La destra scatena gli insulti contro Ferrante.
Lo spirito bipartisan è subito andato a farsi benedire: «Bruciano le macchine, votano l’Unione, fuori la sinistra dalla manifestazione». A guidare i cori con tanto di altoparlante c’era l’europarlamentare di An Romano La Russa, che non ha perso l’occasione per buttare in campagna elettorale quella che doveva essere un’espressione corale di condanna alla violenza: «Al Leoncavallo, Ferrante al Leoncavallo» ed ancora «Sindaco a Milano, la Moratti sindaco a Milano». Non gli atti vandalici di sabato scorso, ma il candidato del centrosinistra a Palazzo Marino è stato il bersaglio prediletto dei militanti di destra: fischi, insulti e grida «vattene a casa».
Ma Bruno Ferrante non si è fatto scuotere: «Mi attendevo una maggiore responsabilità da parte della destra - ha commentato - invece qualcuno ha trasformato questa manifestazione in uno scontro politico ed elettorale. Questi fischi per me sono un onore, mentre ancora una volta c’è stato un comportamento non corretto da parte della destra, che dimostra così scarso senso di responsabilità. Era un dovere esserci, sono venuto per essere vicino a Milano e ai suoi cittadini e lo rifarei. Ma per Fassino e Prodi non c’erano le condizioni».
Sugli stessi toni anche il segretario provinciale Ds, Franco Mirabelli: «La voglia di strumentalizzazione è chiara nel comportamento di An e della Lega. Milano meritava ben altro, invece si è privilegiata la campagna elettorale alla possibilità che la città manifestasse unita contro la violenza». Accanto al gruppo milanese della Quercia sfilava anche la Cgil, con il segretario regionale Susanna Camusso e quello cittadino Onorio Rosati: «Poteva essere una manifestazione di unanime condanna contro gli atti di sabato, invece si è trasformata in un corteo di propaganda elettorale. Lo dimostra anche la divisione delle persone presenti».
Certo la sinistra e i sindacati sono abituati a ben altra organizzazione di piazza: ieri sera in corso Buenos Aires camminavano a stento due tronconi di folla, quello di Berlusconi e Fini tra gli strattoni di cameramen e guardie del corpo, e quello di militanti di An e Lega aperto dallo striscione «No ai prodi autonomi». In mezzo il vuoto. I cittadini e commercianti che volevano partecipare allo svanito corteo bipartisan si sono presto spostati ai margini della via.
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