Guerriglia a Milano.Due ragazzi bergamaschi sono stati arrestati. Oggi a Bergamo? «Solo volantinaggio» «Gli scontri? Era già tutto previsto» Confessione shock di una manifestante:«Tensione alta»
BERGAMO - Due ragazzi bergamaschi tra gli arrestati a Milano, dopo gli scontri di via Buenos Aires sabato pomeriggio. Il presidio antifascista, che doveva opporsi alla manifestazione della Fiamma Tricolore per le vie della città, è presto degenerato in guerriglia. I due bergamaschi hanno circa 20 anni, sono studenti universitari (uno aMilano e uno a Bologna); si trovano ora rinchiusi nel carcere di Boltiere. E’ difficile parlare con qualcuno che la manifestazione l’ha vissuta in prima persona, perché tra i partecipanti è alta la diffidenza nei confronti della stampa. F. è una ragazza di poco più di 20 anni, vive in provincia di Bergamo e studia all’Università.Sabato pomeriggio lei aMilano c’era. Ci chiede di non scrivere nome e cognomee vuole sottolineare che alla manifestazione c’è andata da sola, che insommanon appartiene a nessun gruppo organizzato. Gli scontri per lei non sono stati una sorpresa: «Sapevo che sarebbe successo, lo sapevano tutti quelli che hanno partecipato al presidio. Io non ho lanciato sassi, tantomeno bombe carta, ma era facile aspettarsi che qualcuno l’avrebbe fatto. E non mi sento di giudicare nulla». Cos’è successo sabato pomeriggio? «Siamo arrivati a Lima, dove ci hanno raggiunto gli altri gruppi; i disordini sono cominciati subito dopo. Tutto quello che è successo si è visto poi in tv: bombe carta, cestini incendiati e rovesciati, automobili trascinate in mezzo alla carreggiata e date alle fiamme». Poi è arrivata la polizia. «Hanno caricato tre volte. L’ultima, in cui hanno fatto intervenire anche gli automezzi, ha disperso il presidio. Bisogna cambiare metodo: dovevamo essere più veloci». F. contesta quello che hanno scritto molti giornali: «Hanno detto che c’è stata una reazione di piazza contro imanifestanti.Nonè vero, non era gente qualunque quella che urlava e che poi è arrivata alle mani. Alcuni di loro hanno poi sfilato con la Fiamma». Le motivazioni per cui F. ha scelto di partecipare alla manifestazione sono chiare: «Le ragioni del presidio sono state più che valide. Non si possono far sfilare i fascisti in città. Non mi è piaciuto comehannoreagito alcuni centri sociali, come il Vittoria, o Rifondazione Comunista, che hanno scelto di dissociarsi. L’unico a dire cose sensate è stato Ferrante, che ha definito una provocazione il corteo della Fiamma». La libertà di parola non si nega a nessuno. «Non si può farmanifestare chi nega le camere a gas, chi incita alla violenza, chi fa il saluto romano e inneggia al duce». Cosa succederà domani (oggi per chi legge) davanti al tribunale, quando in 14 saranno processati per gli scontri di novembre davanti al carcere di via Gleno? «Stasera (ieri) c’è un assemblea, ma non sono a conoscenza di particolari iniziative: suppongo ci si limiterà al volantinaggio». ma.mo.
Guerriglia a Milano/4.Morgano prende le distanze:«Distruttivi e controproducenti» «Non sono dei centri sociali»
BERGAMO - «Questi episodi sono assolutamente e totalmente condannabili ». Le reazioni sono ovvie, di fronte ai duecento manifestanti che sabato scorso hanno messo a ferro fuoco corso Buenos Aires. Anche Maurizio Morgano, consigliere comunale di Rifondazione Comunista, esprime la più ferma condanna nei confronti di quei gruppi che «non c’entrano niente con noi e con i centri sociali». Infatti per la giornata di sabato era stato organizzato un presidio pacifico a cui partecipava Rifondazione, la Cgil, il Leoncavallo e altri centri sociali. Una manifestazione tranquilla che voleva esprimere «giusta contrarietà» al «corteo di neofascisti e neonazisti» che si sarebbe svolto nella giornata di sabato. Ma il presidio è stato «messo in ombra a causa delle violenze dei black bloc. L’opposizione era giusta - continuaMorgano -ma sono i mezzi usati che sono stati sterili, distruttivi e controproducenti ». Controproducenti perché «aiutano proprio coloro che vogliono contrastare». Un aiuto alla destra dunque, alla vigilia delle elezioni. Che dire poi delle critiche nei confronti di Francesco Caruso, candidato di Rifondazione alle elezioni politiche ed esponente dei no global? «E’ l’esempio del fatto che con queste occasioni si dà adito a chi mette tutti nello stesso calderone: per molti sono tutti no global. Ma sono solo delle critiche strumentali. Caruso lo conosco personalmente e non c’entra nulla l’associazione con quei duecento facinorosi ». Si pensa che molti dei contestatori provengano dagli ambienti dei centri sociali. «I centri sociali contano migliaia di militanti, i manifestanti violenti erano soltanto poche centinaia. Possiamo considerarliuna minimaminoranza. Infatti si opponevano non solo alla manifestazione della Fiamma Tricolore, ma anche a noi come presidio pacifico. Ci consideravano dei traditori». Morgano ritiene che gli scontri di Milano «di certo non giovano» alla sinistra e «ne prendiamo fortemente le distanze. Ma gli schizzi di fango arrivano, com’è ovvio, anche a noi».
Guerriglia a Milano/5. Longaretti della Fiamma: «Centri sociali corresponsabili» «Aggressioni premeditate»
una corresponsabilità dei centri sociali». Flavio Longaretti non ha dubbi: «I centri sociali di Bergamo, Brescia eMilano hanno fatto sì che ci fosse una tacita solidarietà nei confronti di orde dimanifestanti violenti, venuti a Milano per non perderci la faccia». Il commissario federalediBergamo della Fiamma Tricolore ha assistito solo da lontano agli scontri («le forze dell’ordine hanno creato un cuscinetto tra noi e i facinorosi »)ma quel che ha visto gli è bastato: «Era stata organizzata una contromanifestazione da altri movimenti più moderati, ma queste schegge impazzite non volevano essere oscurati dalla nostra manifestazione pacifica». Secondo Longaretti, gli atti di vandalismo «avevano l’unica funzione di spostare l’attenzione dalla nostra manifestazione a quella antifascista ». Secondo Longaretti, sono tutte «aggressioni premeditate ». Il commissario fa riferimento ai volantini distribuiti da tempo anche a Bergamo da gruppi antifascisti. Volantini «in cui si invitavano gli, chiamamoli così, antifascisti, a partecipare alla contromanifestazione, proprio all’ora e nel luogo in cui ci saremmo dovuti trovare noi. La nostra manifestazione, lo voglio ricordare, era stata organizzata legalmente. Era prevista inizialmente per il 21 gennaio ma vista la vicinanza con la Giornata dellaMemoria è stata spostata all’11marzo e si è svolta in piena legalità e civiltà ». Longaretti condivide le critiche rivolte a Caruso. «La forza politica che candida un individuo che ha trascorsi di contestatore deve assumersene la responsabilità. Non si può criticare i fatti di sabato e poi candidareunindividuo che proviene dai disobbedienti»
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