Lacrime di coocodrillo (il CPT poteva essere fermato un anno fa bastava una incisiva iniziativa a Roma e invece ....)
 cpt_mvf1_31_01_06.jpg, image/jpeg, 739x650
MARTEDÌ, 31 GENNAIO 2006 Pagina 8 - Gorizia «Il Cpt va fermato, come a Bari» I parlamentari: «Il Viminale lo “congeli”. C’è l’aeroporto, il centro sarà nazionale» GRADISCA. «Nonostante abbia già visitato altre strutture del genere, l’unico aggettivo che riesco a trovare è agghiacciante, uno zoo dove purtroppo potrebbero essere ingabbiati anche minori», ha esordito il senatore di Rifondazione comunista Giovanni Russo Spena. «Quello che sta nascendo nelle vostre campagne è un mostro e spero possiate non vederlo in opera», gli ha fatto eco Tana de Zulueta, senatore dei Verdi. Concetti e parole sin troppo espliciti quelli espressi ieri al termine dell’ispezione al Cpt di via Udine da parte dei due parlamentari romani che, con il senatore Milos Budin (Ds) e il deputato Alessandro Maran (Ds) hanno aderito all’iniziativa dell’assessore regionale all’immigrazione Roberto Antonaz. Una visita cominciata verso le 12.20 e conclusasi un’oretta più tardi, non senza però una presa di posizione forte da parte della delegazione di politici del centrosinistra. «A Bari la situazione era pressochè la stessa, ma la volontà di sindaco e Regione è riuscita per il momento a non farlo aprire e anche qui deve essere fatto di tutto per non veder aprirsi questi cancelli - ha proseguito all’uscita dell’ex caserma “Polonio” Russo Spena -. Quanto abbiamo visto è semplicemente sconvolgente: gabbie, corridoi strettissimi, sedie e tavoli imbullonati a terra, letti senza reti, persino l’impossibilità da parte degli “ospiti” di chiudere o accendere la luce, che è centralizzata. Cpt moderno? L’unica modernità che si riscontra sta nella disumanità psicologica. Anche per questo riteniamo un atto dovuto presentare a Prefettura e ministero dell’interno una moratoria per sospendere, “congelare” l’apertura di questo posto disumano: una simile decisione va ridiscussa dopo le elezioni, dopo il 9 aprile, anche perchè il centrosinistra prevede il superamento dei Cpt». Tra gli argomenti trattati anche nel sucessivo incontro a palazzo Torriani, dove a fare gli onori di casa è stato il sindaco Franco Tommasini, anche quello della conversione della “Polonio” da Cpt a carcere. In questo caso, però, ben poche speranze quelle che ha lasciato Russo Spena: «Per stessa ammissione dei progettisti questa struttura, già costata 17 milioni di euro e dichiaramente ispirata ai supercarceri, non è convertibile in carcere se non attraverso altri investimenti di milioni di euro. Per un simile sperpero di denaro pubblico mi sembra doveroso anche l’intervento della Corte dei conti. E’ evidente che stiamo purtroppo parlando di strutture sperimentali, pronte a sfornare e sopportare numeri impensabili. Senza considerare che si parla già della futura costruzione di un adiacente centro di identificazione per i richiedenti asilo che, stando a quanto ci è stato detto, non saranno per il momento accolti nel Cpt». Forte preoccupazione per l’indotto che caratterizzerà il Cpt, invece, quella espressa da Tana de Zulueta: «Un centro dalle capacità enormi che farà da perno all’intero sistema nazionale e non solo al Nord-Est e dove sono state forse anche violate le più basilari normative internazionali su accoglienza e i diritti umani. Stiamo parlando di una piattaforma con una struttura carceraria per la gestione dell’immigrazione. Un centro di grandi numeri che porterà grandi problemi e grandi disagi e, lo ripeto, non conforme agli standard europei. Un sistema concentrazionario e la vicinanza dell’areoporto di Ronchi dei Legionari ne fa intendere non solo le potenzialità, ma anche la funzionalità: a Gradisca potranno essere rinchiusi migranti provenienti da tutta Italia». Marco Ceci
-.-.-.-.-.
MARTEDÌ, 31 GENNAIO 2006 Pagina 8 - Gorizia «Macché accoglienza, è un posto disumano» GRADISCA. «Dobbiamo rivolgerci con determinazione non solo a chi ha deciso di voler utilizzare simili strutture, ma anche a chi ha scelto di gestirle, andando contro il parere non solo delle associazioni di categoria, ma anche e soprattutto contro la volontà della comunità, degli enti e della politica locale. Sarò più esplicito: non vorremmo che sia una cooperativa a gestire il Cpt, sarebbe un paradosso perché in questo caso non esistono alibi riconducibili alla gestione di un centro di permanenza. Un simile episodio ci obbliga a indagare formalmente sulla convenzione stipulata dall’ente gestore perché i 75 euro, almeno così si dice, fissati quotidianamente per singolo ospite, sono una cifra paragonabile al supercarcere di Modena. Stiamo parlando di soldi che vengono sottratti alla società». Un riferimento alla cooperativa Minerva che diventa esplicito quando a prendere la parola è Metz, consigliere regionale dei Verdi. «Dopo quanto abbiamo visto è difficile parlare, ma sicuramente non è possibile parlare da parte di nessun ente gestore di accoglienza: quello di Gradisca è un campo di internamento, un mostro giuridico e di incostituzionalità. Il Cpt è già stato affidato, oggi (ieri per chi legge, ndr) al suo interno c’erano i dipendenti della Minerva, ma alla Minerva chiediamo ancora di rinunciare all’appalto, perché è assurdo che una cooperativa gestisca una cosa del genere. Per questo ho chiesto alla Prefettura che sia resa pubblica la documentazione sull’appalto, perché la gente deve sapere quanti soldi vengono sperperati per una struttura del genere e tolti alla collettività». Visibilmente scosso dalla sua prima visita al Cpt gradiscano l’assessore regionale Antonaz ha puntato invece sulla legittimità della moratoria finalizzata quantomeno a rinviare l’apertura del centro a dopo le elezioni di aprile. «Siamo a pochi giorni dallo scioglimento delle Camere, c’è ancora in piedi il ricorso al Tar di Regione, Provincia e Comune e anche a Bari l’apertura è stata congelata: il Cpt si può ancora fermare e questa visita al centro di Gradisca vuole essere un ulteriore appello al buon senso. Una simile e delicata decisione va se non altro rinviata a dopo le elezioni. Resta in ogni caso forte l’impressione che una simile struttura desta: la presunta modernità del Cpt isontino lo rende paradossalmente ancor più disumano, e dove il ferro, le gabbie e i muri fanno prevalere il concetto di separazione su quello di accoglienza. Un’assurdità per una terra che vuole l’accoglienza e non la reclusione». (ma.ce.)
|