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Gli Ufo in Italia
by black Friday, Oct. 21, 2005 at 12:18 AM mail:

TROVATO L'HANGAR DEL DISCO da UFO Notiziario di novembre - 2000. Articolo di Alfredo Lissoni



Le ricerche sugli X-files di Mussolini vanno avanti ed ogni giorno nuovi elementi confermano l'autenticità dei documenti, delineando parimenti un quadro sempre più completo ed intrigante, composto da insabbiamenti, azioni di guerriglia e trame tessute per mettere a tacere una scomoda verità. Oggi i mass media, brutalmente censurati negli anni Trenta, si sono presi una rivincita "morale" dando ampio risalto a questo giallo del Ventennio: i documenti fascisti sono stati mostrati dal nostro Roberto Pinotti nello Speciale Tg1 andato in onda sabato 30 settembre ed interamente dedicato agli UFO, durante il quale, fra l'altro, l'Aeronautica Militare ha aperto i propri dossier. E la rubrica Tentazioni de "Il Giorno" ai files fascisti ha dedicato un'intera pagina il 7 settembre scorso, con una dettagliata inchiesta del giornalista Gabriele Moroni.
É stato proprio "Il Giorno" il primo ad ipotizzare, su mia indicazione, che il disco volante recuperato dai fascisti all'alba del 13 giugno del '33 fosse stato nascosto negli stabilimenti della Siai Marchetti di Vergiate o Sesto Calende, due località confinanti in provincia di Varese. Sono giunto all'identificazione del posto grazie ad una serie di elementi combacianti. In primo luogo, la zona dell'atterraggio doveva essere nel milanese o in Lombardia; lo dimostrava il fatto che le veline Stefani che riferivano del recupero partissero dall'Ufficio Telegrafico di Milano e non, ad esempio, da Roma o da una sede giornalistica periferica; Vergiate si trova in provincia di Varese; a cinque minuti di macchina c'è Sesto Calende, sul fiume Ticino, al confine con Novara. A Sesto Calende e a Vergiate (e nella vicina S.Anna) la Siai Marchetti aveva i propri stabilimenti ove venivano costruiti gli aerei militari. A Sesto vi erano gli uffici dirigenziali, a Vergiate gli stabilimenti veri e propri, a S.Anna i cantieri che in seguito ospiteranno la Decima Mas. A Sesto e Vergiate erano di casa Italo Balbo e Filippo Eredia, suo braccio destro. Balbo, lo apprendiamo dai documenti fascisti, era uno dei vertici del Gabinetto RS/33 (ed era in stretto contatto con Marconi, come dimostra un articolo su "La Sera" del 15-7-33, circa alcuni telegrammi amichevoli fra i due personaggi). La storia ufficiale ci dice che Balbo "era solito partire per le sue imprese aviatorie proprio da Sesto Calende" (meglio ancora: dal campo di volo dell'adiacente Vergiate). Filippo Eredia, responsabile dell'Ufficio Meteorologico di Stato (forniva a Balbo le condizioni atmosferiche per le trasvolate oceaniche) era di casa negli stabilimenti della Marchetti (vi sono foto che lo ritraggono a S.Anna). Dopo la guerra quest'ultimo divenne, curiosamente, uno dei più strenui scettici d'ufficio del fenomeno UFO. Ancora, altre indicazioni spingevano la mia attenzione nella zona di Varese. In primo luogo, il fatto che, dopo il recupero del disco, era stato proprio un giornale varesino, la "Cronaca Prealpina" del 20 giugno, a dare notizia con enfasi dell'esistenza di forme di vita su Marte in contatto con uomini della Terra; in secondo luogo il fatto che negli anni immediatamente successivi il dopoguerra continuasse a circolare nella zona la voce che a Vergiate fossero custoditi dischi volanti terrestri.
Ho personalmente reinchiestato il caso di Tradate di Varese. Nel 1950 l'operaio Bruno Facchini di Abbiate Guazzone s'imbatté, in un bosco, in un disco volante sceso al suolo e nei suoi occupanti. A ricordo di quell'esperienza, Facchini portò sempre sull'addome gli effetti (da scossa elettrica) provocatigli da un fascio di luce sparatogli contro dagli alieni; conservò inoltre frammenti del disco volante, lasciati a terra dagli extraterrestri, intenti ad effettuare sul disco un lavoro di saldatura. Ciò che pochi sanno è che quando Facchini si imbatté nel disco, pensò subito fosse un prototipo americano custodito a Vergiate. Proprio gli americani, che durante la guerra bombardarono ben nove volte lo stabilimento Marchetti di Vergiate tentando di distruggere qualcosa a tutti i costi, risparmiarono Sesto Calende, sebbene sorgesse accanto ad uno strategico ponte in ferro sul Ticino. Forse gli americani, venuti a conoscenza del fatto che negli uffici della Marchetti vi erano preziosi incartamenti, decisero di risparmiare Sesto. E a guerra finita, negli anni Cinquanta, l'US Air Force si affrettò a mettere le mani sugli stabilimenti di Vergiate, improvvisamente adibiti ad hangar manutentivi per gli aerei americani.
Altri elementi ancora mi spingevano ad investigare in questa direzione. Va detto che negli ultimi mesi diverse teorie sui files fascisti sono state veicolate su pubblicazioni varie; riguardavano in parte il crash (sebbene nei documenti si parlasse solo di atterraggio) del disco volante del '33; veniva avanzata l'ipotesi di un guasto causato da un fulmine, chiaramente ispirandosi al crash di Roswell. Sin dall'inizio della mia indagine era bastato controllare il bollettino meteo dell'Osservatorio di Milano Brera per escludere a priori questa ipotesi: quel giorno il cielo era semicoperto, occasionalmente piovoso. Non vi erano stati furiosi temporali. Ma proprio per questo motivo saltava subito agli occhi come una forzatura, una bugia male orchestrata, la notizia che un misterioso lampo di luce schiantatosi nella notte sullo "stradale tra Magenta e Novara" fosse un banale fulmine. L'unica pubblicazione che si azzardava a riportare la notizia (con un certo ritardo) era la Domenica del Corriere del 9 luglio; riferiva assai stringatamente di ben cinque operai, uno dei quali ferito molto gravemente, colpiti... da un unico fulmine!. Non poteva sfuggirmi la connessione con il documento senatoriale del Gabinetto RS/33 che imponeva di ricondurre il "fenomeno" ad una spiegazione astronomica. Non ho mai scritto prima di questa scoperta perché volevo esserne sicuro (in fondo, nei giorni immediatamente precedenti o successivi l'atterraggio dell'UFO vi erano state diverse convenzionalissime cadute di fulmini).
Solo qualche mese fa ho potuto finalmente avere le prove definitive che da tempo cercavo. Un amico militare mi aveva fornito una mappa dell'Aeronautica americana che indicava la dislocazione tattica dei principali aeroporti italiani negli anni Quaranta. Nel Nord Italia la più grande concentrazione era proprio attorno al milanese. Era evidente che qualunque ordigno fosse stato recuperato in zona, sarebbe stato occultato nel più vicino hangar aeronautico di fiducia. Vergiate era legato a doppio filo con il Gabinetto RS/33. Non solo. Grazie ad una preziosa collaborazione potei scoprire che negli uffici dirigenziali di Sesto Calende lavorava un funzionario a nome Aldo Moretti. Ricordate il misterioso "caso Moretti" del quale i carteggi fascisti dicevano che "non si poteva parlare se non a quattr'occhi data la delicatezza e la particolarità della vicenda"? Moretti veniva citato in una velina Stefani indirizzata ad un misterioso Alfredo (ipotizzai potesse essere un giornalista di "Anno XIII"). "Se mi chiedi un consiglio, eccolo: non dire a nessuno, ripeto a nessuno e ciò comprende i parenti più stretti, quanto hai visto", consigliava la missiva. Un Moretti è tra i funzionari della Siai Marchetti. Il suo nome viene indicato in un bollettino parasatirico del dopolavoro della Siai Marchetti, lo Zic (1). Viene indicato come "funzionario della D.O.", probabilmente della Direzione Operativa. Cosa aveva mai combinato questo Moretti per diventare un innominato? Aveva incendiato l'hangar che custodiva il disco volante (o quanto ne restava)! Negli archivi dei repubblichini il solerte e fedele funzionario veniva improvvisamente disegnato come un pericoloso partigiano; i carteggi che lo riguardavano erano però volutamente fumosi, quasi si stesse cercando di cancellarne per sempre l'identità (come consigliavano le veline Stefani). Lapidaria la citazione nei documenti della Guardia Nazionale Repubblicana di Varese, circa "alcuni elementi entrati nella clandestinità, certi Moretti e Tiferi da Sesto Calende".
La conversione di Moretti dovette avvenire dopo il 1940. Sino al 6 settembre di quell'anno Aldo Moretti era ancora uno stimato dirigente di regime; sembra collegato il fatto che proprio nel 1940 il Gabinetto RS/33 terminasse le investigazioni sugli UFO e passasse l'intera documentazione ai nazisti. Tre anni dopo Moretti decise di ribellarsi. L'incendio del capannone della Siai di Vergiate è datato 17 marzo 1943. Quanto danno fece quell'incendio doloso non è dato di saperlo. Non è detto, nei carteggi RS/33, quanta documentazione (o reperti) le avide mani dei nazisti ci abbiano lasciato dopo il 1940. Non possiamo quindi stabilire se a Vergiate, all'epoca dell'incendio, vi fosse ancora il disco, o semplici frammenti di UFO, o ancor più banalmente carteggi segreti, fotografie e schizzi del velivolo. Questo materiale è probabilmente andato distrutto per sempre, sebbene vi sia una speranza che ne possa esistere copia. Un nostro collaboratore ricorda una mostra di disegni del dopoguerra, realizzati (prima del 1947) da "malati di mente" d'Italia. Fra i tanti bizzarri schizzi, alcuni raffiguravano chiaramente lo spaccato di un disco volante, disegnato da un matto prima che si cominciasse a parlare di UFO. Li aveva realizzati il misterioso personaggio citato nei carteggi fascisti come "il caso analogo conclusosi con il ricovero in manicomio"?
Identificare nella zona di Sesto e Vergiate i luoghi del primo cover up UFO dell'età contemporanea ci spinge ad alcune riflessioni. In primo luogo, Sesto Calende si trova sul Ticino. Ed i nostri lettori sanno che da tempo immemorabile il "triangolo" che va dal Ticino pavese a quello novarese e comprendente la punta varesina è zona di intensissima attività ufologica. Il dossier al riguardo è voluminosissimo. É solo un caso? O c'è un legame con i fatti del 13 giugno del '33? Una teoria analoga è stata proposta per Hessdalen; anche in quell'occasione le ripetute e continuate apparizioni UFO sono state spiegate da alcuni con un incidente alieno. Siamo nel campo delle supposizioni; sappiamo però che nei giorni successivi il recupero la vita dei funzionari delle località coinvolte venne improvvisamente stravolta. I dirigenti della Macchi varesina, l'altra società che costruiva aerei militari assieme alla Marchetti, venivano spostati e sostituiti da tale ingegner Paolo Foresio, un fedelissimo che proveniva dal Genio Navale (2); a Milano il questore Pietro Bruno veniva rimosso e rimpiazzato dal questore di Trieste Gaetano Laino; il 26, "alla presenza di S.E il Prefetto, gr. uff. Fornaciari", il Segretario Federale del Fascio console Erminio Brusa (che evidentemente sapeva troppo) veniva trasferito e sostituito "dal nuovo segretario federale Rino Parenti (3)". Non solo. Probabilmente la milizia fascista aveva rastrellato tutta la zona incriminata; non si spiegherebbe altrimenti l'improvvisa mobilitazione di fedelissimi da Cuggiono (VA), da Como e dalla Brianza. Cercavano qualcosa? O nascondevano qualcosa? Fatto sta che la stampa dell'epoca riferisce che il 17 giugno venivano allertati "i Comandanti di Fascio, i Capi Centurie e gli aiutanti in seconda dei Fasci Giovanili di Combattimento" della cittadina di Cuggiono, che guarda caso è proprio tra Varese e Milano; e veniva messa in allarme la sede del Fascio di Carate in Brianza (4); la mobilitazione si estendeva sino a Como, ove il 23 giugno si approntava un imponente raduno di camice nere (5). E ancora, pochi giorni dopo l'atterraggio UFO, si precipitava a Milano, inaspettatamente, nientemeno che la Regina (6). La versione ufficiale fornita dalla stampa fu che intendesse all'improvviso semplicemente visitare l'Ospedale Maggiore di Milano. Forse per incontrare i cinque viandanti feriti dalla caduta del disco volante? Alla luce di questi nuovi elementi assume un diverso significato il martellante bombardamento mediatico con cui il Regime cercava, a mezzo stampa, di convincere e di convincersi che la propria Aeronautica fosse ancora la migliore del mondo. Ciò avveniva persino sulle riviste femminili, solitamente interessate a ben altri argomenti; anche là il lavaggio del cervello era continuo, da "Eva" alla cattolicissima "Alba" (che il 16 luglio '33 dedicava la copertina alle "Ali d'Italia") a "Lei" (con un pezzo sulle "aviatrici"). Il regime temeva chiaramente una perdita di autorità (7), tant'è che Mussolini in persona dovette ribadire, in prima pagina dalle colonne dal fedelissimo quotidiano "La Sera" pochi giorni dopo l'atterraggio, che lo Stato fascista non era soltanto "un guardiano notturno che si occupava della sicurezza personale dei cittadini..." (8). Eppure, proprio in quelle prime ore dell'alba la polizia segreta fascista aveva lavorato da guardiano notturno, non per la sicurezza dei cittadini, ma per la salvaguardia delle proprie istituzioni.
Sfortunatamente, hanno lavorato bene. La caccia ai documenti è un'impresa disperata. In primo luogo, questa ricerca è una lotta contro il tempo; i pochi testimoni che ricordano qualcosa si stanno spegnendo lentamente (e recentemente è deceduto, a 73 anni per un cancro al pancreas, il soldato italiano che collaborò con i servizi segreti inglesi nello studio delle foto di foo-fighters). Ancor più drammatica la ricerca di memoriali di membri del Gabinetto RS/33. Non è noto se Mussolini abbia mai parlato della commissione UFO ai suoi più stretti collaboratori o alle persone che gli furono vicine negli ultimi istanti di vita. La logica lo escluderebbe; in ogni caso, lo scorrere inclemente del tempo non ci favorisce: l'estate scorsa si è spento monsignor Salvatore Capula, per sessant'anni parroco della Maddalena a Cagliari, la persona che raccolse le ultime confessioni del Duce (9) e dal quale avrebbe avuto in custodia certi misteriosi diari, la cui esistenza continuò peraltro a negare. Ed è morto a Brescia, nel '96, forse l'unico partigiano che potesse saperne qualcosa, il professor Aldo Gamba di Gargnano (BS), che dopo la Liberazione fu responsabile della polizia militare per il Nord Italia. I giornalisti arrivavano a Gargnano da tutto il mondo per intervistarlo sulle casse segrete che Mussolini cercò di trarre in salvo prima della fucilazione. E Gamba rispondeva: "Non dirò niente a nessuno sull'impiego e sulla fine di quelle casse". Ma quando era assieme agli amici toccava spesso l'argomento. "Il 29 aprile del '45", diceva, "in qualità di capo della polizia militare feci sequestrare una delle casse con l'archivio segreto di Mussolini e la consegnai regolarmente alle autorità del nascente Stato Repubblicano". Fu forse grazie a ciò che fu possibile scoprire - come abbiamo già scritto nel numero di marzo di "UFO notiziario" - che la Repubblica Sociale Italiana aveva un suo RS (di cui parla lo scettico Marcello Coppetti nel volume "UFO arma segreta"). "C'erano altre quattro casse contenenti atti e scritture della segretaria Mussolini", confessava Gamba. "Due furono affondate nel lago di Garda. Per ottenere una sicura e rapida immersione, erano state zavorrate da grosse pietre. Le altre due, il 18 aprile a Gargnano, furono caricate su un camioncino con altro materiale della segreteria. Lo stesso giorno, di pomeriggio, anche Mussolini abbandonò Gargnano. Le due casse vennero abbandonate nella prefettura di Milano, ove si svolse l'ultimo breve Consiglio dei ministri. Il 29 aprile riuscii a far recuperare anche una di queste due casse. La seconda era sparita. Un giallo. Qualcosa era stato presumibilmente prelevato dal segretario particolare del Duce (10)". "Ma", informa lo storico Federico Pelizzari, "bisogna anche tenere presente che la sera del 26 aprile il Comitato di Liberazione Nazionale aveva occupato la prefettura milanese di Corso Monforte, dove il 27 si era insediato Riccardo Lombardi, prefetto della Liberazione. Con lui arrivarono partigiani, patrioti improvvisati e guardie di finanza, che avranno rovistato nelle casse zincate aperte (11)". Le attuali veline del Gabinetto RS/33 finirono così nelle mani di un partigiano? "Abbandonati sul pavimento", continua Pelizzari, "furono trovati documenti di Mussolini degli anni '21, '25, '27, '36, '40. Dell'altra cassa neppure l'ombra. Aldo Gamba supponeva che il materiale fosse finito nelle mani dei servizi segreti americani o sovietici". É forse casuale che dopo la guerra proprio americani e russi iniziarono a costruite velivoli discoidali (l'Avro-car statunitense, il Galonska russo)? "Infine", conclude Pelizzari, "la cassa che era stata recuperata scomparve durante il trasferimento verso Roma. Ma non conteneva tuttavia rivelazioni storiche dirompenti, solo un pot-pourri di atti pubblici, di relazioni sui Consigli dei ministri, documenti su biografie fasciste...". Il 13 agosto scorso è morto anche Franco Campetti, l'artigiano che aveva ricevuto l'ordine dai fascisti di costruire le celebri casse. Fu lui che, nel 1993, smentì pubblicamente che le casse ritrovate nei fondali del lago di Gargnano (aperte con grande enfasi alla presenza dell'on. Alessandra Mussolini) fossero quelle contenenti i documenti più segreti del Duce (12). Tali casse non vanno confuse con l'oro di Dongo, che secondo il settimanale elvetico "L'Hebdo" sarebbero state nascoste non lontano dal lago di Ginevra, e non sarebbero invece finite nelle mani dei partigiani che fucilarono il Duce (13). Le casse di Dongo contenevano l'oro sottratto dai fascisti alla popolazione, e dovevano servire per la nascita di un piccolo feudo mussoliniano in Svizzera, in Spagna o in America; le casse di Gargnano custodivano invece i dossier top secret del Fascio. Facile dunque che vi fossero anche i files UFO (ma sul come Mister X abbia potuto mettere le mani sui carteggi originali ho una mia teoria assai precisa, che spero presto di avvalorare...). Quanto sopra riportato è ciò che ci dice la cronaca. Da fonti ufficiali non vi è modo di avere risposta alcuna (sebbene i files fascisti dovrebbero essere custoditi alla Farnesina); non è questa una novità, peraltro: ad esempio i carteggi fra Winston Churchill e Mussolini sono stati cercato invano a Palazzo Chigi e non vi è traccia del loro passaggio negli archivi riservati della Presidenza del Consiglio all'epoca dei governi de Gasperi (14). Nulla si sa anche dal fronte partigiano. Del Gabinetto RS/33 non vi è traccia negli archivi dell'Associazione Nazionale Resistenza Partigiana (15) e la Fondazione Marconi di Bologna neanche risponde. Qualche altro documento segreto sarà sfuggito alla censura? Mistero. Casa Feltrinelli, la villa di Gargnano da cui Mussolini governò la Repubblica Sociale e ove potrebbero essere stati occultati altri documenti, è stata improvvisamente acquistata da un magnate, guarda caso americano... (16).
Relativamente più semplice è stato indagare sui membri del Gabinetto RS/33. Ne sono emerse convinzioni folli! Nel 1973 nella sala della Caxton Hall di Londra l'astronomo scozzese Duncan Lunan presentava ai colleghi un diagramma di echi radio (LDE) captati nel 1928 dal professor C. Stoermer in Norvegia. Gli echi erano, secondo Lunan (e secondo l'astronomo Bracewell, che li aveva studiati nel 1960) delle radiofrequenze terrestri che erano state captate dagli alieni e reinviate sulla Terra con una serie precisa di pause ("ritardi") a mo' di messaggio intelligente, un po' come nel film "Contact".
Secondo Lunan gli echi erano stati rispediti ritardati sulla Terra da una sonda extraterrestre partita tredicimila anni fa da Epsilon di Boote. Al di là della bontà di queste conclusioni, ciò che mi ha molto meravigliato è stato scoprire che Marconi - capo del Gabinetto RS/33 e convinto assertore dell'esistenza di comunicazioni aliene - fosse assolutamente al corrente dell'esistenza di questi radiomessaggi! Ciò spiegherebbe perché proprio lui sarebbe stato incaricato di guidare il Gabinetto RS/33; e spiegherebbe perché assieme ad un altro membro del team fascista, Giancarlo Vallauri, studiasse il radar per intercettare gli intrusi dallo spazio (17)! E si chiarirebbe il ruolo del progettista Gaetano Arturo Crocco, altro membro del Gabinetto RS/33, il primo in Italia a studiare, sin dal 1906, l'autorotazione - mediante eliche - dei velivoli. Chi meglio di lui poteva capire il funzionamento di un disco volante?
Di lui il giornalista aeronautico Cesare Falessi, che fu suo grande amico, mi confermò l'improvvisa fissazione per i viaggi nello spazio. Tale affermazione è documentata anche dallo studioso Franco Fiorio: "Il grande scienziato e pioniere astronautico italiano Crocco ha dimostrato fin dal 1950 come, mediante uno sfruttamento più efficiente dell'energia di fusione nucleare, il raggiungimento di velocità quasi-luce sia possibile e come ciò consenta di varcare, entro i limiti di tempo della vita umana, i confini del nostro sistema solare fino a distanze equivalenti a 34 anni luce, contenenti circa 480 stelle fisse della classe del nostro sole, ciascuna delle quali rappresenta un sistema solare indipendente comprendente molti pianeti di svariate caratteristiche (18)".
Quanto a Marconi, citò gli echi di Stoermer in uno scritto inviato alla Reale Accademia d'Italia (di cui fecero in seguito parte i membri del Gabinetto RS/33) e letto a Trento il 7 settembre 1930. "Nel 1928", dichiarò il fisico, "il prof. Stoermer di Oslo annunziò di aver potuto confermare delle osservazioni fatte dall'ing. Hals, riguardo all'esistenza di radio-echi ricevuti parecchi secondi dopo la trasmissione di ciascun segnale. Dato che la velocità delle onde elettriche è di circa 300.000 km al secondo, è necessario supporre che le onde causanti l'eco percorrano in certi casi centinaia di migliaia di chilometri. Infatti, nel corso di una conferenza tenuta ad Edimburgo nel febbraio di questo anno, il prof. Stoermer espresse il dubbio che alcune onde adoperate nelle varie trasmissioni, fossero riflesse dall'orbita della luna (19)". Guarda caso, proprio Crocco insisteva in quegli che si dovesse colonizzare il nostro satellite. Il Majestic 12 fascista era convinto che vi fosse qualcun altro sulla Luna?

