondo il numero magico di questa storia.
IL ROMANZO - Quattro mesi fa Antonio ha chiuso il romanzo «Generazione 1.000 euro», scritto a quattro mani con Alessandro Rimassa, giornalista precario come lui, ed è diventato un personaggio da prima pagina. Parlando di un tema pesante, il precariato, in maniera lieve. Per alcuni troppo. Perché Rimassa e Incorvaia (che giura: «sono di sinistrissima») parafrasano Tremonti e dicono che con un po' di «economia creativa» un co.co.pro può tentare di godersi la vita. Descrivono un lavoratore in avviamento perenne, ma che invece di lavorare al call center fa marketing in una multinazionale, veste giacca e cravatta, va da McDonald's. Tutto ciò non ha convinto gli adepti di San Precario o i Chainworkers, ma altri sì. «L'idea me l'ha data la prof di spagnolo, Soledad - ricorda Alessandro - mostrandomi un'inchiesta del Pais su chi vive con 1.000 euro. Era bella. Ho chiamato Antonio, col quale avevo lavorato a La7 e ogni tanto ci si sentiva. Siamo andati a mangiare una pizza, a scrocco, in un ristorante che mi aveva invitato per una recensione». Mangiano, parlano dei «milleuristi», poi scrivono una cosa a metà tra fiction e autobiografia. Il 13 dicembre il libro compare, gratis, sul sito http://www.generazione1000.com . In meno di tre mesi lo scaricano 23.977 navigatori. Li chiama Rizzoli, offrendosi di pubblicarlo. Detto fatto: uscirà a maggio. E poi sarà un film. «Abbiamo venduto un'opzione sui diritti - spiega Alessandro -. Scriveremo la sceneggiatura, e un cameo non ce lo toglie nessuno».
IL FENOMENO - Per la prossima settimana i due precari hanno in programma interviste con Canal Plus , Bbc , e il primo canale della tv belga. Come mai? Ecco il titolo del Tribune di ieri: «L'Italia ha un problema di cui non vuole parlare». Quello di chi lavora molto, guadagna poco e non sa cosa sarà di lui. L'articolo dice: «Con Berlusconi e il suo sfidante Prodi che passano il tempo a insultarsi e difendere i loro trascorsi, l'incertezza del mercato del lavoro non è diventato un tema chiave della campagna elettorale». Rimassa e Incorvaia invece ne parlano. E ora qualcosa si muove, perché sono stati invitati a discutere di lavoro dalla sinistra giovanile Ds e dalla Margherita. «L'altro giorno ero a Pescara, oggi vado a Faenza», ammette Antonio. A tutti ripetono la storia di Claudio, Rossella, Alessio e Matteo, i protagonisti del loro «reality book». Che è questo: invece di mettere in tv volti famosi a fare una vita slegata dalla realtà, si creano quattro personaggi per descrivere in 100 pagine l'esistenza di tanti italiani. E non di una generazione: di almeno due, forse tre. «Sul blog - dice Alessandro - ci ringraziano: "Avete parlato di noi"». Non solo neolaureati o trentenni in panne, ma anche «padri di famiglia, di 45 anni, a progetto» spiega Antonio.
LA POLITICA - Certo, il precariato non l'hanno scoperto loro due. Però l'hanno raccontato in modo nuovo. Non orientato politicamente «perché ci sono precari di destra e di sinistra e volevamo arrivare a tutti». E soprattutto all'insegna dell'ottimismo, con tanto di decalogo per precariare il più felicemente possibile. «Ma sia chiaro: non è un inno all'assenza di garanzie. Altrimenti qualcuno potrebbe dire: se stanno così bene, perché assumerli? È una maniera diversa di viverlo». Diversa da chi? «Da chi l'ha raccontato con rabbia, o con il registro dell'autocommiserazione, o solo attraverso dati statistici. Anche perché non funzionava. Non se ne parlava». E invece il loro precario ottimista e ben vestito (quasi borghese?), ha fatto furore. I media internazionali si sono appassionati ai «trucchetti» del libro, come mettere all'asta su ebay quello che c'è in sgabuzzino, sorprese da ovetto al cioccolato o vecchi autografi, per pagarsi il viaggio a Berlino. Cose così. Ora, però, si torna seri: «Il precariato non è tanto economico, ma sociale. Il problema non sono i 1.000 euro, ma che domani non sai se li avrai. A 25 anni forse può andare, a 35 o 40 è devastante». Ottimisti sì, mica pirla.
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