L'Eco di Bergamo di domenica 12 marzo 2006
Dalla prima pagina:
Autonomi, guerriglia a Milano Due ore di scontri in centro fra 300 antagonisti e forze dell'ordine: 9 feriti, 45 fermati. Agenti salvano estremisti dal linciaggio della folla. I due poli condannano: è polemica.
Mezzogiorno di scontri ieri nel cuore di Milano, fra Porta Venezia e corco Buenos Aires: 300 giovani dell'ala più dura dei centri sociali hanno messo a ferro e fuoco le vie del centro per contestare -con un "corteo presidio" non autorizzato- la manifestazione programmata nel pomeriggio dal Movimento Sociale - Fiamma Tricolore. Ne sono nate quasi due ore di guerriglia urbana con un bilancio di 45 fermati e 9 feriti non gravi tra le forze dell'ordine. Auto, moto, edicole, fioriere, negozi, un gazebo elettorale di An e persino un palazzo sono stati presi d'assalto e date alle fiamme. E solo l'intervento di polizia e carabinieri ha salvato letteralmente dal linciaggio sei autonomi finiti nel mirino della folla esasperata. Ferma condanna da parte del mondo politico, ma tra i due poli è polemica. "All'interno dell'Unione - dice il premier Silvio Berlusconi - il caos è totale. Ci sono i centri sociali, quei campioni di democrazia da cui vengono i 300 che usando mezzi violenti hanno cercato di rendere impossibile una civile riunione di un nostro alleato". "Condanniamo duramente - replica il leader dell'Unine Romano Prodi - queste forme di violenza. Non appartengono al nostro concetto di democrazia e di civiltà".
Continua a pagina 8:
Centri sociali, mezzogiorno di fuoco a Milano Guerriglia urbana in corso Buenos Aires. Alcuni autonomi sotratti dalle forze dell'ordine al linciaggio della folla. Distrutte auto, moto ed edicole, incendiato un palazzo. Nove feriti, 45 fermati. Un testimone: sembrava Beirut.
Milano. Fiamma, fumo, esplosioni, violenza a Porta Venezia. Il centro di Milano è stato teatro ieri di incidenti che hanno riportato ad anni ormai lontani: 200-300 giovani dell'ala più dura dei centri sociali, forse black bloc e certamente dell'aria ultra-antagonista, hanno messo a ferro e fuoco (non è una metafora) il centralissimo corso Buenos Aires per contestare, con un "corteo-presidio" non autorizzato in mattinata, la manifestazione programmata nel pomeriggio dal Movimento Sociale - Fiamma Tricolore di Luca Romagnoli. E' stato un vero mezzogiorno di fuoco a Porta Venezia. Quasi due ore di guerriglia urbana hanno devastato la lunga strada commerciale, una vetrina dietro l'altra, la più affollata di Milano giorno e notte, soprattutto il sabato. A farne le spese sono stati auto, moto, edicole, fioriere, negozi e perfino palazzi. Solo l'intervento di polizia e carabinieri, per altro reso difficile dalle tecniche di vera guerriglia usate dai manifestanti, ha consentito che il corteo non sfociasse in tragedia. Ma quando una bomba carta, caricata a chiodi e bulloni, è stata fatta esplodere all'angolo con via Regina Giovanna e viale Tunisia, per un soffio non ci sono state conseguenze serie alle persone vicine. I feriti sono in tutto nove, tra poliziotti e carabinieri: contusioni, choc acustici, ma nessuna grave conseguenza. Poteva andare peggio, anche perchè "corso Buenos Aires sembrava Beirut" come testimoniava un commerciante. Tutto è cominciato poco prima delle 12, quando gli autonomi si sono raccolti all'altezza di piazza Lima, a metà corso Buenos Aires. Secondo quanto riferito dalle forze dell'ordine, sarebbero usciti da tre centri sociali - l'Orso, il Vittoria e il Transiti - ma a quanto pare (ed è una testimonianza raccolto anche tra i dimostranti) non tutti erano ben consci della programmata guerriglia. Infatti già subito prima e anche subito dopo il verificarsi degli incidenti, una parte dei dimostranti (soprattutto quelli del Vittoria) ha lasciato la piazza quando ha visto che la situazione degenerava. Gli altri, i duri, hanno dato il via alla violenza. Caschi o passamontagna scuri in testa, bastoni o sparanghe in mano, hanno spaccato da subito vetrine, fioriere in cemento (per farne pietre da lanciare), bidoni della spazzatura. Hanno aggredito la pattuglia di una "gazzella" dei carabinieri, danneggiando la macchina, quindi hanno usato una strategia precisa: giunti a trenta metri da Porta Venezia hanno appiccato il fuoco a una catasta di materiale vario, probabilmente cosparso di gasolio: ne sono scaturite altissime volute di fumo che hanno consentito di lanciare non visti, bottiglie molotov e dare alle fiamme diverse auto (quattro sono state carbonizzate, altre sono state danneggiate), una