Note:
1. "Zic" del 6-9-40. Cfr anche E. Varalli - Sesto Calende porto di cielo, Gruppo Lavoratori Siai Marchetti, Varese 1979.
2. AA.VV - Ali a Varese, Provincia di Varese, Varese-Milano 1997.
3. "Il cambio della guardia alla Federazione" in "La Sera" 26-6-33. "Il nuovo Segretario Federale di Milano" ne "Il Sole" 25-6-33. "Il saluto del nuovo Segretario Federale" ne "Il Sole" 28-6-33.
4. "Convocazioni di zone" in "La Sera" 17-6-33 p.4.
5. "Raduni fascisti nel Comasco" in "La Sera" 23-6-33 p.2.
6. "Improvvisa visita di Sua Maestà la Regina" ne "Il Sole" 19-6-33.
7. Qualcosa di analogo accadde anche in occasione dei sorvoli UFO di Venezia e Mestre nel '36. Dopo che un sigaro volante e due dischi vennero invano inseguiti da un caccia la rivista "Il Politecnico", che evidentemente ne era al corrente, prese ad insistere sulla necessità dei rifugi antiaerei.
8. "La Sera" del 17-6-33.
9. "Morto monsignor Capula" in "Giorno" 25-7-00.
10. "Vi racconto che fine hanno fatto le casse del Duce", di F.Pelizzari in "Giorno" 22-8-00.
11. Id.
12. "Il falegname che nascose i segreti del Duce" in "Giorno" 17-8-00.
13. "Mussolini, in Svizzera l'oro di Dongo?" in "Giornale di Bergamo" 1-9-00.
14 "Carteggio Churchill-Mussolini: a Palazzo Chigi non c'è", in "Giorno" 29-7-00.
15. Comunicazione personale dell'ANRP all'autore in data 23-6-00.
16. "Stelle e strisce nella villa del Duce" in "Corriere della sera" 7-7-00.
17. A.Mondini - Storia della tecnica. L'epoca contemporanea, Editrice Torinese, Torino 1980.
18. F. Fiorio - L'aviazione moderna e il suo futuro spaziale, Vallardi Milano 1967.
19. Scritti di Guglielmo Marconi, a cura della R. Accademia d'Italia, Roma 1941.

Fra le tante leggende urbane veicolate dalla stampa in questi mesi, quella che del Gabinetto RS/33 fece parte un noto massone italiano, che ha lasciato ai suoi adepti carteggi contenenti alfabeti extraterrestri. ma è noto che i fascisti combattessero in tutti i modi la Massoneria (cfr. S.Bertoldi - Camicia nera, Rizzoli, Milano 1994); mai e poi mai un massone dichiarato avrebbe potuto far parte del Gabinetto RS/33.

Un particolare ringraziamento va al collega Antonio Manzoni del CUN Lecco, per il suo coinvolgimento nella perizia dei files fascisti, ed ai giornalisti Dario Angelibusi della Provincia di Lecco e Gabriele Moroni, per il grande aiuto fornito nell'opera di divulgazione del materiale fascista.

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by ecn.org Friday, Oct. 21, 2005 at 12:20 AM mail:

http://www.ecn.org/cunfi/rs33.htmG

abinetto RS/33: dagli UFO arrivò il raggio della morte



Proseguono le ricerche sui files fascisti. Secondo questa documentazione, recentemente emersa ed inviata a più riviste di settore, fra il 1933 ed il 1940 presso l'università La Sapienza di Roma avrebbe segretamente operato un team di scienziati impegnati a capire la natura di strani velivoli non convenzionali (che oggi chiamiamo UFO), dopo che uno di essi sarebbe atterrato presumibilmente in Lombardia nel ‘33, recuperato in tutta fretta dalla polizia segreta fascista e fatto sparire nel nulla. Nel precedente numero di UFO Notiziario abbiamo sottolineato come tali documenti siano stati inviati in forma anonima sia al CUN che ad altre associazioni da un misterioso personaggio che abbiamo ribattezzato ‘Mister X’. É stato Mister X - il cui coraggio non possiamo non sottolineare - che ha fatto conoscere alla comunità ufologica italiana l’esistenza del team di studio UFO fascista, noto come 'Gabinetto RS/33, che avrebbe avuto come braccio armato la polizia politica segreta di Arturo Bocchini (l'O.V.R.A.), incaricata di bloccare qualsiasi fuga di notizie; che avrebbe operato con la copertura delle massime autorità del regime (Mussolini, Balbo e Ciano), delle prefetture, dell'Agenzia di stampa Stefani; che sarebbe stato fondato su proposta di Giovanni Gentile e capitanato nominalmente dal fisico Guglielmo Marconi (peraltro sempre assente volontario) e de facto da un certo dottor Ruggero Costanti Cavazzani (pseudonimo probabilmente ricavato dal cognome di un noto politico popolare filofascista) e dall’astronomo Gino Cecchini (in seguito direttore dell’Osservatorio di Pino Torinese).

Sempre secondo Mister X, nel 1940 il controllo pressoché totale sui dati raccolti dal Gabinetto, i cui membri erano più propensi a credere alla tesi delle armi segrete Alleate, sarebbe passato ai nazisti.

LA STORIA HA INIZIO

Nei limiti del possibile, abbiamo verificato tutti gli elementi fornitici col contagocce da Mister X. Impresa non facile, visto che l’anonimo dei componenti il Gabinetto aveva fornito soltanto i cognomi (due dei quali scritti in maniera errata, per di più). Ma ciò che abbiamo scoperto ci porta a ritenere le rivelazioni altamente credibili. Vera è la storia che Marconi non partecipò mai alle sedute del Gabinetto; il diario della figlia Degna (abbiamo cercato di contattarla, ma i parenti ci hanno detto che si è spenta tre anni fa) riferisce che nel ‘33 il fisico stava effettuando il giro del mondo, nel corso di una serie di test sulla radiotelegrafia; dunque, non poteva certo essere parte attiva nelle riunioni del Majestic 12 fascista.

Quanto al referente del Duce nel team supersegreto, il conte Cozza di cui parla Mister X, è esistito ed altri non era che il senatore Luigi Cozza, conte e presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

Credibili anche gli altri membri del Gabinetto RS/33, senatori i burocrati dirigenti, scienziati non troppo in vista (e dunque con garanzia di maggiore riservatezza) i tecnici. Costoro, per come li ho identificati, erano: il chirurgo e biologo sperimentale Filippo Bottazzi dell'università di Napoli; l'ingegnere aeronautico Gaetano Arturo Crocco, fondatore della Società Italiana Razzi e teorizzatore della colonizzazione dello spazio; il botanico Romualdo Pirotta della Sapienza di Roma (intimo amico di quel professor Filippo Eredia che nel 1946 screditò un'ondata di avvistamenti di razzi fantasma sull'Europa); il genio matematico Francesco Severi, che fu insegnante alla Sapienza e, nel 1940, alla Pontificia Accademia delle Scienze; Giancarlo Vallauri (che Mister X chiama erroneamente 'Dallauri'), insegnante di elettrotecnica e ferromagnetismo ed Accademico dei Lincei; il chimico Francesco Giordani dell'Università di Napoli; un certo Debbasi, più probabilmente Dante De Blasi, medico igienista che insegnò alle università di Napoli e Roma e che nel '42 divenne un accademico pontificio (come Severi). Il fatto che Cecchini, l’unico astronomo, pare non fosse poi parte attiva, sembra confermare quanto sostenuto da Mister X, cioè che il team propendesse per una spiegazione convenzionale del fenomeno UFO. O quanto meno, una parte del team; non si spiegherebbe altrimenti la presenza di un chimico, un biologo ed un medico (ma forse nuovi documenti, magari riferiti ad IR-3, debbono ancora vedere la luce, riservando ulteriori sorprese).

Elemento interessante di questa UFO-connection è che il team presentasse esperti in campo spaziale, aeronautico, chimico-biologico ed elettrotecnico; sette su sette legati all'Accademia dei Lincei, tre in stretto rapporto col Vaticano, tre dipendenti de La Sapienza di Roma, tre in seguito facenti parte del CNR, quel Comitato Nazionale per le Ricerche fondato nel 1923 da Giovanni Gentile (membro del Gabinetto RS/33) e riorganizzato a Roma nel '33 su un progetto del conte Cozza (del Gabinetto RS) e diretto dal '27 al '37...da Guglielmo Marconi!

Il dato curioso è che a tutt’oggi il CNR, i cui vertici forse qualcosa sanno, ha sempre espresso pareri negativi sul fenomeno UFO (cover up?), sia quando dopo l’ondata del 1978 l’allora Ministro alla Difesa Spadolini cercò di incaricare il centro delle ricerche sui dischi volanti, sia all’epoca del flap belga, sulla cui genuinità il CNR espresse forti dubbi, nonostante l’accredito dei militari di Bruxelles.

L’insieme di coincidenze che legano tutti questi personaggi è troppo corposa per essere casuale e gioca a favore dell’autenticità dei fatti; in alternativa, avevo pensato ad un falso molto ingegnoso ideato da persona particolarmente addentro all’establishment citato, dunque membro egli stesso del CNR. Ma era un’ipotesi assai remota, che la perizia sui documenti originali ha allontanato definitivamente. In più, sapevo che di eventi UFO nel ‘33 ve ne furono effettivamente. Ne abbiamo trovato traccia in un libro di Pinotti (1), che ha scritto: "É il 14 agosto 1933. Il sig. Elvano Ferrini, allora sedicenne, osserva con molti altri testimoni un sigaro volante che attraversa, apparendo e scomparendo fra le nuvole, tutta la volta del cielo in una trentina di secondi, verso le 14.30, maestoso e velocissimo. ‘Né prima né dopo ho mai visto qualcosa di simile’, ci ha dichiarato il testimone nel 1991". Il luogo dell’avvistamento? La città di Forlì, curiosamente proprio uno dei luoghi da cui Mister X ha spedito parte dei documenti.

IPOTETICI SCENARI

Un elemento che mi ha fatto molto riflettere è stato il coinvolgimento di Marconi nel Gabinetto RS/33. Un elemento curioso, che qui presento a mero titolo speculativo, è che costui avrebbe - gli storici non sono concordi - costruito sul finire degli anni Trenta un misterioso raggio della morte in gradi di paralizzare all’istante i sistemi elettrici dei motori. Sarà solo un caso ma oggi sappiamo, col senno di poi, che questa è una prerogativa degli UFO! E trovare proprio lo scopritore del raggio della morte in una commissione di studio UFO inevitabilmente adombra il sospetto che i fascisti studiassero... retroingegneria aliena!

É solo un’ipotesi, per carità; ma in questa indagine le combinazioni che stanno sostenendo queste ipotesi diventano oggi giorno sempre più numerose.

Che dire, del raggio della morte? La maggior parte degli storici e degli scienziati pensano fosse una bufala propagandistica messa in giro da Mussolini; secondo lo storico Ugo Guspini dietro questa leggenda si sarebbe celato in realtà il progetto segreto di costruzione del radar (2); per Antonio Spinosa era invece un’arma in grado di carbonizzare le persone (3); parzialmente scettico si è detto un altro storico, Aurelio Lepre (4), ma un suo collega, Bruno Gatta (5) la pensa diversamente: "Negli ultimi mesi, negli ultimi anni della vita di Marconi ricorre più di una volta la voce della sua scoperta del cosiddetto raggio della morte. L'incredibile invenzione è respinta da alcuni, ma trova conferma in un ultimo documento mussoliniano del 20 marzo 1945, più che un'intervista un soliloquio alla presenza di un giornalista, Ivanoe Fossani, nell’isoletta di Trimefione, nel Garda, di fronte a Gargnano. Quella sera, fra tante cose, si parlò anche di Marconi e dei suoi ultimi esperimenti ai quali assistette il duce. ‘Sulla strada di Ostia, ad Acilia, ha fermato i motori delle automobili, delle motociclette e dei camion. Nessuno sapeva rendersi conto dell'improvviso guasto. L'esperimento venne ripetuto sulla strada di Anzio con i medesimi risultati. Ad Orbetello due apparecchi radiocomandati vennero incendiati ad oltre duemila metri di altezza. Marconi aveva scoperto il raggio della morte! Sennonché egli, che negli ultimi tempi era diventato religiosissimo, ebbe uno scrupolo di carattere umanitario e chiese consiglio al Papa ed il Papa lo sconsigliò di rivelare una scoperta così micidiale. Marconi, turbatissimo, venne a riferirmi sul suo caso di coscienza e sull’udienza papale. Io rimasi esterrefatto. Gli dissi che la scoperta poteva essere fatta da altri ed usata contro di noi, contro il suo popolo; per rasserenarlo lo assicurai che il raggio non sarebbe stato usato se non come estrema risoluzione, avevo fiducia di poterlo convincere gradatamente. Invece Marconi moriva improvvisamente. Da quel momento temetti che la mia stella incominciasse a spegnersi’, disse il Duce".

Questa versione è stata confermata ad un giornalista anche da Claretta Petacci, che del Duce fu amante e confidente.

IL RAGGIO DELLA MORTE

Vero o falso? La leggenda vuole che Marconi, in crisi esistenziale, rifiutò di cedere ai fascisti il brevetto di un'arma così pericolosa; aveva il Papa dalla sua (e che i due fossero amici è testimoniato dalla figlia, che ricorda una celebre udienza in Vaticano nel '33. Non dimentichiamoci poi che fu Marconi l’ideatore della Radio Vaticana. Con il Pontefice era dunque in strettissimo rapporto). Pochi mesi dopo, prosegue la storia, il fisico moriva improvvisamente, solo e dimenticato (in realtà non era affatto solo; al suo capezzale c'erano il medico e la figlia Degna), portandosi nella tomba i segreti di quest’ipotetica arma. In ogni caso, Mussolini qualcosa sapeva; ed anche i nazisti, in conseguenza: forse per volere dello stesso Duce o, peggio ancora, grazie ai maneggi della Gestapo. Solo l'anno scorso si è scoperto, difatti, che Claretta Petacci, l'amante di Mussolini, spiava il Duce e passava informazioni alla polizia segreta nazista (6); secondo uno studio dello storico Marino Viganò, la Petacci avrebbe passato al Reich documenti trafugati fra il 1944 ed il 1945, ma, aggiungiamo noi, non si può escludere che le azioni spionistiche andassero avanti da anni. Non si spiegherebbe altrimenti l'episodio che stiamo per raccontare.

Nel libro Situation red, the UFO siege! (7) Leonard Stringfield, il primo fra gli ufologi a dare credito, vent'anni fa, alle rivelazioni militari sugli UFO-crashes, cita en passant un episodio sbalorditivo. Scriveva Stringfield nel 1977: "Secondo una fonte piuttosto attendibile, il figlio di un ex membro del Ministero degli Interni degli Stati Uniti che lavorava per il servizio segreto in Germania nell'estate del '39, un avvenimento estremamente insolito avvenne nella città di Essen. Nell'ora di punta del traffico si fermò tutto ciò che era elettrico e meccanico: automobili, autobus, tram, motociclette, orologi. Il padre, che era ad Essen, ricordava che quando il momento di depressione fu al culmine, durante una decina di minuti, le automobili non erano nemmeno in grado di suonare il clacson". "A quei tempi", prosegue Stringfield, optando però per la tesi ufologica, "la risposta era scontata: una manovra sperimentale delle armi segrete di Hitler! I giornali tedeschi non parlarono dell'episodio, ma i dati informativi che descrivevano gli effetti dell'arma sospetta furono trasmessi a Washington agli enti competenti". Conclude Stringfield: "Naturalmente il tempo a dimostrato che i tedeschi non possedevano un'arma di tale potenza, altrimenti la guerra avrebbe avuto un esito disastroso per gli Alleati". Se questa storia non è una panzana, forse Stringfield si sbagliò: gli UFO centravano solo indirettamente; il black out di Essen era stato realmente causato dal raggio della morte che i nazisti avevano - forse - sottratto ai fascisti. Cronologicamente, tornerebbero i conti con la progressiva militarizzazione nazista del Gabinetto RS/33 sul finire del ‘39 e con certi esperimenti di radiodisturbo effettuati dai tedeschi, i più famosi dei quali videro la costruzione di dischi volanti infuocati e radiocomandati (le feuerball o palle di fuoco), che interferivano con i radar ed i motori degli aerei (8).

Certo, sappiamo che il raggio della morte, se mai è esistito, non venne portato a termine; forse, come per le V-7, ci volle troppo tempo per perfezionarlo, o fu impossibile gestire una simile tecnologia avanzata.

IL GIORNO DOPO LA ROSWELL ITALIANA

Molto probabilmente, lo abbiamo già detto nel precedente articolo, i files fascisti diedero un impulso alla costruzione dei dischi volanti nazisti, le V-7. Che i tedeschi iniziassero nel 1941 a costruire velivoli discoidali, in tutto e per tutto simili agli UFO, è un dato di fatto confermato pubblicamente, negli anni Cinquanta, da diversi personaggi che presero parte a questi esperimenti, dal pilota Rudolph Schriever, la cui V-7 venne testata a Praga il 14 febbraio 1945, all'ingegnere milanese Giuseppe Belluzzo, che ammise di avere costruito i velivoli discoidali, ad Andrea Epp, ingegnere del Reich che costruì un minidisco a Bremerhaven nel ‘43, con il quale sognava addirittura di colonizzare la Luna e che nel maggio del 1969 ne presentò la ricostruzione alla fiera di Padova (9).

I diversi autori, come pure gli storici che si sono occupati della vicenda quali Rudolf Lusar (10), concordano nel ritenere che lo sfondamento del fronte russo impedì al Reich di perfezionare quella che oggi definiremmo retroingegneria aliena; i dischi volanti nazisti vennero distrutti dai tedeschi o - in minima parte - recuperati ed occultati dai russi (che negli ultimi cinquant'anni, difatti, ne hanno costruito diverse versioni, dai modelli Rossyia all'Ekip, tutte scarsamente funzionanti).

Ma il ricordo delle ricerche nazi-fasciste in qualche modo rimase, presso i vertici militari Alleati. E certamente contribuì a diffondere, presso certi strati dell’Intelligence russo-americana, la credenza che gli UFO fossero in realtà prototipi di brevetti nazisti sviluppati dalla controparte, durante la Guerra Fredda. A cominciare dall’avvistamento di Kenneth Arnold.

Già perché nel 1933 due ufficiali nazisti, Walter e Reimar Horten, iniziavano a progettare degli ordigni triangolari. Costruirono i primi prototipi nel 1936 a Cologna e ne testarono i successivi sviluppi a Goettingen nel ‘44; erano degli UFO terrestri a forma di V, detti ali volanti o modelli Horten (11).

