Il Piccolo e il Messaggero Veneto 11 novembre 2005 sulla sentenza del Tar del Lazio che respinge la richiesta di sospensiva
IL PICCOLO VENERDÌ, 11 NOVEMBRE 2005 Pagina 5 - Gorizia È ottimista il consigliere regionale Gherghetta: «Nulla di grave dal punto di vista tecnico. Non è compromesso nulla» Tommasini: «Sul Cpt è tutto da decidere» Il sindaco non nasconde l’amarezza per la decisione del Tar ma non si arrende Si professa sereno il presidente della Provincia Brandolin: «Ci sono tutti gli elementi per ottenere nell’udienza di febbraio una sentenza favorevole alla nostra causa» GRADISCA Processo-Cpt, la prima udienza ha gelato le speranze di Regione, Provincia e Comune di Gradisca: niente sospensione dei lavori all'ex caserma Polonio dove si allestendo il discusso centro immigrati. Un collegio di giudici del Tar del Lazio, in attesa della sentenza definitiva fissata per il 23 febbraio 2006, ha respinto ieri mattina «per assenza di presupposti legali» la richiesta cautelare di cessazione del cantiere e di tutte le attività inerenti il centro di permanenza temporanea, avanzata dai tre enti locali in altrettanti ricorsi distinti contro il ministero dell'Interno. Solo fra tre mesi, quindi, si discuterà sul merito del ricorso, che contesta al Viminale i numerosi vizi procedurali nell'iter che ha portato alla realizzazione del Cpt. Proprio per questo il commento a caldo dell'avvocato Lorenzo Presot, legale del Comune di Gradisca, è comunque improntato all'ottimismo: «Senz'altro c'è delusione per l'epilogo della prima udienza - dichiara - ma quanto accaduto non pregiudica nulla ai fini del risultato finale. Non possiamo dire che la decisione fosse del tutto inattesa, vista la risolutezza della nostra richiesta. Ma ciò che conta è solamente la discussione sul merito, siamo ottimisti sul fatto che i giudici possano ora valutare in maniera ampia e completa tutti gli aspetti delle nostre contestazioni». Presot non esita a definire «molto stringata» l'attesa memoria difensiva del ministero, concentrata in poche righe: anche l'udienza, del resto, è durata appena una decina di minuti. Un insuccesso solo parziale anche secondo i rappresentanti istituzionali: il tenore dei commenti è quello di chi ha perso una battaglia, ma non la guerra. Su tutti il presidente della Provincia Giorgio Brandolin: «Sono sereno perché ci sono tutti gli elementi per ottenere nell'udienza di febbraio anche le soddisfazioni mancate oggi (ieri ndr). Personalmente ho la coscienza tremendamente a posto, in quanto la procedura scelta è la più valida per tentare di ottenere qualcosa. Come presidente di Provincia non avrei potuto fare di più, avendo ottenuto la documentazione che ci consente di sperare in un epilogo positivo». Miste le sensazioni del sindaco Franco Tommasini: «Certamente c'è amarezza perchè avremmo potuto mettere a segno un colpo importante, ma la partita rimane apertissima». Così il consigliere regionale Ds Gherghetta: «Dal punto di vista tecnico non mi sembra nulla di grave, il respingimento della richiesta non compromette nulla. Non sarà il ricorso al Tar, comunque, a poter decidere la vicenda. La battaglia va vinta dal punto di vista politico e legislativo, cambiando il governo del Paese e poggiando su normative capaci di recepire davvero gli accordi di Schengen e di umanizzare queste strutture». Uno dei primi commenti sul respingimento è venuto dall'anarchico Paolo De Toni, che per primo aveva sollevato la questione dell'abusivismo alla Polonio: "Sono tutt'altro che stupito, tantomeno alla notizia che il Ministero ha presentato una scarna memoria difensiva: il che dimostra come la partita fosse già decisa in partenza, come aveva anticipato il prefetto D'Ascenzio a Brandolin e Tommasini in luglio. Bisognava invertire i ruoli e costringere il Ministero dell'Interno a ricorrere al Tar contro le ordinanze che il sindaco avrebbe dovuto emettere per sospendere i lavori, e che sarebbero culminate con un rigetto della richiesta di allacciamento alla rete fognaria per un'opera abusiva. È contraddittorio dare l'autorizzazione e, poi, ricorrere al Tar: una foglia di fico per nascondere la connivenza col Ministero». Concorda Andrea Olivieri, portavoce della Rete Precariato Sociale e leader regionale dei Disobbedienti: «Dimostrata una volta di più l'inadeguatezza e la malafede di certi amministratori. Al di là del ricorso, altre erano le cose che andavano fatte: la Regione avrebbe dovuto ricorrere alla Corte Costituzionale, il Comune non avrebbe mai dovuto concedere il via libera per gli allacciamenti. C'è sempre meno tempo per i furbi: Illy e Tommasini presto saranno del tutto smascherati e dovranno rispondere alla cittadinanza della propria complicità. Molte persone hanno commesso atti illeciti pur di protestare contro il lager di Stato, proprio perché non si fidavano della politica dei poltronari: i fatti stanno dimostrando chi aveva ragione». Luigi Murciano
