Sono passati quasi due mesi dal massacro compiuto dalle forze del disordine alla stazione Porta Nuova di Verona: verrà fatta luce sui fatti?
 senza_nome_3.jpg, image/bmp, 798x385
Il gruppo Brescia 1911, di cui Paolo fa parte, si stava recando quel giorno, a bordo di due treni speciali, al Bentegodi di Verona per assistere al derby con l'Hellas. Le nuove leggi repressive (delle quali siamo uno dei gruppi più impeganti a combattere) che impongono biglietti nominali (in barba alla legge sulla privacy) e che vengono applicate con tolleranza zero hanno fatto sì che quel giorno si scatenasse l'inferno. Già il giovedì sera, due giorni dopo l'inizio della prevendita dei tagliandi, ci viene detto di essere tutti muniti di copia della carta d'identità: cosa impossibile visto l'enorme utenza (circa 1000 le persone) e il tempo ormai scarso. Decidiamo di partire per Verona lo stesso, con tutti i biglietti e in stazione ci accolgono con enormi cordoni di polizia e alcuni di essi che sussurrano <<come a Modena, come a Modena>> (dove eravamo stati vittima qualche anno fa di un'imboscata della polizia che si concluse con il ferimento di alcuni ragazzi e di due agenti della digos che ci scortarono quel giorno), << vedrete se andrete ancora in trasferta>>, e altre frasi intimidatorie. Con mille persone al seguito, più di tanto, se non ricordarci la prossima volta di avere copia del documento, non hanno potuto fare, perciò ci scortano su diversi pulmann allo stadio, dove i primi gruppi erano già arrivati e stavano per entrare. Notiamo che ci sono anche parecchie auto private e scopriamo che otto di questi non hanno con sè il biglietto. Onde evitare problemi cediamo a questi i nostri biglietti affinchè possano entrare, e noi, come di solito accade, denaro alla mano ci avviciniamo al responsabile di turno per acquistare gli otto tagliandi mancanti (anche di un settore più caro del nostro). Ma ci viene detto di no, poichè le nuove norme vogliono che i biglietti siano venduti fino al giorno prima. Insistiamo ma il responsabile, stranamente aperto al dialogo, dice, dopo varie telefonate di avere avuto ordini dall'alto (ministero degli interni? lega calcio?) e il no diviene irrevocabile. Decidiamo così di restare tutti (gruppo Brescia 1911) fuori dall'impianto. Gli altri gruppi vogliono anch'essi uscire, reputando la decisione assurda, ma vengono chiusi dentro l'impianto con lucchetti (sequestro di persona?). La partita, senza alcun attimo di tensione, volge al termine. Ci viene detto di salire sugli autobus per essere scortati alla stazione. Nel frattempo all'interno dello stadio, una porta che divide il settore ospiti da quello dei locali viene "inspiegabilmente" lasciata aperta, e alcuni bresciani partono per cercare il contatto con i veronesi. Piccoli attimi di tafferugli e tre ragazzi vengono portati via ( e qua già mi chiedo: ma chi doveva sorvegliare i tifosi, non sapeva di quella porta? chi lìavrà mai aperta? forse proprio la polizia per avere il pretesto di arrestare qualcuno?). La polizia fuori inizia a farsi strana. La tensione aumenta, gli uomini sembrano quasi drogati, con bava alla bocca e occhi sbarrati, pronti al massacro. Ma non accade nulla di grave, se non il ferimento di un anziano tifoso veronese, colpito alla gamba da un lacrimogeno lanciato ad altezza d'uomo (lanciato da chi?). Arriviamo in stazione aspettando il secondo carico di tifosi. Intanto la gente comincia a occupare i posti del treno, mentre molti se ne stanno su di un binario morto ad aspettare a compagni. Arrivati gli altri gruppi, i responsabili vanno dalle forze dell'ordine per sapere qualcosa di più in merito alle persone arrestate e cercando, ovviamente (cosa fareste voi?) di riaverli indietro. A questo punto succede l'immaginabile. Dall'inizio e dalla fine del treno partono cariche feroci che spingono i ragazzi sulle carrozze. Queste hanno entrambe le porte