Alla fine del conflitto, l’Horten cadde nelle mani degli americani e venne nascosto nella base di Silver Hill, nel Maryland. Grazie a quel modello, gli USA realizzarono nel 1947 l'ala volante Northrop, e molti anni dopo lo Stealth. Quando, proprio nel 1947, esplose la mania dei dischi volanti, quei pochi ufficiali dell'Intelligence che erano al corrente di questi progetti, e fors’anche dei files fascisti, pensarono che gli UFO altro non fossero che armi segrete. Kenneth Arnold diceva di averne visti nove, di questi ordigni e, sebbene la stampa li raffigurasse circolari e a coda di rondine, avevano la forma di una mezzaluna (basti vedere i disegni originali del pilota americano). Erano probabilmente i nove Northrop Flying Wing Bombers costruiti nella celebre base (ritenuta "degli UFO") di Muroc. L'US Aire Force in seguito fece sparire ogni traccia di questo progetto (12). Ma c'è una prova, una rarissima fotografia che mostra i nove ordigni tutti in fila.

Tutto ciò nulla toglie all'ipotesi extraterrestre dei dischi, ma mi induce a riflettere su quanto poco si sappia, a distanza di oltre mezzo secolo, dei maneggi dei governi sui dischi volanti. Alieni e non.



TUTTI I MEMBRI, MINUTO PER MINUTO

Alfredo: misterioso personaggio cui è rivolta una lettera Stefani che fa riferimento al Gabinetto RS/33. Potrebbe trattarsi del giornalista milanese Alfredo Rizza, agente segreto dell’O.V.R.A. che agiva sotto uno pseudonimo numerico (203), come presumibilmente le persone implicate nei files fascisti.

De Santi: è probabilmente il più inafferrabile e sfuggente degli 007 fascisti, uomo di punta per i contatti con le spie naziste; per capire quanto fosse in gamba si pensi che, dopo la guerra, riuscì a spacciarsi per antifascista e venne persino premiato con una medaglia da De Gasperi in persona; per molti anni si pensò che non esistesse nemmeno; la sua esistenza venne poi provata al di là di ogni ragionevole dubbio solo l’anno scorso dallo storico Arrigo Petacco, che ha identificato in De Santis, Nostromo, Luigi Grassi, Grossi o David (tutti pseudonimi) un certo Tommaso David, colonnello di Frosinone fondatore del gruppo spionistico Volpi Argentate ed in seguito capo dei servizi segreti di Salò.

Marconi: credeva negli extraterrestri, ed ha rilasciato al riguardo diverse dichiarazioni; riteneva si potesse comunicare con loro via radio; inoltre, dopo i fatti del ‘33, ebbe un misterioso incontro in America con David Sarnoff, persona di spicco dell’Intelligence USA (coinvolto nell’ondata di razzi fantasmi del ‘46 e nello studio di un celebre avvistamento UFO filmato nel 1966).

L’O.V.R.A.: secondo Mister X il Gabinetto avrebbe avuto il pieno sostegno dell’O.V.R.A. Tutto ciò è plausibilissimo. Fra il 1931 ed il 1933 la polizia segreta di Mussolini visse la sua fase di massimo attivismo. Nucleo portante di tutta la struttura fu proprio la Lombardia, ove sarebbe stato recuperato il disco; la sola Milano coordinava con 24 agenti la rete lombarda, diretta da Francesco Nudi, dal commissario Tommaso Petrillo e dal commissario aggiunto Giovanni Di Salvia. Forse era di Di Salvia (e non di De Santi) la sigla ‘D.S.’ che appare in uno dei files fascisti.

Zerbino: è il nome che appare, per esteso ed in sigla, in calce ad alcuni documenti fascisti (la firma non è particolarmente leggibile e, paradossalmente, potrebbe invece corrispondere a Foschini, capo dei servizi segreti SID durante la Repubblica di Salò); ma è anche il nome di una villa ove Marconi era solito trovarsi con alcuni suoi amici altolocati, quella dei marchesi Gropallo di Genova. Zerbino era forse il nome in codice di Marconi? O il nome di un covo del Gabinetto RS/33?



L’INCHIESTA

D’ORDINE DEL DUCE: ‘TACITARE’ I TESTIMONI

Nuove ricerche d’archivio dimostrano in maniera inequivocabile la connection fra Guglielmo Marconi ed i professori del Gabinetto RS/33. Ed intanto si scopre che all’epoca degli avvistamenti UFO il Duce ordinò che sparissero tutti i testimoni. Con le buone o con le cattive...

Autore: Alfredo Lissoni

A seguito del clamore suscitato dai files fascisti su molti media nazionali, ai primi di maggio chi scrive riceveva una richiesta di incontro da un pilota militare di Milano, incuriosito dai carteggi del Gabinetto RS/33. Al colloquio partecipava anche il collega Gigi Barone, mio braccio destro nella gestione della sezione milanese del CUN. Il nostro interlocutore, del quale ovviamente rispettiamo la richiesta di anonimato, era non solo un esperto di Intelligence militare, ma anche un appassionato di storia contemporanea e collezionista di documenti del Ventennio. Era dunque in grado di poterci fornire utili indicazioni sui carteggi mussoliniani. Gli mostrammo i documenti e questi ci confermò l’esattezza di alcune procedure, come ad esempio la dizione lampo, realmente in vigore presso i militari, come indicazione d’urgenza di un documento; ma rimase scettico sul grado di segretazione dei telegrammi Stefani e della nota personale del Senato, etichettati riservatissimi e riferiti all’atterraggio di un UFO in Lombardia; il nostro interlocutore ci fece notare che per eventi di quel tipo sarebbe stato più appropriato un grado di copertura assai più severo, quali segreto o segretissimo, e ci fece presente che, a tutt’oggi, queste classifiche non sono che le più basse, in quanto ne seguono almeno altre dieci ancor più imperscrutabili.

LA RUOTA VOLANTE TEDESCA

Chi scrive, stimolato dalla considerazione, ha deciso di puntare parte delle proprie indagini in quella direzione.

Appariva difatti palese, sulla falsariga di quanto accadde molti anni dopo a Roswell, che le autorità governative inizialmente non avessero valutato appieno l’importanza dell’evento ufologico. E, pur operandone una pronta censura, non avevano adottato misure di segretezza ancor più rigorose, come sarebbe stato invece militarmente imponibile. In realtà questo atteggiamento un po’ contraddittorio, grazie al quale vi sono state le fughe di notizie che ci hanno permesso di ricostruire la faccenda seppure con 67 anni di ritardo, era stato confermato anche dal fantomatico Mister X. Egli, in una lettera inviata ad un’altra pubblicazione del settore, dichiaratasi scettica sui files, aveva sottolineato che solo occasionalmente il Gabinetto RS/33 aveva sposato l’oltremodo destabilizzante tesi degli UFO; la credenza dominante era che i misteriosi velivoli non convenzionali altro non fossero che armi segrete di qualche potenza straniera. Ma quale? Il fatto che nei telegrammi Stefani sul recupero di un disco in Lombardia comparisse la dicitura riservatissimo anziché segretissimo poteva essere spiegato solo con la credenza che l’UFO fosse stato scambiato per un’arma sconosciuta, italiana oppure tedesca. Per avvallare questa tesi avevo bisogno di prove, che, puntualmente, sono arrivate. Dopo una massacrante ricerca libraria chi scrive ha rinvenuto un tomo del 1930, a firma E. Roggiero ed edito per i tipi della milanese Hoepli, dal titolo "Enimmi della scienza moderna". Il volume, che si occupa della tecnologia all’epoca del Fascio, ad un certo momento accenna alla colonizzazione dello spazio, che sarebbe stata resa possibile grazie... ad un disco volante tedesco!

"Il tedesco Nordung propone in un suo libro di impiegare la forza motrice del sole, catturata per mezzo di specchi raccoglitori dei suoi raggi, per innalzare nelle regioni supreme una ruota volante che potrà contenere nel suo interno viaggiatori aerei", commentava brevemente il testo, che però presentava due disegni dell’ordigno, dalla forma inequivocabile. Essendo il libro del 1930 era chiaro che il prototipo tedesco, in tutto e per tutto simile ad un moderno UFO, fosse antecedente a quella data. La Regia Aeronautica Militare italiana, che della Germania era buona amica, era certamente al corrente dell’esistenza di questo ordigno; è lecito dedurne che quando l’UFO lombardo atterrò sul nostro suolo, le alte sfere del fascismo che ordinarono il recupero pensassero a qualche prototipo proveniente dalla vicina Germania (in linea d’aria nemmeno troppo distante dall’Alta Italia). Ciò spiegava le procedure di segretezza non particolarmente restrittive, come pure le fughe di notizie.

Non solo. Nello stesso periodo (per la precisione il giorno precedente l’atterraggio lombardo) la rivista "Il Balilla" aveva pubblicato le foto di un curioso prototipo nostrano, l’aeroplano tubolare di un certo ingegner Stipa, dalla forma assai dissimile dagli aerei tradizionali. Forse vi fu chi, trovandosi di fronte al disco della Lombardia, pensò a qualche nuova diavoleria nostrana.

FAR SPARIRE I TESTIMONI

La disillusione sarebbe però arrivata da lì a poco, quando i servizi segreti del Duce si sarebbero trovati dinanzi a qualcosa di veramente alieno alla nostra cultura (mai termine fu più appropriato). E lo si ricava dal violento cover up imposto subito dopo: rifusione di piombi giornalistici; completa censura della notizia sulla stampa nazionale; arresto dei testimoni, allerta di tutti gli uomini dell’OVRA lungo tutta la penisola. E soprattutto, pesanti sanzioni e procedimenti contro chi si fosse azzardato a spifferare qualcosa. E così il prefetto Bruno di Milano veniva tutt’a un tratto "promosso e spostato" e sostituito dal triestino Gaetano Laino; assai più sfortunato tale Moretti, al quale si accenna in una missiva Stefani rilasciata da Mister X ed indirizzata ad un certo Alfredo; Moretti presumibilmente fece una brutta fine (nel testo si accenna anche ad un "caso analogo precedente conclusosi col ricovero in manicomio"). Di quest’ultimo, possiamo dire di averlo identificato con buona approssimazione. Si chiamava Ugo Moretti, viveva a Roma, era un giornalista palesemente di regime (e questo spiega come potesse essere al corrente dell’esistenza del Majestic 12 fascista); scriveva per un giornale per ragazzi, intitolato "Anno XII" (poi "Anno XIII"). Evidentemente, pensando di non combinare nulla di male, ebbe a scrivere del Gabinetto RS/33 o degli avvistamenti UFO; che fine fece non lo sappiamo, ma la lettera divulgata da Mister X adombra i sospetti più cupi: se ne doleva, nella missiva, un cronista della Stefani (la cui firma è peraltro la stessa dei telegrammi dell’atterraggio del ‘33 e della lettera a Ciano circa gli avvistamenti veneti del ‘36) a quell’Alfredo, probabilmente un collega di Milano, forse pure egli collaboratore di "Anno XII".

Abbiamo controllato la lista degli "Alfredo" collaboratori di "Anno XII": ne esistevano solo due, uno a Milano, Alfredo Liotto; ed uno a Messina, Alfredo Occhio.

Una brutta fine deve aver fatto anche il pilota francese che sulle Alpi Marittime ebbe a filmare o fotografare un UFO (qui Mister X è stato evasivo). L’anonimo divulgatore dei files fascisti ha difatti inviato ad altra pubblicazione, a mo’ di sfida, un ritaglio di giornale senza data, che smentiva "ipotesi straniere sulla scomparsa di un aviatore". "In seguito alla scomparsa di un sergente aviatore francese, che non ha fatto ritorno da una gita sulle Alpi Marittime, alcuni giornali stranieri hanno avanzato l’ipotesi che egli, avendo sconfinato in territorio italiano, sia stato tratto in arresto dalle nostre autorità confinarie", riferiva il quotidiano. Aggiungendo: "Siamo in grado di smentire tali voci fantastiche, nessun arresto del genere essendo stato operato dai nostri reparti di frontiera". Mister X chiedeva all’ufologo di "dimostrare a sé qual è la sua stoffa di ricercatore. Dia un’occhiata alla fotocopia dell’articoletto che le invio. É dell’estate del 1933: riesce a scorgere l’anello che lo collega all’affaire del Gabinetto RS/33? La risposta sarà tanto sbalorditiva, inquietante ed intrigante che si complimenterà da solo per esserci riuscito (se ci sarà riuscito...)". Non ci risulta che il collega scettico ce l’abbia fatta. Ma noi del CUN, che siamo dei mastini, sì. Ed abbiamo trovato copia della notizia, che altro non è che (guarda caso!) un dispaccio Stefani, apparso sui giornali "L’Italia", "La sera" e "Regime fascista", rispettivamente del 13, 14 e 15 agosto 1933. Avendo scoperto poi che nel dossier che Mister X aveva inviato nel 1996 al "Resto del Carlino" erano elencati tutti gli avvistamenti fra il ‘33 ed il ‘40, compresi i casi fotografici sulle Alpi, era stato sin troppo facile capire quale fosse la colpa del misterioso gitante francese scomparso nel nulla: avere documentato il passaggio di un UFO.

A titolo di mera curiosità riporterò infine il fatto che quando Italo Balbo, uno dei vertici del Gabinetto RS/33, venne per sbaglio abbattuto dalla contraerea italiana durante un volo, vi fu chi insinuò che si fosse trattato di un evento premeditato ordinato segretamente dal Duce, in quanto il pilota italiano era palesemente antigermanico. Curiosamente nei files fascisti si accenna, con rammarico, proprio alla progressiva germanizzazione del Gabinetto RS, con tanto di esclusione degli italiani, a cominciare dai cronisti Stefani. Altra curiosità, Balbo, sin dal 1932, collaborava gomito a gomito con il professor Filippo Eredia, direttore dell’Ufficio Presagi della Regia Aeronautica (ovvero l’Ufficio Meteo); curiosamente quest’ultimo nel dopoguerra divenne uno dei classici UFOscettici d’ufficio...

LA CAMPAGNA STAMPA

Ma nelle mie ricerche d’archivio non ho trovato solo traccia delle sparizioni degli UFOtestimoni e dei giornalisti coinvolti negli eventi di quella travagliata epoca; ho trovato anche molte affermazioni che oggi si potrebbero rileggere come un ben preciso progetto di cover up portato avanti di pari passo con un apparentemente contraddittorio training ufologico, ovvero una progressiva acculturazione delle masse verso l’accettazione dell’idea dell’esistenza degli extraterrestri. Questo tentativo, messo in atto in questi ultimi anni dagli americani, era forse stato attuato a casa nostra già negli anni Trenta! Segno forse che la fazione extraterrestrialista del Gabinetto RS/33 premesse per una rivelazione diretta, pur se controllata e centellinata, mentre altri si opponevano. Non fu soltanto la "Cronaca prealpina" del 20 giugno del ‘33 a riferire, pochi giorni dopo il recupero del disco in Lombardia, dell’esistenza dei marziani (vedasi "UFO Notiziario" di marzo); la notizia era stata riportata, in maniera assai più circostanziata, anche sul quotidiano cattolico "L’Italia" del 21 giugno ed era palesemente un press release, un dispaccio stampa; dunque ripreso da più giornali per ordine del Duce! Nello stesso periodo diverse pubblicazioni allineate (e quali non lo erano?) avevano cominciato a bombardare i lettori con notizie astronomiche e di vita sugli altri pianeti, come la rivista "Il Balilla" che fra giugno e luglio del ‘33 dedicò all’argomento diversi servizi (e nel numero del 20-7-33 accennò chiaramente all’esistenza di "uomini su altri mondi"); o come "L’italiano", che nel settembre dello stesso anno pubblicò la notizia che Marte era abitato. Ma, quasi a voler creare a bell’apposta confusione, da altre parti fioccarono anche le smentite (la rivista "L’Illustrazione italiana" del 3-9-33 pubblicò un romanzo di Lucio D’Ambra, "Angioli della fine di giornata", che derideva la vita negli altri pianeti) e le insinuazioni sull’esistenza di armi segrete, custodite in hangar altrettanto occulti, come il pezzo apparso a pagina tre de "La Stampa" del 17 giugno del 1933 ed intitolato "I rifugi degli aerei, hangars nascosti". Questa era certamente la fazione militarista (Balbo in testa?) che propagandava il mantenimento della credenza della supremazia aerea dell’Italia fascista; ed esultava nel leggere titoli quali "L’ammirazione francese pel successo delle Ali fasciste", apparso su "La Stampa" due giorni dopo la scomparsa nel nulla del pilota UFOtestimone. Essi non potevano certo tollerare che si mettesse in discussione la nostra supremazia aerea. Qualsiasi evento contrario andava negato, i testimoni fatti scomparire.

Ma a sparire in quegli anni furono anche i carteggi.

OCCULTARE I DOCUMENTI

Nei diari di Ciano, che peraltro vanno dal 1939 al 1943, non vi è traccia del Gabinetto RS/33. Comprensibile, trattandosi di una commissione segreta. Più facile invece che ve ne fosse accenno in quelli della Petacci, che era solita annotare fedelmente il contenuto di tutte le conversazioni avute con il suo amante, Mussolini. Tale materiale (due scatoloni contenenti duecento lettere del Duce ed un diario comprendente eventi storici dal ‘33 al ‘45) è stato sequestrato nel 1950 dai carabinieri e tutti gli incartamenti sono stati segretati dal governo dell’epoca; nonostante le vibrate proteste degli storici (Luciano Garibaldi ed Alessandro Zanella in testa) nonché degli eredi della famiglia Petacci, su quelle carte è calato un incomprensibile velo di segretezza; una sentenza della Corte di Cassazione del 12 aprile 1956 ha attribuito le carte allo Stato "in quanto contengono riferimenti alla politica estera ed interna in Italia" (e dunque anche alla commissioni segrete!) ed un decreto (dpr) del Presidente della Repubblica, datato 30 settembre 1963, ha stabilito in 50 anni la durata dei "segreti di stato". In realtà quel lasso di tempo è già trascorso ed ora sarebbe possibile visionare queste carte interessantissime, che potrebbero forse fornire ulteriori indizi anche a questa intricata vicenda; ma sfortunatamente quando gli storici Garibaldi e Zanella il 18 aprile 1995 hanno rivolto istanze all’Archivio di Stato ed ai ministeri dei Beni Culturali e dell’Interno, si sono sentiti rispondere dall’allora ministro dell’Interno Giorgio Napolitano (PDS) che "le carte contenevano situazioni puramente private di persone, per le quali il dpr stabilisce una segretazione ancor più severa: 70 anni" (avevo avuto conferma dell’esistenza di queste procedure all’epoca delle mie ricerche presso l’Archivio di Stato di Milano). Garibaldi e Zanella non si sono arresi ed hanno chiesto ripetutamente di visionare dunque i soli diari, rivolgendo ulteriori richieste ai ministri del governo Dini, ma la risposta è stata sempre negativa, l’ultima volta con il pretesto che, a seguito di un’istruttoria (condotta da chi? e quando?) "non erano state individuate notizie attinenti al campo di ricerca degli studiosi"! (Palese bugia. Fonti indipendenti quali lo storico Ricciotti Lazzero confermano che nei diari si trattava addirittura degli accordi segreti con Winston Churchill). L’esistenza del Gabinetto RS/33 è probabilmente documentata in quelle carte, la cui derubricazione in passato venne caldeggiata, invano, anche dal celebre Enzo Tortora. Garibaldi e Zanella, che peraltro non si occupano di UFO, hanno dichiarato che "Claretta Petacci era una meticolosa annotatrice di ogni frase, di ogni parola del suo uomo; confidava al suo diario ciò di cui via via veniva a conoscenza" (e lo passava alla Gestapo, si è poi scoperto...). Facile che si parlasse anche degli UFO. Sfortunatamente la ricerca di documenti dell’epoca, indipendenti dai files di Mister X, è oltremodo spinosa; molti carteggi sono stati confiscati dai vari governi (nazista, americano, italiano del Dopoguerra); il resto è andato distrutto nei bombardamenti aerei (come i registri della questura di Milano o dell’aeroporto milanese di Bresso, presumibilmente coinvolti nel recupero UFO del ‘33).

IL MAJESTIC FASCISTA

Ulteriori ricerche, più fortunatamente, mi hanno però permesso di provare in maniera inequivocabile il legame fra Marconi ed il clan dei professori che studiavano gli X-files fascisti. Di questa insolita connection, occorre dirlo, Mister X non ha sinora fornito prove, non ha esibito alcun carteggio dell’epoca; semplicemente, nel settembre dell’anno scorso, aveva inviato all’ufologo scettico - reo di averlo stroncato sulla stampa - una memoria battuta al computer, contenente i nomi dei membri del Gabinetto RS/33. Nel foglio si leggeva: "Altri componenti furono, nel corso del tempo, i professori Dallauri, Pirotta, Crocco, Debbasi, Severi, Bottazzi e Giordani". Bisognava credere alla parola dello scrivente, non esistendo veline dell’epoca. Nei numeri di marzo e aprile di "UFO Notiziario" avevo poi sottolineato il fatto che due di questi nomi fossero stati scritti in maniera errata: Dallauri per Vallauri e Debbasi per De Blasi (segno che la memoria storica di Mister X non era infallibile). Nuove scoperte mi hanno dato ragione, dimostrando in più che Marconi era effettivamente in relazione con questi personaggi. Vediamo cosa è emerso dalle ricerche sui giornali dell’epoca. Il 14 agosto 1933, subito dopo la misteriosa scomparsa dell’aviatore francese UFOtestimone, il Gabinetto RS/33 aveva convocato una riunione straordinaria a Roma. La versione ufficiale data alla stampa per quell’incontro al vertice fu di una riunione dei "membri dell’Accademia d’Italia per la divulgazione di una memoria sulla propagazione di microonde a notevole distanza" (ovvero, sulla radiotelegrafia). Ma si parlò, probabilmente, anche del caso fotografico delle Alpi Marittime (non si spiegherebbe altrimenti l’urgenza della riunione, proprio il giorno dopo il fatto). A riprova che Marconi fosse in stretto contatto con il clan dei professori c’erano gli articoli apparsi sui quotidiani "Il mattino" e "L’Italia" del 15 agosto, che titolavano: "Si è riunita in seduta straordinaria la classe di scienze fisiche, matematiche e naturali della Reale Accademia d’Italia. Erano presenti le LL. EE. Vallauri, vicepresidente, Pirotta, Bottazzi, Severi, De Blasi, Giordani e Crocco. Assistevano anche il vicepresidente anziano Formichi ed il segretario generale Volpe. Presiedeva S.E. Marconi...".

