Assunzioni clientelari Lettere di segnalazione anche dal capo di gabinetto di Fini e dal sottosegretario Cursi. Solo raccomandati eccellenti nella società che gestisce il nucleare
Doveva mettere in sicurezza le scorie nucleari. Ma al sicuro, più che i rifiuti delle centrali nucleari, per ora sembra che abbia soltanto messo stipendi e posti di lavoro: quelli dei fedelissimi alla Casa della libertà. Più lavoro per tutti, insomma, soprattutto per gli amici degli amici, sparsi qui e là nei ministeri. La pentola della Società gestioni impianti nucleari spa diretta dal generale Carlo Jean rischia di scoppiare. Spuntano nuove lettere, mai menzionate prima, che riferiscono di raccomandazioni eccellenti a candidati mai assunti. Prendiamo quella del 29 aprile 2004: la firma è quella di un insospettabile. E la richiesta è lampante: «Gentile dottore», chiede lo scrivente, «è possibile aiutare questo giovane, che mi dicono vive in una difficile situazione familiare?». Non menzioniamo il ragazzo di cui si parla, ma nella missiva scritta a mano si specifica che è nato nel 1976, ha prima conseguito la maturità classica e poi s'è laureato in giurisprudenza. Tesi in diritto del lavoro intitolata «La risarcibilità del danno biologico». E ancora: «Buona conoscenza della lingua inglese, scritta e parlata, esente dagli obblighi militari». La lettera è scritta a mano su carta intestata: «Presidenza del consiglio dei ministri, capo di gabinetto del vice presidente». Insomma, parte da una delle stanze di Gianfranco Fini che, forse, avrebbe dovuto controllare con più attenzione la movimentazione della posta. La firma, invece, è quella di Salvatore Sfrecola, capo di gabinetto del vice presidente Fini, nonché consigliere della Corte dei conti. Ovvero: l'ente che tiene sott'occhio i bilanci delle società pubbliche. Ad aiutare il ragazzo dovrebbe essere Giancarlo Bolognini, ex amministratore delegato della Sogin. Un uomo avvezzo a dare una mano agli amici dei potenti, se quanto sostiene il senatore Aleandro Longhi è vero. E il senatore diessino non ha dubbi. Infatti annuncia una conferenza stampa: presenterà questa e altre lettere di cui è venuto in possesso. Il punto è che il ragazzo non è stato assunto: nonostante la spintarella è stato trombato ugualmente, e non sarebbe l'unico. Tra i «raccomandanti» eccellenti, per esempio, ci sarebbe il senatore di An Cesare Cursi: «So che ha smentito categoricamente il suo coinvolgimento, spiegando che tale Barbara Bellomo, dalla Sogin, non sarebbe mai stata assunta», dice Longhi. La questione, comunque vada, non si sposta di un millimetro: il fatto che non sia stata assunta, infatti, non esclude che sia stata comunque segnalata. Anzi.
Leggiamo un'altra lettera in possesso di Longhi. La carta intestata, questa volta, è quella del ministero della Salute e, per la precisione, del sottosegretario di stato. E' il 21 dicembre 2004: «Caro Giancarlo», esordisce Cursi, scrivendo a Bolognini, «come da intercorsi accordi telefonici, rimetto qui accluso il curriculum vitae di Barbara Bellomo, laureata in ingegneria per l'ambiente e il territorio. Come puoi rilevare dal predetto curriculum, la professionalità e le esperienze acquisite in questione, sono tali da poter sperare in una sua utile collocazione nella società da te diretta. Ti ringrazio anticipatamente per quanto sarà possibile fare. In attesa di tue notizie, auguro a te e alla tua famiglia felici buone feste». Il testo, questa volta dattiloscritto, termina con due righe vergate a mano: «un abbraccio, tuo, senatore Cesare Cursi».
Insomma, a quanto pare con la Sogin ci provavano in parecchi, e il senatore Longhi non ha dubbi sull'autenticità delle lettere: «Sono talmente numerose che, se non fossero autentiche, dovremmo pensare a un complotto di dimensioni enormi». Le divulgherà una per una, e nel frattempo commenta: «La Sogin è nata con quattrocento dipendenti: ora ne ha circa ottocento. A me sembra un salvadanaio. La Casa delle libertà l'ha usata per le assunzioni di amici e parenti. Evidentemente, quando parlano di famiglie, si riferiscono alla propria: certo, a quella allargata, quella degli agli amici o dei parenti. Ciò che più mi sorprende, però, è l'arroganza del potere. Ma dico: le raccomandazioni potevano farle almeno per telefono, a voce, invece di lasciare tracce. Non sa quante lettere ho tra le mani. E' questo il segno tangibile della loro arroganza».
ANTONIO MASSARI
Il Manifesto 5/3/2006
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