Primario arrestata con altre 33 persone. Il marito è il sindaco, deputato dell’Udc, indagato. Insieme gestivano appalti e truffe ai danni della Asl. Lei trafficava figli di migranti irregolari
«Una donna diabolica». La gente di Termoli (Campobasso) non bada a sottigliezze: il giudizio sul primario di ginecologia del San Timoteo l’aveva dato molto tempo prima che l’arrestassero. Perché Termoli sapeva che Patrizia De Palma si dichiarava obiettrice di coscienza ma poi praticava aborti clandestini anche su donne incinte oltre il terzo mese. Sapeva pure che faceva partorire migranti irregolari e poi dava il neonato a coppie senza bambini. Tutto per denaro. Ma è stata la procura di Larino (Campobasso) a scoperchiare un pentolone di truffe alla Asl, appalti truccati, appartamenti a New York comperati con i soldi di quegli appalti e addirittura il progetto di «gambizzare» il direttore della Asl perché non voleva assumere la figlia di un appaltatore. L’inchiesta si è conclusa con l’incriminazione di 34 persone, 11 delle quali arrestate (4 ai domiciliari). Tra questi figura proprio il direttore della Asl 4, Mario Verrecchia, rimosso due giorni fa dall’incarico. Verrecchia, De Palma e gli altri dovranno rispondere a vario titolo di una serie di reati gravi: associazione per delinquere finalizzata al peculato, concussione, abuso d’ufficio, sfruttamento dell’immigrazione clandestina e pratica degli aborti illegali, tutti commessi dal 2003 al 2005.
I magistrati chiariscono che Patrizia De Palma all’ospedale faceva il bello e il cattivo tempo: dirigeva gli appalti, acquistava farmaci e apparecchiature sanitarie inutili in cambio di viaggi da sogno offerti dalle ditte farmaceutiche, riconosceva pensioni fasulle e truffava la Asl e la Regione per miliardi di euro con progetti mai portati a termine. Il marito Remo Di Giandomenici, sindaco di Termoli da 14 anni e deputato dell’Udc, teneva le mani sulla città. Anche lui è indagato. Non l’hanno arrestato perché gode dell’immunità parlamentare; a breve le Camere dovrebbero emanare l’autorizzazione a procedere. Nelle carte del gip di Larino, Roberto Veneziani, c’è scritto che proprio nell’ufficio di Di Giandomenici si decidevano i mali affari. Un potere così pervasivo che lambiva anche gli avversari politici di centrosinistra e persino alcuni esponenti delle forze dell’ordine.
La donna si occupava degli aborti. Proprio lei, dicono a Termoli, lei che era conosciuta perché paladina dell’obiezione di coscienza. E che invece ha praticato, secondo i giudici, almeno un’ottantina di aborti illegali, fatti passare come spontanei. Pare che De Palma fosse specializzata in interventi oltre il terzo mese di gestazione, alcuni praticati su ragazze minorenni. Si faceva pagare comunque, sia che li eseguisse in ospedale, sia che invitasse le pazienti nel suo ambulatorio di San Severo. Una visita costava 100 euro, l’intervento 300, senza ricevuta. A Termoli si dice che tutti sapevano, specialmente i medici e gli infermieri che lavoravano al suo fianco. Ma chi osava opporsi ai suoi diktat riceveva non di rado uno schiaffone. «E’ manesca e arrogante», dice la gente. E esosa: un’ intercettazione pubblicata ieri dal Corriere della Sera la immortala mentre esige una limousine per un viaggio da New York a Philadelphia.
L’inchiesta parte nel 2003 con una soffiata: i carabinieri scoprono che nello studio privato della ginecologa, a San Severo, si trova un ecografo portatile acquistato dalla Asl per le donne in stato di gravidanza colpite dal terremoto del 2002, lo stesso che ha fatto crollare la scuola di San Giuliano di Puglia e ucciso 27 bambini. Una seconda intercettazione conferma che il primario avrebbe fatto cancellare il numero di matricola dal macchinario, «prima di un eventuale controllo». De Palma non è incensurata: qualche anno fa era stata condannata per aver permesso che un neonato venisse ceduto ad un’altra persona.
Poco tempo dopo la denuncia dell’ecografo il marito-sindaco di Termoli sfratta, non a caso, i carabinieri dalla caserma: una vicenda che sa di vendetta e che solo l’intervento del ministero dell’Interno riesce ad appianare.
Sullo scandalo della ginecologa De Palma interviene persino l’Osservatore Romano: «la morte dietro il camice bianco, le tenebre di un sepolcro imbiancato», scrive il quotidiano del Vaticano, scandalizzato perché la protagonista è una dottoressa che si dichiarava contraria alle interruzioni di gravidanza. Il caso ricorda quello, scovato dal programma tv Le Iene, che vede coinvolti i medici dell’unico ospedale di Ischia: si dicevano obiettori di coscienza ma poi praticavano l’aborto, a pagamento, nei loro ambulatori privati.
ma quando vi sveglierete, compagni meridionali, che siete ancora in mano alle mammane?
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