Al vaglio della polizia fotografie e filmati, anche minorenni coinvolti negli scontri. Ferrante: prevenzione carente. La mamma di Dax: non sporcate con la violenza il ricordo di mio figlio.
Anche minorenni tra gli autonomi che hanno devastato Buenos Aires. La questura sta identificando i teppisti sfuggiti all´arresto. Le accuse: devastazione, incendio, porto d´armi, lesioni ma potrebbe aggiungersi il tentato omicidio. Restano in cella 38 black bloc mentre tre sono stati scarcerati. Da domani il gip li interrogherà. Nel gruppo dei fermati milanesi compaiono due anarchici insurrezionalisti già indagati per gli scontri durante il G8 a Genova.
A scorrere l´elenco della prima infornata di arresti per i disordini di sabato, più di un investigatore di quelli che conoscono l´antagonismo cittadino ha pensato: questo ce l´ho. Ci sono i quasi quarantenni schedati anni fa e le nuove leve venute su quando il movimento si era già frastagliato in mille rivoli. In comune , vecchi e nuovi hanno la fama di duri, di quelli che non si tirano indietro quando c´è da mostrare i denti. Per loro le accuse sono pesantissime: devastazione, incendio doloso, resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Per alcuni, anche il porto d´armi e le lesioni volontarie. Quando, e se, dovesse essere individuata anche la persona che ha sparato un razzo ad altezza d´uomo, colpendo un carabiniere in pieno volto, il pubblico ministero Piero Basilone potrebbe anche contestare il reato di tentato omicidio. Per tutti gli accusati - trentotto in cella, compresi tre minorenni, divisi tra San Vittore, Opera, Bollate e il centro di prima accoglienza del Beccaria - i primi interrogatori si svolgeranno domani con le udienze di convalida davanti al gip. Sarà difficile, per tutti, dimostrare che la guerriglia non sia stata organizzata prima, visto soprattutto l´arsenale di chiodi, tirapugni e zaini pieni di pietre finiti sotto sequestro. Mentre procura, polizia e carabinieri vanno avanti a raccogliere testimonianze dirette - anche di video e foto amatoriali - per dare un volto ai tanti che sono riusciti a scappare, ma che hanno addosso la responsabilità morale di aver incitato gli altri a incendiare e devastare. xxxxx ora ha quarant´anni: tre anni fa alcune telecamere la ripresero a Genova mentre devastava le aiuole di corso Torino per procurarsi le pietre e i bastoni con cui assaltò, tra gli altri, due banche, un supermercato, infine il carcere di Marassi. Anarco-insurrezionalista cresciuta politicamente nella Villa Okkupata di via Litta Modignani, emigrata poi al Circolo dei malfattori di via Torricelli, sede oggi della Raf, la rete antifascista. Con lei, al G8 di Genova come in corso Buenos Aires l´altro giorno, xxxxx, 33 anni, bergamasco di nascita, anche lui anarchico ben conosciuto dalla Digos per la sua partecipazione a manifestazioni più o meno pacifiche nel corso degli anni. Un altro nome che molti conoscono a Milano, almeno per averlo visto scritto su tanti muri, è quello di xxxxx. A venticinque anni è già stata in carcere, è attivista del centro sociale Orso. Il 17 gennaio di due anni fa Marta, con altri autonomi dell´Orso (Milo e Orlando, che compaiono con lei sui muri di San Vittore), aggredirono su un treno, a Genova, alcuni giovani fascisti piemontesi per togliere le spille con croci celtiche dai loro giubbotti neri, portando via anche il portafogli a uno di loro. Ieri sera, dopo ventiquattr´ore di carcere, la xxxxx è stata scarcerata perché il pm non ha trovato la conferma certa della sua partecipazione, per quanto fosse presente. Curriculum simile per xxxxx, coinvolta qualche anno fa in una rissa con giovani neo fascisti davanti alla discoteca de Sade di via Valtellina. Più di recente, era al San Paolo la notte degli scontri seguiti alla morte di Dax Cesare. E poi c´è xxxxx, comasca, studentessa di Scienze politiche in Statale. Qualche mese fa la Digos la fermò, nella sua città, durante una contestazione poco pacifica contro una manifestazione della Fiamma Tricolore. Nel gruppo dei milanesi, che sono circa la metà dei fermati, ci sono anche tre minorenni, due ragazzi e una ragazza. Si sa che sono liceali, che frequentano scuole del centro, che potrebbero essersi staccati dai loro gruppi di riferimento per mischiarsi a quelli più grandi, forse senza rendersi conto delle conseguenze di quello che stava accadendo. Sembra però che una volta in caserma le botte che temevano siano arrivate. Ma dai genitori, avvisati dai carabinieri di quello che avevano fatto i loro figli.
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Al presidio vanno anche gruppi estranei agli scontri. Il consigliere Rc: "Qui solo per capire". In 200 davanti a San Vittore. "Liberate chi sta in prigione". "Non è vero che i cittadini si sono scagliati contro i manifestanti. Molti ci hanno aperto i portoni".
