Il giudice convalida l’arresto dei trentacinque maggiorenni arrestati attorno a Corso Buenos Aires: ora rischiano pene fino a tredici anni .
Le accuse sono pesantissime: devastazione, incendio doloso, porto abusivo di armi, lesioni volontarie. Solo in pochissimi casi, c’è la contestazione del reato di resistenza a pubblico ufficiale, quella che in genere viene contestata in questi casi. Così, le trentotto persone, rinchiuse nelle carceri di San Vittore, Opera e Bollate (tre dei quali minorenni, ovviamente rinchiusi al Beccaria) rischiano pene che potrebbero arrivare fino a tredici anni di reclusione. Trentotto nomi, si diceva. Perché su settanta identificati e su quarantacinque fermati sabato mattina, il giudice ha chiesto la convalida dell’arresto solo per una parte di loro. Richiesta accolta, ieri sera, per tutti e trentacinque i maggiorenni. Fin qui la cronaca giudiziaria. Che però non svela molto di quel che è avvenuto a Milano. Di più, lo raccontano i nomi delle persone inquisite. Chi sono insomma gli arrestati durante la terribile mattinata? Impossibile inserirli in un’unica «categoria». Se non in quella generica di antagonismo anarchico, che piace molto al ministro Pisanu ma non spiega nulla.
Comunque sia, gli arrestati vengono quasi tutti dai gruppi, dai circoli che si sono aggregati nelle occupazioni delle case. Alcuni di loro, frequentano il centro sociale «Villa Occupata», quello di via Litta Modignani. C’è qualche frequentatore di altri centri sociali, ce ne sono diversi che vengono dall’«Orso». Che è stato un po’ l’organizzatore della manifestazione milanese.
Molte persone sono di fuori Milano, ci sono due francesi, un albanese. E ci sono due nomi che ricorrono spesso nelle inchieste, e nelle cronache delle giornate più difficili di questi anni. Sono due «anziani»: xxxxx, di 48 anni e xxxxx, di 42. Uno di Bergamo, l’altra di Como, si dichiarano anarchici. Non legati a circoli o a gruppi precisi ma disposti a «trasferte» ovunque ci sia tensione politica in piazza.
Da qui, da questi dati si può partire per cercare di capire cosa sia accaduto davvero tre giorni fa, attorno a Corso Buenos Aires. Naturalmente, i militanti dell’«Orso» rivendicano la giustezza della loro scelta. Quella di opporsi con una manifestazione di piazza alla provocazione dei gruppi neofascisti. Provocazione che, poche ore dopo il corteo dei naziskin, è sfociata in un’aggressione. E’ accaduto a Pavia, dove un gruppetto di neofascisti della Fiamma Tricolore, di ritorno da Milano, ha tentato di colpire con un coltello il coordinatore dei giovani comunisti, Mauro Vanetti e ha preso a schiaffi una ragazza che era con lui. Ora i naziskin sono stati denunciati e se ne occuperò la magistratura.
Provocazioni fasciste, e si ritorna a far parlare quelli dell’«Orso», da rintuzzare, tanto più di fronte al silenzio del resto della sinistra, per una volta messa tutta insieme: quella riformista e quella d’alternativa. Hanno raccontato - in una conferenza stampa, dove è andato ad ascoltare anche un dirigente di Rifondazione, Piero Maestri, per questo addirittura additato in pubblico da Pisanu - e raccontano d’essere stati aggrediti dalla polizia. Che è intervenuta selvaggiamente.
Milano 2006 un po’ come Genova 2001. Ma l’accostamento viene ripetuto solo nelle sedi ufficiali. Fuori, lontani dai microfoni, però anche quelli dell’«Orso» fanno capire che la situazione, sabato mattina, è sfuggita loro di mano. E ora le conseguenze potrebbero essere dure per tutti. A cominciare proprio dal centro sociale più citato in queste ore, l’«Orso». Non è un mistero, insomma, che il neoprefetto, quello nominato dalla destra sei mesi fa, quando il suo precedessore, Ferrante ha scelto di candidarsi a sindaco col centrosinistra, abbia deciso di assecondare le richieste della Moratti. Che in difficoltà nella campagna elettorale, gioca le sue ultime carte sul pugno di ferro contro i centri sociali. Che ora sono un po’ tutti a rischio. A cominciare proprio dall’«Orso» che oltretutto, proprio in questi mesi, deve anche fronteggiare la richiesta di sfratto dei proprietari dello stabile.
Ed è in questo clima che stasera si confronteranno le diverse anime della sinistra antagonista milanese. C’è da discutere quel che è avvenuto sabato e si sa che quelli del «Vittoria», del «Garibaldi», dei «Transiti», della «Kasa» e della «Torchiera», solo per fare alcuni nomi di altri centri sociali, stavolta non si accontenteranno di frasi di rito. Di ricostruzioni rituali. Visto che è stata messo a rischio, e seriamente, il loro diritto all’agibilità politica. Discuteranno di sabato scorso, ma soprattutto discuteranno di sabato prossimo. Quando, nel terzo anniversario della morte di Dax, è stato indetto un altro corteo. E sono in tanti a chiedere che stavolta la situazione non sfugga di mano.
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