nessun lager
MERCOLEDÌ, 08 MARZO 2006 Pagina 5 - Attualità Dopo una giornata di attesa estenuante, il Centro di permanenza temporanea ha registrato l’ospite straniero che lo ha di fatto “inaugurato” Gradisca, al Cpt il primo immigrato Quattordici ore prima dell’ingresso del corteo di automobili con a bordo l’extracomunitario Oggi arriveranno altri 6 clandestini. La tensione tra i disobbedienti e le forze dell’ordine
-------------------------------------------------------------------------------- GRADISCA. «In serata è arrivato ed è entrato nella struttura, accompagnato dalle forze dell’ordine, il primo immigrato». Con queste parole il viceprefetto vicario di Gorizia, Rita Riccio, ha annunciato intorno alle 20.40 di ieri sera l’avvenuta attivazione del Centro di permanenza temporanea di Gradisca d’Isonzo. È stato il più classico dei colpi di scena a mettere fine a 14 estenuanti ore passate sui due lati della statale 305, separati da 5 metri di asfalto e dal traffico, da manifestanti e forze dell’ordine. Una “partita” cominciata all’alba, con i primi attivisti presentatisi all’appello già intorno alle 7.15. Levataccia anche per l’assessore regionale a cultura e immigrazion Antonaz , per i consiglieri regionali Metz (Verdi) e Franzil (Rc), per il segretario regionale di Rifondazione Giulio Lauri e per l’assessore provinciale goriziano Marco Marincic. Un’ora, poi due, niente. Solo indiscrezioni, abuso di condizionali e di supposizioni. «A Bari (dove già per il 6 marzo era annunciata l’apertura di un Cpt “gemello”, ndr) non lo aprono», si vocifera. Gli “schieramenti” non abbandonano le loro postazioni: manifestanti da una parte muniti di striscioni, in tutto una sessantina, dall’altra le forze dell’ordine rigorosamente “disarmate”. Una calma quasi surreale, anche troppo: i manifestanti anti-Cpt giudicano l’evolversi della situazione come l’ennesima “finta” del ministro Pisanu. Alle 10 in punto la decisione. Spunta il megafono: «È la conferma di una chiara volontà di strumentalizzare le date, provocazioni evidenti ma noi siamo ancora qui per protestare contro un lager. Lo rifaremo ancora ma per oggi basta, rilanciamo la grande manifestazione del 18 marzo a Gradisca contro il Cpt», sentenzia un’attivista. I manifestanti si diradano. Tutto finito? Figuriamoci. Alle 15.30 entra in funzione il “tam-tam” dei telefonini e degli sms: «Li stanno portando dentro, i primi immigrati». Un quarto d’ora dopo tutti di nuovo sul posto. Qualche concigliabolo frettoloso, ma sembra l’ennesimo falso allarme. Anzi no. Si parla dell’arrivo di tre immigrati: uno da Brescia, uno da Bolzano e uno da Parma. Alle 16.22 il primo potenziale indizio a conferma: al secondo ingresso del Cpt si presenta un’ambulanza, stemmi e scritte occultati da nastri fluorescenti. Alle 16.47
un furgoncino bianco, stesso ingresso ma, soprattutto, il comunicato del Sap (sindacato autonomo di polizia) che conferma l’indiscrezione. Anzi: il Cpt sarebbe addirittura già entrato in funzione, gli immigrati sarebbero già entrati. Poi altre smentite: non è entrato nessuno, ancora. Rifondazione intanto ufficializza: Fausto Bertinotti inaugurerà domani la sua campagna elettorale nazionale proprio da Gradisca (alle 11 alla Casa del Popolo). Ma l’attenzione è altrove e il via vai sempre più intenso di mezzi delle forze dell’ordine fa alzare la temperatura. Non quella climatica, mentre il cancello del Cpt si apre e chiude di continua per ingoiare o far uscire automezzi. Un copione che dura fino alle 19, quando una ventina di manifestanti si piazza davanti al cancello, oltrepassando la strada, ma il “contropiede” non turba le forze dell’ordine. Una ventina di minuti di attesa poi i manifestanti accendono qualche “bengala” e lo lanciano, accompagnandolo con cori da stadio, oltre il muro, dentro il Cpt. Cinque minuti dopo le forze dell’ordine cominciano le operazioni di vestizione. Un segnale: tutti pronti. Nel Cpt entrano una quindicina di mezzi di polizia e carabinieri, altrettanti falsi allarmi. La tensione ha lasciato ormai il posto all’esasperazione, intorno alle 20 si diffonde la notizia che all’interno del Cpt sarebbe già entrato il primo clandestino, uno solo. Altri sei ne arriveranno oggi. I manifestanti ritirano fuori il megafono: «Noi andiamo a cena, voi aspettateci ma non fate entrare nessuno». Tutti via, presidio sciolto. Cinque minuti e via anche le forze dell’ordine. Marco Ceci
