Messaggero Veneto 05/01/06
Minimizzare, minimizzare, minimizzare .....
Adesso abbiamo un nuovo elemento per capire come funzionano le cose .....
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GIOVEDÌ, 05 GENNAIO 2006 Pagina 1 - Udine Dopo il ritrovamento di una novantina di “pezzi” provenienti dall’Iraq, oltre al peculato, sono ipotizzati i reati di introduzione in Italia e di detenzione clandestina di armi da guerra I carabinieri continuano a indagare e, ieri sera, hanno effettuato nuovi controlli Arsenale alla Berghinz: 4 militari indagati Si tratta di tre ufficiali che attualmente o in passato hanno avuto mansioni di comando e di un sottufficiale Il pm prevede sviluppi e auspica che l’esercito avvii di propria iniziativa verifiche sulle missioni di ANNA ROSSO
Non è più “contro ignoti” il fascicolo aperto dalla Procura militare di Padova sulla presenza di una novantina di armi da guerra nella caserma Berghinz, sede del Terzo reggimento genio guastatori. Ieri il pm Sergio Dini ha iscritto nel registro degli indagati, a vario titolo, 4 persone. Si tratta di 3 ufficiali e un sottufficiale accusati di introduzione nello Stato e detenzione di armi da guerra e peculato. L’inchiesta, partita in dicembre sulla base di un esposto giunto alla Procura militare di Padova, ha avuto un primo sbocco nella perquisizione effettuata il 30 dicembre in via San Rocco. Negli scantinati di una delle palazzine dell’esercito i carabinieri del Nucleo operativo di Udine hanno trovato una novantina di armi da guerra sequestrate agli iracheni durante una missione e fatte arrivare in Friuli nel settembre del 2004. Armi che avrebbero dovuto essere distrutte a Nassiriya, dove gli uomini del reggimento hanno operato per mesi e che invece, contro ogni procedura, non sono state registrate nè in partenza nè in arrivo, nè sono mai state catalogate. Nel corso dell’indagine sono state ascoltate circa dieci persone. Sulle base delle loro testimonianze e degli elementi raccolti negli ultimi giorni, ieri il magistrato militare ha deciso di indagare i presunti responsabili dell’arrivo e della permanenza irregolare di queste armi nella caserma Berghinz. Si tratta, come accennato, di tre ufficiali che hanno o hanno avuto mansioni di comando e di un sottufficiale. Ma è stato lo stesso pm Dini a non escludere ulteriori sviluppi. Già nella tarda serata di ieri, infatti, i Cc potrebbero aver trovato nuovi tasselli da apporre in questo complicato puzzle, ancora tutto da ricostruire. Perchè quelle armi, proibite in Italia, non sono state avviate alla distruzione? Chi ha dato disposizioni per farle arrivare a Udine? Perchè erano ammucchiate, senza particolari misure di sicurezza e da più di un anno, nella caserma? Perchè tutte avevano le matricole limate? Perchè i controlli non hanno funzionato? Davvero dovevano andare a finire nella “Sala storica”, il piccolo museo della Berghinz? Davvero sono state utilizzate per addestrare i soldati a riconoscere i diversi tipi di armamenti, come hanno precisato ieri i vertici della Brigata Pozzuolo? Rispondere a tutte queste domande è l’impegnativo compito del pm Dini. Un’inchiesta de “L’espresso” nel numero in edicola oggi ricostruisce questa vicenda. Ora le armi sono sotto sequestro e sono state trasportate nella caserma dei carabinieri di viale Trieste. L’attuale comandante della caserma è il colonnello Silvio Zagli, che ha assunto la guida della Berghinz nel novembre 2004, ricevendo il “testimone” dal colonnello Mario Ruggiero che aveva anche diretto personalmente la task force “Piave” del reggimento partito per l’Iraq nel maggio 2004 e rientrato a Udine nel settembre dello stesso anno. Il Terzo reggimento è inquadrato nella Brigata di cavalleria Pozzuolo del Friuli, con sede a Gorizia, all’epoca e tuttora comandata dal generale Corrado Dalzini.