A quali conclusioni giunse, dopo sette anni di studi segreti, il Gabinetto RS/33 non ci è dato di saperlo. Se fosse ancora vivo il colonnello Corso forse ci parlerebbe di retroingegneria aliena del Ventennio; certo, un’esagerazione, ma comunque stupisce il fatto che uno dei Majestic fascisti, Gaetano Arturo Crocco, caldeggiasse in quegli anni e nell’immediato dopoguerra la possibilità fattiva e a suo dire dimostrata di volare nello spazio; come cosa fatta. Con un sin troppo sospetto ottimismo egli, secondo quanto riferisce lo storico della scienza Franco Fiorio, "dimostrò sin dal 1950 (!) come, mediante uno sfruttamento più efficiente della fusione nucleare, fosse possibile raggiungere velocità quasi-luce e varcare i confini del nostro sistema solare; fino a distanze equivalenti a 34 anni-luce, contenenti circa 480 stelle come il nostro sole, ciascuna delle quali rappresenta un sistema comprendente molti pianeti". Prima ancora che esplodesse il fenomeno dei dischi volanti, Crocco ne conosceva già un plausibile funzionamento. Solo per coincidenza? Ne dubito...



Ed i caccia del Regno inseguirono gli UFO

FILES FASCISTI: NUOVE EVIDENZE



La ricerca sui files fascisti non smette mai di stupire. Le indagini CUN stanno ancora andando avanti, ed i risultati che ogni giorno ricaviamo dimostrano come si sia appena scalfita la punta di un iceberg. In primo luogo, l’esame chimico degli unici originali in possesso degli ufologi - i files veneti del ‘36, recapitati anonimamente a Roberto Pinotti - ha dato esito positivo: i documenti sono autentici; abbiamo così lavorato molto anche in questa direzione, cercando di rintracciare i testimoni coinvolti. Non abbiamo avuto fortuna, in quanto, dai nominativi forniti nei carteggi del ‘36, non vi è più alcun Tolmini a Venezia-Mestre; quanto ai Venanzi (altro nome che appare citato nei files), delle uniche due famiglie rimaste, una non viveva in Veneto negli anni Trenta e l’altra non ha mai avuto a che fare con avvistamenti di alcun tipo. Un testimone indipendente, non citato cioè nei documenti, che aveva assistito a quell’evento pubblico e plateale - la comparsa di un sigaro e di due sfere nel cielo veneziano il 22 agosto 1936 - il nostro Pinotti lo ha comunque rintracciato; un secondo spettatore potrebbe essere il misterioso "C.H. di Mestre" che, nel dicembre del ‘43, scrisse alla rivista teosofica "Arcobaleno" (diretta dal gruppo contattista milanese che oggigiorno edita "Nuove albe, nuovi tramonti") chiedendo lumi sull’esistenza di forme di vita extraterrestre sugli altri pianeti. É solo un’illazione, ma il fatto che proprio un cittadino di Mestre - la città degli avvistamenti UFO del ‘36 - decidesse di ricorrere ad una rivista specialistica e così a circuito chiuso quale "Arcobaleno" (che era stata messa fuori legge dal Regime per certe tematiche che oggi definiremmo contattistiche), adombra più di un sospetto.

CERCANDO NUOVE PROVE

Ho poi indagato sui presunti "bollettini ufficiosi meteorologici" che il Gabinetto RS/33 inviava alla Stefani di Milano (secondo quanto scritto in uno degli ultimi documenti divulgati da Mister X), presumibilmente tra il 1933, anno dell’atterraggio lombardo, al 1940, periodo in cui tutta la documentazione sarebbe stata acquisita in toto dai nazisti. Nella "nota personale riservatissima" che riferiva dell’atterraggio del ‘33 si citava espressamente l’Osservatorio astronomico di Milano Brera; esso era incaricato della diffusione di versioni tranquillizzanti (passaggi di meteore), atte a coprire gli avvistamenti UFO. É stato là che chi scrive ha indirizzato parte delle proprie indagini. Presso la Biblioteca di Brera, una delle due più fornite di Milano, quel bollettino però non risultava. La possibilità di trovarlo era peraltro minima, trattandosi di documenti non ufficiali, quindi coperti dal segreto; certo, sarebbe stato un colpaccio. C’erano invece: il bollettino dell’Ufficio Centrale di Meteorologia e Geotermica di Roma (nel ‘36 attivo come Regio Ufficio Centrale di Meteorologia e Geofisica); quello degli Atti Ufficiali Prefettura di Milano; il Bollettino parlamentare; quello dell’Aviazione Civile, quello della Specola Vaticana; il Bollettino Ufficiale del CNR. Parte di questi documenti non erano disponibili alla consultazione, parte si riferivano a periodi storici precedenti o posteriori la durata del Gabinetto fascista. Dopo questo buco nell’acqua indirizzai le ricerche presso la Biblioteca dell’Osservatorio Astronomico di Brera. Anche là non risultava alcun bollettino o bullettino, né astronomico né meteorico, riferibile ai files fascisti. C’erano invece gli "Atti della Reale Accademia delle Scienze di Torino", che documentavano le condizioni meteo del giorno dell’atterraggio del ‘33: una giornata piovosa, preceduta, il giorno prima, da un temporale. Un po’ poco per ipotizzare, come hanno fatto altri, un UFO-crash stile Roswell (che alcuni vogliono causato da un fulmine che avrebbe colpito l’UFO).

Non venivano riferiti eventi strani (passaggio di bolidi, sismi, globi nel cielo) nel "Bollettino Sismico Macrosismi" del Regio Ufficio Centrale di Meteorologia e Geofisica di Roma; né, circa i fatti del ‘36, nell’Estratto del "Bollettino del Comitato per la Geodesia e la Geofisica del CNR" (contenente i risultati delle 164 osservazioni del cielo e del sole condotte da alcuni scienziati nel ‘36 sul Monte Rosa, durante i test per misurare la radiazione solare diretta, diffusa e globale). Insomma, sulle pubblicazioni interne di astronomia non vi era alcun riscontro circa i fatti del ‘33.

Maggior fortuna abbiamo avuto invece con Marconi, grazie al rinvenimento di un rarissimo volume, scritto durante il fascismo dal giornalista di regime Mario La Stella, che documenta dati alla mano la passione del premio Nobel per gli extraterrestri. Il testo in questione si intitola "Marconi - mago dell’invisibile, dominatore degli spazi" ed è stato pubblicato dalle edizioni sarde Aurora nel 1937, poco prima della scomparsa del fisico.

In realtà, la voce che Marconi credesse negli alieni circolò in Italia anche negli anni Sessanta (l’11 maggio 1966 il giornalista Pietro Cimatti ne accennò molto brevemente sulla "Settimana Incom"); La Stella riporta invece due dichiarazioni dello scienziato, apparse rispettivamente sul "Daily Mail" del 26-1-20 e sullo "Evening Standard" del 15-12-31, con cui si riferiva e della ricezione di radiomessaggi alieni, alcuni dei quali simili a lettere dell’alfabeto, dallo spazio esterno; e dell’effettiva possibilità di comunicare "tramite le onde hertziane" con altre intelligenze.

Alla luce di queste prese di posizione, non stupisce dunque che Mussolini pensasse proprio a Marconi, come vertice del Gabinetto RS/33.

Proseguendo nella ricerca storica, abbiamo avuto ulteriori conferme anche dell’interesse strategico dei servizi segreti fascisti per le misteriose aeronavi; non solo l’Italia rivestiva un ruolo prioritario nella conquista degli spazi aerei, all’epoca; era in realtà dal secolo precedente che il nostro Paese tentava di potenziare il proprio apparato aereo, come ribadiva la Domenica del Corriere del 29 gennaio 1899, inneggiando ad un siluro volante costruito dal tenente Giampietro Vialardi, dell’Università di Pavia, nel tentativo di "gettare le basi per una Società aeronautica italiana". Vialardi custodiva a Milano un prototipo in alluminio a metà strada tra un dirigibile ed un aereo; ideale continuatore delle sue opere fu, agli inizi del Ventennio, quel Gaetano Arturo Crocco della Società Italiana Razzi, scelto per merito come membro effettivo del Gabinetto RS/33.

E GLI ARCHIVI BRUCIATI

Riferimenti più precisi verso un’organizzazione così bene articolata ed efficiente, quale si andava configurando ogni giorno di più il Gabinetto RS/33, dovevano essere rimasti nei vari archivi storici. Decisi così di concentrare le mie ricerche sugli archivi delle strutture coinvolte

nel recupero lombardo del disco del ‘33. Copia dei documenti, o dei registri che annotavano la presenza degli stessi, dovevano esistere, per legge e per regolamento bibliotecario. La ricerca si restringeva così a tre strutture ben precise: gli archivi della Prefettura, dei Carabinieri, della Questura. In Prefettura, ove legalmente il segreto di Stato decade dopo cinquant’anni (settanta in caso di privacy) non trovai nulla, probabilmente perché i files fascisti (che presumibilmente avvisavano il prefetto del recupero del disco, come è riferito nella "nota personale riservatissima") erano stati spediti all’archivio ministeriale di Roma, da prassi. Quanto ai Carabinieri, un maresciallo, che ho agganciato casualmente durante le ricerche, per poco non mi è scoppiato a ridere in faccia quando gli ho chiesto come arrivare alla documentazione (prudentemente, avevo evitato di dire che si trattava di avvistamenti UFO, preferendo parlare di aerei spia Alleati...). "Su questi fatti c'è sempre il segreto militare", è stata la prevedibile risposta. Quanto alla Questura, una laconica nota sui registri prefettizi avvisava, stile X-files, che "tutti i carteggi dal 1900 al 1943 erano andati distrutti in un incendio". Ma alla fine la costanza è stata premiata e, sempre dagli archivi della Prefettura, sono emersi due dossier dalla dicitura assai intrigante: "Aeroplani sospetti - Segnalazioni 1931 - 1933 - 1934 - 1935" (ma si arrivava sino al 1938). Erano tutti documenti originali che, pur non menzionando in alcun modo i files milanesi del Gabinetto RS/33, riferivano di alcune centinaia di sorvoli anomali nell’arco di sette anni, in tutta Italia. La sigla UFO ovviamente all’epoca non esisteva; si parlava di "velivoli non identificati". Nei circa 500 telegrammi alla Prefettura da me visionati, riferibili ad altrettanti casi, vi erano "UFO" (nel senso lato del termine) di ogni genere: aerei di contrabbandieri, aerei spia o velivoli da turismo che sovente, a causa della quota, delle condizioni meteo o della velocità, non si riuscivano ad identificare; in molti casi, dunque, partiva l'allarme aereo, per le intrusione non autorizzate. Le violazioni del nostro spazio aereo venivano immediatamente segnalate ad una rete di sorveglianza ben precisa (che anticipò di anni quella del Project Twinkle americano); la stessa che, molto probabilmente, venne utilizzata dal Gabinetto RS/33, in quanto attiva ed operativa.

VELIVOLI NON IDENTIFICATI

Per quanto riguardava il capoluogo lombardo, venivano immediatamente allertati la Regia Prefettura (per "Intelligenza Milano", con coinvolgimento cioè dei servizi segreti), gli Uffici di milanesi di Cinisello, Piazza Napoli, Ghisolfa e Arena, il Comando Difesa, gli aeroporti di Taliedo (centro radiotelegrafico) e Bresso, la Questura. Talvolta i telegrammi venivano inoltrati in copia anche al Centro di Raccolta Notizie del Viminale a Roma (con la dicitura "cta precdnz asslt", consigliata precedenza assoluta). Ovviamente mi resi subito conto che in larga parte gli avvistamenti si riferivano a violazioni aeree ben terrestri (spesso gli aerei in seguito venivano identificati e bloccati; molti erano svizzeri), giudicate particolarmente allarmanti nel clima dittatoriale dell’epoca. Non tutti i telegrammi erano però identici, ed i toni e gli allarmi erano tali da lasciare supporre che la "mancata identificazione" dipendesse a volte da ben altro motivo. Una minima ma consistente parte dei telegrammi inviati ai servizi segreti descrivevano velivoli decisamente atipici (da qui, probabilmente, la richiesta formale dell’inoltro all'Intelligence). Facciamo alcuni esempi: "24 luglio del '34 - Precedenza assoluta su tutte le precedenze - Allarme aereo - Comando aeroporto presso prefetti Lombardia - Centro raccolta notizie Viminale Roma". Sondrio segnalava l’avvistamento di un "velivolo non potuto identificare", a quota altissima, apparso sopra la città alle 8.55; venivano allertati gli Uffici milanesi dell’Arena, gli aeroporti di Bresso e Taliedo e la Questura. Altro caso: 5 aprile 1934, telegramma urgente da Genova. Il Semaforo (cioè il punto di osservazione aerea) di Portofino segnalava alle 16.15, sulla rotta aerea di Genova tre ordigni sconosciuti diretti a nordovest. Un minuto dopo gli ordigni diventavano due e venivano avvistati da diversi punti d'osservazione della città: Punto Mesco e Semaforo Genova. 18 maggio 1933; era la volta di un ordigno a quota "altissima", che proveniva dalla Svizzera e si dirigeva verso Como e Milano. 3 giugno del '33: la camicia nera milanese Agosti inviava un fonogramma dal posto di osservazione Solferino chiedendo l'allarme aereo. 8 luglio 1933; erano le 10.55 e due "velivoli sconosciuti", che si differenziavano dai comuni aerei perché invertivano di botto la rotta, sorvolavano Valona. Il 17 agosto 1933 il console Pagani avvisava del sorvolo di un ordigno, su Milano. "Per misure precauzionali ho fatto alzare la pattuglia di allarme", concludeva il fonogramma.

Dall’esame dei files più propriamente ufologici (69 su 500) emergeva innanzitutto il fatto che a Milano, come del resto nelle prefetture di tutta Italia, arrivavano in copia i telegrammi contenenti gli avvistamenti; ciò significa che non esistono 500 telegrammi per la sola Milano, ma per tutta Italia. Di questi, sono una ridottissima parte poteva essere a sfondo ufologico, per un periodo compreso fra il 1933 ed il 1937. Non vi erano files degni di rilievo nell’annata 1931; non appariva dunque casuale che le prime schedature risalissero al 1933, anno della nascita del Gabinetto RS/33.

I punti di osservazione (i Semafori) da cui provenivano principalmente le segnalazioni erano Capo Noli, Capo Mele, Portofino, Genova per la Liguria; l’aeroporto Mirafiori di Torino; quello di Ghedi a Brescia; Campoformido (UD); altre segnalazioni provenivano da Imperia, La Spezia, Savona, Ravenna, Varese, Aosta, Cuneo, Chiasso, Sondrio, Chiavenna, Littoria, Napoli, Palermo, Trapani. Tutta l’Italia era dunque rappresentata, ma solo 69 volte gli allarmi aerei furono tali da essere considerati decisamente anomali (e solo 9, secondo questa ricerca, potrebbero essere definiti ufologici in senso stretto). Questi 69 documenti sono sostanzialmente ben diversi dalle centinaia di altri da me visionati (ove ad esempio seguiva il riconoscimento degli aerei; a volte Genova confermava l'identificazione di velivoli francesi, Ciampino-Torre Orlando dei tedeschi e olandesi, Varese-Porto Ceresio degli svizzeri, ecc...).

In ogni caso quando i velivoli erano chiaramente identificabili, veniva segnalato a chiare lettere. Tranne in 69 casi. L'indagine dunque prosegue...



NON POSSIBILE IDENTIFICARE

Qui di seguito abbiamo raccolto tutte le segnalazioni anomale indirizzate all’Intelligence fascista. Sono 68 fra telegrammi e fonogrammi, sugli oltre cinquecento inviati alla Prefettura di Milano (ed in alcuni casi anche ai servizi segreti) da tutta Italia. Alcuni di esse si riferiscono ad episodi decisamente anomali, per i quali è stato necessario il coinvolgimento di più enti; per altre è assai più semplice ipotizzare una spiegazione convenzionale (da noi proposta a margine, per dare la dimensione statistica della documentazione). Sfortunatamente l’abuso dei termini "velivolo" ed "aereo" (in mancanza dell’allora inesistente sigla UFO) non facilita l’identificazione di taluni episodi. Circa la documentazione raccolta, abbiamo indicato con la sigla "fon" i fonogrammi, con "tel" i telegrammi. I fonogrammi non risultano inviati ai servizi segreti. Le voci in corsivo si riferisco ai casi più anomali, presumibilmente ufologici in senso stretto.

16-4-33 ore 10.10 (fon). Apparecchio "non possibile identificare" fa scattare l’allarme aereo su Milano. Il fenomeno si ripete alle 16.20, facendo nuovamente alzare la pattuglia aerea d’allarme.

13-5-33 ore 18.20 (tel). Ordigno dallo Spluga verso Milano e Como. Il fenomeno si ripete esattamente alla stessa ora, cinque giorni dopo. Probabile aereo.

19-5-33 ore 10.20 (tel). "Aeroplano sospetto" dalla Svizzera a Brescia. Allertati Sondrio, Milano, Brescia e Bresso.

3-6-33. Raffica di telegrammi per un "velivolo sconosciuto" che sfreccia a grande velocità e a quota altissima, attraversando in pochi minuti lo spazio aereo che dalla Svizzera porta a Como e Milano, descrivendo una rotta alquanto anomala; viene intercettato da terra alle 10.00 (da Sondrio), alle 10.10 (da Montespluga), alle 10.22 (da Milano Termine), alle 10.30 (Portoceresio). Alle 11.50 lo stesso ordigno (o uno analogo) punta verso la Svizzera (tornando dunque indietro). Lo spiegamento di forze è notevole. Alle "ore 5" un fonogramma della camicia nera Agosti avvisa che è stato decretato l’allarme aereo dalla postazione milanese di via Solferino.

8-6-33 ore 12.27 (tel). Portofino segnala "aeroplano sconosciuto" diretto a nordovest.

13-6-33 (due diversi tel). In mattinata un velivolo proveniente dallo Spluga si dirige verso Milano.

23-6-33 ore 9.20 (tel). Il brigadiere CC Pleavano segnala velivolo proveniente dalla Svizzera e diretto verso Como e Milano. Alle 20.25 un altro telegramma segnala un velivolo da Pontechiasso a Milano.

28-6-33 (fon). Il Console Soati del Comando Legione Antiaerea di Milano smentisce il passaggio di velivoli sospetti sulla città, a seguito di due fonogrammi di allarme inviatigli alle 10.45 e alle 11.13. Dov’è finito il "velivolo" misterioso?

1-7-33 ore 3 (fon). La camicia nera Giovanni Erri avvisa di un "allarme aereo". Nessun altro dettaglio disponibile.

8-7-33 ore 10.55 (tel). Velivoli che invertono la rotta su Valona (Albania, sotto tutela italiana).

17-8-33 ore 17.25 (fon). Apparecchio "non ben identificato" su Milano. Alzata la pattuglia aerea.

8-9-33 ore 10.10 (tel). Velivolo ad alta quota sopra Varese e Luino.

23-9-33 ore 17.45 (fon). Velivolo su Milano, che viaggia da nord ad est. Il Console Pagani (IIº Legione Milano) ordina il decollo della pattuglia d’allarme.

3-4-34 ore 14.00 (ben sette telegrammi). Velivolo su Imperia. L’ordigno viene segnalato alle 14.12 su Savona, mentre inverte improvvisamente la rotta e sparisce alla vista dietro il monte Madonna del Rio. Alle 14.20 viene segnalato un ordigno che evoluisce sopra Genova e poi sparisce alla vista. Si apprende che alle 13.32 il Semaforo di Genova ha avvistato "tre idrovolanti sconosciuti". Altri apparecchi ignoti avevano sorvolato il capoluogo ligure alle 11.28. Ancora avvistamenti alle 9.29 e alle 18.58 da Capo Mele (IM). Allertati tutti gli Uffici milanesi.

4-4-34 ore 13.26 (tel). Ordigno su Savona che inverte la rotta e sparisce.

18-10-35 ore 10.45 (tel). Il "Distaccamento Boccio Pellice" segnala un aereo ad alta quota diretto al Colle della Gianna (TO).

