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Riccardo Bonavita, la qualità umana dello scambio
by dal manifesto del 22/9 Friday, Sep. 23, 2005 at 11:58 AM mail:

...........

RICORDI
Riccardo Bonavita, la qualità umana dello scambio
MASSIMO RAFFAELI
È sempre difficile dire in che cosa davvero consista la vitalità, la più profonda vitalità che non ha mai bisogno di esibirsi, nel momento in cui senti che è semplice amore della vita (e delle idee che vanno libere dentro la vita, dal passato al presente, a un possibile futuro); proprio quella sapeva esprimere naturalmente, pulitamente, Riccardo Bonavita, che ieri a Bologna, ha scelto di terminare la propria esistenza. Quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo non possono dimenticare che persona fosse, il rigore della sua formazione di letterato, la qualità della sua cultura (che non ostentava affatto, semmai la dissimulava in lampi di ironia, in intermittenze troppo improvvise per non svelare spesso, e di colpo, il loro fondo di devastante tenerezza), la civiltà della sua conversazione e del suo medesimo scrivere. Scherzava volentieri sul proprio fisico, poco appariscente, minuto, ma forse era un modo per farsi perdonare la sicurezza di una preparazione che stupiva in un uomo così giovane, a tutti gli effetti un ragazzo, uno che arrivava puntuale agli incontri accademici (col quaderno degli appunti, il libro appena letto, la matita smangiata) e sedeva quasi sempre in fondo alla sala, tra gli studenti, così da sembrare uno di loro, all'apparenza solo un poco più timido. Di lì fiondava i suoi interventi, o meglio le sue domande, precise, informate, strizzando gli occhi vivacissimi: era questa la sua maniera, composta e dolcemente impertinente, di tradire una radicata convinzione per cui il discorso sulla letteratura, e più in generale sulla cultura, non può né deve essere mai un monologo, bensì una vicissitudine dialogica, uno scambio e/o una cooperazione. Infatti il dibattito e il libero flusso delle idee lo attraevano molto più delle certezze e delle dissertazioni dell'accademia, che pure era in grado di scrivere dissimulandovi (si trattava quasi di un gesto d'intesa per chi sapeva che uomo fosse) tutta l'ironia e l'autoironia di cui era capace: uno dei paradossi che amava ripetere era quello di avere sbagliato data di nascita, visto che gli era toccato di crescere nel glamour degli anni `80 e non nel decennio precedente, quello dell'antagonismo e del diretto impegno politico.

Che Riccardo fosse un compagno, nel senso più elementare dell'espressione, lo sentivi subito: non perché amasse le posizioni dottrinarie, tutt'altro, ma perché gli era naturale leggere le opere della letteratura, anche i testi più cifrati della poesia, iscrivendoli d'acchito, e senza forzature, nell'alveo della società, nel divenire della storia e dei conflitti sociali. Era uno dei rarissimi critici in Italia per cui non suonasse falsa la parola «militante» e impropria o equivoca la definizione di «marxista»: del resto era convinto che per esercitare bene il proprio mestiere non bastasse citare alla lettera le pagine di un libro ma che fosse necessario conoscere il contenuto dei giornali del mattino, saper nominare con precisione fatti e nomi di chi decide o subisce le sorti del nostro vivere, o del nostro provare a farlo. Non è un caso che il suo primo intervento su Alias, anni fa, concernesse alcuni inediti di Lukacs, e che il suo ultimo articolo per il manifesto, appena il mese scorso, invocasse la ristampa dell'Imperio di Federico De Roberto, un romanzo politico nella piena accezione, laddove ogni male dell'Italia moderna è fatto risalire ai vizi secolari dell'opportunismo ideologico e del trasformismo sociale-istituzionale. L'800 e il `900 restano d'altronde i secoli della letteratura su cui Riccardo ha più a lungo lavorato, suggellando la fatica con un volume che purtroppo uscirà postumo per il Mulino.

