LETTERA APERTA AL DIRETTORE DE IL TIRRENO A PROPOSITO DI RIGASSIFICATORI
LETTERA APERTA AL DIRETTORE DE IL TIRRENO A PROPOSITO DI RIGASSIFICATORI
Il direttore de Il Tirreno, Bruno Manfellotto, se la prende con il Comitato contro l'off shore colpevole di opporsi, all'improvviso, dal giorno successivo al via libera dato dai ministri Matteoli e Scajola, alla realizzazione del progetto. Nel suo editoriale di domenica 5 marzo, Manfellotto, riporta gli argomenti ripetuti da coloro che vorrebbero costruire nuove centrali e, da un po' di tempo, nuovi rigassificatori: caro petrolio e dipendenza dell'Italia dall'estero. Innanzitutto informiamo che il Comitato off shore non è sorto all'improvviso. Esiste da diversi mesi ed è comunque l'erede del Comitato promotore del referendum sull'off shore sorto nel maggio 2003, comitato che si è sciolto dopo che il Comune di Livorno ha scippato i cittadini di Livorno del diritto di potersi esprimere democraticamente sull'argomento, cambiando d'autorità il regolamento comunale dopo che il Comitato aveva presentato la sua richiesta di referendum. Evidentemente qualcuno aveva paura del giudizio dei livornesi. Il Comitato contro l'off shore si batte contro la costruzione del rigassificatore al largo delle coste livornesi-pisane perché ritiene tale impianto inutile e pericoloso per la città di Livorno e il suo comprensorio. Inutile perché il terminale galleggiante non porta alcun beneficio alla città di Livorno né in termini di nuova occupazione né in termini di risparmi sulle bollette del gas, anzi danneggia il porto, il turismo, la pesca e l'ambiente. Pericoloso perché sarebbe il primo terminale di questo genere nel mondo (esistono solo pochi altri progetti negli Stati Uniti e nel Golfo del Messico). Checché ne abbiano detto coloro che avrebbero dovuto tutelare la salute dei cittadini e l'ambiente, si tratta di una tecnologia pericolosa e non adeguatamente sperimentata, A Livorno di collisioni tragiche in mare ne abbiamo già avuta una, quella fra il Moby Prince e l'Agip Abruzzo. Non vorremmo avere disastri ancor più gravi. La nostra opposizione è nota e motivata, sia per quanto riguarda i rigassificatori, sia per quanto riguarda in particolare quello di Livorno. Tutti la possono trovare su innumerevoli documenti e interventi, pubblicati su Il Tirreno e altri giornali o reperibili sul sito http://www.offshorenograzie.it In questa sede però ci preme ribattere a due affermazioni contenute nell'editoriale del 5 marzo. La prima affermazione è che l'Italia non riuscirebbe a produrre sufficiente energia; per questo saremmo costretti a importarla dall'estero. Ma il dott. Manfellotto è proprio sicuro che le cose stiano così? Lo sa il direttore de Il Tirreno che mentre, d'inverno, sui giornali si agitava lo spauracchio della mancanza di gas, i nostri produttori vendevano energia a basso costo a francesi e tedeschi, tramite gli svizzeri, tanto che il ministro Scajola è dovuto intervenire sull'argomento con apposito decreto? Lo sa il direttore de Il Tirreno che l'Italia importa energia da Francia, Austria e Slovenia, perché questi paesi producono più energia di quella che consumano e sono costretti a venderla sottocosto agli italiani perché è estremamente costoso fermare le loro centrali nucleari e riavviarle? Lo sa il direttore de Il Tirreno che secondo l'Autorità per l'energia il famoso black out del settembre 2003 dipese non dai nostri fornitori esteri ma da errori dell'ENEL che non rispettò le regole tecniche previste in casi del genere? Lo sa il direttore de Il Tirreno che il progetto bipartisan dei rigassificatori si prefigge lo scopo di fare dell'Italia lo snodo mediterraneo per il gas destinato all'Europa centro-meridionale? In realtà occorrerebbe una riflessione seria, approfondita su tutta la questione energia, senza dare per scontato nulla e tanto meno quanto sostenuto da lobby economiche che vogliono lucrare sul business dell'energia. Bisogna imparare a distinguere tra interessi della collettività e interessi di gruppi economici che intravedono possibilità di notevoli guadagni. La seconda affermazione da confutare riguarda il fatto che sarebbe più facile per i Comitati opporsi che farsi venire dei dubbi. Non credo che questo ci riguardi. Il Comitato contro il rigassificatore è composto da singoli cittadini, comitati, associazioni e partiti, ognuno con la sua storia e le sue esperienze. Per quanto riguarda il Comitato difesa dall'inquinamento ambientale e il Comitato salute ambiente, per esempio, segnaliamo solo due fatti: nel luglio 2004 hanno realizzato un articolato documento, intitolato “L'ambiente che vogliamo”, nel quale abbiamo fatto una serie di proposte che, secondo noi, porterebbero ad un miglioramento della qualità della vita in città, oltre che ad un aumento dell'occupazione di cui questa città ha tanto bisogno. Il documento è stato presentato alla stampa ma nessun responsabile delle amministrazioni locali (Comune e Provincia) lo ha preso in considerazione. Il 17 ottobre scorso, i Comitati livornesi, riconosciuti e attivi da anni, hanno poi chiesto un incontro col Sindaco di Livorno per consegnarli 1200 firme raccolte in città su un documento che contiene alcune proposte concrete sulla questione dell'inquinamento cittadino. Stiamo ancora aspettando una risposta. I Comitati a Livorno, ma non solo, sono propositivi e non capaci di dire solo no. Certamente è inevitabile che vengano dei dubbi di fronte a iniziative, come il rigassificatore di Livorno, che non è il frutto di un serio studio e una approfondita programmazione energetica del Comune, della Provincia o della Regione, ma è invece l'improvviso colpo di teatro con cui si sono conciliati gli interessi di un chiaccherato imprenditore e di una azienda municipalizzata economicamente malandata. Per finire facciamo solo due esempi per far presente che l'energia ci si può procurare senza ricorrere ai rigassificatori: 1) nell'ottobre 2005 la stampa locale diede giustamente molto risalto a tre progetti di impianti eolici, a Guasticce, al Picchianti e in Darsena Toscana. Non se ne è saputo più niente, eppure i progetti prevedevano la capacità di fornire energia per le utenze domestiche di una città di 30mila abitanti. 2) nel febbraio 2005 è entrata in funzione al largo di Port Kembla, in Australia, una piattaforma galleggiante, lunga 20 metri e alta 18, che produce energia sfruttando le onde del mare. Forse queste strade sono meno facili e lucrose per alcuni gruppi di investitori, l'importante è però di individuarne di più vantaggiose per la collettività.
Gruppo di studio sul terminale gas off shore Livorno, Marzo 2006
|