Messaggero Veneto cronaca di Gorizia
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DOMENICA, 05 MARZO 2006 Pagina 3 - Gorizia Gli organizzatori hanno proposto un’altra iniziativa analoga per sabato 18 In seicento sfilano per dire no al Cpt Il corteo attraversa vie e piazze: «Vogliamo che le ruspe demoliscano quel centro» La manifestazione dei no-global si è svolta ieri mattina in maniera pacifica Sotto una pioggia battente e inesorabile che ha caratterizzato buona parte della mattinata, almeno 600 persone (stando agli organizzatori, poco più di 250 secondo la polizia) hanno preso parte, ieri, alla manifestazione regionale contro l’apertura del Centro di permanenza temporanea per immigrati clandestini di Gradisca. Un corteo colorato e pacifico che ha sfilato attraverso corso Italia e corso Verdi per arrivare poi davanti alla Prefettura e terminare nell’auditorium di via Roma, dove si è svolta l’assemblea. Il corteo è partito alle 9.40 dal piazzale Martiri della Libertà, dove, a cominciare dalle 9, i partecipanti alla manifestazione (alla quale hanno aderito Rifondazione comunista, Verdi, le associazioni Razzismo stop, i coordinamenti libertari, centri sociali, movimenti anti-razzisti e per la tutela dei diritti dei migranti e poi studenti e sindacati come Fiom-Cgil e Rdb, oltre a numerosi immigrati) hanno cominciato a radunarsi. Tra i presenti anche l’assessore regionale Roberto Antonaz, l’europarlamentare di Rc, Roberto Musacchio, il consigliere regionale dei Verdi, Alessandro Metz e il segretario regionale di Rc, Giulio Lauri. I manifestanti hanno sfilato accompagnati dagli stessi striscioni, ormai immancabili, che avevano fatto capolino negli ultimi dodici mesi nel corso dei tre cortei contro il Cpt svoltisi a Gradisca a cominciare da “No ai lager nelle nostre terre” in un clima assolutamente tranquillo, ritmato dalla musica e dagli slogan. Quando, poi, il corteo è transitato dinanzi alla sede di Alleanza nazionale, in corso Italia, dai manifestanti si sono levati i fischi. Ma il momento di vera e propria contestazione ha coinciso essenzialmente con il breve presidio dinanzi alla sede della Prefettura, in piazza Vittoria. Qui il corteo si è arrestato e dal megafono dei manifestanti sono partiti proclami indirizzati alla sede governativa: «Siamo qui per dire al prefetto che siamo contro le leggi ingiuste come la Bossi-Fini, questa moltitudine di persone non vuole i Centri di permanenza temporanea». Dopo qualche minuto, il corteo si è rimesso in marcia percorrendo via Roma fino all’auditorium, dove si è svolta l’assemblea pubblica. A presiedere l’incontro sono stati Cristian Massimo di Razzismo stop, Dario Antonaz e Jenny Fabrizio. «Abbiamo saputo – ha affermato quest’ultima durante l’assemblea – che gli operatori della Minerva (la cooperativa goriziana che gestisce il Cpt, ndr) hanno dipinto i muri dell’ex caserma “Polonio” con i colori dell’arcobaleno della pace, ma noi non ci facciamo prendere in giro, non si può umanizzare un lager. Chiediamo le ruspe per demolire il Cpt». «Ci amareggia il fatto che qualcuno, a proposito delle nostre critiche alla Minerva, ci abbia accusato di essere contro i lavoratori – ha sottolineato il portavoce della Rete del precariato sociale Andrea Olivieri –. Noi siamo dell’idea che la Minerva abbia dimostrato di essere un’azienda e non una cooperativa». Olivieri ha lanciato la proposta, accolta dagli altri partecipanti all’assemblea, di organizzare per il 18 marzo un nuovo maxi-corteo di protesta contro il Cpt a Gradisca, nell’ambito della Giornata mondiale contro la guerra. Nel corso dell’assemblea sono intervenuti anche il presidente regionale della Lega cooperative sociali, Luigi