Nell'università di Bologna, dove lavorava, si era formato con un grande studioso che lo aveva scoperto e prediletto nonostante la sua proverbiale distrazione, vale a dire Guido Guglielmi, collaborando poi, dentro e fuori dall'università, con una cerchia di maestri e più giovani colleghi che pure gli corrispondevano nella impostazione metodica, da Fausto Curi a Ezio Raimondi, da Niva Lorenzini a Giuliana Benvenuti, da Sandro Mezzadra a Roberto Galaverni e Marco Antonio Bazzocchi, col quale ha firmato nel 2003 una esemplare edizione dei Paralipomeni della batracomiomachia di Leopardi; principalmente su riviste sono usciti nell'ultimo decennio suoi saggi dedicati ancora a Leopardi (memorabile un contributo sugli abusi della critica leopardiana al tempo delle leggi razziali) e soprattutto a Fortini, della cui poesia conosceva ogni sottigliezza e ogni più spinoso stimolo.

In una celebre pagina del filosofo che più amava, Lukacs, è detto: «Quale che possa essere il punto di partenza diretto, il tema concreto, lo scopo immediato di una creazione letteraria, la sua essenza più profonda si esprime nella domanda: cos'è l'uomo? (...) La qualità puramente umana, profondamente individuale e tipica, l'evidenza artistica, è inseparabilmente connessa al concreto radicamento nei rapporti concretamente storici, sociali, umani della loro esistenza». Sono le parole di un umanista, quasi la dichiarazione di fede di un umanista. È lì a sottoscriverla la testimonianza esistenziale di Riccardo, insieme con le pagine che ci ha lasciato, come sanno i suoi amici e i compagni del manifesto che oggi lo ricordano commossi. Dolce e ironico com'era, lo sentono vivo in se stessi, anche se è al di là della linea d'ombra.

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funerale
by ll Friday, Sep. 23, 2005 at 6:24 PM mail:

Il funerale è al Pantheon della Certosa di Bologna, domani 24 settembre, ore 17.

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Sul suicidio del compagno Bonavita
by di Roberto Sassi Monday, Sep. 26, 2005 at 6:56 PM mail:

Sul suicidio del compagno Bonavita
di Roberto Sassi
[Gli interventi in ricordo di Riccardo Bonavita, come questo dell'amico Roberto Sassi, non saranno corredati da foto o illustrazioni, in segno di lutto per la scomparsa di uno dei più affezionati collaboratori di Carmilla.] (V.E.)
La morte di Riccardo mi ha addolorato, ma non sorpreso. L’avevo inaspettatamente incontrato pochi mesi fa, in un reparto psichiatrico, un TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio), una bolgia infernale, dove cadono in massa i più deboli e reietti, ma non solo.
Aveva subito tenuto a specificarmi che lui era un TSV (cioè un ricoverato volontario), perché si era fatto travolgere dal lavoro che stava svolgendo, conoscendo prima momenti di grande esaltazione intellettuale, che poi erano rifluiti in una profonda depressione. Ebbe parole di grande fiducia nei medici che lo stavano curando, e di affetto per gli altri ricoverati.
La lucidità introspettiva, la scioltezza dell’eloquio, l’affabilità dei modi, contraddicevano aspramente la fissità dello sguardo, la rigidità della postura, e soprattutto il fatto di essere finito in quel posto, che di diagnosi e cura ha solo il nome, inerme fino al punto da accettarne il gergo, lo stigma.
Uscii con un profondo senso d’angoscia e di impotenza, chiedendomi come quell’intelligenza con cui mi ero più volte confrontato, su Marx, Bachtin, Brecht e tanti altri, nel retrobottega di una libreria o in un’aula universitaria occupata, potesse essersi volontariamente reclusa nel più solido residuo della più totale delle istituzioni. Quale mostro lo aveva spinto a riversare le sue speranze nelle mani di quei macellai, buoni solo a somministrare fiumi di psicofarmaci?
Non credo sia possibile che il solo stress intellettuale porti al suicidio. Per la depressione reattiva che normalmente segue l’estro creativo, possono bastare un po’ di vino o di hashish, una birra o una tisana di iperico, più difficile sopportare la depressione che si cronicizza per l’accumularsi di frustrazioni che la burocrazia universitaria (perfettamente funzionale ai tagli alla spesa pubblica nel settore) impone alle intelligenze più brillanti di questo paese.
Quello di cui parlo è ben noto, si chiama baronia, precariato a vita, lavoro gratuito super-qualificato, censura, gerarchia, servilismo: l’ambiente universitario.
Chi lo conosce meglio di me, prenda la parola...
Mao dice che chi si uccide non vuole morire, vuole vivere, ma qualcuno gli ha tolto ogni speranza. Io so chi ha tolto la speranza a Riccardo, chi la sta togliendo a migliaia di giovani intellettuali. E’ una questione di dignità, prima ancora che di reddito.
Ribellarsi è giusto!