Circa duecento giovani. Dal centro sociale Garibaldi e dall´Orso, dal Vittoria e da diverse case occupate. Dopo gli incidenti in corso Buenos Aires anche alcuni gruppi che non avevano partecipato agli scontri con la polizia hanno espresso «solidarietà ai compagni antifascisti arrestati», ritrovandosi dalle 17 in un presidio in piazza Aquileia, vicino al carcere di San Vittore dove sono detenuti 18 dei 41 no-global fermati sabato. Il presidio è durato poco più di due ore, durante le quali sono stati intonati slogan per chiedere la liberazione dei giovani arrestati. «Il valore antifascista è unificante, così come molti altri temi fra cui la lotta alla mercificazione della vita - hanno spiegato i manifestanti - Sulla modalità della manifestazione di sabato ci sono posizioni politiche diverse, ma c´è forte unità sui contenuti». I rappresentanti dell´«assemblea antifascista» forniscono la loro interpretazione: «La responsabilità degli scontri è delle forze dell´ordine, che non hanno impedito ai fascisti di marciare su Milano. È immaturo - sostengono - fossilizzarsi sulle auto bruciate: il dato politico è che Milano non vuole i fascisti. La città infatti non era contro di noi come hanno scritto i giornali. Non c´erano i cittadini che avrebbero linciato i manifestanti, ma al contrario decine di persone che hanno aperto i portoni dei palazzi per accoglierci mentre fuggivamo dalla polizia». Il consigliere provinciale di Rifondazione Comunista Pietro Maestri, la cui presenza alla conferenza stampa dei no-global è stata oggetto di una battuta polemica di Pisanu («Mi auguro che si tratti di una presenza accidentale» ha detto il ministro degli Interni Giuseppe Pisanu da Cassino, dove partecipava a una iniziativa elettorale di Forza Italia) ha spiegato poco dopo la sua posizione così: «Non c´è stata alcuna manifestazione di solidarietà con i protagonisti degli scontri di sabato. A quella conferenza stampa il mio partito ha deciso di mandare me per capire che cosa stava succedendo». E sui fatti di corso Buenos Aires Maestri conferma «la condanna per una scelta di lotta completamente sbagliata: antifascismo significa battere attraverso la cultura e la politica le posizioni xenofobe e razziste di Forza Nuova e della Fiamma Tricolore». Intanto i centri sociali annunciano nuove iniziative: domani sera un´assemblea degli antagonisti allo SpazioKasa, uno dei centri occupati, chiederà «la liberazione degli arrestati» e presenterà le iniziative del 16 marzo, anniversario della morte di Davide Cesare, Dax, ucciso tre anni fa in via Brioschi. Proprio giovedì dovrebbe iniziare la requisitoria al processo per i disordini all´ospedale San Paolo, immediatamente successivi all´omicidio. I centri sociali promuovono per il 16 un presidio in tribunale alle 9 e un altro alle 20 sul luogo dell´omicidio, mentre per sabato è in programma una manifestazione dalle colonne di San Lorenzo al carcere di San Vittore.
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Rosa Piro: ma la manifestazione della Fiamma Tricolore non doveva essere autorizzata. "Non sporcate il mio Dax" La madre del ragazzo ucciso tre anni fa: no ai violenti paura. Questi giovani compiono reati che pagheranno per tutta la vita.
Ci sono tanti modi per ricordare mio figlio. Quello di sabato non è certamente uno di questi. Rosa Piro, la mamma di Davide "Dax" Cesare, ucciso tre anni fa - proprio in questo mese - durante una lite con tre neofascisti, ha guardato e riguardato le immagini degli scontri di corso Buenos Aires in televisione. Senza trovare un perché in quello che vedeva. «Quello che è successo non doveva accadere. Solo per miracolo non ci sono stati morti». Signora Piro, ma di chi è la colpa? «Per quello che può significare la mia presa di posizione, sono sempre stata convinta sostenitrice della non violenza. Ma il problema qui è a monte. La manifestazione della Fiamma Tricolore non doveva essere autorizzata. Lasciare loro una piazza per marciare vuol dire riconoscerli. E io, da antifascista, non posso accettarlo». Per fermare quel corteo altri ragazzi hanno incendiato e devastato una strada. E lo hanno fatto - dicono - anche in nome di suo figlio, della sua memoria da rispettare. «Lo dico a chiunque sia stato in piazza sabato: non mettete in mezzo il nome di mio figlio per atti gratuiti di violenza. E quella di sabato era davvero inutile. Non servitevi di Dax». Su molti muri di Milano è scritto "Dax odia ancora". Non lo trova inquietante? «Dipende da cosa si intende. Io in quelle scritte leggo: Dax odia ancora la violenza, il fascismo, l´ingiustizia sociale. Tutto quello per cui mio figlio ha sempre lottato». Lei è una mamma simbolo per i giovani antagonisti milanesi. Ma, da mamma, cosa ha pensato vedendo i disordini di sabato? «Ho provato paura, e tanta. Per i bambini e i passanti che potevano restare feriti, certo. Ma soprattutto per quegli stessi giovani coinvolti nei disordini. Ragazzi che devono ancora crescere, e invece rischiano di macchiarsi di reati che rimpiangeranno per tutta la loro vita. E la stessa paura la provo anche per tanti ragazzi di destra». Sembra che lei parli dei fratelli Morbi, i due giovani che hanno ucciso suo figlio. «Quando penso al più giovane, che all´epoca era minorenne è normale che non riesca a dimenticarmi che lui è l´assassino di Davide. Ma se per un momento riesco ad allontanare il dolore che ho nel cuore, penso che quel che resta è un ragazzo di 17 anni che paga per un crimine orrendo. Mi auguro solo che riesca a capire il male che ha fatto. Questo conta, non gli anni di carcere che si fa». In settimana ci saranno le manifestazioni per ricordare Dax. Paura di nuove tensioni? «Gli amici e i compagni di Dax sanno che odio la violenza e che mi aspetto che loro non facciano niente di male. L´unico invito che faccio, sperando che qualcuno mi ascolti, è di abbassare il livello della tensione. Ora dobbiamo stare tranquilli».
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