Dal Corriere della Sera --->>> Ore 12.30: guerriglia a Milano, paura e rabbia. Scontro tra centri sociali e polizia: dieci feriti, 45 fermati. La gente tenta di linciare gli autonomi. Razzi, molotov e sassi: negozi e auto incendiati. Un'ora d'inferno in corso Buenos Aires. Il questore: violenza annunciata. Polemiche tra la Moratti e Ferrante.
Lo avevano scritto nel loro sito: «Mobilitarsi per impedire il corteo fascista e razzista». Specificando: «Presentarsi all'appuntamento "preparati"». «Preparati» — per la Digos — vuole dire una sola cosa: arrivare sul luogo del raduno con caschi e fazzoletti e nelle tasche dei giubbotti molotov, sassi, bombe carta caricate a chiodi. E ieri mattina dalle 12.30, per oltre un'ora, un pezzo di Milano è stata messa a ferro e fuoco in quella che può considerarsi una vera e propria guerriglia urbana scatenata da circa 400 militanti dei centri sociali Orso, Transiti e Pergola. Era dal 1994 che Milano non era devastata da una furia simile. Corso Buenos Aires, in quella parte che confina con piazza Oberdan, sembrava Beirut durante la guerra. Negozi devastati e bruciati (McDonald's, Nike, un Outlet, il bancomat del Banco di Sicilia, la Singer), auto carbonizzate in mezzo alla strada, l'aria resa irrespirabile dai gas lacrimogeni, un «An point» distrutto dalle fiamme. La reazione delle forze dell'ordine in tenuta antisommossa non si è fatta attendere. Due cariche hanno disperso gli autonomi che sono scappati per le vie adiacenti. Quarantacinque sono stati fermati e portati in questura. Sino a sera tardi si stava valutando la loro posizione. Nella confusione generale ci sono stati anche tentativi di linciaggio non andati a buon fine solo per l'intervento deciso di polizia e carabinieri. Alcuni manifestanti, mentre venivano portati verso i blindati per essere trasportati in questura, sono stati avvicinati dai cittadini esasperati per quello che era appena successo. Sono volati insulti al grido di «bastardi», «ammazzateli». Qualche schiaffo e qualche pugno ha raggiunto i fermati. A fatica gli agenti hanno sottratto i manifestanti all'esasperazione dei presenti. Per due ore i vigili del fuoco hanno lavorato per spegnere le fiamme (il palazzo di corso Buenos Aires 8 è stato evacuato per precauzione) mentre il traffico in tutta la zona è rimasto paralizzato. Piano piano la situazione è tornata alla normalità. Nel pomeriggio un migliaio di aderenti all'Ms-Fiamma Tricolore ha potuto svolgere la manifestazione programmata e autorizzata anche se il questore non ha dato il via (erano le 17) sin quando gli organizzatori non hanno ritirato degli striscioni e sono spariti (almeno momentaneamente) i saluti romani. Sembrava tutto rientrato quando alle 20.15 è scattato di nuovo l'allarme rosso. Un'auto della polizia con i colori d'istituto ferma davanti alla stazione ferroviaria della Bovisa (mentre i poliziotti erano all'interno per un controllo) è stata incendiata da alcuni giovani che sono subito fuggiti. Poco istanti dopo è giunta una telefonata minatoria al 113: «Questo è solo l'inizio». Le devastazioni di ieri (commentate da decine di esponenti di destra e sinistra e culminata con la visita in questura del segretario dei Ds, Piero Fassino, che ha espresso solidarietà alla polizia) hanno anche sancito una spaccatura netta tra il mondo dell'autonomia milanese. Da una parte i duri dei centri sociali Orso, Transiti e Pergola che hanno scatenato i disordini. Dall'altra gli autonomi del Leoncavallo, del Bulk e del centro Vittoria che hanno partecipato a una manifestazione nel pomeriggio assieme all'Anpi, l'associazione dei partigiani. Pesante, infine, il bilancio tra le forze dell'ordine. In ospedale (Fatebenefratelli e clinica Santa Rita) sono finiti quattro carabinieri e sei poliziotti. Il più grave è l'autista di un funzionario di polizia (anche lui medicato) al quale è scoppiata una bomba carta caricata con i chiodi tra le gambe. In un primo momento si è pensato al peggio poi i medici lo hanno giudicato guaribile in 20 giorni. Quattro i cittadini medicati in ospedale, ma solo perché hanno respirato i lacrimogeni. Nessun manifestante si è invece presentato per farsi curare. Danneggiate anche due auto dei carabinieri transitate troppo vicine ai giovani dei centri sociali. I manifestanti, in un comunicato, hanno spiegato di aver voluto dare «un segnale forte che negasse ogni agibilità ai fascisti» a cinque giorni dall'anniversario della morte di Dax (16 marzo 2003) ed hanno preannunciato una manifestazione per questa mattina alle 11 in piazza Filangieri.
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