L'ipotesi di polizia e carabinieri: riunione operativa in un centro sociale. Scarcerati in tre. Duecento persone potrebbero essere identificate con l'esame dei filmati
Digos, confermata la premeditazione: "L'azione ideata dieci giorni prima"
di ORIANA LISO e LORENZA PLEUTERI
MILANO - Prima il tam tam in rete. Poi, a dieci giorni dalla data fissata, una riunione ristretta nel centro sociale Pergola. I rapporti della Digos e del Nucleo informativo dei carabinieri raccontano i retroscena della furia devastatrice dei trecento autonomi calati su negozi, auto, persone in corso Buenos Aires. E ora, ora che l'inchiesta inizia a portare i primi frutti, le parole dei due rapporti suonano inquietanti. Anche perché lasciano intendere chiaramente che sabato, qualche ora prima della guerriglia, i segnali c'erano già tutti.
"È verosimile che l'appuntamento e le modalità della contro-manifestazione fossero state stabilite nel corso di un'assemblea cittadina svoltasi il precedente primo marzo al centro sociale Pergola Tribe - scrive la Digos nella relazione allegata alle 38 ordinanze di arresto - , alla quale avevano partecipato anche attivisti dei centri sociali Orso, Transiti, Panetteria Occupata, Villa Litta e altri esponenti di sodalizi di estrazione più radicale".
Non solo. La vera sorpresa arriva poche righe più in basso, quando il rapporto racconta quello che gli agenti in borghese vedono la mattina di sabato fuori dai centri sociali controllati. "Vi era una consistente presenza di persone che uscivano dai centri in maggior parte travisati con sciarpe, felpe o caschi, equipaggiati con voluminosi zaini e oggetti vari, quali bastoni, aste, scudi. Molti non hanno perso occasione di raccogliere, strada facendo, altro materiale contundente. Verso le ore 12,30 i vari gruppi hanno iniziato a convergere verso corso Buenos Aires".
Gli autonomi si muovevano in assetto da guerra, con "intenzioni bellicose e predeterminate a creare disordini". Ed è proprio sul grosso dello schieramento che adesso si concentrano gli sforzi investigativi. Fondamentali sono i video e le fotografie, ufficiali e amatoriali, che potrebbero servire a individuare gran parte di manifestanti fuggiti alle prime cariche. Duecento persone, è la speranza dei vertici di polizia e Arma.
Solo oggi, con i primi interrogatori in carcere dei fermati - trentacinque maggiorenni, mentre i tre minori saranno sentiti domani - si potrebbe iniziare ad avere un quadro più preciso delle responsabilità. Tre gli scarcerati. Gli accusati saranno interrogati da due pubblici ministeri (Piero Basilone, titolare del fascicolo sugli scontri, e Ilda Boccassini) e da due gip (Mariolina Panasiti e Enrico Manzi), chiamati a convalidare le manette. L'avvocato Mirko Mazzali e gli altri legali si preparano alla controffensiva: "Chiederemo di vedere i filmati: le immagini dimostreranno che sono state prese le persone sbagliate".
(14 marzo 2006)
www.repubblica.it/2006/c/sezioni/cronaca/scomi/digos/digos.html
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