Manifesti e slogan contro il centrosinistra, Prodi e Fassino non ci vanno. Infuria la polemica tra i poli. Berlusconi e An lo trasformano in una sfilata elettorale.
Alle nove e mezza Carlo Sangalli chiude la serata dal palco dell´Unione del Commercio, in corso Venezia, «una bella serata di impegno comune», perché si è vista «la città della gente operosa del commercio, che non si lascia intimidire». Sparisce dietro il sipario dei gonfaloni di Regione, Provincia, Comune, Camera di Commercio, mentre salgono le invocazioni: «Silvio, Silvio». Dopo qualche minuto, poiché nessuno se ne va, dal microfono chiariscono: «La manifestazione è finita». Si conclude così il corteo dei commercianti.
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Una conclusione in tono minore per un appuntamento fortemente sentito, pensato come apartitico e bipartisan e trasformatosi in diretta in ennesima occasione di polemica fra i poli. Forse per questo Sangalli mette la sordina a tutti. Per un´ora e mezza in tremila marciano sgranati, per un´ora e mezza il plotone di An incalza quello dell´Unione nel quale c´è Bruno Ferrante. Lo striscione dice: «No ai prodi autonomi». «Buffone, buffone», è il coro che insegue il candidato sindaco. E ancora: «Bruciano le macchine, votano l´Unione, fuori la sinistra dalla manifestazione» e «macchine bruciate, vetrine infrante, questa è la Milano che vuole Ferrante». Alleanza nazionale ha mobilitato i militanti, arrivano anche da lontano: «Io vengo dalla Sicilia», racconta una delle ragazze che distribuiscono i fazzoletti tricolori con il simbolo del partito all´An point provvisorio, davanti a quello bruciato sabato. L´atmosfera è elettrica, davanti si preoccupano: «Muoviamoci, li abbiamo attaccati al culo». È teso il diessino Franco Mirabelli: «L´avevamo capito, per forza Prodi e Fassino non sono venuti». Il più tranquillo è proprio lui, Ferrante, che non poteva mancare: «È una manifestazione giusta contro le violenze di sabato scorso, sbagliato è trasformarla in una speculazione elettorale». La piazza osanna Letizia Moratti (che dice: «la sicurezza è di tutti i cittadini, non è oggetto di competizione elettorale»), l´ex prefetto rimane imperturbabile: «Qui io sento gridare forza Ferrante. I fischi contro di me sono un onore. Sbaglia chi assume queste posizioni e dimostra scarso senso di responsabilità». Il vicesindaco aennino De Corato fa spallucce: «I cori per la Moratti? La gente urla quello che crede». Ma anche il questore Scarpis è sobriamente critico: «Si poteva organizzare meglio, con più ordine». Il sindaco Albertini prova a tenere ferma la barra bipartisan: «È la Milano dei cittadini, delle istituzioni, dei partiti senza stendardi che si riconoscono tutti nei valori che vogliamo difendere, contro ideologie contrarie alla libertà di espressione». Sulla stessa linea il presidente della Provincia, Penati: «La Milano democratica condanna chi è stato autore degli atti di teppismo». Però anche: «An è stata la sola a mettere in modo strumentale il cappello su una iniziativa pacifica dei milanesi». In fondo continuano stentorei i cori contro Unione e centri sociali. Daniele Farina di Rifondazione, legato al Leoncavallo, è sbrigativo: «Avevamo detto che saremmo venuti e siamo qua. C´è stata una doppia offesa alla città, la manifestazione neofascista e gli incidenti di piazza Argentina». Alla sede dell´Unione, il corteo si aspetta la passerella dei leader. Ma appare solo Sangalli, tre minuti e via. Poi l´annuncio: «La manifestazione è finita».
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