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GIOVEDÌ, 05 GENNAIO 2006 Pagina 1 - Udine Il Comando di Trieste ha deciso di aprire un’inchiesta interna su questi armamenti Sulle armi irachene rinvenute nella caserma Berghinz di Udine, sede del Terzo reggimento guastatori della Brigata di cavalleria “Pozzuolo del Friuli”, le inchieste in corso sono due: una è quella avviata già da qualche tempo dalla Procura militare di Padova e l’altra è interna. Lo ha precisato ieri il Comando militare regionale del Friuli-Venezia Giulia, con sede a Trieste. Un’apposita commissione sarà infatti nominata nei prossimi giorni dal comando del primo Fod (Forze operative di difesa) con sede a Vittorio Veneto, in provincia di Treviso. Nessuna perquisizione, come ha reso noto ieri il magistrato militare che coordina l’inchiesta, il dottor sergio Dini, ha riguardato direttamente il comando della Pozzuolo del Friuli di Gorizia o le tre caserme del Reggimento lagunari «Serenissima» di Mestre, Malcontenta e dell’isola lagunare di Sant’Andrea.
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GIOVEDÌ, 05 GENNAIO 2006 Pagina 1 - Udine Secondo i vertici regionali, «se illecito c’è stato, può essere solo di carattere burocratico-amministrativo ed è giustificato dalla difficile situazione irachena» Il generale: armi importate per l’addestramento Parla il portavoce del generale Corrado Dalzini, comandante della Brigata di cavalleria Pozzuolo Il Comando della Brigata di cavalleria Pozzuolo del Friuli – dal quale dipende in tempo di pace il Terzo reggimento genio guastatori di Udine – «attende serenamente l’esito dell’inchiesta avviata dalla magistratura militare sulle armi irachene rinvenute nella caserma Berghinz di Udine» e ribadisce – tramite un portavoce del generale Corrado Dalzini, comandante della Brigata – «che il materiale era stato importato a scopo museale e addestrativo». «Se illecito c’è stato, e sarà la magistratura ad accertarlo – ha proseguito il portavoce – può essere a nostro avviso solo di carattere burocratico-amministrativo e, almeno in parte, eventualmente giustificato dalla difficile situazione irachena. Se poi qualcuno dirà e potrà dimostrare che queste armi servivano ad altri scopi, prendendosene le responsabilità e visto l’esito delle indagini della magistratura – ha concluso – se ne dedurranno le conseguenze». Il Terzo reggimento guastatori, composto da circa 600 militari, ha operato in Iraq a più riprese partecipando alla “Combined joint task force” al cui comando si sono avvicendati vari reparti. Dal maggio al settembre 2004 il comando di “Babilonia 4” toccò proprio alla Pozzuolo del Friuli e in particolare al generale Corrado Dalzini. «Durante l’attività in Iraq sono stati frequenti i sequestri di materiale bellico nell’ambito degli incarichi a noi affidati – ha spiegato il portavoce di Dalzini – ed era prassi consueta esaminare il materiale, per meglio comprendere la potenziale minaccia. È chiaro che poter disporre di questo materiale prima della partenza – ha aggiunto – può essere utile ai soldati italiani, in particolare al terzo Reggimento genio guastatori, che ha per scopo proprio l’individuazione e il riconoscimento di armi e ordigni esplosivi». Erano destinate, dunque all’addestramento, e non solo all’esposizione le armi rinvenute nella caserma di Udine che, come tutti i reparti, dispone anche di un piccolo museo. «Quasi in ogni caserma c’è uno spazio riservato ai ricordi e a reperti più significativi delle operazioni compiute – ha precisato ancora il portavoce – da brandelli di stendardo a medaglie o armi». Nel quartier generale della Pozzuolo, a Gorizia, ad esempio, sono esposte molte foto ricordo delle missioni “Babilonia”, un registro d’onore con i saluti e i ringraziamenti del governatore di Nassiriya, delle tazzine da tè acquistate dal personale locale delle basi in Iraq. La Pozzuolo, del resto è un comando, mentre il Terzo genio è un reparto operativo, ed è più che plausibile - ha rimarcato ancora il portavoce di Dalzini – che abbia riportato delle armi. «Vedremo se ci sono stati problemi nell' importazione – ha concluso il comando – ma potrebbe essere anche tutto a posto e la documentazione potrebbe essere in arrivo dall’Iraq, che, va ricordato, non è una nazione organizzata e dove non è sempre facile recuperare le carte. Bisogna vedere quando sono state spedite le armi, ricostruendo i vari avvicendamenti. Se qualcuno ha sbagliato pagherà - ha precisato il portavoce - ma, per quanto ne sappiamo noi, non è nulla di grave».
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