Messaggero Veneto
DOMENICA, 30 OTTOBRE 2005 Pagina 6 - Gorizia Presentato il ricorso anti-Cpt Antonaz: la Regione non ha abbandonato Comune e Provincia DIBATTITO A GRADISCA L’assessore all’immigrazione: le polemiche di questi giorni sono dannose la lotta contro il centro deve essere condotta con assoluta unità d’intenti GORIZIA. «Ho fatto personalmente una verifica interpellando l’ufficio di Gabinetto regionale che sovrintende a questo genere di procedure e mi è stato assicurato che il ricorso al Tar del Lazio di competenza della Regione è stato depositato». A nemmeno 24 ore dalla notizia (basata su fonti provenienti direttamente da ambienti giuridici romani) che al Tar del Lazio erano stati depositati solo i ricorsi di Comune e Provincia è l’assessore regionale all’immigrazione Roberto Antonaz a sgomberare il campo dai dubbi e dalle prevedibili polemiche. Un Antonaz pronto comunque anche a provare a spiegare i perchè di un “equivoco” che rischiava di mettere in imbarazzo la Regione. «Alla base dei tre ricorsi c’è la stessa anomalia procedurale, ovvero la mancata presenza nella speciale commissione tecnico-consultiva che doveva dare il via libera al progetto del Cpt di Gradisca, ma ogni ricorso è articolato in funzione della specifica competenza di Regione, Provincia di Gorizia e Comune di Gradisca. Il rito giuridico è stato quindi diverso da ente a ente e per quanto mi riguarda, non essendo certo un giurista, può essere anche che i canali seguiti siano diversi anche se per quanto ho potuto sapere la Regione il suo ricorso lo ha inviato già una decina di giorni fa. Al di là degli equivoci, tuttavia, la notizia è sempre la stessa, ovvero che la Regione non ha lasciato soli il comune di Gradisca e la Provincia, restando sempre in prima fila nella battaglia al Cpt». Una presa di posizione ferma non solo confermata ma addirittura rinforzata nel corso della scorsa settimana. «Appena tre giorni prima della manifestazione di sabato 22 - precisa Antonaz - il presidente Illy ha inviato l’ennesima lettera al Ministro Pisanu, l’ultima di una lunga serie, ribadendo chiaramente che il Cpt non lo vogliamo perchè a non volerlo sono le genti di queste terre». Dall’assessore regionale all’immigrazione, comunque, anche la conferma che i tanto criticati “tentannamenti” di alcune forze politiche interne alla maggioranza regionale «non hanno mai cambiato e non possono cambiare di una virgola quella che è la precisa volontà espressa dalla Giunta regionale. Una posizione di chiara e ferma contrarietà al Cpt di Gradisca come del resto è chiara la posizione dall’altra parte, con il Ministrero dell’Interno che ha sempre fatto capire di volerlo invece aprire, calpestando così palesemente la volontà che questo territorio e le genti che lo abitano ha sempre espresso. Personalmente sono in ogni caso ancora convinto che il Cpt si possa fermare, perchè i Cpt devono essere fermati». E a fermarsi, secondo Antonaz, sono anche le polemiche, regionali ma anche e soprattutto comunali, che stanno continuando a caratterizzare il dopo-manifestazione. «I polveroni politici non servono alla causa e a maggior ragione non servono a questa, dove fondamentale, prima di tutto e di tutti, è l’unità di intenti». (ma.ce.) -.-.-.-.- -.-.-.-.-
DOMENICA, 30 OTTOBRE 2005 Pagina 6 - Gorizia Gradisca. Intervento dei “Cittadini” «Non giustifichiamo né i “senza volto” né la Croce verde» GRADISCA. «Siamo profondamente amareggiati per il fatto che un evento di portata nazionale, che doveva rappresentare una pietra miliare nella battaglia della non apertura né del Cpt di Gradisca né di nessun altro Cpt in Italia, sia stato completamente travisato e, quel che è peggio, strumentalizzato da alcune forze politiche del centro-sinistra in vista della prossima tornata elettorale». Dopo giorni passati sotto il fuoco incrociato delle accuse scagliate sia da forze politiche del centro-destra che, soprattutto, del centro-sinistra i “Cittadini per il Presidente” di Gradisca, per voce del coordinatore Claudio Verdimonti, tornano a prendere la parola dopo quelle spese (subito dopo la manifestazione) per criticare sindaco e maggioranza comunale, “rei” di aver abbandonato il corteo di fronte alle prime contestazioni dei manifestanti. «Vorremmo che la manifestazione di sabato 22 venisse considerata nella sua reale luce: una grande manifestazione alla quale hanno risposto circa 2000 persone, che per ben 2 ore hanno sfilato a Gradisca in modo assolutamente pacifico per dire no alla legge Bossi-Fini ed ai Cpt, per ribadire che sulle nostre terre non vogliamo più la vergognosa presenza di “Lager”. Con questo spirito siamo rimasti nel corteo, così come la gran parte dei partecipanti tra i quali vi erano anche numerose persone iscritte a quegli stessi partiti che invece l’hanno abbandonato, e non certo per avallare l’azione di quella parte minoritaria che ha contestato, in apertura di manifestazione, i rappresentanti delle istituzioni locali per una loro presunta mancanza di fermezza nella lotta al Cpt». Precisazioni che arrivano anche in merito alla posizione critica assunta nei confronti del sindaco Tommasini: «Solidarizziamo con il signor Tommasini per il disagio da lui