5-4-34 ore 16.15 (tel). Tre aerei sconosciuti su Genova. Alle 16.30 su Imperia.

12-4-34 ore 17.52 (tel). Velivolo sconosciuto su Imperia.

16-4-34 ore 10.23 (tel). Velivolo su Capo Mele. Alle 16.40 i carabinieri di Milano segnalano un ordigno su Varese.

20-6-34 ore 16.49 (tel). Velivolo sconosciuto su Capo Mele.

24-7-34 ore 8.55 (tel). Ordigno "non potuto identificare" ad altissima quota su Sondrio. Non viene allertata l’Intelligenza ma direttamente il Centro Raccolta Notizie del Viminale a Roma.

16-5-36 ore 15.30 (ben cinque diversi telegrammi). Aereo sconosciuto su Savona, notato da Capo Mele. Improvvisamente inverte la rotta e sparisce alla vista. Lo stesso ordigno, o un altro, era stato segnalato alle 15.10 a Punto Mortola, alle 15.16 a Capo Arma e alle 15.18 a Bordighera. Il telegramma dell’avvistamento delle 15.30 viene inviato due volte dal prefetto savonese Oliveri alla prefettura di Milano, all’Intelligenza, agli aeroporti di Taliedo e Lonate Pozzuolo; quindi, a tutti i prefetti del Regno.

17-5-36 ore 9.09 (tel). Aereo sconosciuto su Bordighera; altro avvistamento alle 9.18 su Imperia. Prob. aerei.

22-6-36 ore 12.09 (tel). Ordigno a quota altissima sopra Varese. Intelligenza non allertata.

28-6-36 ore 8.43 (tel). Ben sei "aerei sconosciuti" da Punto Mortola (IM) diretti a est.

2-7-36 ore 22.43 (tel). Aereo sconosciuto su Monte Circello, Littoria (oggi Latina). Intelligenza non allertata; avvisato Ministero dell’Interno.

17-7-36 ore 15.20 (tel). Aereo sconosciuto su Punto Mortola (IM). Fenomeno analogo alle 15.50 su Capo Noli. Prob. aerei.

29-7-36 ore 15.00 (tel). Un "aereo" proveniente dalla Francia sorvola Ventimiglia a quota bassissima (600 metri); poi viola la zona militare di Gouta e Baiardo. Nonostante la bassa quota, nessuno degli osservatori militari riesce ad identificare l’ordigno; per una strana "mancanza mezzi di comunicazione" (per un black-out?) la Centuria della Milizia Confinaria può avvisare solo in notevole ritardo le prefetture di La Spezia ed Imperia. Scatta l’allarme aereo.

3-8-36 ore 18.34 (tel). Aeroplano sconosciuto a Punta Mortola (IM).

10-8-36 ore 17.08 (tel). Aeroplano sconosciuto a Punta Mortola (IM).

19-8-36 ore 16 (tel). Aereo sconosciuto notato da Capo Mele. Prob. aereo.

27-8-36 ore 9.45 (tel). Aereo sconosciuto notato da Capo Mele. Prob. aereo.

30-8-36 ore 12.34 (tel). Aereo sconosciuto notato da Capo Noli. Prob. aereo.

31-8-36 ore 10.35 (tel). Aereo sconosciuto su Capo Mele. Volo regolare. Altra segnalazione da Genova alle 11.08 (Intelligenza non allertata).

1-9-36 ore 8.25 (tel). Ordigno su Bordighera diretto a nordest. Volo regolare.

8-9-36 ore 11.19 (tel. cifrato). Oggetto su Portofino. Intelligenza non allertata.

22-9-36 ore 15.37 (tel). Aereo sconosciuto su Capo Noli.

13-10-36 ore 8.17 (tel). Aereo "indistinto"; allertato il Ministero degli Interni e la Sicurezza di Roma.

30-10-36 ore 12.25 (tel). Ordigno su Capo Noli. Prob. aereo.

22-1-37 ore 10.45 (tel). Aeroplano sconosciuto sorvola Bordighera. Prob. aereo.

13-2-37 ore 13.03 (tel). "Aero (sic) sconosciuto" su Savona.

18-2-37 ore 12.42 (tel). "Idro sconosciuto" visto dall’Osservatorio di Capo Noli.

13-3-37 ore 10.16 (tel). Aereo sconosciuto su Bordighera. Prob. aereo.

1-5-37 ore 11.10 (tel). Misterioso "rumore aereo" sopra Torino.

10-5-37 ore 9.33 (tel). Misterioso "rumore aereo" sopra Capo Mele.

19-8-37 ore 15.55 (tel). Ordigno proveniente dalla Francia diretto verso Torino; volava a quota altissima.

12-11-37 ore 14.55 (tel). Ordigno su Nuoro. Vengono allertate tutte le prefetture d’Italia ed il Comando Aeroporto Mirafiori di Torino.



Le ricerche sugli X-files di Mussolini vanno avanti ed ogni giorno nuovi elementi confermano l’autenticità dei documenti, delineando parimenti un quadro sempre più completo ed intrigante, composto da insabbiamenti, azioni di guerriglia e trame tessute per mettere a tacere una scomoda verità. Oggi i mass media, brutalmente censurati negli anni Trenta, si sono presi una rivincita "morale" dando ampio risalto a questo giallo del Ventennio: i documenti fascisti sono stati mostrati dal nostro Roberto Pinotti nello Speciale Tg1 andato in onda sabato 30 settembre ed interamente dedicato agli UFO, durante il quale, fra l’altro, l’Aeronautica Militare ha aperto i propri dossier. E la rubrica Tentazioni de "Il Giorno" ai files fascisti ha dedicato un’intera pagina il 7 settembre scorso, con una dettagliata inchiesta del giornalista Gabriele Moroni.

L’UFO NASCOSTO A VERGIATE

É stato proprio "Il Giorno" il primo ad ipotizzare, su mia indicazione, che il disco volante recuperato dai fascisti all’alba del 13 giugno del ‘33 fosse stato nascosto negli stabilimenti della Siai Marchetti di Vergiate o Sesto Calende, due località confinanti in provincia di Varese. Sono giunto all’identificazione del posto grazie ad una serie di elementi combacianti. In primo luogo, la zona dell’atterraggio doveva essere nel milanese o in Lombardia; lo dimostrava il fatto che le veline Stefani che riferivano del recupero partissero dall’Ufficio Telegrafico di Milano e non, ad esempio, da Roma o da una sede giornalistica periferica; Vergiate si trova in provincia di Varese; a cinque minuti di macchina c’è Sesto Calende, sul fiume Ticino, al confine con Novara. A Sesto Calende e a Vergiate (e nella vicina S.Anna) la Siai Marchetti aveva i propri stabilimenti ove venivano costruiti gli aerei militari. A Sesto vi erano gli uffici dirigenziali, a Vergiate gli stabilimenti veri e propri, a S.Anna i cantieri che in seguito ospiteranno la Decima Mas. A Sesto e Vergiate erano di casa Italo Balbo e Filippo Eredia, suo braccio destro. Balbo, lo apprendiamo dai documenti fascisti, era uno dei vertici del Gabinetto RS/33 (ed era in stretto contatto con Marconi, come dimostra un articolo su "La Sera" del 15-7-33, circa alcuni telegrammi amichevoli fra i due personaggi). La storia ufficiale ci dice che Balbo "era solito partire per le sue imprese aviatorie proprio da Sesto Calende" (meglio ancora: dal campo di volo dell’adiacente Vergiate). Filippo Eredia, responsabile dell’Ufficio Meteorologico di Stato (forniva a Balbo le condizioni atmosferiche per le trasvolate oceaniche) era di casa negli stabilimenti della Marchetti (vi sono foto che lo ritraggono a S.Anna). Dopo la guerra quest’ultimo divenne, curiosamente, uno dei più strenui scettici d’ufficio del fenomeno UFO. Ancora, altre indicazioni spingevano la mia attenzione nella zona di Varese. In primo luogo, il fatto che, dopo il recupero del disco, era stato proprio un giornale varesino, la "Cronaca Prealpina" del 20 giugno, a dare notizia con enfasi dell’esistenza di forme di vita su Marte in contatto con uomini della Terra; in secondo luogo il fatto che negli anni immediatamente successivi il dopoguerra continuasse a circolare nella zona la voce che a Vergiate fossero custoditi dischi volanti terrestri. Ho personalmente reinchiestato il caso di Tradate di Varese. Nel 1950 l’operaio Bruno Facchini di Abbiate Guazzone s’imbatté, in un bosco, in un disco volante sceso al suolo e nei suoi occupanti. A ricordo di quell’esperienza, Facchini portò sempre sull’addome gli effetti (da scossa elettrica) provocatigli da un fascio di luce sparatogli contro dagli alieni; conservò inoltre frammenti del disco volante, lasciati a terra dagli extraterrestri, intenti ad effettuare sul disco un lavoro di saldatura. Ciò che pochi sanno è che quando Facchini si imbatté nel disco, pensò subito fosse un prototipo americano

custodito a Vergiate. Proprio gli americani, che durante la guerra bombardarono ben nove volte lo stabilimento Marchetti di Vergiate tentando di distruggere qualcosa a tutti i costi, risparmiarono Sesto Calende, sebbene sorgesse accanto ad uno strategico ponte in ferro sul Ticino. Forse gli americani, venuti a conoscenza del fatto che negli uffici della Marchetti vi erano preziosi incartamenti, decisero di risparmiare Sesto. E a guerra finita, negli anni Cinquanta, l’US Air Force si affrettò a mettere le mani sugli stabilimenti di Vergiate, improvvisamente adibiti ad hangar manutentivi per gli aerei americani.

Altri elementi ancora mi spingevano ad investigare in questa direzione. Va detto che negli ultimi mesi diverse teorie sui files fascisti sono state veicolate su pubblicazioni varie; riguardavano in parte il crash (sebbene nei documenti si parlasse solo di atterraggio) del disco volante del ‘33; veniva avanzata l’ipotesi di un guasto causato da un fulmine, chiaramente ispirandosi al crash di Roswell. Sin dall’inizio della mia indagine era bastato controllare il bollettino meteo dell’Osservatorio di Milano Brera per escludere a priori questa ipotesi: quel giorno il cielo era semicoperto, occasionalmente piovoso. Non vi erano stati furiosi temporali. Ma proprio per questo motivo saltava subito agli occhi come una forzatura, una bugia male orchestrata, la notizia che un misterioso lampo di luce schiantatosi nella notte sullo "stradale tra Magenta e Novara" fosse un banale fulmine. L’unica pubblicazione che si azzardava a riportare la notizia (con un certo ritardo) era la Domenica del Corriere del 9 luglio; riferiva assai stringatamente d

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by Lissoni Friday, Oct. 21, 2005 at 12:21 AM mail:

L'UFO di Mussolini
Inediti documenti costringono a riscrivere la storia ufficiale e conosciuta dell'ufologia
Una scoperta di Alfredo Lissoni e Roberto Pinotti

Comunemente si colloca la data della nascita ufficiale dell'ufologia nel 1947, negli Stati Uniti. Ma oggi sappiamo che non è così. La storia ufficiale degli oggetti volanti non identificati, quella fatta cioè di commissioni di studio più o meno segrete, di raccolte governative di dati e testimonianze, di discredito e di intimidazione dei testimoni è già storia vecchia; risale al Ventennio di Mussolini! La ricerca presente in questo sito ( che potete utilizzare a patto di citarne gli autori ) è sfociata poi nel libro Gli X-files del nazifascismo" (Idea Libri, di Alfredo Lissoni e Roberto Pinotti), e dimostra inequivocabilmente che l'ufologia di Stato (con finalità di retroingegneria) è nata in realtà nell'Italia del Fascio, togliendo così il primato agli Stati Uniti ... Documenti inediti, ricevuti dal CUN sin dal 1996 e sottoposti a meticola verifica incrociata nonché a perizia, ed infine accreditati da esperti aeronautici, piloti, ingegneri, storici e periti del Tribunale, costringono l'ufologia ad una profonda revisione storica.

Grazie ad una rocambolesca ricerca d'archivio, sulle tracce degli X-files fascisti disseminati e sparpagliati nelle biblioteche di mezza Italia , è stato possibile ricostruire l'intricato puzzle celato per oltre sessant'anni.
Quest'indagine ha ispirato ben tre romanzi di Mario Farneti, decine di articoli su riviste e giornali sia storici che generalisti, una recensione nel sito della Regia Aeronautica Italiana, su "Storia del Novecento", su "Storia in Rete" e sulla prestigiosissima "Flying Saucer Review", un servizio a "I Fatti Vostri" (nella foto a lato, Pinotti e Lissoni da Giletti, 12.4.00), uno al Tg3 Leonardo (il tg scientifico Rai), diversi servizi a Telepadania, uno speciale a Odeon Telereporter, una lunga diretta su TeleNova (l'emittente ecclesiastica paolina di Milano) ed uno special su "Voyager" di Roberto Giacobbo (RAI Due). Un supplemento di indagine è in fase di pubblicazione in un nuovo libro di Lissoni ed occuperà un intero capitolo sui files nazifascisti degli anni Trenta, in Italia, Germania, Francia, Spagna, Norvegia e America.
http://www.alfredolissoni.com/duce.htm

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Ufo e Nuovo Governo Mondiale
by Lissoni Friday, Oct. 21, 2005 at 12:25 AM mail:

Il Governo invisibile

Tratto dal primo capitolo del libro "il governo ombra"

di Alfredo Lissoni

TESCHI E OSSA

L’estate del Duemila ha visto arrivare, nelle sale cinematografiche italiane, una curiosa pellicola americana del regista Rob Cohen, intitolata “I teschi - The skulls”. Essa denunziava l’esistenza di una setta segreta, attiva negli Stati Uniti, che reclutava ragazzi nei campus per formarli come nuove leve di un’aristocrazia economico-politica il cui scopo era il mantenimento del potere ad ogni costo, e con qualsiasi mezzo. Simbolo della setta, che assicurava immediatamente ai propri adepti soldi sesso e successo, un teschio poggiato su due tibie incrociate, come nello stemma dei pirati. Nella pellicola si affermava altresì che la CIA, il servizio segreto americano, era nato all’interno della setta dei “Teschi” e che ben tre presidenti statunitensi ne avevano fatto parte. La fedeltà al club, si riferiva nella pellicola, funzionava come una sorta di feroce massoneria: apriva le porte al potere, assegnava denaro, chiedeva scambi di favore, oltre ogni limite. Ciò che non veniva detto, e di cui solo una parte del pubblico era forse al corrente, è che la setta dei “Teschi” esiste veramente (anche se il suo vero nome è “Teschi e ossa”). Come esiste effettivamente negli Stati Uniti (e non solo) un “governo ombra” il cui fine ultimo è la distruzione dell’ordine costituito per la costruzione di una “Sinarchia”, un governo unico mondiale retto da un’aristocrazia di potenti, che instaurerà un “Nuovo Ordine Mondiale”. Per giungere a questo scopo ogni mezzo è lecito, dall’omicidio politico allo sterminio di massa, dal controllo della stampa alla nascita del Grande Fratello telematico che tutto vede e tutto spia; in questa disperata lotta al predominio del mondo entrano in ballo le moderne tecnologie informatiche, i satelliti spia e le guerre batteriologiche; ma hanno un ruolo fondamentale anche le credenze esoteriche, le sette e certe filosofie New Age. E così il governo ombra pesca aderenti nei movimenti ufologici messianici come pure nel più bieco satanismo. Solo fantasie? Sfortunatamente no; i primi ad ammetterlo sono gli stessi protagonisti di questa incredibile congiura a livello planetario.

GLI ILLUMINATI

“Un Nuovo Ordine Mondiale? Sì, esiste. C'è un coordinamento segreto fra le sette sataniche, sia americane che europee, per la conquista del mondo e per la sua riorganizzazione. La religione verrà abbattuta e sostituita dal culto di Satana. E i politici saranno rimpiazzati dai sacerdoti del Maligno. Le razze inferiori verranno eliminate e la popolazione drasticamente ridotta”. A dipingere questo apocalittico scenario è stato il giovane e biondissimo "Angel", pseudonimo di un satanista californiano pentito che, nell'ottobre 1989, ha confessato al giornalista televisivo Giorgio Medail l'esistenza di un'antichissima e pericolosa setta infernale, gli Illuminati. “La sede di questo movimento sotterraneo”, ha precisato "Angel", “è in Scozia, dove vive il capo supremo di tutti i satanisti, il Maestro del Mondo, di cui nessuno conosce la vera identità...".

Dell’esistenza di un gruppo esoterico di destabilizzatori sociali è convinto anche il fisico slovacco Vladimir Terzinsky. “Si fanno chiamare Gli Illuminati”, ha detto Terzinsky in una conferenza negli Stati Uniti, “e hanno già influenzato segretamente molti politici durante l'ultima guerra mondiale. Le loro idee sono state fatte proprie nientemeno che da Hitler... La setta sarebbe composta da individui eterogenei per classe sociale, credo e razza, tutti accomunati da una fortissima propensione per l'esoterismo e per il complotto politico. Il loro scopo è di sovvertire il mondo, portandolo sull'orlo della catastrofe sia politica che economica per poi, con un colpo di stato planetario, prenderne il controllo".

Quella che sembra la trama di un thriller fantapolitico è in realtà la versione moderna in chiave catastrofica della cosiddetta “teoria del complotto esoterico”. Essa sottintende la possibilità che le sorti dell’umanità siano decise da un ristretto gruppo di personaggi, appartenenti a società segrete, che si sarebbero infiltrati nei centri del potere politico, economico e militare di ogni paese. Che non si tratti però soltanto di una teoria è sfortunatamente dimostrato. Certo, le notizie che occasionalmente fuoriescono da queste sette (in buona parte sataniche) sono molto stringate: il segreto è la prima regola, e chi tradisce paga molto duramente. Dai frammenti di informazioni recuperati dagli investigatori (l’FBI, ad esempio, è spesso sulle tracce di questi sovvertitori dell’ordine pubblico) sappiamo dell’esistenza di una “base”, spesso un vero e proprio braccio armato, composto da gruppi di estremisti (satanisti, neonazisti e a volte anche fanatici religiosi di vari credo) che, pur professando filosofie, religioni e culti diversi fra loro, hanno un obiettivo comune molto chiaro: conquistare il mondo e sovvertire l’ordine sociale, sostituendolo con qualcosa di nuovo e di diverso. Alcuni di essi provengono dall’estrema destra neonazista, altri dal satanismo, altri ancora sono apolitici, ma tutti sono comunque manovrati dai vertici del governo ombra.

Ufficialmente quella del Nuovo Ordine Mondiale è stata per lungo tempo, secondo alcuni politologi, una teoria socio-economica, propugnata dai presidenti Reagan e Bush negli Stati Uniti e da Margareth Thatcher in Gran Bretagna, che prevedeva l’abbattimento delle frontiere doganali e la creazione di un’unica grande nazione euro-americana, diretta da un solo organismo. Un progetto abbandonato, si dice, a causa dell’intransigente opposizione di vari gruppi religiosi e laici caratterizzati da un forte nazionalismo, e sostituita nel Vecchio Continente dalla nascita dell’Europa Unita. Ma la Sinarchia è invece una realtà. Vi aderiscono alcune delle principali famiglie economico-finanziarie internazionali, raggruppate in centri di potere quali la Trilateral Commission, il gruppo Bildeberg, il CFR americano. Vi sono industriali e magnati del petrolio che, entrati in politica o nei servizi segreti, hanno spesso trasformato il governo americano in un docile fantoccio nelle loro mani. Questo è l’incredibile quadro che emerge dalla rilettura dei documenti più scottanti e dalle testimonianze più esplosive. Grazie ad essi si scopre che la Sinarchia non disdegna, per il raggiungimento dei propri fini, utilizzare le tattiche più disparate, da quelle scientificamente riconosciute (come il controllo delle telecomunicazioni attraverso i satelliti e la rete spia Echelon) a quelle considerate più esotiche, come la guerra psichica, la magia nera, la retroingegneria UFO. Combattono la religione, sebbene molti sinarchici si dichiarino apparentemente buoni cristiani, e questo perché il cristianesimo tende ad abbattere le distinzioni tra classi sociali; la Sinarchia invece le esaspera. Non meraviglia dunque che al suo interno vi siano elementi legati al satanismo o al neonazismo (la stessa CIA, braccio armato del Governo Invisibile, nacque con elementi provenienti dalla Gestapo).