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Per Riccardo
by di Valerio Evangelisti Monday, Sep. 26, 2005 at 6:58 PM mail:

Per Riccardo
di Valerio Evangelisti, a nome di tutta la redazione di Carmilla
L'annuncio è tardivo perché la notizia ci ha lasciato addolorati e increduli, quasi incapaci di parole adeguate. Riccardo Bonavita non c'è più. Ci ha lasciato due giorni fa, forse vittima di una crisi depressiva legata al superlavoro che svolgeva da quasi un anno: la stesura per Il Mulino di una storia della letteratura italiana che gli toglieva il sonno e consumava le sue energie.
Riccardo Bonavita: coltissimo, sempre pronto all'ironia, sempre sorridente e gentile nei modi. Uno studioso di letteratura tra i più raffinati e promettenti che vi fossero in Italia, ma capace di abbandonare Leopardi, Benjamin e Fortini per bersi una birra e ridere in compagnia. Tutt'altro che accademico nei comportamenti e nelle idee, malgrado i suoi incarichi universitari.
Chi scrive queste righe incontrò per l'ultima volta Riccardo a Parigi, oltre un anno fa, per puro caso. Al tavolino di un bar, passata la mezzanotte, la conversazione scivolò con naturalezza dagli orari della metropolitana al romanzo di Michele Mari Tutto il ferro della Torre Eiffel, che si apre appunto al tavolo di un caffè parigino, e alla lettura di Walter Benjamin fatta da Mari. Riccardo era fatto così: non faceva mai pesare il suo acume, la sua profondità e il suo sapere, ma li mescolava alle chiacchiere abituali quando vi veniva sollecitato, con semplicità e modestia.
Collaborava all'edizione cartacea di Carmilla con racconti e interventi sempre brillanti, che vedremo di ristampare. Qui sotto inseriamo il link a un suo scritto originariamente apparso su Alias, e ripreso da Carmilla On Line.
Se ne è andato un pezzetto di noi, che sarà impossibile sostituire. Un abbraccio alla moglie di Riccardo e uno, virtuale, a Riccardo stesso, amico, fratello, compagno e giovane buono, cordiale e sensibile. Forse troppo sensibile, per i tempi che corrono.

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il vero omicida di riccardo
by r/b Tuesday, Sep. 27, 2005 at 10:46 AM mail:

com'e' che nessuno scrive chiaro e tondo che la depressione che Riccardo attraversava era legata strettamente al suo non ruolo all'interno dell'universita'? Al fatto che la borsa di studio che tanto aspettava, alla fine, dopo le promesse e le mille parole dei suoi "maestri" e' andata all'ennesima "figlia di professore/essa" (leggasi V****** F******)? La cosa piu' rivoltante era vedere nei giorni successivi le facce fintamente commosse dei baroni del dipartimento (basile, curi, lorenzini) e i loro sussurri ipocriti...

ao'. evangelisti, vabbe' che l'universita' di bologna ti da' da mangiare, ma un minimo di onesta' intellettuale....