aperte così, visto che la carica prosegue anche sopra il treno, molti scendono dalla parte opposta. Anche da dietro parte una carica. Sembrano le solite cariche di alleggerimento alle quali siamo abituati, cariche per spingerci sul treno e farci partire alla svelta, ma tutto ciò nonsembra terminare: è molto di più di una leggera carica. Gli scontri non risparmiano donne (ferite al volto, al ventre e al seno - documentate da foto), uomini di una certa età e ragazzini molto giovani. Gli agenti colpiscono con manganelli rigorosamente impugnati al contrario, come vuole l'etica professionale, lanciano lacrimogeni ad altezza d'uomo, lanciano pietre (con le quali rompono vetri del treno), spray orticante sparato in volto, ecc. Questi, oltre a frasi intimidatorie (<<Puttana, ti ammazziamo!>>) e gesti di stizza, sembravano più belve che uomini. Come già detto, occhi sbarrati, bava alla bocca, quasi come drogati. In questi frangenti accade il fatto più grave. Durante una carica Paolo, ventinovenne di Castenedolo, riesce dapprima a scappare sul treno, trovare i suoi amici e raccontargli cosa è successo (<<mi hanno manganellato in cinque sulla testa e mi hanno stordit con lo spray>>) dopo di che si sente male, fatica e respirare e viene fatto scendere dal convoglio. La polizia chiama l'ambulanza e, constatando lo stato di Paolo, lo fa con un codice Giallo-Due. intanto le condizioni di Paolo si fanno sempre più gravi. La respirazione si fa più difficoltosa, vomita verde e comincia a perdere conoscenza. Dopo 25 minuti arriva l'ambulanza. Gli operatori, constatando le gravissime condizioni in cui versa Paolo, chiamano un secondo automezzo con codice Rosso-Tre che in 5 minuti arriva e porta Paolo all'ospedale di Borgo Trento, dove sarà immediatamente operato per la rimozione di un grosso ematoma alla testa. Nel frattempo, partita l'ambulanza, parte una seconda carica sempre più violenta. Altri quattro ragazzi vengono portati via dalla polizia. Alcuni vengono aiutati a riprendersi dallo spray dagli agenti della Polfer, spettatori inermi e sbigottiti del massacro (perchè è di questo che si è trattato), con dell'acqua. Altri riferiscono di aver chiesto a dei celerini se non si vergognavano di cosa stavano facendo i colleghi e di essersi sentiti rispondere <<sì, infatti è per questo che siamo qua fermi>>. Ma perchè, visto che a noi vogliono imporre il biglietto nominale, non impongano a certi macellai la divisa nominale come, per esempio, in Inghilterra o in Geramnia? Là, quando uno sbaglia, paga. Alla richiesta di parlare con un responsabile, veniva riferito che al momento no, era disponibile, agenti della digos non c'erano. L'unica cosa che accadeva era che un uomo, da dietro, dava l'ordine di partire con le cariche, quasi un "al mio segnale scatenate l'inferno". Il tutto è durato per più di un'ora. Partito il treno (uno solo, con 1000 persone, anzichè due come all'andata - alla faccia della sicurezza) i primi feriti gravi sono stati fatti scendere a Desenzano del Garda, per essere portati in ospedale e dove c'era un'ambulanza ad attendere un ragazzo. Il treno è giunto a Brescia verso le nove e mezza. Subito ci siamo diretti alle sidei dei due giornali locali, il Giornale di Brescia e Bresciaoggi, per mostrare i feriti e raccontare la nostra versione dei fatti. Siamo stati raggiunti da un corrispondente dell'Ansa al quale abbiamo raccontato i fatti. Per due giorni le nostre versioni sono state alternate a quelle della questura di Verona che, casualmente discordano dalle nostre. Poi il silenzio, o quantomeno un clamoroso tentativo di censura dei fatti accaduti. Le nostre deposizioni sono state date al legale che ci difende. E' stata aperta un inchiesta, ma sapremo che la verità non salterà mai fuori e il colpevole mai pagherà. La sera stessa il questore di Verona si permetteva di diramare un bollettino medico riguardo le situazioni di salute