LA CACCIA ALL’ANTICRISTO

La presa di coscienza dell’esistenza di questa terrificante realtà ha portato in America, come era prevedibile, ad una vera e propria caccia alle streghe da parte di quegli ambienti religiosi (alcuni dei quali fondamentalisti, sfortunatamente) che hanno deciso di opporsi alla Sinarchia. E si è giunti a veri e propri eccessi, nella “lotta all’Anticristo” (della quale lo scozzese Re del Mondo sarebbe il vicario), con una serie di attentati alla casa di produzione cinematografica statunitense Warner Bros, che ha l'unico torto di avere la propria sede di New York al civico numero 666 (che nel libro dell’Apocalisse indica il demonio) e che viene accusata di produrre cartoons che incitano alla violenza; con il boicottaggio della Disney, che nei propri film inserirebbe disegni osceni e subliminali (un fallo ne “La sirenetta”, ecc...) e della Procter&Gamble, una multinazionale chimica nota soprattutto per i suoi prodotti per l'igiene personale: accusata ingiustamente da varie sette protestanti di aver stretto un patto con Satana attraverso la chiesa del reverendo Moon e di avere un marchio che ricordava (invero, con molta fantasia) un simbolo satanico, la società ha visto crollare a tal punto le vendite, da dover cambiare il marchio incriminato. La Procter aveva la sfortuna di pubblicizzare i propri prodotti con il disegno di un vecchietto barbuto, i cui riccioli ricordavano tre 6 in fila; fra gli oltre 60 prodotti distribuiti, la Procter aveva anche il sapone chiamato Ariel, che neanche a farlo apposta è uno dei nomi del diavolo. A seguito della campagna di boicottaggio la ditta ha mutato il proprio, antico simbolo sostituendolo con il volto di una ragazza sorridente. Nel mirino è finito anche l’attore David Hasselhoff, già stella di “Supercar” e “Baywatch”, che qualcuno ha stabilito essere... l’Anticristo (ma è stato detto anche di Bill Gates). La lotta contro le ditte seguaci del demonio (dal quale riceverebbero, in cambio di un patto satanico, la ricchezza) ha raggiunto l’apice nel 1988, quando il gruppo svizzero Crusade ha divulgato in Europa (in Italia grazie ad un gruppo di preti bolognesi) una lista di “marchi di fabbrica” (i codici a barre che identificano la casa e il prodotto) attribuiti a ditte sataniche. Al di là della non dimostrata adesione delle ditte al satanismo, l’aspetto più curioso fu che questa caccia alle streghe venne da una parte scatenata dagli ambienti fondamentalisti cristiani, dall’altra da quegli stessi movimenti neonazisti (con il libro “Secret societies” del nazista Jan Udo Holey) legati proprio alla Sinarchia.........

I CREDENTI DEL MALE

Sebbene il cervello di questo movimento segreto sia in Scozia (patria storica di un certo tipo di Massoneria), le fila vengono oggi tirate dagli Stati Uniti; là ogni anno scompaiono circa diecimila persone, buona parte delle quali, soprattutto in California, finirebbero nelle grinfie dei satanisti. Tale è la convinzione di un agente dell’FBI confidatosi nel 1986 con il giornalista italiano Giorgio Medail, in America per un reportage sulle messe nere. Proprio la California, a detta degli esperti, è uno degli stati maggiormente a rischio. Sparizioni di persone, da utilizzare per sacrifici umani, avvengono con una certa frequenza lungo l’autostrada Highway A1. E S.Francisco altro non sarebbe che il vertice di un triangolo nero che, con Torino e Praga, rappresenterebbe una delle roccaforti dei seguaci del Maligno.

Se questi dati, indubbiamente esagerati dalla stampa, dovessero avere un minimo di fondamento, allora ci troveremmo di fronte ad una preoccupante mappa della religiosità deviata. Quanti siano i satanisti nessuno lo sa con precisione. Nemmeno essi stessi. Questo perché le loro identità, come pure i loro riti, sono strettamente segreti. Di certo si sa solo che non esiste un rituale satanico ben preciso. E sebbene negli anni Sessanta sia stata pubblicata in California addirittura la Bibbia di Satana, i moderni seguaci del demonio hanno riti e liturgie che differiscono da Paese a Paese. L’avvocato Davide Venturini della Congregazione per la Cause dei Santi stima che siano almeno diecimila i gruppi satanici che si rifanno allo gnostico inglese Aleister (Edward Alexander) Crowley, e quindicimila i gruppi neri italiani; secondo un rapporto del Viminale in occasione del Giubileo del 2000, esisterebbero però solo 9 gruppi per un totale di duecento adepti (secondo una ricerca del novembre 1994, gli adepti di sette erano invece più di 600.000, cui andavano aggiunti altri 400.000 simpatizzanti. In pratica, due italiani su cento facevano parte - a metà degli anni Novanta - di uno dei circa quattrocento movimenti sparsi sul territorio nazionale. E circa tremila aderivano a gruppi satanici). I dati dunque sono confusi. In Francia esistono diverse sette che praticano la magia sessuale ed hanno una forte componente femminile, mentre nei covens (congreghe) inglesi predominano i maschi, molti dei quali si abbandonano a pratiche neopagane o sadomasochiste, talvolta purtroppo con sacrifici di bambini (il 17 marzo 1990 scoppiò nel Regno Unito uno scandalo enorme, quando si seppe di bambini partoriti da sataniste per riti sacrificali). In Italia l’omicidio rituale è invece pressoché sconosciuto, mentre è ammesso e anzi è una pratica obbligatoria nelle conventicole dei narcotrafficanti messicani che si ricollegano al culto azteco di Quetzalcoatl, il Serpente Piumato (a Matamoros, nell’aprile del 1989, vennero arrestati diversi satanisti narcotrafficanti, guidati dal boss Adolfo Costanzo, che credevano di ottenere dal diavolo l’immunità bollendo in un calderone cuori umani e sacrificando bambini).

Strutture e credi variano a seconda delle nazioni, sebbene sia lecito ritenere che dietro le principali sette del male vi sia comunque la Sinarchia. Taluni satanisti non sono altro che una degenerazione dei movimenti hippies; sono dei ribelli insofferenti all’autorità costituita che spettacolarizzano il disprezzo della religione solo per dare scandalo. Alcuni di costoro sono noti cantanti rock, come Dio, i Black Sabbath, Marylin Manson ed Alice Cooper (che prende il nome da una strega del passato che terminò i suoi giorni sul rogo) che si fingono satanisti ma che di fatto non hanno nulla in comune con i veri adoratori del demonio. I veri satanisti, per contro, non si addobbano con tatuaggi, teschi o croci rovesciate, ma si travestono, più subdolamente, da persone rispettabili (tali parevano i supposti partecipanti ai raid satanici del mostro di Firenze, che si dice godesse della copertura di noti esponenti del bel mondo fiorentino). Costoro, a differenza dei seguaci degli antichi culti pre e paleocristiani (come molti gnostici che si rifanno ad Aleister Crowley, o i neopagani) adorano effettivamente il Maligno, il diavolo biblico, il signore del male, convinti che in questo modo non andranno all’inferno ma erediteranno la Terra, e sicuri che il diavolo non sia così brutto come lo dipinge la Chiesa.

I satanisti si radunano periodicamente per cantare le lodi al loro signore generalmente il 1° maggio, festa pagana di Lammas, ed il 2 novembre, Halloween (ma non c’è una regola. Altri satanisti italiani prediligono il 31 ottobre, il 2 febbraio, il 30 aprile, il 21 giugno; in buona sostanza le ricorrenze sono collegate alle stagioni, a solstizi ed equinozi). Questi incontri, chiamati in Gran Bretagna sabba quando vi partecipano molti adepti ed esba se in tono minore, avvengono prevalentemente di notte. Solitamente fra la mezzanotte e (per il sacerdote luciferino romano Efrem Del Gatto) le due e tre quarti, nel momento in cui le influenze lunari sarebbero più forti ed il momento propizio per le evocazioni demoniache e le pratiche magiche. Durante questi incontri si celebra una messa, che è nera in quanto ripete al rovescio quella cristiana. Si evoca il diavolo anziché il Signore, si recita nema anziché amen, si utilizza come altare una donna nuda e ci si scambia un segno di pace congiungendosi carnalmente. Durante queste cerimonie, praticate con diverse varianti a seconda dei vari covens, si è soliti raccogliere in un calice, la “coppa di Babalon”, gli umori sessuali di tutti i presenti e quindi comunicarcisi. Tale liquido, chiamato amrita, servirebbe a conferire maggiore forza psichica durante gli incantesimi con i quali i satanisti cercano di ottenere vantaggi personali, dalla ricchezza alla giovinezza al successo, ma solo e soltanto attraverso il male procurato ad altri, ottenendo benefici solo attraverso le altrui disgrazie. Durante questi riti viene talvolta portata a termine una pratica segretissima, la costruzione del bambino interno, basata sulla credenza che non tutti gli uomini abbiano un’anima immortale e che pertanto sia necessario costruirsela giorno per giorno. Questo avviene, per i satanisti, con la ritenzione del liquido seminale. Che, in questo modo, andrebbe ipoteticamente ad alimentare il bambino interno, che come tale viene nutrito ed allevato; e battezzato satanicamente con un nome segreto che nessuno dovrà mai conoscere, se non si vorrà correre il rischio di diventare schiavi psichici, zombi privi di volontà in balia dello scopritore del nome segreto.

Ma la più aberrante pratica magica dei satanisti è sicuramente l’immolazione di una vittima umana. “Il vero segreto della Scienza occulta”, ha scritto il demonologo francese Georges Demaix, “è il controllo del magnetismo umano e la sua proiezione nello spazio. Coloro che ignorano il magnetismo non possono agire. I fluidi umani sono potenti e di una rara efficacia...” E la caccia a questi fluidi sembra essere una delle occupazioni principali del cultori del male. Dicevamo che nel 1990 i giornali della Gran Bretagna riportarono a titoli cubitali la notizia che decine di bambini sarebbero stati rapiti dai satanisti londinesi e sacrificati (qualche anno dopo si scoprì di riti pedofilo-satanici su di un’isola vicina a Washington, coinvolti politici di alto livello come il deputato Barry Franks e membri del Pentagono e della CIA, come Craig Spence, ex direttore dello staff di George Bush; Kenneth Lanning, dell’FBI Behavioral Science Unit, dopo otto anni di indagini ha liquidato il tutto come falsità). Nel caso della Gran Bretagna molti infanti sarebbero stati figli di coppie sataniche, appositamente allevati per l’olocausto finale. Questa abietta forma di rito verrebbe praticata in quanto, al momento del trapasso, il sacrificato sprigionerebbe potentissime energie psichiche che i satanisti utilizzerebbero, oltreché per propiziarsi le divinità infernali, per ottenere il dominio sulle forze della natura. Essendo, fortunatamente, tale costume non esente da rischi e da procedimenti penali, molti adepti del demonio preferiscono ridurre il pericolo operando su cadaveri trafugati dai cimiteri. Queste profanazioni di tombe avvengono talvolta corrompendo i custodi dei cimiteri. Un caso che destò scalpore si verificò in Italia, a Ioppolo, nel 1984, allorché un necroforo venne colto sul fatto mentre disseppelliva una bimba di cinque anni. Le tombe hanno poi una funzione centrale presso molti gruppi satanici. Angel ha raccontato che la sua setta soleva nascondersi nelle tombe per sfuggire alla polizia; la terra di cimitero sarebbe poi considerata un elemento di prim’ordine per la realizzazione di filtri e pozioni.

Il legame di queste settacce (nel 1988 lo studioso Gianluigi Marianini stimò in 40.000 i satanisti italiani) con la Sinarchia (gli Illuminati) deriva dal fatto che una delle idee fisse di alcuni gruppi settari dediti al male sia la convinzione dell’imminenza della fine del mondo. Fine che deve essere accelerata per permettere al diavolo di sgominare le forze del bene, incarnate dalla società borghese e conservatrice, detentrice del potere. “Alcuni maghi dei secoli passati”, ha scritto l’avvocato Venturini, “hanno affermato che l’Anticristo avrebbe iniziato la sua manifestazione pubblica nel 1996 e che l’avrebbe condotta a compimento nel 1999. Questa idea è stata ripresa dalla maggior parte dei gruppi satanici, che l’hanno poi fatta propria e che tentano di darle corpo”. Per scardinare dalle fondamenta lo status quo molti satanisti anni Ottanta e Novanta hanno cominciato a reclutare tra le loro fila, soprattutto in America, membri dell’esercito ed esponenti della finanza, tutti accomunati dall’idea di un nuovo ordine mondiale. Alcuni di essi hanno effettivamente confessato la loro appartenenza alle milizie nere.

Oggigiorno gli Illuminati, che di fatto si considerano una antichissima setta di risvegliati (cioè di ribelli alla cultura e alla religione ufficiali, giudicate oppressive e massificanti), vantano - vero o falso che sia - affiliati in tutto il mondo. Utilizzano individui psicolabili per destabilizzare periodicamente le basi della società; pilotano i movimenti neonazisti di tutto il mondo (si pensi alla setta giapponese Aum Shinrikyò o ai nazionalisti russi di Zhirinovskij); strumentalizzano e manovrano guru e santoni ed alcune sette New Age per far filtrare nella società le proprie idee rivoluzionarie. A questo proposito diversi scandali ha suscitato, fra il 1985 ed il 1998,
la scoperta che molti moderni Rasputin da anni manovrano i principali capi di stato: in America l’astrologa Joan Quigley indicava a Reagan i giorni fasti e nefasti per firmare i trattati di proliferazione nucleare (e per l’astrologia impazzivano anche Nancy Reagan ed il generale Schwarzkopf, il comandante dell’operazione “Tempesta nel Deserto” contro Saddam Hussein) e la medium inglese Rosemary Altea sosteneva di essere il consigliere di fiducia della famiglia Clinton. E se Bill dormiva con sul comodino una copia del libro de “La profezia di Celestino” (del padre della Next Age James Redfield), Hillary, da parte sua, organizzava sedute spiritiche con la parapsicologa Jean Houston, che l’aveva convinta di essere la reincarnazione della regina Caterina di Russia e grazie alla quale la first lady cerca di evocare lo spirito di... Gesù e del Mahatma Gandhi. In Russia il ruolo della Houston l’ha ricoperto la discussa guaritrice georgiana Djuna Davitashvili, una ciarlatana che ha avuto in cura prima Breznev e poi Eltsin; e c’è anche il teleguaritore Anatoli Kashpirovski, ex consigliere di fiducia del leader ultranazionalista Zhirinovskij e del ministro degli esteri Gennadj Gherassimov all’epoca del mandato di Gorbachov; qualche anno fa si è poi saputo che molti alti papaveri sovietici avevano tutti un astrologo personale e che la CIA intendesse sfruttare la loro credulità intervenendo sui loro operatori dell’occulto. Non è certo migliore la situazione in Gran Bretagna, ove grande scandalo vi è stato quando la cartomante greca Vasso Kortesis ha venduto ai tabloid londinesi le confidenze della sua cliente Sarah Fergusson, l’ex consorte del principe Andrea d’Inghilterra. La Kortesis ha rivelato che l’ex duchessa di York era una grande appassionata di magia ed occultismo, credulona al punto da chiamarla “mamma”. Anche Lady Diana e Dodi Fayed avevano un astrologo personale, Rita Rogers, che aveva previsto per i due un futuro di amore e di felicità. Contro la mania per l’occulto dei reali d’Inghilterra ha tuonano nientemeno che l’arcivescovo di Canterbury (il papa dei protestanti) Lord Runcie, che ha rivelato che Carlo d’Inghilterra è stato manipolato ed allontanato dalla religione dal santone reincarnazionista sudafricano Laurens Van Der Post; infine, il dito è stato puntato in passato dai media anche contro il guru indiano Sri Chinmoy, che addestrava personalmente i funzionari dell’ONU, e contro il santone Sai Baba, che ebbe in passato stretti legami con la famiglia Craxi.

In molti si sono domandati quanto possa essere pericolosa l’influenza di alcuni dei sopracitati personaggi sui leader delle due principali superpotenze. E che tanti sospetti non siano ingiustificati è stato dimostrato dall’attentato con il gas nervino al metrò di Tokyo, nel ‘95, di cui parleremo in seguito. L’episodio ha infine spinto i media a domandarsi se non vi sia effettivamente una regia occulta (quella sinarchica) dietro sette e santoni, con scopi destabilizzanti.

Un classico esempio di attacco mascherato alle istituzioni fu la strage a Bel Air del 1969, durante la quale perirono sei persone, compresa Sharon Tate, la bellissima moglie di Roman Polanski. Tale eccidio era stato ordinato da un pazzoide fanatico a nome Charles Manson, un satanista che amava farsi identificarsi alternativamente in Dio e Satana e che aveva raccolto un gruppetto di hippies sbandati in un ranch, l’Old Spahn, ribattezzato Family, la famiglia Manson. Di questa congrega di sbandati Vincent Bugliosi, il procuratore incaricato delle indagini sulla strage di Bel Air, scrisse: “Quasi tutti i membri della Family avevano maturato una profonda e radicata ostilità verso la società”. Lo stesso Bugliosi si convinse che i mansoniani intendevano ordire l’Helter Skelter, un complotto su larga scala “per provocare una gigantesca carneficina e fuggire nel deserto da dove Manson sarebbe stato richiamato un giorno per governare il mondo.”

Molti satanisti credono che per ottenere tale scopo sia necessario stipulare un patto col diavolo, per ottenerne i favori: danaro, protezione o successo dell’impresa. Si ritiene che gli adepti possano stipulare il patto per ottenere un dono, uno e uno soltanto, in cambio dell’anima e in genere per soli venti anni, come è documentato nella tradizione stregonesca sin dal XVI° secolo. Nel tentativo di prolungare questi favori i satanisti cercano di piegare il diavolo ai propri voleri servendosi dell’incantesimo della mano di gloria. Si tratta di una pratica oramai pressoché scomparsa e consistente nel procurarsi la mano mummificata di un impiccato (operazione tutt’altro che agevole) da utilizzare come portacandele per affascinare il diavolo. Nei trattati stregoneschi rinascimentali si dice infatti che il demonio provi un’attrazione irresistibile per questo amuleto e che, pur di potere restarsene a contemplarlo in santa pace, sia disposto a concedere qualsiasi favore al possessore della mano, che, in questo modo, acquista la gloria, cioè i poteri, del demonio (tematica parzialmente ripresa nell’ultimo film di Polanski, “La nona porta”; qui l’amuleto è in realtà un libro magico con le figure dei tarocchi). L’ultima mano di gloria in circolazione si trova nel museo personale dello studioso torinese Lorenzo Alessandri, pittore e grande esperto di satanismo.

Dal 30 aprile 1966 esiste anche una chiesa ufficiale per il culto del male. Si trova a S.Francisco, è una palazzina in legno di tre piani, tutta nera, tappezzata internamente da drappi rossi, maschere diaboliche, fruste e crocefissi rovesciati. La sua frequentazione è libera, come pure il culto è autorizzato, essendo in America ammessa per legge qualsiasi religione. Vicario e fondatore di questa chiesa è l’ungherese Anton Szandor La Vey, un ex domatore di leoni dal fascino mefistofelico, che vanta migliaia di aderenti non solo negli States ma anche in Europa e Canada. La Vey ha scritto nel 1969 una bibbia satanica che in pochi anni è diventata un best seller ed il cui comandamento principale è fa ciò che vuoi; ha inoltre pubblicato “Il rituale satanico” (1972), che codifica i riti. I due libri hanno venduto nel mondo oltre 300.000 copie.

La Vey sostiene che Satana voglia il bene dell’umanità e che sia contrario alla mortificazione della carne e della volontà. Per questo motivo i satanisti si sentono autorizzati a fare tutto ciò che vogliono, soprattutto il male. La Vey ha operato per anni assieme alla biondissima moglie e alla figlia Karla, dispensando sacramenti (ovviamente satanici) e celebrando matrimoni e creando anche una moda. Uno dei più discussi matrimoni satanici, celebratosi a Louisville nel Kentucky fra il locale vescovo nero ed una sacerdotessa di Satana, ha attirato centinaia di curiosi. Inseritosi, con i suoi discepoli, profondamente nell’ambiente hollywoodiano, La Vey ha ispirato film come “Il sosia di Lucifero” e “Invocazione a mio fratello demonio” (nel quale recitò egli stesso). Dopo vari scismi, il suo credo è stato portato avanti dalle figlie.

Contro queste chiese sataniche si sono mossi molti esperti dell’occulto, come il ricercatore Jeremy Kingston, che ha dichiarato: “La setta di La Vey si sta espandendo, ma molti studiosi di occultismo sostengono che è molto rischioso avere a che fare con la magia nera. E un fatto accaduto nel 1967 sembra avvalorare questa ipotesi. La sera del 29 giugno un uomo di mezza età crollò sul pavimento del suo appartamento a S.Francisco, urlando con voce di donna ‘Non voglio morire’. Lui e la sua famiglia, tutti membri della setta di La Vey, riconobbero in quella frase la voce di Jayne Mansfield, la nota attrice erede di Marilyn Monroe, segretamente seguace di La Vey. In quello stesso momento Jayne, che aveva dichiarato di volersi staccare dalla setta, sarebbe morta in un incidente d’auto dopo essere stata maledetta da La Vey...”

La morte dei singoli seguaci, se non addirittura dell’intero coven, non è un evento raro.

