«G8, MENO TESTI IN AULA» Il presidente del tribunale presso cui si svolge il processo Diaz, Gabrio Barone, ha emesso ieri un'ordinanza nella quale invita a far deporre, dal 15 febbraio, solo le parti offese che abbiano da riferire «su circostanze nuove, diverse o comunque più precise, di quelle riferite dai testi già escussi». Il tribunale ordina di non replicare più volte gli stessi racconti sulle circostanze per le quali i testi si sono costituiti parte civile. Come a dire: sulle lesioni siamo tutti d'accordo, nessuno sembra ormai negare le violenze. Potrebbe essere dunque che il tribunale abbia già considerato acquisiti certi elementi del processo, esprimendo però un dubbio sull'attendibilità dei testi a riferire su «circostanze non strettamente attinenti al richiesto risarcimento del danno», ovvero circa i reati di falso e calunnia di cui sono imputati i vertici della polizia. I testi hanno infatti deposto sulle botte, i pestaggi, ma anche per i 93 arresti arbitrari, una perquisizione non certo a regola d'arte (quella che il pm Enrico Zucca definì ironicamente un «atto pubblico anonimo», poiché nessuno dei firmatari del verbale di perquisizione disse di essere presente ai fatti) e la responsabilità dei «capi» per non avere impedito le violenze. A sottolineare questo rischio è Supporto Legale - team di attivisti che segue lo svolgersi dei processi - che sottolinea il rischio che questa ordinanza finisca per fare «considerare il processo come un ordinario procedimento per rissa» e il carattere «politico» del processo. L'ordinanza è stata accolta con ottimismo dagli avvocati che difendono i poliziotti, mentre i legali di parte civile consegneranno, al riguardo, una memoria scritta il 15 febbraio
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