L'intervista ad una signora che abita di fronte al Cpt
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L'articolo e foto
GIOVEDÌ, 02 MARZO 2006 Pagina 8 - Gorizia «Ora chi volete che compri casa mia?» LA VICINA DEL CPT GRADISCA. «Mi creda, dalla finestra della soffitta io vedo che cosa c’è lì dentro, dietro il muro: ma quale accoglienza, questo è un lager. Tutto nuovo, tutto pulito e in ordine, ma tutte quelle gabbie sono uno spettacolo deprimente. Fa paura». Parole, e soprattutto occhi, di Diana Franco, uno dei quattro proprietari (tutti parenti) dell’abitazione, registrata con i numeri civici 42 e 44 di via Udine, che da un paio d’anni si è vista regalare come panorama il cancello blindato dell’ingresso al Cpt. Una gamba fasciata («Mi sono rovinata il muscolo»), ma tanta voglia di sfogarsi. Contro il governo di Roma e contro quello di Gradisca. «E se voglio vendere, mi dica, chi me la compra ora, con questo muro davanti? La casa è svalutata, ha perso circa metà del suo valore, le sembra giusto? E tutta questa terra, che è nostra? Neanche a regalarla. Tutto questo grazie al sindaco. Il sindaco Fabris, non Tommasini, lui questa schifezza se l’è ritrovata tra le mani, già fatta. Non ci hanno mai avvertito, nessuno ha mai detto niente, pensi che fino a due anni fa pensavamo che ci costruissero scuole, si parlava anche di asili, di nuove abitazioni. L’avessimo saputo almeno avremmo potuto fare una raccolta di firme, come hanno fatto a Fogliano. Lì, però, il sindaco è stato corretto, ha avvisato subito i suoi cittadini, si sono mossi per tempo e sono riusciti a evitare questo schifo». Uno sfogo che aiuta a far cadere l’iniziale diffidenza. «Come sta il consigliere Metz? Prima si è ferito qualcuno? Si sa quando porteranno lì dentro gli immigrati?». Curiosità che pian piano si ritrasforma in disappunto, non senza una presa di posizione. «Sono giuste le manifestazioni, nemmeno io sono razzista e una cosa del genere, un lager, non dovrebbe nemmeno venire in mente a chi ha il compito, anzi l’incarico di governare un paese. Ma che governo abbiamo, ma che legge è la Bossi-Fini: guardi, io solo per questa cosa che mi hanno costruito davanti casa mi auguro che vinca il centro-sinistra. Hanno detto che loro queste schifezze non le vogliono». «Scusi signora – interviene un attivista –, che cosa farebbe se qualcuno dovesse riuscire a scappare?». «Lo aiuterei, tenere una persona lì dentro è disumano, neanche rinchiudendola in uno zoo si potrebbe umiliare una persona come chiudendola lì dentro». Da due giorni notti insonni per la musica del presidio, «ma almeno è musica. Di notte, altrimenti, ti ronza negli orecchi, mentre cerchi di dormire, il rumore dei motori accesi delle auto di polizia e carabinieri che fanno la guardia notturna: anche loro hanno freddo e devono scaldarsi, per carità, loro eseguono soltanto gli ordini, non hanno colpe». Prima dei saluti, un episodio, raccontato con il sorriso. «Pensi, quando hanno chiuso la caserma qui era tutto buio ed eravamo andati in Comune a chiedere se era possibile mettere qualche lampione per illuminare la strada. Be’, guardi lì quanti ce ne sono ora: adesso c’è più luce di notte che di giorno». (ma.ce.)
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