Non è difatti infrequente che questi gruppi concludano la propria esistenza in un bagno di sangue. Non potendo mutare la realtà circostante, vari adepti decidono di cambiare il proprio stato di esistenza togliendosi la vita, entrando in questo modo, a loro dire, in un’altra dimensione (lo stesso fecero molte sette New Age ed ufologiche, dalla Higher Source ai Solariani di Luc Jouret). Quest’idea folle è molto antica e risale al 1300. Margareth Murray, nota studiosa di stregoneria e paganesimo, ha scritto nel libro “Le streghe nell’Europa occidentale” (Garzanti, 1978): “Il sacrificio del dio delle streghe era compiuto in Francia, Belgio e Gran Bretagna. Lo studioso James Frazer ha rilevato che la vittima umana, dio o vicario, non soltanto soggiaceva al suo destino, ma spesso lo anticipava dandosi la morte o mettendosi spontaneamente nelle mani del suo sacrificante”. Questa stessa rassegnazione al sacrificio è stata rilevata nei settari del XX° secolo. Susan Atkins, una delle adepte della Family Manson, ha scritto nel suo memoriale “Figlia di Satana figlia di Dio”: “Dovevo morire per tutta la gente. Loro non lo sapevano, non sapevano ma stavo per morire per loro...”

Non tutti gli adepti del demonio adorano la stessa entità. I cosmisti, come la setta francese della Cosa astrale, credono in un’entità spaziale, una forma di energia che permea l’universo. I satanisti venerano invece il diavolo biblico, l’autentico avversario di Cristo, il signore del Male, l’angelo ribelle all’autorità politica e religiosa. I luciferiani e i diabolici, invece, credono in una versione eretica della figura del diavolo. Sono cioè convinti che il dio cristiano fosse un Signore geloso, intenzionato a tenere Adamo come uno schiavo imbelle recluso in Paradiso, e pensano che l’intervento del serpente, che ha regalato all’uomo la conoscenza, ci abbia liberati dalla tirannia di Dio. Per questo i luciferiani venerano un idolo di matrice templare, il baphomet, un demone con una candela accesa tra le corna: la candela della conoscenza che con la sua luce rischiara le tenebre dell’ignoranza voluta da Dio. Gruppi luciferiani in Italia sono i seguaci di Efrem del Gatto (vero nome Sergio Gatti). Da non confondersi con gli adoratori del Maligno sono i neopagani, che recuperano gli antichi culti greco-romani; i seguaci della Wicca, la religione dell’Europa occidentale precristiani; e i draconiani, un gruppo gnostico convinto che divinità aliene abbiano da sempre controllato energeticamente il nostro pianeta.

Decisamente satanici gli yezidi o adoratori del Pavone, un gruppo eretico in campo islamico, convinto che non un serpente ma il sopracitato pennuto abbiano affrancato l’uomo dalla schiavitù, con il compito di distruggere le forze del bene. Bene che, come si sa, è sempre relativo, specie se dietro le quinte operano i sinarchici.

LE PSICOSPIE

Ma la magia nera non è l’unica tecnica “alternativa” praticata dai sinarchici, che hanno un notevole serbatoio anche nell’universo delle facoltà extrasensoriali. La prima delle notizie esplosive uscì nel novembre del 1991: la Psi Tech, una società americana con sede nel Maryland, aveva spiato per conto delle Nazioni Unite gli arsenali segreti di Saddam Hussein servendosi di... un team di veggenti!

Grazie ad una squadra di potenti sensitivi, il direttore della Psi Tech Edward Dames, un ex ufficiale della CIA, aveva così tracciato una mappa precisa delle installazioni segrete del dittatore irakeno. I telepati della Psi Tech avevano individuato due centrali per la costruzione di armi batteriologiche, i cui piani sarebbero stati poi consegnati al Pentagono. La notizia stupiva in quanto il governo americano, già nel 1988, aveva dichiarato di non avere nessuna intenzione di servirsi di medium e sensitivi in quanto "tutti i test effettuati per stabilire l'esistenza di poteri paranormali erano risultati negativi". Ma evidentemente, dietro le quinte, le cose andavano diversamente. Non solo, nel novembre del 1995 dagli archivi della CIA, il servizio segreto americano con sede a Langley in Virginia, fuoriusciva la notizia che per oltre vent’anni, e per la modica spesa di 32 miliardi di lire, i servizi segreti USA si erano serviti di medium e sensitivi per le loro attività clandestine (o “black projects”). In particolare, per rintracciare il leader libico Gheddafi nel 1986; per liberare il generale Dozier sequestrato in Italia dalle Brigate Rosse; per scoprire, nel 1979, dove fossero i nuovi sommergibili atomici dei sovietici ed infine per individuare le centrali al plutonio dei nordcoreani. I sensitivi, sei potenti telepati la cui identità non veniva rivelata, operavano presso la base di Meaden, Washington, nell’ambito del programma “Stargate” (la porta delle stelle). Il gruppo, per cercare di frugare a distanza nella mente del nemico, si serviva soprattutto della telepatia. Nel 1994 il Congresso degli Stati Uniti aveva posto il veto a questo tipo di esperimenti, giudicati inutili e costosi, ma i servizi della Difesa avevano protestato sostenendo che “le facoltà extrasensoriali esistono e vanno sfruttate”. I sei veggenti, in particolare, avrebbero individuato, nel corso degli anni, sommergibili sovietici e campi di addestramento libici per terroristi. Quanto ai fiaschi, come la mancata individuazione di Gheddafi, i portavoce della Difesa rispondevano: “Erano, sono e saranno inevitabili. Quando i nostri i top gun bombardarono Tripoli nella speranza di uccidere Gheddafi i nostri sensitivi indicarono con precisione il bersaglio: ma quella notte il colonnello non dormì sul posto e scampò alla morte. La colpa, dunque, non è dei sensitivi...”.. L’inchiesta sui veggenti di Meaden è stata condotta, per conto del Congresso, dalla professoressa Jessica Utts dell’Università della California e da Ray Hayman dell’Università dell’Oregon. Mentre la prima ha dichiarato che le ricerche meritavano di proseguire, Hayman si è detto totalmente scettico, visto che i sensitivi ci avevano azzeccato solo nel 15% dei casi. Da allora il Governo avrebbe sospeso i finanziamenti; ma sappiamo invece che lo spionaggio mentale continua ugualmente, grazie ai fondi in nero della CIA.

I russi, del resto, fanno altrettanto, e da più tempo rispetto agli americani. Già nel 1940 girava per il Cremlino Wolf Messing, un ebreo polacco ricercato dai nazisti non solo per le sue origini ma per la sua profezia della fine di Hitler qualora questi avesse attaccato la Russia. Intimo di Stalin, Messing non lesinava dare mostra dei propri poteri di controllo mentale. In un occasione il polacco riuscì a penetrare nella casa di campagna del leader sovietico, in barba alla rigidissima sorveglianza armata, suggestionando mentalmente le guardie del corpo e facendo credere loro di essere Lavrenti Beria, l'onnipotente capo della polizia segreta sovietica. Ma la possibilità di boicottare i nemici psichicamente grazie all'uso di sensitivi Stalin l'avrebbe messa in pratica, a detta del parapsicologo Massimo Inardi, "nel 1953, quando la scoperta di soggetti dotati di facoltà telecinetiche fece balenare, presso le Forze Armate, l'idea di un loro utilizzo a scopo pratico, come l'intercettazione telepatica di piani strategici, il disturbo di strumentazioni tattiche (missili, aerei, radio...), fino alla neutralizzazione a distanza degli armamenti nucleari". In quell'anno è nata la psicotronica, o “scienza delle reali energie umane“, così è stata ribattezzata la parapsicologia nella CSI.

La ricerca ha fatto passi da gigante da quando il governo ha messo le mani su medium e sensitivi dalle capacità a dir poco eccezionali. Come nel caso dei telepati Karl Nikolaev e Yurij Kamenskij che dal 1965 hanno eseguito difficili esperimenti di comunicazione mentale anche a centinaia di chilometri di distanza, con risultati ritenuti talmente sbalorditivi da spingere il Cremlino ad istituire differenti istituti di ricerca sui fenomeni ESP non solo nella capitale, ma anche a Novosibirsk, Odessa, Zhaporozhje, Taganrog e Alma Ata. E questi studi si sarebbero spinti così avanti al punto che, nel dicembre del 1992, la stampa mondiale ha riportato la notizia - quanto seria non si sa - che i sovietici possiedono una macchina psicotronica in grado di amplificare a comando i desideri, permettendo a sensitivi opportunamente manovrati di uccidere a distanza! I dettagli di quest'arma provengono ovviamente da fughe di notizie, raccolte in un documento top secret intitolato “Inventario delle informazioni di cui è proibita la pubblicazione”, un misterioso volume di quattrocento pagine, aggiornato annualmente dagli organi di censura nazionali. In un paragrafo di questo testo militare c'è una sezione dedicata proprio alle armi extrasensoriali. E si citano quattrocento cittadini sovietici che hanno denunciato insoliti dolori o vere e proprie alterazioni psichiche, provocate dalle psicospie. Fra le vittime, ci sarebbe anche un ex colonnello del KGB, pronto a testimoniare che tali apparecchiature vennero usate per favorire colpi di stato e per eliminare oppositori politici, spingendoli al suicidio. Quest'arma sarebbe stata utilizzata per ridurre a miti consigli i sei golpisti rivoluzionari che, nell'estate del 1991, sequestrarono Mikhail Gorbachov. Costoro, pur avendo in mano i codici segreti per lanciare tutte le testate nucleari sovietiche e disponendo dunque in quel momento di un potere immenso, tutt'a un tratto si arresero docilmente ed inspiegabilmente alla Guardia Rossa, lasciandosi arrestare come in trance...

Dell'esistenza di simili armi è convinto anche il colonnello dell'Esercito americano Thomas E. Bearden, un ingegnere nucleare il cui nome è legato a diversi esperimenti top secret per il Pentagono. "Esiste un'operazione segreta dei sovietici battezzata fer-de-lance “, ha raccontato il militare nel volume “Excalibur briefing”, “tesa alla conquista del mondo. L'operazione, ideata durante la guerra fredda, e ad appena pochi anni dalla conclusione della Seconda Guerra Mondiale, è stata ordinata nientemeno che da Stalin, ma i primi risultati vennero raggiunti solo verso la fine degli anni '50. Io credo che la catastrofe nucleare che sconvolse gli Urali nel 1958 fu dovuta ad un esperimento sfuggito di mano, il tentativo di trasmettere a distanza un'esplosione nucleare attraverso l'iperspazio...". In altre parole, un team di sensitivi avrebbe tentato di smaterializzare gli effetti di un'esplosione atomica per rimaterializzarli su un obiettivo nemico. "Ritengo che abbiano usato un cannone nucleare iperspaziale, basato sullo sviluppo del raggio della morte in fase di studio in quel tempo", ha concluso Bearden, al quale l'informazione sarebbe arrivata a Bearden da fonti riservate.

Fantascienza? É probabile; curiosamente però, due anni dopo l’incidente, il presidente Krushev, parlando dinanzi al Presidium, confermava le supposizioni dell'americano annunciando lo sviluppo di una nuova arma “così potente da poter cancellare ogni forma di vita sulla Terra”. Armi psicotroniche o deterrenti psicologici abilmente propagandati?

Sempre Bearden cita un attacco all'ambasciata americana a Mosca, cominciato fra il 1959 ed il 1960, per mezzo di radiazioni. "I sovietici erano interessati a scoprire se avessimo dei soggetti psicotronici. In questo modo hanno irradiato l'ambasciata con radiazioni psichiche ad alto livello, causando vari disturbi ai diplomatici: aritmia cardiaca, infezioni del sangue, cancro. Questi esperimenti continuano tuttora", ha scritto Bearden nel 1988. In quello stesso anno l'agenzia di stampa Agi/Ap dichiarava che "il Dipartimento di Stato di Washington ha accusato i sovietici di continuare a bombardare con fasci di microonde l'ambasciata americana a Mosca. L'Ufficio per la sicurezza diplomatica ha detto trattarsi di segnali a microonde di potenza 5-11 gigahertz. I segnali continuano ad essere rilevati nei locali della cancelleria dell'ambasciata". Il fenomeno, denunciato nel marzo dell' '88, era già noto al governo americano da almeno cinque anni, dopo che l'ambasciatore USA in URSS aveva protestato contro queste interferenze mentali, subite dai diplomatici per un periodo di quattro mesi, "dal 4 luglio al 19 ottobre". Anche in questo caso tali onde mentali sarebbero state prodotte da sensitivi molto dotati psicocineticamente.

La guerra psichica era foraggiata direttamente dal KGB, il servizio segreto russo, una volta appurato che in America la CIA stava facendo la stessa cosa. Ma fortunatamente l'omicidio a distanza era l'ultima delle risorse. I combattenti psicotronici delle due nazioni in lotta si limitavano, in genere, a spiarsi telepaticamente.

Nell'agosto del 1962 nei palazzi del Cremlino si verificava un episodio curioso. Il presidente Krushev veniva preso da una crisi di nervi leggendo sulla stampa che Kennedy aveva dichiarato: “L’URSS ha firmato un trattato militare ed economico con Cuba. Per la Repubblica cubana il trattato è stato ratificato da Che Guevara...". L'esistenza di questo accordo era segretissima e non si riusciva a spiegare in che modo l'Intelligence Department americano ne fosse venuto a conoscenza. L'unica spiegazione era lo spionaggio telepatico. Di questa ipotesi si sono detti convinti due ricercatori del mistero, l'italiano Peter Kolosimo ed il francese Robert Charroux. "Gli americani hanno usato un sensitivo opportunamente stimolato con sostanze stupefacenti", hanno dichiarato.

Molti di questi esperimenti sarebbero stati attuati dai sovietici in una sezione riservatissima adiacente la tristemente nota centrale nucleare di Chernobyl, in mano alla Sinarchia russa (che ovviamente si oppone a quella americana). Ne è sicuro lo studioso polacco Michal Kaszowski che, nella rivista “Nie z tej ziemi”, ha dichiarato:"Molte ricerche insolite sono state portate avanti in Russia. Un test di conquista della materia attraverso lo psi fu sperimentato parecchi anni fa. Lo ha svelato una mia collega di cui debbo tacere il nome. Si tratta di una pubblicista che lavorava per il giornale ‘Kijevskie Novosti’, e che ha scoperto che a Chernobyl, nella celebre e famigerata centrale nucleare esplosa nell' '86, le installazioni erano rimaste contaminate da parecchi pericolosissimi isotopi di plutonio, chiamati americio 241 e 242. Questi isotopi ufficialmente non esistono, e la scienza ufficiale ne prevede la messa a punto ed il controllo solo fra 50 anni. La giornalista ottenne altresì materiale su certi laboratori segreti, conosciuti come Chernobyl 2, dove si conducevano varie ricerche sull'influenza del cervello e della mente umana con tecniche super e subsoniche, o con campi magnetici. Queste tecniche di controllo mentale, con supporto di strumenti e generatori atomici, venivano condotti non da militari o da agenti del KGB ma da un gruppo di satanisti, noti come Bialego Bractwa, o setta dei Fratelli Bianchi... Questi esperimenti psicotronici sarebbero attualmente ancora in corso".

Anche un altro ricercatore polacco mio buon amico, il militare Robert Lesniakiewicz, ha svolto delle indagini che lo hanno portato ad affermare: "Sono sicuro che dietro la catastrofe di Chernobyl si celino esperimenti segreti delle Forze Armate o di altri gruppi. Non è vero che il reattore è esploso per un semplice e banale riscaldamento di un motore, c'è qualcosa di più. Si tentava di mescolare psicocinesi ed energia atomica, si voleva dominare paranormalmente la materia..".

Inutile dire che, trattandosi di esperimenti segretissimi, non esistono prove a sostegno di queste tesi e che tutte le testimonianze si riducono a dei sentito dire. Ma se la veridicità di queste storie è molto dubbia e contestata, esperimenti di condizionamento mentale per programmare ad uccidere sotto ipnosi sono stati comunque condotti durante la guerra fredda. Lo ha potuto stabilire il giornalista tedesco Joachim Ward, che ha dichiarato:"Gli scienziati sovietici avevano sviluppato per conto del KGB un sistema di condizionamento mentale che trasformava in robot alcuni soldati impiegati per missioni speciali durante la guerra in Afganistan. Due degli scienziati da me intervistati, Anatoli Chadrin e Valeri Kanjuka, mi hanno detto che i soldati erano stati programmati in modo da entrare in azione non appena ricevevano via radio un segnale in codice registrato nel loro cervello. La psicoarma fu abbandonata per ordine di Gorbachov nel 1988, ma ora se ne servirebbe la mafia". Un dettagliatissimo servizio su questa psicoarma è stato presentato il 26 maggio 1995 durante il programma “Panorama”, trasmesso dalla televisione pubblica tedesca. Durante il quale è stato spiegato che gli scienziati sovietici utilizzavano onde radio ad alta frequenza in combinazione con parole chiave e codici numerici innestati nel cervello di militari e agenti di polizia.

La lotta di spie, convenzionali e psichiche, tra americani e russi è continuata anche dopo il disgelo gorbachoviano. Nel novembre del 1999 tre infiltrati dei due Paesi sono stati scoperti ed arrestati; nello stesso periodo un misterioso incendio ha distrutto la Lubianka, la sede del KGB a Mosca. Nelle guerre di spie sono adesso coinvolte altre nazioni: la Cina, che in diverse occasioni ha carpito segreti informatici, ed il Giappone, che nel luglio del 2000 ha divulgato via Internet segreti CIA trafugati, riguardanti il personale dell’Agenzia USA e Paesi caldi scelti come obiettivo principale per infiltrare spie.

Negli ultimi anni sono stati svelati anche altri dettagli un tempo segreti: si è saputo che negli anni Settanta i servizi segreti americani avevano speso quasi un milione di dollari all’anno per le ricerche sulle psicospie; vennero a sapere che i russi avevano uno di questi centri a Novosibirsk (ove in seguito i russi condurranno gli esperimenti per le Guerre Stellari) e cercarono di carpirli grazie ad un giornalista del “Los Angeles Times”, che nel 1977 venne arrestato dal KGB proprio mentre tentava di ottenere materiali riservati da un istituto di parapsicologia. I militari ne erano al corrente. Nel 1980 la rivista “Militar Review” pubblicava un articolo sui “nuovi campi di battaglia mentali” e la potenzialità dell’uso dell’ipnosi telepatica in guerra......

E I DISCHI VOLANTI

Un altro fattore determinante nelle scelte occulte del governo ombra americano (ma anche per quello russo) è stato rappresentato dagli alieni. Sia che esistano (come è assai probabile), sia che non esistano, gli UFO hanno avuto un ruolo primario nell’influenzare le scelte dei vertici USA. E così da una parte i servizi segreti hanno raccolto ed occultato prove, intimidito testimoni ed ufologi; dall’altra hanno lasciato fuoriuscire in maniera mirata “rivelazioni” ed “ammissioni” per coprire esperimenti segreti (come lo Stealth, testato in Gran Bretagna e volutamente fatto passare per un UFO), per ottenere fondi per la Difesa (con la scusa della possibile “minaccia esterna”), per seminare confusione fra i credenti, alimentando e strumentalizzando culti ufologici con a capo pretesi “messia” che parlavano per bocca dei “fratelli dello spazio” (tutto ciò, al di là della reale consistenza del fenomeno UFO in sé). Quest’ultima tecnica, detta del discredito, venne utilizzata anche nel campo delle credenze sul paranormale. Nell’ambito dell’Operazione Oracolo un gruppo di agenti CIA schedarono superstizioni, credenze, fobie e nevrosi di molti personaggi del mondo politico internazionale. Secondo quanto ha dichiarato l’ex agente CIA Miles Copeland, lo scopo era quello di contattare poi i loro astrologi, costringendoli a fornire oroscopi manipolati dall’Agenzia. Oracolo fu attiva a partire dagli anni ‘50; vent’anni dopo i servizi segreti francesi dello Sdece fecero altrettanto tentando di corrompere Jean Viaud, famoso astrologo di Arcachon e redattore di “Horoscope”, consultato da molti leader del Terzo Mondo. Ma Viaud, immaginando che avrebbe rischiato la pelle, rifiutò.

Nel campo degli UFO la Sinarchia, secondo quanto dichiarato nel 1997 dall’ex ufficiale del Pentagono colonnello Philip Corso, condusse ricerche segrete per capire come volassero i dischi volanti, in che modo potessero essere trasformati in armi da guerra, con che tipo di energia avveniristica funzionassero. Le ricerche vennero dette di retroingegneria; gli americani avrebbero avuto un disco alieno ed avrebbero cercato di costruirne uno terrestre tentando di carpire la tecnologia aliena (ma invano).