di Paolo, dicendo che il taglio di 5 cm sulla testa era compatibile con un lancio di una sasso da parte di un gruppo di veronesi (mai visti alla stazione) oppure il risultato di una brusca caduta a terra. Il giorno dopo invece pensò bene di supporre che Paolo si fosse potuto ferire addirittura all'interno dello stadio. Fatto sta che i medici non avevano ancora diramato un bollettino medico ufficiale. Parlando con i familiari chiesere proprio a questi come Paolo avesse potuto ferirsi in maniera alquanto grave, escludendo tutte le varie versioni fornite dal questore. Giornali e telegiornali invece, dando per vera e certa la notizia fornita dalla questura, smisero di parlare di questo. Poche settimane dopo, in un confronto con i giornalisiti di un emittente locale dichirarono di avere le mani legate in merito alla vicenda e di non poterne quindi parlare. Giornaliste dell'Arena di Verona invece riferirono a fonti non verificate di aver avuto ordine di non esporsi sui fatti accaduti alla stazione Porta Nuova di Verona quella sera. Paolo ora da due mesi è ricoverato in prognosi riservata nel reparto di neurochirurgia dell'ospedale di Borgo Trento a verona. Paolo dalla trasferta non è ancora tornato. Tutto questo per colpa di chi infanga la divisa che porta abusando di quel briciolo di potere che ha. Perchè non si può ridurre un uomo in fin di vita per una partita di calcio. Bisogna che i colpevoli vengano a galla, che chi sa si faccia onore di parlare della vicenda. Non credo che in tutta la stazione non ci siano telecamere a circuito chiuso. E' impossibile. Non credo che un poliziotto con un minimo di decenza, di dignità, non si sia reso conto di cosa stava accadendo in quel momento. Avrei voluto vedere se Paolo era loro figlio. E i giornalisti, si credono chissà chi solo perchè "avete troppa sete e non sapete approfittare delle libertà che avete, avete ancora la libertà di pensare ma quello non lo fate e in cambio pretendete la libertà di scrivere, e di fotografare immagini geniali e interessanti. E in questa Italia piena di sgomento come siete coraggiosi, voi che vi buttate senza tremare un momento: cannibali, necrofili, deamicisiani e astuti, e si direbbe proprio compiaciuti. Voi vi buttate sul disastro umano col gusto della lacrima in primo piano" (G.Gaber). A loro proporrei, dato che sono professionisti, di fare come i medici, una sorta di giuramento etico: se non avremo almeno imparzialità di notizie avremo quantomeno un gran numero di posti di lavoro. E poi i politici locali (non dico nazionali, locali).. dove sono? Cavalli, Corsini? Cosa interessa a loro dei cittadini che li hanno votati (la maggioranza s'intende)? Solo uno sporco e misero voticino? Per loro posso provare solo pena... Non sono forse brescciani anche loro? C'è anche chi a Verona c'era ma non vuole esporsi, non vuole testimoniare. Ha paura, chissà cosa teme? Che salti fuori la verità? Io dico tutto e sono orgoglioso se mi sento di poter dare una mano a Paolo ad avere giustizia. Popolo di omertosi. Ci sono gruppi ultras e non solo che da tutta Italia e anche oltre (Norimberga e Saint Etienne per esempio) che esprimono solidarietà a Paolo e ai ragazzi coinvolti. A Brescia invece a parte noi, nessuno vuole parlarne. L'unica cosa che conta è la squadra in questo momento. Paolo invece sta ancora lottando per ritornare a vivere, a cantare e a gioire con noi in curva. La nostra vittoria sarà solo il suo ritorno in mezzo a noi! Intanto invece di andare in trasferta noi ce ne andiamo a Borgo Trento, vicino al nostro amico. E' sempre con noi. Ora un'inchiesta è stata aperta. L'on. Paolo Cento ha chiesto un'interrogazione parlamentare in merito. Ma è ancora poco. A nome del gruppo Brescia 1911, a nome di Paolo e dei suoi famigliari: bisogna parlarne e aiutarci a giungere alla verità. Per il bene di Paolo. E per la dignità di essere liberi cittadini. Basta soprusi.
|