Messaggero Veneto 9 marzo
Elenco Titoli Stampa questo articolo GIOVEDÌ, 09 MARZO 2006 Pagina 4 - Attualità La cooperativa goriziana: danni per 35 mila euro a causa del blitz del 1º febbraio, partono le querele GRADISCA. Per far entrare il primo immigrato e poter dichiarare ufficialmente in funzione il Cpt di Gradisca martedì erano dovute ricorrere a un’abile azione di occultamento per eludere la “sorveglianza” dei manifestanti, ma per introdurne altri 18 le forze dell’ordine non sono nemmeno dovute scomodarsi dai sedili degli automezzi di servizio. Il “curriculum” del centro per immigrati isontino era cominciato con un paradosso (un solo “ospite”, prelevato a Parma ed entrato materialmente intorno alle 19 del 7 marzo) e a forza di paradossi sembra andare avanti. Dopo le tensioni di martedì, i presidi dei giorni scorsi e le innumerevoli manifestazioni da due anni a questa parte, ieri infatti il Cpt si è ritrovato avvolto in una calma quasi irreale. Qualche mezzo di carabinieri e polizia ai lati del cancello blindato, il solito via vai di camionette e volanti in entrata e uscita, qualche agente in borghese a scrutare l’orizzonte, ma di manifestanti o semplici curiosi nemmeno l’ombra. Poi, al termine di una mattinata incredibilmente tranquilla, l’annuncio: «Altri 6 immigrati clandestini sono stati portati questa mattina al Cpt di Gradisca, tutti di nazionalità marocchina come quello entrato martedì». A confermarlo, stavolta, non il prefetto o il questore, nessun vice ma direttamente Adriano Ruchini, presidente della Minerva, la cooperativa goriziana che gestisce il centro, nel corso di una conferenza stampa svolatsi a Gorizia. Nel corso dello stesso incontro Ruchini e il legale della Minerva, l’avvocato Samo Sanzin, hanno anche quantificato i danni subiti dalla cooperativa («circa 35 mila alla sede nel corso del blitz degli “Invisibili” dello scorso 1º febbraio e un migliaio di euro alle vetture private di alcuni dipendenti») e, soprattutto, confermato una notizia già nell’aria da giorni: «Rendiamo noto che sono state fatte alcune querele». E a precisa domanda dei giornalisti: «Nei confronti, tra gli altri, anche di Alessandro Metz. Per aver danneggiato l’auto di una dipendente». Considerando quanto successo solo il giorno prima, quando era bastata una semplice “indiscrezione” per portare davanti al Cpt una sessantina di manifestanti, ci si aspetta un pomeriggio movimentato. Niente. Alle 13.30, a sorpresa, un fax dalla Camera dei deputati. Oggetto: visita di Rosy Bindi al Cpt di Gradisca. Nel testo dichiarazioni destinate a lasciare il segno all’interno del centro-sinistra: Rosy Bindi, capolista dell’Ulivo in Fvg, accompagnata dai candidati Milos Budin e Alessandro Maran, ha visitato ieri pomeriggio il Cpt di Gradisca. La delegazione ha preso atto delle condizioni di grande pulizia e ordine della struttura e dell’ottimo lavoro svolto dagli operatori della cooperativa che la gestisce. Ma è stato anche rilevato che si tratta di una struttura certamente sovradimensionata rispetto ai numeri dell’immigrazione clandestina in regione. «Nel programma dell’Unione - ha affermato l’onorevole Bindi - questa logica è abbandonata in favore di centri di accoglienza rispettosi dei diritti e della dignità delle persone. Chi è candidato dell’Unione e ha sottoscritto il programma dovrebbe quindi capire che contestazioni e manifestazioni come quelle fatte o annunciate di fronte a questa struttura sono del tutto improprie e offrono solo il fianco alle strumentalizzazioni della destra che proprio sull’immigrazione ha fallito». «Va superata - ha detto ancora - la logica di segregazione propria dei Cpt frutto della legge Bossi-Fini». A distanza, il ministro dell’interno Giuseppe Pisanu ha invece ribadito che «i centri di accoglienza sono strutture indispensabili per il controllo sull’immigrazione clandestina». E ha aggiunto: «Chi non vuole i centri di accoglienza deve allora dire chiaramente che vuole la libera circolazione nel paese degli immigrati clandestini lasciandoli in balia delle organizzazioni criminali». Passano le ore, sempre nella calma più assoluta, poi, nel tardo pomeriggio si apprende che altri dodici immigrati sono stati introdotti nel Cpt di Gradisca e che un “ospite” è stato sottoposto ad una radiografia alla schiena. Marco Ceci