L’interesse vero e proprio dei sinarchici per gli UFO cominciava non tanto il 24 giugno del 1947, data in cui un pilota americano ne vedeva nove nel cielo di Washington e, riportandone la notizia alla stampa, faceva nascere ufficialmente l’interesse per il fenomeno; ma il 3 o 4 luglio dello stresso anno quando, secondo la stampa locale, un disco volante si sarebbe schiantato nel deserto di Corona, vicino Roswell, Nuovo Messico. I servizi segreti americani avrebbero provveduto a recuperare ed occultare il velivolo (e presumibilmente i suoi quattro occupanti, tutti deceduti) e a fare sparire tutte le prove, arrivando persino a minacciare testimoni e giornalisti affinché non ne parlassero più. Oggi, a oltre mezzo secolo di distanza, su quell’episodio non è stata ancora fatta luce. Molti ufologi ritengono che a cadere fu veramente un velivolo spaziale; gli scettici ritengono si sia trattato invece di un’arma segreta americana (un pallone militare tarato per spiare l’attività atomica dei sovietici; questa tesi di comodo è stata ovviamente condivisa anche dall’Aeronautica USA); sia come sia, l’episodio portò alla nascita di una commissione supersegreta nota come Majetic 12, composta da esponenti delle Forze Armate, della scienza e della politica il cui compito, di fatto, era studiare questi ordigni. Lo provano, fra le altre cose, alcuni carteggi emersi alcuni anni fa, ed inviati anonimamente sotto forma di microfilm, al produttore televisivo americano Jaime Shandera. Le carte Majestic, la cui autenticità ha scatenato violenti dibattiti, riferivano di fatto dell’esistenza di un team ultrasegreto, un vero governo ombra dell’illegalità che radunava a sé persone inserite nei gangli vitali del Paese per tramare alle spalle della nazione, contro ogni legge ed ogni regola (basti pensare che in alcuni mandati persino ai presidenti USA venne tenuta nascosta l’esistenza di questo gruppo). In uno stralcio dei documenti erano indicati i nomi dei dodici “apostoli” che fecero parte della prima commissione segreta di studio, così riferendo: “TOP SECRET MAJIC - T52 - EXEMPT (E) - COPIA DI UNO. Operazione MJ-12 è una ricerca di sviluppo top secret/operazione di Intelligence. Unico diretto responsabile è il presidente degli Stati Uniti.

Le operazioni del progetto sono sotto il controllo del gruppo MJ-12 (Majic-12), stabilite tramite speciali ordini esecutivi classificati dal presidente Truman il 24 settembre 1947 sotto raccomandazione del dottor Vannevar Bush e del segretario James Forrestal. I membri del gruppo MJ-12 furono designati come segue: Amm. Roscoe H. Hillenkoetter, Dott. Vannevar Bush, Segr. James V. Forrestal, Gen. Nathan F.Twining, Gen Hoy S. Vandenberg, Dott. Detlev Bronk, Dott. Jerome Hunsaker, Sig. Sidney Souers, Sig. Gordon Gray, Dott. Donald Menzel, Gen. Robert M. Montague, Dott. Lloyd V. Berkner. La morte del segretario Forrestal il 22 maggio 1949 creò una lacuna che venne colmata il 1° agosto 1950, data in cui il generale Walter B. Smith fu nominato sostituto permanente”.

Ho valide ragioni per ritenere che ciò che nacque come un banale team di studio UFO divenne in seguito un vero e proprio governo ombra che, negli anni della Guerra Fredda, arrivò ad estendere la sua sinistra influenza in tutti i campi della vita pubblica dei contribuenti americani e, di fatto, sui Paesi della NATO, Italia compresa.

I primi a dare notizia dell’esistenza del governo ombra furono due giornalisti americani, David Wise e Thomas B. Ross, quest'ultimo giornalista del “Sun Times”, già assistente segretario per gli affari pubblici della Difesa dal '77 all' '81, in un libro intitolato “Il governo invisibile”: “Nella libera America esistono due governi, uno visibile e l'altro invisibile. Il primo è conosciuto, ne parlano quotidianamente tutti i giornali e viene preso a modello democratico nei libri di scuola. Il secondo, invece, è più subdolo, è celato sotto la superficie del cosiddetto establishment. É un meccanismo segreto strettamente intrecciato al primo e si prefigge lo scopo di guidare gli affari politici ed economici del Paese e di dirigere, di fatto, la vita di oltre duecento milioni di americani. Il governo invisibile non è un organo formalmente costituito, ma è un raggruppamento eterogeneo che lega a sé i più disparati uffici e settori del governo visibile. Oltre alla ben nota CIA, asse portante del governo invisibile e principale serbatoio di uomini, si ricollegano ad esso altri nove organismi che fanno parte, taluni in misura minore, della Comunità delle Informazioni. Essi sono:

il National Security Council (NSC)

il Defense Intelligence Agency (DIA)

il National Security Agency (NSA)

il Servizio Informazioni dell'Esercito

Il Servizio Informazioni della Marina (ONI)

il Servizio Informazioni dell'Aviazione (ATIC e AFIS)

l'Ufficio Informazioni e Ricerche del Dipartimento di Stato

la Commissione per l'Energia Atomica (AEC)

il Federal Bureau of Investigation (FBI)”.

Collaborano con la CIA anche moderni enti di difesa, dal NORAD, incaricato di sorvegliare il passaggio di intrusi nel cielo, al NAVSPASUR, il sistema di sorveglianza spazio-navale per mezzo di satelliti, sino al Pentagono e alla NASA. Ma nel Governo Invisibile confluiscono anche molti enti pubblici e privati - persino aziende - apparentemente prive di qualsiasi legame.

“In tutti questi modi”, proseguivano i due reporter, “il governo segreto riesce a controllare l'intellighenzia americana e a indirizzare la vita del suo popolo quasi sempre, a delineare la politica estera statunitense con decisioni che appaiono prese in una determinata direzione e che, invece, vengono segretamente dirottate dal governo invisibile in quella opposta”. É la machiavellica ragion di stato. Diversi presidenti degli Stati Uniti furono succubi di questa logica statalista. Quando, negli anni '80, l'aereo del pilota Eugene Husenfus venne abbattuto dalle forze nicaraguensi, rendendo evidente il coinvolgimento statunitense a sostegno della guerriglia antisandinista, Ronald Reagan, inquisito, si disse più volte all'oscuro delle manovre a favore di una o più forze ribelli nei Paesi del Terzo Mondo. Non stentiamo a credergli. Vera o falsa che fosse la posizione del presidente, essa servì a chiarire una volta di più la finalità del Governo Invisibile. Esso è difatti un'istituzione relativamente recente e ben lontana dai principi democratici dei padri fondatori della nazione americana. Più figlio, potremmo affermare, del maccartismo della seconda metà degli anni '50, questo ente è nato a seguito della constatazione che gli Stati Uniti, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, erano diventati una superpotenza alla quale il comunismo sovietico aveva lanciato una sfida. L'URSS, specie dopo la caccia agli scienziati nazisti e la corsa allo spazio e agli armamenti, si rivelò una minaccia capace di insidiare l'egemonia planetaria dell'America. Questa minaccia, come la storia ci insegna, si è trasformata negli anni nella cosiddetta Guerra Fredda. Pertanto, per bloccare tale minaccia, vennero organizzate una vasta raccolta di informazioni e una sofisticata rete di spionaggio che, solo nel 1964, davano lavoro a ben duecentomila persone.

SPIONAGGIO E BASI SOTTERRANEE

L'informazione riveste un carattere importantissimo nel sistema difensivo CIA. Esiste un sistema centrale di raccolta informazioni e comunicazioni, gestito da branche di sicurezza che appartengono ad ogni Arma. Sui tetti della centrale della CIA a Langley, in Virginia, spuntano almeno 200 antenne di viario spessore e misura, sintonizzate sulle radio private sparse per tutto il globo. “Dove c'è un'anima viva, si trova anche un'emittente della CIA”, ha dichiarato la spia sovietica Adolf Abel. Tali antenne sono collegate ad una segretissima centrale radio, l'accesso alla quale è consentito solo a pochissimi funzionari. Colà per anni hanno lavorato tre strumentazioni spionistiche ai limiti del fantascientifico. Si chiamavano Minicard, Intellofax e Walnut. Minicard è un memorizzatore della Eastman Kodak che funziona elettronicamente e che incamera qualsiasi tipo di informazione; Intellofax è un dispositivo automatico a nastro fotoelettrico che, indipendentemente da qualsiasi condizione di luce o di tempo, immagazzina qualsiasi tipo di immagine e che in un centimetro di pellicola riesce a contenere sino a 100 soggetti; Walnut è un gigantesco calcolatore progettato dall'IBM appositamente per la CIA. Sebbene attualmente Walnut sia stato senz'altro sostituito dai più moderni computer, negli anni '70 questa macchina funzionava egregiamente sia come calcolatore che come cervello elettronico, schedando ogni mese circa 350.000 informazioni di ogni tipo. A richiesta, era possibile sapere vita, morte e addirittura previsioni di sviluppi possibili, cioè il futuro, di singole persone, ditte, operazioni bancarie, titoli, compartecipazioni aziendali, prodotti e brevetti, crac finanziari. Ma soprattutto, Walnut conteneva migliaia di informazioni circa questioni militari, armamenti, nuovi congegni bellici, spostamenti di truppe, esercitazioni, uomini politici, partiti, personaggi pubblici. Il tutto venne coordinato dalla National Defense Agency, insieme con la DIA e con la Defense Communications Agency. Le varie branche raccoglievano dati informativi e materiale fotografico e fornivano comunicazioni per gli altissimi livelli mediante reti di trasmissione a carattere mondiale. I centri amministrativi di queste branche si trovavano nei comandi delle Forze Armate, mentre i gangli operativi, coordinati dai comandi congiunti, si celavano nelle sale operative terrestri aeree del Pentagono e della Casa Bianca. Compito speciale della NSA è tuttora “ascoltare tutto ciò che gli altri vorrebbero restasse segreto”, come ha dichiarato l'ex consulente del Dipartimento di Stato Luttwak. Secondo una statistica compilata nel 1983, ben 33.400 uomini lavoravano per i servizi di informazione nei reparti delle Armi (ASA) che fanno funzionare i centri d'ascolto della NSA. Altri 33.600 erano dislocati nelle comunicazioni sotto il controllo della DCA. Il totale complessivo di queste forze rappresentava il 3% di tutti i militari in servizio. Adesso questo sistema è stato superato da Echelon, un sistema di spionaggio satellitare con basi in America, Gran Bretagna, Australia, Canada e Nuova Zelanda, in grado di intercettare tutte le comunicazioni telefoniche, via mail, fax e cellulari.

Ed infine vi sono le basi segrete, quelle ufficialmente non conosciute nemmeno dal Congresso degli Stati Uniti. La più famosa di tutte, una volta che la stampa ne ha scoperto l’esistenza, è l’Area 51. Di essa sappiamo che la CIA prima e dei non meglio identificati servizi segreti ne sono entrati in possesso negli anni Cinquanta. Dell’Area 51 si cominciò a parlare con una certa frequenza dal marzo del '94, dopo che la serissima rivista “Popular Science” aveva dedicato la copertina all’argomento, pubblicando le uniche foto esistenti della base, piratate da un satellite meteo americano e da uno sovietico. Si tratta di un immenso perimetro riservato a Nellis Air Force Range, nel Nevada, nella zona di Groom Lake, un luogo segreto chiamato Area 51 o Dreamland (la Terra dei Sogni), un poligono militare al di sopra della quale tutti i voli civili e militari sono rigorosamente proibiti. Nel 1955 questa zona veniva controllata dalla CIA ma negli anni '70 passò nelle mani dell'USAF, l’Aviazione americana. In seguito, la zona scomparve persino da tutti i rilevamenti topografici destinati alle cartografie della regione. A Groom Lake venivano sperimentate “tecnologie belliche con laser esotici” contro i satelliti sovietici, meglio definite come “armi di origine straniera” (aliena, secondo gli ufologi, che ritengono che laggiù, in mezzo al deserto, siano custoditi anche cadaveri alieni e frammenti di dischi volanti). Nel 1984, durante l'amministrazione Reagan, i militari acquistarono novantamila acri di terreno attorno a Groom Lake per ragioni di sicurezza. Altri 4000 vennero recintati per impedire ai curiosi, perlopiù ufologi, di accamparsi sulle colline con cineprese e macchine fotografiche per riprendere gli strani ordigni che venivano testati a Dreamland (perlopiù aerei invisibili Stealth ed Aurora). Si dice che la base si estenda per diversi chilometri sotto terra, come l’Inferno di Dante, e che in ogni livello venga studiata una micidiale tecnologia, dagli UFO alle psicoarmi alle manipolazioni genetiche su umani e addirittura su presunti feti extraterrestri.

Il giornalista Tony Pelham è stato uno dei coraggiosi che ha osato sfidare il Governo Invisibile per andare a curiosare nei dintorni di Dreamland, solleticato dalle strane voci sull'Area 51 e sfidando i cartelli militari di divieto di accesso. “Il deserto laggiù”, ha dichiarato, “è pieno di truppe in uniforme mimetica, portano degli M16 e non hanno alcun cartellino di riconoscimento. Non sono dell'Aeronautica, non sono dell'esercito, non hanno alcun genere di distintivo. E c'è mancato davvero poco: stavano per arrestarmi, una o due volte. Ho trovato che questo fosse davvero insolito. Ho sentito le più strane teorie riguardo a questi uomini. Ma loro sfidavano me ed io sfidavo loro. Quando si avvicinavano e mi chiedevano: 'Cosa stai facendo qui?' io rispondevo: 'Cosa state facendo voi qui, questo è territorio libero'. Stavo ronzando intorno ad una zona proibita. La mia opinione è che il governo nasconda qualche cosa che è molto più protetto dello Stealth o dell'U2, qualcosa di clandestino. Non so se ci sia una base sotterranea aliena, non so se siano UFO o extraterrestri, so solo che hanno un apparato di sicurezza molto maggiore di quello che si vede abitualmente attorno a qualsiasi tipo di installazione militare e non capisco perché le guardie in uniforme non abbiano alcun distintivo. Quando ho chiesto loro: 'Siete dell’Aeronautica o dell'Esercito?' non ho avuto risposta. Vi dicono solo di lasciare la zona. Alla fine mi hanno fermato e hanno chiamato il distretto di polizia della contea di Lincoln, in ben tre differenti occasioni. E ogni volta hanno riempito dei fogli su di me ed hanno intimato di non avvicinarmi più alla zona. L'ultima volta, con il pretesto che non avevo nulla da fare vicino ad una installazione militare. Io ho spiegato che non ero nemmeno ad un miglio dalla base, che mi trovavo su un territorio libero. Sei mesi dopo mi avvicinai al ranch Merlin a riprendere un blazer, uno dei loro furgoni fantasma. Non mi ero mai arrischiato troppo a ridosso della zona protetta, ma a volte ci sono andato vicino. Al mio ritorno ad Alamo lo sceriffo chiese di vedermi, riempì un'altra pila di documenti e, in modo molto formale, mi disse: 'Mister Pelham, questa è l'ultima volta che l'avvisiamo. La prossima volta, e parlo a nome dei miei superiori, se lei ritorna su questa strada e si avvicina nuovamente alla base, lei va dritto in prigione!'. In un'occasione in particolare ho avuto una strana esperienza con delle luci che sembravano inizialmente essere lontane, ma che in pochi secondi furono sopra di me. E pensare che non mi sono mai recato lì con una macchina da ripresa, mai rivolto alla stampa o a investigatori per dire che avevo visto un UFO. Io non so cosa ho visto quella notte. Poco tempo dopo, mentre stavo tornando indietro, un blazer mi si avvicinò da una strada laterale, ne uscirono i militari in uniforme mimetica con i loro M16 e mi chiesero come mai stessi ritornando da un’installazione militare. Risposi che me ne stavo lì da solo, seduto nel deserto. Mi replicarono: 'A fare cosa?'. 'Sto guardando le luci'. E loro: 'Quali strane luci, quali luci? Noi non vediamo nessuna luce'...”.

Area 51 in seguito è diventata popolarissima, dopo che ufologi e curiosi di tutto il mondo hanno iniziato ad appostarsi di nascosto, filmando e fotografando gli strani velivoli (o UFO?) che si sollevano dagli hangar sotterranei di Dreamland. Un ufologo, Glenn Campbell, si è addirittura accampato per anni con una roulotte ed ha scattato centinaia di foto e realizzato cartine del territorio, subito veicolate in Internet; il trucco di divulgare immediatamente le informazioni carpite pare sia servito a salvargli la pelle: ucciderlo, per la Sinarchia, avrebbe significato creare un martire, attirando maggiormente l’attenzione. Troupes di ufologi giapponesi, attrezzati di tutto punto con telecamere e macchine fotografiche professionalissime, sono arrivate dal Sol Levante ed anno strappato molti altri segreti a Dreamland (ma nonostante ciò, nulla si sa per certo di ciò che vi è custodito al suo interno); la base è diventata infine conosciutissima, al punto che si ritiene che oramai il Governo Invisibile l’abbia semiabbandonata; viene menzionata nel film “I

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Evola diceva
by Child Thursday, Oct. 27, 2005 at 4:37 PM mail:

Evola affermava che fascismo e nazismo altro non erano che futurismo. Evola stesso è stato un pittore e un poeta futurista, anche se poi è stato conquistato dal dadaismo, che fu in fondo una forma di futurismo più dandy e retrogressa. Insomma più evoluta. ( Si potrebbe dire la stessa cosa comunque di socialismo e comunismo. ) Ciò spiega sinteticamente perché nazisti e fascisti fossero egualmente interessati agli Ufo. Il Nuovo Mondo che avanzava comportava l'ideazione d'un Nuovo Ordine, d'una umanità rinnovata non nella spiritualità vera ma in quella forma di neospiritualità anonuima che era la 'New Age' occultistica della Golden Dawn. Non bisogna dimenticare che tale loggia non è stata edificata alla Fine dell'Ottocento, ma alla Fine del Settecento. E che dietro ad essa vi stavano come sempre i Bauer/ Rothschild. Gl'Illuminati di Weishaupt, ha scritto e affermato ( alla 'Macchina del Tempo' ) una musicologa mozartiana, furono i primi ad autodefinirsi "comunisti". Per cui si comprende come vi sia un filo diretto fra l'Illuminismo settecentesco, forma exoterica dell'Illuminatismo weishauptiano ( frutto del rosicrucianesimo luciferico di Bacone mediato con il gesuitismo degli 'Alumbrados' spagnoli )e il Futurismo. Passando per Nietsche e Marx. Gli Ufo sono il prodotto di quella mentalità distorta affacciatasi al XX Secolo, con il bioterrorismo huxleyano a far da scorta, anch'esso eredità della 'Casa di Salomone' baconiana. Non stupisce quindi che gli Ufo siano stati progettati e varati non solo dai nazisti ma anche dai russi. Come provano i rapimenti vari e le messe incinte di fanciulle russe attuali, scientificamente considerati inspiegabili. In fondo i Waishauptiani furono i padri degli spartachisti che all'inizio del Novecento prepararono la Rivoluzione d'Ottobre. Notare, nel Segno malòedestto dello Scorpione. Il nome in codice di Waishaupt era appunto 'Spartaco'. Era contro di essi che si scagliavano gli strali dell'aristocrazia russa, la quale cercò di svelare il tranello giudaico-spartachista ( Waishaupt era un giudeo gesuiticamente deviato ) con la pubblicazione dei famosi 'Protocolli di Sion'. Ma il progetto spartachista fu attuato egualmente più tardi, complice anche la sciooca boria dei Romanov, che furono così ingenui da cadere nel doppio errore di affidare i loro soldi alla Banca d'Inghilterra ( dei loro cugini Bauer ), ossia i finanziatori occulti della sovietizzazione forzata della Russia. E dall'altra nell'accettare il conflitto col Giappone, che impoverì le casse dello Stato.
Il vero scopo degli Ufo è la materializzazione delle paure e dei fantasmi del Mondo Intermedio. Di ciò tanto l'Urss sovietica quanto la Germania nazista non potevano che essere gli antesignani. Ed ora gli Usa, che sono un misto delle due sotto l'egida del liberalismo protestante, portano avanti il medesimo compito. Non a caso varie paure ci attanagliano nel subconscio in questo inizio di Nuovo Millennio: il terrorismo islamico rende precaria la vita religiosa e spinge al fanatismo i cattolici, così come prima il terrorismo rosso e nero rendeva impossibile la vita politica al di fuori del Centro. Il bioterrorismo ci fa divenire preda delle organizzazioni abilitate a difendere la nostra salute, distogliendoci dai veri problemi realtivi all Sanità ecc. Con le vaccinazioni che procurano più danni che benefici, oltre ad arricchire le società produttrici di farmaci, che come sappiamo sono spesso ocultamente legate ad altre che producono armamenti. Vedi, a titolo esemplificativo, il ruolo della Bayer durante e dopo il Nazismo. Notare il nome! ( Y = U )
Il terorismo ufologico fa da cerniera, spingendoci a credere che la Natura e lo Spazio cosmico non sono il mezzo e il luogo della Creazione, bensì qualcosa di infido che dobbiamo temere. La paura genera stress, lo stress dipendenza e la dipendenza ci rende esseri umani inefficaci, pronti a calr le braghe di fronte a tutto. Strano che proprio un movimento come quello illuminista, che si diceva portatore di novità positive per l'uomo, abbia fomentato indirettamente tutto questo! Capito, ingenuo Celenta, che pure hai buone frecce nel Tuo arco?

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basta
by hidda il fascio Thursday, Oct. 27, 2005 at 5:06 PM mail:

basta spazio ai fasci

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Sei per gli Ufo rossi?
by Child Thursday, Oct. 27, 2005 at 5:18 PM mail:

Oh, Ti capisco! Se non Ti piacciono quelli neri, pazienza!

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