Bettoli, che ha letto un documento sottoscritto da almeno una ventina di cooperative sociali regionali contro il Cpt, «una struttura – ha affermato – contraria ai diritti universali dell’uomo e ai principii cooperativistici», e il rappresentante della Cgil Abdou Faye: «Dobbiamo cercare – ha detto quest’ultimo – di convincere la Minerva ad aprire gli occhi. Intanto il fatto che il Cpt non abbia ancora aperto è già una prima vittoria». All’assemblea hanno partecipato, infine, rappresentanti delle associazioni slovene per la tutela dei diritti degli immigrati che hanno annunciato la loro presenza alla manifestazione del 18 marzo. Piero Tallandini
DOMENICA, 05 MARZO 2006 Pagina 3 - Gorizia In fila anche marito, moglie e figlio di 3 anni LA CURIOSITÀ Il popolo del “No al Cpt” si è riunito ieri mattina, a partire dalle 9, alla stazione ferroviaria, incurante della pioggia che bagnava gli striscioni e i cartelli e afflosciava le bandiere. Una sessantina, secondo la Polfer, sono arrivati in treno, in prevalenza da Monfalcone. Manifestanti sono giunti a Gorizia anche da Pordenone, Udine, Trieste e Treviso. Da esperienze diverse, ma con un unico intento: ribadire la loro contrarietà all'istituzione del Centro di permanenza temporaneo a Gradisca d'Isonzo. Non sapevano, mentre il corteo procedeva per le vie della città, che i giochi erano già stati fatti. Daniele, da Trieste, ha portato con sé tutta la famiglia: la moglie Gaia che tiene in braccio il piccolo Jaro, di 3 anni e mezzo. Si distinguono fra la folla per gli impermeabili arancioni e per il cartelli, ricavati da scatole di cartone appesi al collo e attaccati alla schiena: "figlio di emigrati", "figlia di immigrati", "nipote di migranti". Gaia è nata da due esuli jugoslavi, il padre di Daniele ha vissuto 11 anni in Australia mentre la madre è stata scacciata dalle sue terre, a Muggia, a cinquanta metri dal confine poi eretto fra Italia e Slovenia. I suoi nonni hanno passato dieci anni in un campo profughi. Il vissuto familiare gli permette di comprendere il dramma dei clandestini, come racconta: «Ci si domanderà di fronte a questi immigrati chiusi in gabbie di metallo "se questo è un uomo". Dobbiamo vergognarci che nella nostra società sia permessa una prigionia così brutalizzante. Il cpt è come uno zoo, sottrae ai diritti civili i suoi ospiti, dividendoli dal mondo con un muro impermeabile. Io ho solo intravisto cosa c'è dentro il cpt, non ci permettono nemmeno di vedere come sia l'interno della struttura. Anche questo è un fatto significativo». Henry Okeke, nigeriano, aspetta l'inizio della manifestazione attorniato da un folto gruppo di compatrioti. È venuto da Treviso e ha vissuto l'accoglienza all'Hotel esilio di Venezia. Durante il corteo prenderà il microfono per inneggiare alla pace e alla fratellanza universale, cantando e incitando i manifestanti in inglese ad amare anche i carabinieri. «Questa è una battaglia per la libertà. Per questo mi trovo qui. Per difendere i diritti dei miei conterranei e degli immigrati - puntualizza Henry, mentre i suoi connazionali annuiscono e aggiungono di tanto in tanto qualche precisazione nel loro idioma, che Henry si affretta a tradurre -. Vorrei che il governo italiano garantisse i diritti dei cittadini stranieri invece che rinchiuderli in una struttura detentiva. Ho conosciuto persone che sono venute qui in cerca di un'occupazione e di un futuro migliore e che si sono viste ricacciare di nuovo in madrepatria. Non è giusto. C'è chi non ha un posto dove stare, una casa dove ritornare. Bisogna dare la possibilità a chi la richiede di costruirsi su basi solide la propria vita».
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