provato nel sentirsi oggetto di tali contestazioni, ma ci saremmo attesi che il sindaco di Gradisca e le forze politiche che lo sostengono, proprio per ribadire la coerenza del comportamento delle istituzioni, avessero risposto alla provocazione ponendosi alla testa del corteo e guidandolo, ma soprattutto che avessero messo maggior impegno nel promuovere la partecipazione della cittadinanza». Un vero e proprio chiarimento, invece, quello che arriva sui “rapporti” con le frange più estreme della protesta, nonostante una critica sia riservata anche alla Croce Verde gradiscana. «Non condividiamo le forme di protesta praticate dai “senza volto” e le azioni violente da loro attuate, ma ci pare una contraddizione che tale movimento venga accettato dalle forze politiche per partecipare alle primarie e poi che le stesse forze politiche lo condannino perché alle manifestazioni i suoi aderenti partecipano con il volto nascosto. Non condividiamo pertanto l’azione di forza da loro fatta occupando la sede della Croce verde gradiscana, ma non giustifichiamo neppure la partecipazione dello stesso sodalizio gradiscano alla gara d’appalto per la gestione del Cpt, tenuto conto che il suo presidente era candidato nella lista che sosteneva Cocco e che tale lista si era fermamente dichiarata contraria all’apertura del Cpt. In tal modo è stato delegittimato non solo l’operato di Cocco, ma anche quello di tutto il movimento gradiscano che ha operato contro il Cpt». (ma.ce.)
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DOMENICA, 30 OTTOBRE 2005 Pagina 6 - Gorizia Cpt e sicurezza, appello dei sindacati di polizia GRADISCA GRADISCA. L’inaugurazione del Cpt di Gradisca è prossima. La struttura è destinata a ospitare 250 persone espulse e in futuro dovrebbe sorgere anche un centro di identificazione per 150 richiedenti asilo. In proposito, un appello alle istituzioni è stato rivolto dalle segreterie isontine dei sindacati di polizia Siulp e Sap. «Appare evidente – osservano – che tale struttura, una delle più rilevanti d’Italia, necessita di una particolare attenzione da parte di tutti. Nonostante i numerosi interventi delle nostre organizzazioni sindacali per segnalare i problemi logistico-organizzativi e di sicurezza pubblica connessi all’apertura di una struttura così complessa e articolata, non risulta siano stati ancora affrontati dai competenti uffici alcuni fondamentali aspetti. La nostra provincia è caratterizzata da un’esigua consistenza numerica delle forze di polizia e non esiste, neppure in regione, un reparto specializzato nei servizi di ordine pubblico. Ciò nonostante si è appreso che, a fronte di una richiesta di circa 240 operatori delle forze di polizia, ritenuti indispensabili dal questore, per garantire funzionamento e sicurezza del Cpt, in linea con la dotazione organica degli omologhi centri di Roma-Ponte Galleria (ove il reparto mobile si trova a poche decine di metri), Bologna e Modena, vi sarebbe intenzione di assegnare nemmeno un centinaio di operatori e neppure un funzionario. É di tutta evidenza che tale sottostima delle esigenze di organico si ripercuoterà sulla sicurezza del personale, sull’efficienza dei servizi e anche sulla sicurezza pubblica. Accanto a ciò, si rileva che la collocazione del Cpt al di fuori di un centro abitato e quindi priva dei servizi propri delle zone urbanizzate, non è bilanciata dalla creazione di qualsivoglia servizio interno quali bar, servizio mensa, servizi di spogliatoio, servizi igienici e una zona riposo per il personale addetto alla vigilanza e per quello delle scorte provenienti da altre sedi. La previsione iniziale di adibire una palazzina alle esigenze logistiche del personale di polizia è stata incredibilmente accantonata, per dare spazio ad altre esigenze estranee al Cpt. Non tutti i locali esposti all’esterno e destinati ai servizi di vigilanza risultano dotati di seppur minime misure di protezione per il personale. Non è dato di sapere come potranno essere svolti con le opportune garanzie i servizi di scorta su aeromobile, visto che, al momento, non sono stati inviati operatori a svolgere i previsti corsi - scorte. Il personale addetto a trattare le pratiche amministrative nei confronti dei trattenuti non è stato individuato e non ha ancora potuto ricevere l’irrinunciabile formazione». E ancora: «Il sistema di vigilanza attuato sinora dalle tre principali forze di polizia all’esterno dell’erigendo Cpt con un’unica pattuglia automontata è già riuscito più volte a mettere in difficoltà gli altri prioritari servizi di controllo del territorio. Si fa infine notare che la presenza in provincia di una siffatta struttura ha già determinato rilevanti ripercussioni sull’ordine pubblico che, è prevedibile, saranno all’ordine del giorno una volta avviata l’attività. Siulp e Sap, pur mantenendo le proprie autonome posizioni rispetto all’opportunità di istituire in questa provincia un Cpt, concordano sulla necessità di impegnarsi per evitare il ripetersi di episodi, quali Lampedusa e Crotone, che hanno visto le forze di polizia dapprima abbandonate e poi esposte al giudizio dell’opinione pubblica».
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