Ferrante: Prodi ha fatto bene a non venire, non c’è il clima giusto. La Moratti: sono qui per i milanesi.
Due manifestazioni. Quella davanti è composta ed è concentrata su Letizia Moratti che stringe mani e raccoglie applausi: intorno al candidato sindaco del centrodestra ci sono Gabriele Albertini, il presidente della Regione, Roberto Formigoni, il leader dei commercianti, Carluccio Sangalli e alcuni onorevoli della CdL. C’è anche il presidente della Provincia, Filippo Penati, che al termine della serata viene fischiato dalla folla: Sangalli lo ringrazia per essere stato presente ma per Penati è un imbarazzante coro di buu. L’altra manifestazione è in fondo: lì c’è Bruno Ferrante, candidato del centrosinistra, che cammina dietro lo striscione dei Cittadini per la legalità contro la violenza. Intorno a lui, i vertici dell’Unione e l’onorevole Roberto Zaccaria ironizza: «Se ci girassimo, saremmo la testa del corteo». Qui il clima non è sereno e un gruppo di militanti di An guidati da Romano La Russa, gli stessi che avevano affisso manifesti anti-Prodi lungo il tragitto, contesta l’ex prefetto: «Ferrante non ti vogliamo», «Bruciano le macchine, votano l’Unione, fuori la sinistra dalla manifestazione». Sembrano due manifestazioni e chi lo fa notare a Letizia Moratti ha subito la replica del ministro: «Io sono andata dove mi hanno messo e comunque qui tutti cercavano Ferrante e lui non c’era. Per favore, lasciamo stare la politica in una sera così: io sono qui per testimoniare la mia solidarietà e il mio amore per Milano e i milanesi». Ferrante, in effetti, è arrivato alle 20.25. «Problemi di traffico», spiegano i suoi. Ma fino all’ultimo ci sono stati dubbi sull’opportunità della sua presenza, soprattutto dopo la rinuncia di Romano Prodi e Piero Fassino, di cui Ferrante era stato informato solo all’ultimo momento. «Prodi e Fassino hanno fatto bene - li difende l’ex prefetto - e qui non c’era il clima per una loro partecipazione. Io sono qui perché sono milanese, sono candidato sindaco ed è un dovere preciso essere qui accanto ai commercianti. Bisogna ribadire il no alla violenza». Anche Berlusconi arriva in ritardo, ma per lui l’accoglienza è decisamente diversa: ovazioni e perfino un boato quando indossa, a fine fiaccolata, il cappellino dei panificatori. Lo raggiunge uno dei negozianti che ha subito danni durante le violenze di sabato: «Quanto hai perso? Cinquemila euro? Se non ti aiutano, ti aiuterò io». A chi sta davanti, sembra che tutto fili liscio. Per la Moratti sono soltanto «Letizia sindaco», qualcuno degli organizzatori chiede dove sia Ferrante e Albertini azzarda la battuta: «Starà facendo un tavolo, cercatelo all’Ikea». Formigoni esalta lo spirito «costruttivo» della manifestazione. Tocca ad una giornalista dare la cattiva notizia a Sangalli: «Presidente, in fondo al corteo Ferrante e l’Unione sono stati contestati. Non doveva essere una manifestazione lontana dalla politica?». Sangalli, preso in contropiede, cerca di salvare il salvabile: «Avevamo chiesto che la manifestazione non venisse strumentalizzata e mi pare che il risultato finale sia stato raggiunto». Poi, si dice rammaricato per l’assenza di Prodi: «Mi ha telefonato per confermarmi la sua solidarietà a tutti i commercianti. Temevano strumentalizzazioni: non sono venuti perché non volevano rovinare il clima. Io capisco la loro preoccupazione, ma davvero mi dispiace».
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