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con la dignità di un fanciullo
by s/c Thursday, Sep. 29, 2005 at 3:50 PM mail:

Spero che questo r/b non sia quello a cui il compagno Bonavita aveva tolto il saluto.
Comunque, qualcosa (e anche tanto) avranno certo contato le delusioni, i raggiri, i baroni, le corvé universitarie. Non solo, però.
Era una persona che nelle cose ci credeva fino in fondo con istintivo entusiasmo, ma insieme ne vedeva i grigiori, gli accomodamenti, la mascherata ipocrita dell’ordinaria amministrazione, e sottovalutava tutto ciò per partito preso, con ironia elusiva, sicuro della forza lieve e inarrestabile delle idee e delle parole. Aveva votato la mozione Bertinotti per un qualche disgusto o realismo, ma ne distingueva bene il trasformismo avvilente. Aveva iniziato a collaborare a “Nuovamente” solo per riempire di qualche sostanza etica, diceva, quella che gli pareva una piccola congrega di piccoli affari, neppure tanto cristallini. Aveva pubblicato anni fa un racconto su “Carmilla” cartacea e in seguito aveva concesso la riproduzione degli articoli su “Alias”, ma quando sul sito si era visto fregiato del titolo di “collaboratore” si lamentava di trovarsi aggregato a quella conventicola troppo indulgente.
Qualcuno ha detto che se ne è andato con la dignità di un antico, e credo sia così. Anzi, forse con la dignità di un fanciullo. Ormai aveva preso nota: sapeva che il mondo gli stava stretto, che non era della sua misura, psicofarmaci o meno, ruoli o meno (che differenza fa?). Non credo che gli si faccia un buon servizio a cercare il “vero omicida”, gli si toglie anche l’umanità, il fatto che ha voluto e ha scelto.

Pensarti inerme in un manicomio fa male, forse ancor più di come te ne sei andato. Ciao, piccolo Bruto, tu che esplori in noi l’inquieta notte e il deserto sempre più arido meschino stupido del mondo.

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guardare le cose in faccia
by r/b Thursday, Sep. 29, 2005 at 5:10 PM mail:

che triste vedere che certi modi da conventicola abituata alle piccole infamie, congiurette da bar pratellesco non hanno il pudore di fermarsi nenahce davanti alle tragedie personali cosi' dolorose. Tranquillizzati pure, car* s/c, riccardo non mi aveva tolto il saluto (il mio r/b non e' sigla nomocognomesca) e mi soprende tutto questo affannarsi a ridurre, troncare, sopire...

lui non riusciva a credere di essersi infilato nella merda fino al collo e contro tutte le evidenze cercava di trovare la sua strada in quella melma fetida che nutre purtroppo ancora tanta parte anche della sinistra bolognese cosiddetta "radicale", sulle possibilita' di redenzione aveva giocato tutto, e tutto ha perso, perche' vincere deve sempre il paraculo che si arrampica sulle tue spalle e che poi sparge le lacrime di coccodrillo compiaciuto.

Il solo pensiero che qualcuno possa associare la sua limpida figura a quei due coglioni vanesii di genna e evangelisti mi fa solo venire voglia di vomitare...

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Riccordi di un'amico
by Juliana Prather-Falcone Tuesday, Oct. 11, 2005 at 4:47 AM mail: hike24h@mcihispeed.net

Solo oggi, per la sfortuna di abitare troppo lontano, ho sentito della morte di nostro amato amico Riccardo Bonavita. Confermo solo quello che hanno detto tutti che era un'uomo di non solo un gran intellettualita' ma anche una persona che trovava gioia in ogni angolo e vedeva cose che solo le poete possono vedere. Nostra casa e' pieno per fortuna con i libri italiani che lui cercava per nostro figlio ("non vogliamo quelli tradotti ma propio quelli scritti da autori italiani"). L'ultimo libro regalato era una copia del Decamaron da Boccacio inscritto "Per Giovanni, quando sarai un po' piu' grande, questa pizzica di Italia, un po' piccante e molto saporita, Riccardo." Mi manchi gia'.

