Articolo pubblicato sul Manifesto di ieri
Bari, il sindaco Emiliano taglia il gas al nuovo cpt La municipalizzata dice sì alla disobbedienza amministrativa proposta dal primo cittadino. Oggi la manifestazione ANTONIO MASSARI BARI Niente gas al Cpt di Bari. Non dall'azienda municipalizzata, almeno: «Non glielo forniremo», spiega Paolo Marra, direttore dell'Amgas srl. Segno che la disobbedienza amministrativa, esortata dal sindaco Michele Emiliano, inizia a dare i primi frutti. Il sindaco di Bari aveva chiesto di non erogare la fornitura di servizi al centro, ma Enel e Acquedotto pugliese fanno sapere che, essendo aziende monopoliste, sono obbligate a prestare i propri servizi. Continua quindi la battaglia contro il Cpt di Bari, che da tempo vede uniti sullo stesso fronte, oltre il sindaco, anche il presidente della provincia Vincenzo Divella e il presidente della regione, Nichi Vendola, che a luglio organizzò un forum al quale aderirono ben 13 governatori. A parte una dichiarazione di solidarietà, espressa del presidente della Calabria, Agazio Loiero, va registrato che gli altri presidenti non hanno ancora reagito alla notizia dell'imminente apertura. Il centro potrebbe infatti aprire già oggi e, davanti al Cpt, è stato organizzato un presidio al quale partecipano rappresentanti del Comune, Cgil, Arci, Rete-No cpt e Gruppo lavoro rifugiati. «Dubitiamo che lo aprano immediatamente», dice Gaetano Cataldo di Prc, «ma saremo già lì. Chi vuol darci un aiuto può scrivere a presidionocpt@email.it». Indirizzo che s'aggiunge a nocpt@comune.bari.it, dove ieri è arrivata la solidarietà della Rete del nuovo municipio.
Intanto, la Rete No-Cpt, ieri ha tentato di convincere gli operatori delle «Misericordie» a non gestire il centro. Ai cancelli dell'organizzazione s'è presentato un immigrato d'eccezione: san Nicola, vescovo di Myra e patrono della città, accompagnato in catene da una trentina di attivisti. «Dite d'ispirarvi al modello di Cristo e del buon samaritano», ha detto san Nicola a Gianfranco Gilardi, consigliere nazionale dell'organizzazione, «ma nella parabola del Vangelo è scritto che il samaritano, per occuparsi di chi soffriva, non prese soldi: fu lui a sborsarne, e di tasca propria». E ha aggiunto: «Oltre il Cpa di Lampedusa, gestite anche i Cpt di Modena, Bologna e Crotone: siete forse migliori degli altri? Il problema non è chi, né come li gestisce, ma la loro stessa esistenza. Come potete prendere soldi per la mia incarcerazione, e dire che volete il mio bene, mentre legittimate la mia reclusione?». «La struttura non è nostra», replica Gilardi, «vogliamo solo essere al servizio delle persone. Denunceremo, se dovessero essere lesi i diritti degli immigrati».
Nonostante l'appello del movimento e del sindaco, che al presidente nazionale delle Misericordie ha chiesto di rinunciare all'appalto, gli operatori sono quindi pronti a prendere servizio: «Ma la prefettura», continua Gilardi, «non ci ha ancora convocati. Prevediamo un organico di circa 50 persone, ma sbaglia chi pensa che vogliamo soltanto sistemare i nostri dipendenti». «Ho provato molto disagio», ribatte don Angelo Cassano, parroco e attivista della Rete No-Cpt, «mi tocca riscontrare una grande contraddizione sui contenuti della fede: i Cpt sono ormai una questione di business, manca una riflessione anche tra i miei confratelli». E sulla questione di coscienza Gilardi conclude: «Questa legge non l'abbiamo fatta noi. Certo, per uno che scappa dalla guerra e dalla fame, essere portato in un Cpt potrebbe essere un problema». Potrebbe? «Sì, ma questa è solo un'opinione personale».
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