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GIOVEDÌ, 09 MARZO 2006 Pagina 4 - Attualità Via libera a Minerva fino al 21 giugno Solo allora i giudici amministrativi si esprimeranno sul ricorso della Croce verde IL TAR TRIESTE. Avanti tutta, almeno fino al prossimo 21 giugno. Fino ad allora, la cooperativa Minerva di Gorizia continuerà a garantire la gestione del Centro di permanenza temporanea di Gradisca d’Isonzo. In quella data, infatti, il Tar del Friuli Venezia Giulia si esprimerà nel merito del ricorso presentato dalla Croce verde gradiscana, con l’obiettivo di ottenere l’annullamento del provvedimento che ha aggiudicato alla Minerva l’appalto per la gestione del Cpt nell’ex caserma “Polonio”. Dagli scontri in strada, dunque, alle aule del tribunale: il Cpt di Gradisca conquista nuovi spazi nelle cronache. La notizia è stata resa nota ieri, quando la Croce verde, davanti al collegio del Tar regionale presieduto da Vincenzo Borea, ha rinunciato alla richiesta di sospendere l’esecutività del provvedimento con cui, il 5 dicembre scorso, la Prefettura di Gorizia ha assegnato alla cooperativa Minerva di Gorizia la gestione del Cpt. Tar che, inoltre, ha fissato per il 21 giugno l’udienza di merito, come richiesto dalla Croce verde, per mettere il punto sulla vicenda, stabilendo chi ha titolo per garantire il servizio della struttura entrato in funzione poco più di 56 ore fa, con l’ingresso dei primi “ospiti”. Positivo il giudizio degli avvocati Bruno Garlatti e Luca Macoratti, legali rappresentanti della Croce verde. «Abbiamo ottenuto una discussione nel merito pieno - ha commentato l’avvocato Garlatti - con possibilità di produrre memorie integrative e motivi aggiunti per il 21 giugno. Siamo soddisfatti, per noi si tratta di tempi ragionevoli. Ricordiamo che l’appalto è per due anni di gestione». E non solo, spiega il legale. «Dalla discussione - aggiunge - emergerà chi è l’aggiudicatario dell’appalto. Se dovessimo aver ragione noi, la sentenza sarebbe immediatamente eseguibile e noi ci sostituiremmo alla Minerva come aggiudicatari». Già lo scorso 27 febbraio - precisa Garlatti - la Croce verde aveva assunto la decisione di rinunciare all’udienza davanti al Presidente del Tar, per andare direttamente in udienza. «Considerata la documentazione relativa all’appalto e vista anche la costituzione in giudizio della Minerva - ha spiegato Garlatti - e considerato che martedì i primi immigrati hanno fatto il loro ingresso al Centro, abbiamo valutato che ben difficilmente il Tar ci avrebbe concesso la sospensiva. Una decisione che avrebbe comportato l’interruzione di un pubblico servizio già operante». «Abbiamo inoltre saputo - ha aggiunto Garlatti - che la Minerva ha cominciato a lavorare per l’allestimento del Cpt fin dallo scorso 16 dicembre, impiegando circa 40 unità di personale, ben prima quindi che noi sapessimo che la Croce verde gradiscana era stata esclusa dalla gara». E con l’apertura effettiva del centro, con l’arrivo dei primi clandestini, le possibilità, che venisse accolta una sospensiva, interrompendo un «servizio pubblico», erano ridotte al minimo. «Va bene così», ha concluso Garlatti. «L’appuntamento è per il 21 giugno». Sonia Sicco
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