dal manifesto di oggi
Milano, la sinistra a pezzi Dopo gli scontri l'Unione sfilerà con An e i commercianti. E il «movimento» è diviso Esame di coscienza per Ds e Prc che hanno lasciato soli i centri sociali contro la Fiamma tricolore. Il consigliere Fiano, Ds: «Abbiamo sottovalutato». E l'ex prefetto Ferrante critica prefettura e questura LUCA FAZIO MILANO
Avremmo potuto. Magari con le mani alzate. Troppo tardi, però. Due giorni dopo gli incidenti di corso Buenos Aires, è lastricato di se e di ma quel tratto di strada che da Porta Venezia arriva al Mc Donald's. Il set incendiato che ha ospitato la scena della stupida guerriglia urbana a Milano, poco più di cento metri dove vorticosamente è successo di tutto: la folla che avrebbe tentato di linciare i manifestanti - anche se durante e dopo gli scontri quel pezzo di strada era già pieno di fascisti malamente mimetizzati - il negozio di An incendiato anche perché lasciato sguarnito dalla polizia che sostava a pochi metri, gli scontri in stile «anni Settanta», che però, fortunatamente, hanno lasciato «sul campo» pochissimi feriti lievi e un bilancio tutto sommato contenuto (cinque anni fa, per contrastare un'adunata di Forza Nuova, i centri si lasciarono andare per mezza città in maniera ben più pesante). Ma corso Buenos Aires, oggi, è anche la strada dove è andato in scena il funerale di quel che resta del «movimento», che aveva già esalato penultimi respiri.
Non stanno granché bene nemmeno le forze democratiche della sinistra milanese. Adesso pagano le conseguenze di un attacco forsennato della destra, proprio perché avrebbero potuto fare di più e forse hanno sottovalutato, o forse, non sono state abbastanza furbe. A pochi giorni dalle elezioni si poteva anche osare di più e si doveva tenere la piazza, ostentando magari anche un po' di sano antifascismo d'antan, visto che Milano è stata sfregiata da una marcetta in camicia nera capitanata da alcuni negazionisti di mezza tacca. Emanuele Fiano, candidato alla Camera per i Ds, consigliere comunale e rappresentante della comunità ebraica milanese, a gennaio aveva fatto uno sciopero della fame per non lasciare agibilità alla Fiamma Tricolore. Sabato no. Molto onestamente, adesso si fa «un esame di coscienza». E dice: «Può essere che ci sia stato un pezzettino di sottovalutazione, forse ero troppo concentrato sul corteo dei neofascisti e non ho capito quello che si stava preparando: quando ho visto le camice nere gridare duce duce mi è venuto da piangere». Augusto Rocchi (Prc), ieri mattina dai microfoni di Radio Popolare, ha detto che forse si sarebbe potuto organizzare una manifestazione in Porta Venezia con le «mani alzate», perché certe violenze sono intollerabili.
Chi a Milano ha saputo tenere di più i nervi a posto (e la testa) - con il maggiore quotidiano di riferimento del centrosinistra che ci manca poco scriva nomi e cognomi per incitare la polizia a fare piazza pulita (la polizia sa già a quali porte bussare) - è l'ex prefetto Bruno Ferrante, oggi candidato alla poltrona di Palazzo Marino. Non è facile, con il centrosinistra schierato come un sol uomo a prendere le ovvie distanze, da Bertinotti fino a Capezzone - finalmente, è Unione - dire che «si poteva fare più prevenzione per capire in anticipo quel che è successo, e si è parlato poco e poco si è approfondito sulla concomitanza delle due manifestazioni». Ferrante punta il dito contro prefettura e questura, ma «prevenire» e «approfondire» sono concetti che chiamano esplicitamente in causa le forze democratiche del centrosinistra.
Messe all'angolo dal centrodestra, incapaci di reagire, adesso si fanno trascinare nelle fiaccolate organizzate dal comitato dei commercianti di corso Buenos Aires, una compagnia che guarda caso si trova spesso a braccetto con Alleanza Nazionale. An, infatti, giovedì sera sarà in prima fila con Gianfranco Fini, e ci sarà anche il presidente diessino della Provincia, Filippo Penati, che invita i colleghi a sfilare dietro a un gonfalone che si annuncia affollato di presenze inconsuete. Daniele Farina, Prc e storico esponente del Leoncavallo, Bruno Ferrante, e forse, ma sono voci, anche i pezzi grossi dell'Unione, Prodi e Fassino. Segno che sabato, in qualche modo, sono in tanti ad aver combinato un pasticcio. Chi non c'era contro i fascisti, ma soprattutto gli «antagonisti duri e puri» che, senza nemmeno sapere a cosa sarebbero andati incontro, hanno gestito la piazza in modo disastroso e patetico. E siamo al punto che il centro sociale Pergola, nei riquadrini dei «buoni e dei cattivi» che tanto piacciono ai giornali mainstream, adesso viene additato come un covo di autonomi violenti, ovviamente da sgomberare (attacca la Moratti). Un delirio, e un disastro, che il «movimento», in queste ore a bocche cucite, e disgustate, dovrà pur trovare il modo di superare.
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