moto, un edicola. Una prima volta l'incendio ha rischiato di estendersi dall'edicola a un vechio e caratteristico palazzo che ospita la farmacia all'inizio del corso (l'edificio è stato evacuato), mentre un punto elettorale di An è stato incendiato. E qui si è temuto il peggio, il rogo si è esteso ai piani superiori e al vicino negozio Singer, ma il pronto intervento dei pompieri lo ha contenuto. Rallentati dalle operazioni di soccorso e dalle auto incendiate che potevano esplodere, gli uomini delle forze dell'ordine, con le maschere antigas, hanno sgomberato l'intera area a protezione dei passanti: si sono visti bambini piangere, persone sotto choc, gente in fuga un po' dappertutto. Dopo aver sparato una salva di lacrimogeni, polizia e carabinieri hanno caricato i manifestanti, e fermato diversi giovani. E qui è successo un episodio nato dalla rabbia popolare: 5-6 antagonisti, bloccati alla spicciolata, sono stati sotratti a un linciaggio da parte di persone che assistevano agli scontri: "ammazzateli", "lasciateli a noi", "per comprare case e auto dobbiamo fare sacrifici di anni", gridava una trentina di cittadini che ha preso a calci e pugni gli autonomi, salvati con difficoltà dalle forze dell'ordine e subito allontanati sui furgoni. Un atteggiamento stigmatizzato dal ministro dell'interno Giuseppe Pisanu. "Capisco l'indigniazione dei cittadini, ma non posso condividere la reazione fisica. La forza legittima dello Stato è solo in mano ai carabinieri e alla polizia, che garantiscono la sicurezza". Dopo la carica, che in certi momenti non ha mancato di energia, molti guerriglieri urbani si sono dispersi e la vampata di violenza è andata poco alla volta spegnendosi. Non così la polemica sull'accaduto, in un crescendo di accuse e controaccuse alimentato dal clima preelettorale. quarantacinque i fermati portati in questura. "Mi auguro - ha detto ancora il ministro dell'Interno - che ora i magistrati confermino gli arresti". In corso Buenos Aires uno scenario da "day after". Colpiti soprattutto i commercianti, che hanno già programmato per giovedì sera una fiaccolata contro la violenza.
La Cdl: sono gli alleati di Prodi. L'Unione: condanniamo la violenza.
Milano. Sugli scontri di Milano si scatena la polemica preelettorale e così il premier Silvio Berlusconi sottolinea come "all'interno dell'Unione il caos è totale. Ci sono i centri civici, quei campioni di democrazia, da cui vengono i 300 che usando mezzi violenti hanno cercato di rendere impossibile una civile riunione di un nostro alleato". "Condanniamo duramente - repplica il leader dell'Unione Romano Prodi _ questa forme di violenza. Non appartengono al nostro concetto di democrazia e cibviltà. Per il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini "quando si grida con troppa disinvoltura 10, 100, 1000 Nassiriya poi si arriva a bruciare le macchine. Non ci basta il rituale coro di condanna della sinistra". "Hanno iniziato la loro campagna elettorale" commenta Roberto Formigoni, il presidente della Regione Lombardia: "Questi sono i disobbedienti, i no global, i centri sociali. Spiace dire che hanno il loro rappresentante (Caruso, ndr) alleato dell'Unione di Prodi". An "non vuole strumentalizzare" gli incidenti di Milano, "esprime solidarietà" agli uomini delle forze dell'ordine e "affida la sua ritorsione alle urne elettorali" dice il coordinatore del partito di Fini, Ignazio La Russa, mentre per Roberto Calderoli (Lega) "quanto è accaduto a Milano appartiene all'album di famiglia di Prodi che per decenza dovrebbe dimettersi da candidato premier". Sul fronte del centro sinistra il presidente della Margherita Francasco Rutelli, rivela la necessità di "impedire che estremisti violenti si inseriscano nella campagna elettorale con azioni irresponsabili. Non bisogna dare alcuna sponda a questi comportamenti; porte sbarrate all'estremismo e alla violenza di qualsiasi segno polito. Esprimo la più piena solidarietà alle forze dell'ordine". Solidarietà alle forze dell'ordine anche dai Ds, con il segretario Piero Fassino che difende l'Unione: nessun esponente del centro sinistra è neanche minimanente coinvolto o partecipe in tutto questo. Contro il teppismo politico bisogna esprimere un'univoca volontà di isolamento" ha dichiarato Fassino, prima di lasciare la Questura di milano, dove si è recato per rendere la sua solidarietà agli agenti feriti. "Condanna senza mazzi termini" arriva anche dal segretario di Rifondazione comunista Fausto Bertinotti.
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