Scarcerati dopo oltre una settimana di carcere. Non c’è una sola immagine che li riguardi, nei filmati che sia le forze dell’ordine che cineamatori hanno girato nel luogo degli scontri, delle devastazioni e dei saccheggi, in Porta Venezia. Contro di loro ... solo ricostruzioni fatte dalle forze dell’ordine in momenti di grave concitazione e nella confusione della folla, o testimonianze di cittadini che non c’era stato neppure il tempo di verbalizzare e identificare.
Filmati a discarico.
Corso Buenos Aires: cinque scarcerati. I film scagionano i nuovi antagonisti.
In cella ne restano 25. Ma ci saranno guai per altri ancora «ignoti»
MILANO — Altri cinque giovani e meno giovani finiti in carcere come animatori e partecipi dell’incredibile esplosione di violenza politica di sabato 11 marzo in corso Buenos Aires sono stati rimessi in libertà tra ieri e l’altro ieri su richiesta dello stesso pubblico ministero Piero Basilone per mancanza d’indizi a loro carico.
Dopo oltre una settimana di carcere. Non c’è una sola immagine che li riguardi, nei filmati che sia le forze dell’ordine che cineamatori hanno girato nel luogo degli scontri, delle devastazioni e dei saccheggi, in Porta Venezia.
E contro di loro, se il giudice delle indagini preliminari Mariolina Panasiti aveva ritenuto pregnanti gli indizi di colpevolezza, aveva ravvisato il rischio di reiterazione del reato e l’inquinamento delle prove, c’erano solo le ricostruzioni fatte dalle forze dell’ordine in momenti di grave concitazione e nella confusione della folla, o le testimonianze di cittadini che non c’era stato neppure il tempo di verbalizzare e identificare.
Con l’ultima scarcerazione di ieri - una donna di Bergamo che insieme con un amico era stata arrestata dopo aver tentato di nascondersi in un androne di Buenos Aires dopo che gli agenti di polizia l’avrebbero vista partecipare alle devastazioni - si sale a nove persone rimesse in libertà su trentaquattro arrestate su convalida dei gip Panasiti ed Enrico Manzi.
Ma è il gruppo di cui si è occupato il gip Panasiti (17) che viene dimezzato dalle richieste di revoca di misura cautelare. Ma fin dall’inizio verso il gruppo che via via è uscito da San Vittore, si contava su ricostruzioni incerte: dal paio di ragazzi che già al gip avevano dichiarato di "essersi trovati per caso a transitare da Corso Buenos Aires", all’altro paio di giovani che era in zona "per acquistare fumetti", alle due ragazze che "là avevano appuntamento con degli amici" e poi si erano trovate in mezzo alla mischia.
Fino al gruppetto che ha dichiarato unanime di essere venuto a partecipare a una manifestazione, escludendo alcuna volontà aggressiva.
Ma che queste fossero, o meno, dichiarazioni puramente difensive fatte dai diretti interessati, resta che a loro carico non è emersa una sola immagine di violenza.
Filmati a discarico, ma anche a carico: proprio grazie a cineamatori e professionisti, non è affatto escluso che nei prossimi giorni emergeranno altre responsabilità rispetto a un’azione di violenza preordinata - stando al monitoraggio della Digos, programmata fin dal primo marzo in un’assemblea avvenuta al centro sociale Pergola Tribe che ratificava la volontà dell’area antagonista d’impedire la manifestazione della Fiamma Tricolore autorizzata per quello stesso 11 marzo.
Una manifestazione che, per come si è svolta, ha comportato l’apertura di altra inchiesta da parte della Procura (lo stesso pm Basilone e il pm della Dda Luisa Zanetti) per violazione della legge Scelba che vieta manifestazioni di stampo fascista. In questi giorni i due pm e l’aggiunto Armando Spataro stanno visionando anche i filmati di quel comizio e corteo.
di Marinella Rossi
Fonte: Il Giorno
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