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Il contratto delle tlc fa male ai meccanici
by GIORGIO CREMASCHI * Monday, Dec. 12, 2005 at 8:49 PM mail:

*Segretario nazionale Fiom

Il vicepresidente della Confindustria Alberto Bombassei pretende che i metalmeccanici lavorino il sabato e che ci sia la totale flessibilità degli orari senza alcuna contrattazione aziendale. A tal fine il rappresentante degli industriali vanta ed utilizza la conclusione del contratto delle telecomunicazioni. Bombassei ha allo stesso tempo torto e ragione. Ha torto marcio quando, ancora una volta, pretende che i metalmeccanici italiani, i peggio pagati e i più sfruttati d' Europa, lavorino ancora di più. Ha torto quando fa finta di non sapere che l'orario di lavoro di un metalmeccanico italiano è il più alto dell'Europa occidentale. Ha torto quando cerca di risolvere un contratto facendolo pagare ai lavoratori con la rinuncia ai loro diritti. Ha torto infine, perché ancora una volta pensa di risolvere la crisi industriale del paese con meno salario e più fatica per i lavoratori. Purtroppo però ha ragione il vicepresidente, quando, a sostegno delle proprie posizioni, utilizza l'intesa raggiunta per i lavoratori delle telecomunicazioni. Che sugli orari è un vero disastro.

L'accordo, infatti, recepisce il decreto 66 del 2003, quello varato dal Governo Berlusconi con il dissenso esplicito di Cgil, Cisl e Uil. Quel decreto, che non fu recepito neppure nell'accordo separato di Fim e Uilm per il contratto dei metalmeccanici. Con quel testo il governo cancellava il concetto stesso d'orario settimanale e giornaliero di lavoro, a favore dell'annualizzazione della prestazione. Ora quei principi vengono esplicitamente recepiti in un contratto nazionale. Così per i lavoratori delle telecomunicazioni l'orario di lavoro verrà calcolato sulla base della sua durata media. Una settimana si lavorerà di più l'altra meno, alla fine si fa il conto. Per ben 6 mesi l'anno questa totale flessibilità degli orari sarà decisa unilateralmente dalle aziende. Solamente nei 6 mesi successivi potrà intervenire l'accordo sindacale. Inoltre le aziende, potranno comandare i lavoratori in orari flessibili dandone semplice comunicazione entro 48 ore alle Rsu. Infine, vengono meno anche i limiti trimestrali allo straordinario.

Nella sostanza il libro dei sogni della Federmeccanica, viene qui sottoscritto.

Ma soprattutto il principio che passa non è solo quello della piena flessibilità degli orari, ma quello della flessibilità senza contrattazione. Da tempo la Confindustria lamenta che le variazioni sugli orari devono essere «esigibili», senza contrattazione con le Rsu. Questo è ciò che la Federmeccanica pretende per fare il contratto, alla faccia di tanta vuota retorica sulla contrattazione in Azienda.

Sfuggono allora le ragioni di quest'intesa che può produrre effetti negativi a vasto raggio. Il contratto delle telecomunicazioni coinvolge aziende come Telecom e Vodafone, che fanno profitti mostruosi e invadono tutti i giorni le nostre televisioni. È vero che in questo settore ci sono anche i lavoratori super sfruttati dei call center, ma a maggior ragione questo contratto doveva essere l'occasione per conquistare diritti per chi n'è privo, senza rinunciare a quelli già esistenti.

La flessibilità senza contrattazione non è una soluzione per i problemi industriali delle imprese, è solo un modo per scaricare sui lavoratori i costi dei contratti. Speriamo che questa volta i lavoratori delle telecomunicazioni, possano decidere con un referendum sull'accordo. Al loro giudizio ci rimettiamo. In ogni caso però è bene chiarire sin d'ora che le soluzioni sulla flessibilità raggiunte in quell'intesa sono inaccettabili per i metalmeccanici. Ne tenga buon conto la Confindustria per fare il contratto.

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