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MESSAGGERO VENETO VENERDÌ, 11 NOVEMBRE 2005 Pagina 8 - Gorizia Gradisca. Il Viminale vince il primo round davanti al Tar del Lazio, che rigetta l’istanza di sospensione dei lavori presentata da Comune, Provincia e Regione «Il Cpt va avanti, ma noi non molleremo» Il sindaco Tommasini: nulla è perduto, la battaglia istituzionale continua Fissata per il 23 febbraio l’udienza per i ricorsi dei tre enti GRADISCA. Il Tar del Lazio ha respinto l’istanza per la sospensione dei lavori nell’ex caserma “Ugo Polonio” presentata da Regione, Provincia e Comune di Gradisca. Primo round al Viminale, quindi, in quello che è ormai per tutti il “processo Cpt” che, come comunicato proprio ieri mattina, riprenderà il 23 febbraio, quando si passerà alla discussione vera e propria dei ricorsi presentati dai tre enti regionali. «Sicuramente non una bella notizia – è il commento a caldo del legale che cura gli interessi del Comune di Gradisca, Lorenzo Presot –, anche se va ricordato che la sentenza del tribunale romano non pregiudica un possibile esito positivo del merito del ricorso vero e proprio». Presenti, assieme a Presot, anche gli avvocati Armaroli e Pisani per la Provincia e l’avvocato Marzi per la Regione. Dopo i dubbi dei giorni scorsi, quindi, anche la Regione si è presentata (la comunicazione è arrivata nella serata di mercoledì) all’udienza per assistere al verdetto del collegio della “sotto-sezione 1 Per” (una delle tre sotto-sezioni del Tar), presieduta dal dottor Luigi Tosti e composta dal dottor Roberto Politi e dal relatore Maria Ada Russo. Un rigetto, di fatto, arrivato (alle 12.30, in chiusura d’udienza) senza nemmeno comunicare la motivazione tecnico-giuridica che l’ha giustificato: «Il Tribunale – conferma Presot – ha semplicemente ritenuto non sussistere i presupposti per concedere la sospensiva dei lavori, con il presidente del collegio che ha provveduto immediatamente a fissare nel 23 febbraio la data dell’udienza per la discussioni dei ricorsi presentati da Regione, Provincia e Comune». Fino a quella data, quindi, il ministero dell’interno (che alle poche righe presentate come memoria difensiva ha aggiunto in extremis solamente una relazione aggiuntiva del capo del dipartimento per l’immigrazione del Viminale, la dottoressa D’Ascenzio – «relazione che non ha aggiunto contenuti di rilievo alla difesa del ministero» – la precisazione di Presot) avrà legalmente il via libera per completare gli ultimi interventi propedeutici all’apertura del centro di temporanea permanenza in via Udine. Fra le ipotesi che potrebbero concretizzarsi, quindi, anche quella che il 23 febbraio si proceda alla discussione nel merito dei ricorsi con il Cpt di Gradisca già aperto. «Un’ipotesi credibile – precisa ancora Presot –, visto che il Viminale aveva già in precedenza fissato per l’inizio del 2006 la probabile apertura del centro. Proprio in quest’ottica era importante che venisse accolta l’istanza di sospensione dei lavori perché quantomeno avremmo scongiurato questo rischio, avremmo cioè quantomeno guadagnato tempo». Sulla bocciatura delle richieste di sospensiva dei lavori al Cpt amaro, ma non certo sfiduciato, il commento del sindaco di Gradisca, Franco Tommasini. «Sperare era lecito, anche se eravamo perfettamente a conoscenza delle difficoltà nell’arrivare a un esito immediatamente positivo sulla sospensione dei lavori. Sarebbe stata una bellissima notizia, ma confidiamo ancora nell’udienza del 23 febbraio. Non abbiamo ancora perso le speranze e non abbiamo perso nemmeno, diciamo così, le motivazioni: fino a quella data, che sarà quella decisiva, andremo avanti nella nostra battaglia, continuando a fare tutto ciò che istituzionalmente è in nostro potere». (ma.ce.)
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