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In morte di un amico
by Wainer Marchesini Wednesday, Oct. 12, 2005 at 8:35 PM mail:

Perdere Riccardo, per chi come me lo conosceva da 15 anni, è stato duro. Molto duro. Riccardo ha dato tanto a chi lo ha conosciuto ed a chi ha avuto il privilegio di fare cose con lui.
Se la sua assenza lascia un grande vuoto, vedere che qualcuno usa la sua morte per polemiche assurde ed offensive nei confonti del collettivo redazionale di Carmilla provoca solo disgusto. Riccardo ha sempre seguito il lavoro redazionale con interesse e partecipazione ed ha più volte pubblicato suoi scritti su Carmilla, tra i cui redattori contava alcuni dei suo amici (e sottolineo amici) di più vecchia data. Questa è la realtà dei fatti, e nessuno può sognarsi di dire il contrario senza mentire per la gola. Se qualcuno ha voglia di polemizzare con Carmilla, con Valerio o con qualsiasi altro dei redattori della rivista lo faccia, ma a viso aperto ed argomentando (se ne è capace). Nascondersi dietro un morto è troppo facile, ed è un comportamento degno solo di vigliacchi e sciacalli.

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e bravo Marchesini
by r/b Wednesday, Oct. 19, 2005 at 11:57 AM mail:

L'importante è che nessuno osi affermare che Riccardo è morto anche a causa della precarizzazione (anzi, della merdarizzazione) dell'Università.. questo poi no, ohibò L'università di Bologna è bella e santa (e ci dà da mangiare, sennò col cazzo che avremmo tempo da perdere a fare Carmilla)...

L'anonimato, poi, o le sigle sono altamente disdicevoli e impediscono la repressione

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Per r.b, e per Riccardo
by un Carmillo Thursday, Oct. 20, 2005 at 6:35 AM mail:

Caro r.b., tu pisci fuori dal vaso. Vuoi polemizzare con Evangelisti? E'più che lecito, però tieni presente che fu cacciato fuori dall'università di Bologna nel 1990, ai tempi della Pantera. Fu a causa di un articolo aapparso sulla rivista che dirigeva, Progetto Memoria. Evangelisti non ha, da allora, più avuto nulla a che fare con l'università, e vive da tempo con i suoi redditi di scrittore e di sceneggiatore.
Eri tanto legato a Ricardo? Allora saprai che Wainer Marchesini e Giorgio Tinelli, tutti e due redattori di Carmila, erano tra i suoi migliori amici. Idem per Roberto Sassi. Se eri presente ai funerali, te ne sarai accorto.
Insomma. r.b., lascia perdere. Parli di cose che non conosci.

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vale
by r/b Thursday, Oct. 20, 2005 at 12:04 PM mail:

Mmmm non mi pareva di aver mai evocato lo spettro di Evangelisti (anche già perchè particolarmente ripugnante in carne e ossa, figurarsi come ectoplasma) nelle mie sedute spiritiche su Indy... si vede che la coda di paglia porta a leggere cose che sono solo nella propria limitata scatola cranica.

Quello che Riccardo pensava di Carmilla (in particolare nella sbracatissima versione online) è noto e quindi non sto qui a rivangare. Usare la sua morte per farsi un po' di pubblicità mi sembra del resto cosa in linea con il senso morale di chi da una parte fa il duroepuro e dall'altra campa pubblicando col mafioso. Quanti articoli ha pubblicato Riccardo su Carmillaonline, cosi', giusto per curiosità...

Ah, non sono r.b., ma r/b (nel caso qualcuno pensi ancora di potermi confondere con quell'altro bellimbusto che furoreggia a viazamboni34)

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Ma piantala
by Carmillo 2 Thursday, Oct. 20, 2005 at 1:43 PM mail:

Povero rib, sei messo proprio male. Procurati qualsiasi numero di Carmilla, dal 2 in avanti, e vi troverai racconti e interventi di Riccardo. Fu proprio lui a proporre che un suo articolo su Alias fosse riprodotto su Carmillaonline.
Evidentemente, tu Riccardo non lo conoscvi nemmeno.

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ma piantala 2
by Nico Thursday, Oct. 20, 2005 at 5:15 PM mail:

Ma dì un po' r/b, non ti sei ancora rotto i coglioni di percepire il mondo esterno come un grande complotto di traditori, venduti, revisionisti, opportunisti, approfittatori? Hai qualche frustrazione? Ma come fai a speculare sulla morte di una persona, riducendo tutto a polemica pseudopolitica? Almeno su una vicenda brutta come questa, credimi, molto brutta per chi era vicino a Riccardo, molto brutta per i suoi amici e per tante compagne e compagni, non pensi che sia meglio smetterla? Ci sono tanti altri ambiti in cui puoi dare libero sfogo ai tuoi livori. Vacci.