MERCOLEDÌ, 08 MARZO 2006 Pagina 5 - Attualità Antonaz: «Un atto di forza che umilia il Fvg» L’assessore: assistiamo ad azioni di un governo senza dignità, che ricorre a sotterfugi Il consigliere Metz: è un teatrino. Domani la manifestazione a Gradisca con Bertinotti GRADISCA D’ISONZO. «L’apertura del centro di permanenza temporanea di Gradisca ha confermato da una parte la scarsa dignitià di un Governo che ricorre a questi sotterfugi per abilitare la struttura, dall’altra non può che provocare l’indignazione di questa Regione. L’atto di forza che stiamo subendo apre una ferita istituzionale che non ha precedenti e porta a una situazione che non è così semplice da affrontare. La Regione è un organismo democraticamente eletto che rappresenta una popolazione e l’ostinazione del Governo sul Cpt di Gradisca ha aperto un conflitto di competenze. Una ferita che dovrà sanare il prossimo Governo. Sperando che sia un Governo diverso». Ad affermarlo è stato ieri sera l’assessore regionale alla cultura e all’immigrazione Roberto Antonaz (Rc), ribadendo come «un Governo dovrebbe fare una scelta opposta, che rispetti la volontà dei cittadini e delle istituzioni che li rappresentano. Non solo la Regione, quindi, ma anche la Provincia di Gorizia e il Comune di Gradisca». Sulle modalità seguite per l’apertura e l’ingresso del primo immigrato, invece, Antonaz ha precisato: «L’assenza di trasparenza nell’apertura del Cpt è la prova lampante dell’illegittimità della procedura. Un Governo che crede in quello che fa non si sarebbe comportato in questo modo». Decisa anche la reazione del consigliere regionale dei Verdi, Alessandro Metz: «Una situazione assolutamente priva di logica se non quella di un teatrino pre-elettorale dove gli attori in questione giocano chiaramente per i propri interessi. Da una parte c’è il senatore Collino che sta giocando un ruolo strumentalmente politico con l’obiettivo di alzare la tensione e probabilmente ricercare disordini, dall’altra il Sap che mi sembra stia disputando una partita interna. Usa lo strumento dei comunicati come “procurato allarme” probabilmente per dimostrare sempre di più che l’organico non è sufficiente per gestire il Cpt. Iniziative previste per domani (oggi per chi legge, ndr)? Di fronte a quanto avvenuto e a questa situazione di logorio credo che l’azione dell’assemblea permanente contro il Cpt debba valutarsi al momento. La notizia che all’interno è stata rinchiusa la prima persona? Io non ci credo ma se così fosse sarebbe di una gravità inaudita che il ministro Pisanu e il prefetto di Gorizia giochino sulla pelle di una persona utilizzandola in questo momento come animale da mettere in gabbia. Sarebbe veramente allucinante». Nelle dichiarazioni del consigliere regionale Kristian Franzil (Rc) l’obiettivo torna invece ad essere il Governo. «È una vergogna che si inauguri una struttura di quel tipo e di quei costi con una sola persona. Siamo di fronte ad un Governo da paese delle banane. Abbiamo assistito tutto il giorno ad una sceneggiata vergognosa: forze dell’ordine schierate, fatte vestire e svestire, di fronte ad una manifestazione assolutamente pacifica come chiaro segno di provocazione nei confronti dei manifestanti». (ma.ce.)
Pagina 5 - Attualità In Europa aperti 170 centri La sinistra: sono tutti lager IL CASO BRUXELLES. La chiusura di tutti i 170 centri di detenzione amministrativa per immigrati in Europa con il lancio di una campagna sociale per modificare l’attuale politica di immigrazione dei 25. È quanto propone il gruppo della Sinistra europea (Gue) al Parlamento europeo, che ieri ha presentato la pubblicazione sulle visite compiute ai centri di Lampedusa e di Ceuta e Melilla (nell’enclave spagnola del Marocco) a giugno e a ottobre. «Quello di questi giorni è un bollettino – ha detto Giusto Catania in una conferenza stampa alla quale hanno partecipato gli studenti del liceo scientifico di Lampedusa –: quattro morti vicino a Malta, un naufragio con vari feriti a Linosa e ieri 45 immigrati morti, tentando di arrivare alle Canarie. Tutto questo dimostra che la politica di immigrazione europea deve cambiare. Dal 1998 ad oggi sono oltre tremila i morti nel Mediterraneo. È una grande battaglia di civiltà». «La detenzione amministrativa – ha spiegato l’europarlamentare – è un obbrobrio giuridico: per una violazione amministrativa, come l'ingresso irregolare in un Paese o la scadenza dei termini per il permesso di soggiorno, non si può infliggere una sanzione carceraria. I centri di detenzione amministrativa sono come, se non peggio, delle prigioni e non sono un deterrente agli ingressi irregolari nè favoriscono l'identificazione dei migranti». «In occasione della discussione sulla direttiva rimpatri del commissario Ue Franco Frattini, che propone sei mesi di detenzione per gli immigrati irregolari – ha osservato Catania – vogliamo lanciare una campagna europea, che coinvolga la società civile, per la chiusura di tutti questi luoghi». Il Parlamento, ha rilevato ancora Catania, in questo campo ha poteri di co-decisione. «Il paradosso – ha proseguito l’eurodeputato – è che l’Europa vuole armonizzare le procedure di rimpatrio, ma non esiste una procedure omogenea per l’accoglimento. Per questo proponiamo che venga istituito un permesso di soggiorno temporaneo per consentire la ricerca di un lavoro e che i paesi del Mediterraneo siano solo di transito, per i due o tre giorni necessari per l'identificazione degli immigrati».
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