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che tristezza
by Wainer Marchesini Saturday, Oct. 22, 2005 at 10:29 AM mail:

Spero proprio che Cristiana non capiti mai su questa pagina. Ribadisco il concetto: se i cuor di leone anonimi (ah, scusate, è vero, potreste trovarvi ad essere colpiti dalla possente macchina repressiva carmillesca, poverini!) vogliono continuare a polemizzare con Carmilla, Valerio e quant'altri, aprano per cortesia un altro thread e riversino lì le loro frustrazioni. Questa paginetta era stata iniziata da alcuni amici di Riccardo per ricordarlo. Le vostre miserie sono completamente fuori luogo: portatele altrove. Per quanto mi riguarda, visto che mi tocca lavorare 10 ore al giorno (e non certo all'università) per campare, non sprecherò più un minuto del prezioso tempo che mi resta per dar la caccia agli sciacalli. Continuate pure a divertirvi, se vi pare; da soli però, da quegli onanisti intellettuali che siete.

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Smettetela tutti
by mab Saturday, Oct. 22, 2005 at 4:53 PM mail:

Riccardo NON era un ingenuo, e neppure un fanciullo.
Chi gli ha tolto un residuo di speranze ed energie è stato CERTAMENTE quel mondo universitario che egli conosceva fin troppo bene. Tuttavia, le simil-accademie alternative tipo “Carmilla” o “Nuovamente”, anziché gridare struggersi e sbracciarsi, farebbero meglio forse a riflettere e semmai a migliorarsi IN SILENZIO, conservando il ricordo di ciò che hanno perduto, sciupato forse.
In qualche imprecisabile minuscola misura, Riccardo si è ucciso anche per me, anche per voi che sentite ora quasi solo la necessità ingenerosa di incensare la vostra rivista on-line. Perché alla fin fine neppure al di fuori dell’università Riccardo ha riconosciuto qualcosa di meno scialbo e stagnante per cui valesse la pena soffrire, agendo, lottando, cambiando qualcosa. Se questo vi dà fastidio, il problema è vostro. Non tirate in ballo però gli affetti di Riccardo, lui non avrebbe affatto gradito. E pure tu r/b davvero smettila, perché il tuo rancore non è meglio dell’ipocrisia dei cesellatori di gabbie accademiche e/o alternative. Smettiamola tutti.
“Anche i morti non saranno al sicuro dal nemico, se egli vince”.
Qualcuno ricorda, vero?

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toh, i cani da guardia
by r/b Monday, Oct. 24, 2005 at 5:12 PM mail:

rancore? di fronte alla morte di riccardo cos'altro resta se non la rabbia e il rancore per chi l'ha spinto oltre l'abisso? E chi l'ha spinto ha nomi e cognomi, che ora vorrebbero forse lasciare tutto in un ambito "privato"? Ma andate a fanculo, iene di merda, voi che vorreste cibarvi delle sue carni, farne "uno dei vostri", dovreste vergognarvi (ma per vergognarsi uno dovrebbe avere un minimo di dignità, e voi l'avete perso già da troppo tempo).
Sì certo, "aveva dei problemi", sì certo, "una tragedia terribile... ma a noi cosa ne può venire"? E voi sareste dei "compagni"? Verrò a sputare sulle vostre tombe

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più che tristezza, schifo
by nico Monday, Oct. 24, 2005 at 6:10 PM mail:

Anch'io mi associo a Wainer e spero che Cristiana non venga a visitare, o non abbia visitato questo blog. la mancanza di rispetto, il cinismo, la codardia e lo sciacallaggio di certi personaggi è più simile a pratiche fasciste che di movimento. Chiuso il discorso.

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Purtroppo ho visto
by Cristiana Monday, Jan. 23, 2006 at 4:13 PM mail:

Purtroppo ho visto

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