Messaggero Veneto 20 settembre
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MARTEDÌ, 20 SETTEMBRE 2005 Pagina 11 - Cultura e spettacoli Appello alla vigilia del ritorno in Friuli: «Dobbiamo trasformare i potenti in impiegati dello Stato» «Chi viene eletto dipende da noi: dai nostri voti dalle nostre tasse» «Licenziare e rimandare a casa i governanti che falliscono» «Navigare in rete dà alla gente la possibilità della rivoluzione» Grillo: «Fate blog contro i politici e il computer li sommergerà» Domani il comico genovese in scena a villa Manin di TOMMASO CERNO L’uomo si sta evolvendo? Sì, ma verso il pollo. Per questo ci scambiamo le malattie e arrivano certe influenze. Se uno si fa portare a 8 mila metri da terra su un aereo pagando il volo 30 euro è un pollo. Infatti il pollo – che lo sa – non vola: oggi vola l’uomo al posto del pollo. Fa ridere e fa pensare Beppe Grillo, come al solito. Eppure qualcosa di lui è cambiato. Domani il comico genovese tornerà in regione con il tour Beppegrillo.it, alle 21 a villa Manin di Passariano a Codroipo, ma la rotta non è più la stessa. A rovescio rispetto alla teoria “involuzionistica” sugli umanoidi che saltano, incespicano, ruzzolano, oscillano e a volte, solo goffamente, volano ogni giorno più simili ai pennuti, Grillo abbandona il “pessimismo cosmico” che faceva correre via dagli spettacoli con un grande buio dentro e senza più speranze. Alla fine di quel tunnel che una volta si chiamava Italia e oggi si chiama mondo globale Beppe ci piazza una luce: è la luce della rete, di Internet, della comunicazione silenziosa che può – sola – cambiare il mondo. A partire dalla parte del mondo che lui ha sempre amato di meno: i poteri forti e i politici. «Dobbiamo trasformarli nei nostri dipendenti – è l’appello che lancia alla vigilia dello spettacolo –. Il politico ha il solo compito di servire lo Stato, dipende da noi, dai nostri voti, dalle nostre tasse con cui paghiamo il suo stipendio. Dipende dai programmi che noi approviamo e lui deve soltanto eseguire. Se non lo fa, lo si rimanda a casa». Parola di Beppe Grillo, che se deve dare un consiglio agli italiani, «è quello di sostituire la poltrona con uno sgabello e la televisione con uno schermo di computer – dice –. La rete è una nuova possibilità che abbiamo, tutti, per ridimensionare i politici». La metamorfosi della nostra democrazia, che poi altro non è che «una dittatura con il sorriso, qui non bruciano i libri, fanno solo passare la voglia di leggerli», deve cominciare dal nome che assegnammo a chi ci governa: non più onorevoli, propone il comico, qualcosa di diverso, di più impiegatizio, «di più adatto ai nostri dipendenti statali assunti con obiettivo – continua Grillo –. Stiamo facendo un po’ questo con lo spettacolo, invitando tutti a tornare a casa e collegarsi alla rete, per diventare sempre di più e attirare così l’attenzione della gente. La rete si articola in varie cose: ti dà molte possibilità, ti dà modo di arrivare direttamente e senza intermediari al tuo interlocutore». È della rete, più che di tutto il resto, che il politico ha paura. «Il blog è la nuova forma di comunicazione – insiste il comico genovese – che sta inglobando tutto, tivù e giornali. Sta inghiottendo la comunicazione tradizionale che non è libera: mieterà tanti e tanti morti in questo settore. Infatti fra i politici il blog è poco diffuso, perché fa paura. Hanno difficoltà ad aprirne uno, perché il confronto è vero, senza filtri: chiunque può scrivere, chiunque può leggere». Dentro lo schermo di quel computer c’è il germe di una rivoluzione silenziosa, pacata e serena, chiamata rete. Una rivoluzione difficile da mettere in piedi, che ha bisogno di tempo e di bit, e per la quale Grillo ha avviato un porta a porta virtuale, sul suo blog http://www.beppegrillo.it. «Se passa l’idea che il politico è un nostro dipendente – dice –, cioè se molti cominciano a pensare come noi e a credere in quello che stiamo tentando di dire, la conseguenza è semplice: come è possibile che noi siamo a nostra volta suoi dipendenti? E che faccia quel che gli pare? Abbiamo la possibilità di infrangere l’incantesimo, dobbiamo abituarci a pensare al politico così, non deve più interessarci quel che dice, ma solo quel che fa. Poi, se fallisce, è licenziato. Invece qui il governo fallisce tutto e resta lì. Siamo schiavi in casa nostra». Il perché di questa ovatta maledettamente italiana, il partigiano della terza guerra mondiale, quella dell’informazione – come si ama definire Grillo – lo spiegò già dopo la rinuncia a candidarsi alle primarie del centro-sinistra contro Prodi. Non certo per paura di perdere, disse, piuttosto per il timore di vincere. Gli “aggrillati” erano tanti e la scommessa poteva davvero riuscire, ma Grillo denunciò i limiti di «una democrazia che non sta andando da nessuna parte. Sarei stato per una dittatura, con sobrietà e sorriso. Altro che Berlusconi». L’arma per ribaltare tutto questo oggi c’è, però. Ed è proprio la gente. Non quella delle piazze, non quella delle rivolte, quella silenziosa e paziente della rete globale. «Si basa sulla credibilità raggiunta senza filtri, senza palchi e senza regie – spiega il comico –. E su una nuova responsabilità, che la politica guarda con sospetto. Questa è la luce che lascio in fondo al tunnel, questa è la speranza che una volta, anni fa, non davo ai miei spettatori. Sparavo e loro tornavano a casa senza vedere una soluzione ai problemi. Oggi c’è». Possono andarsene a casa e accendere il computer, «possono comprarsene uno se non ce l’hanno, possono togliersi dalla poltrona e mettersi sullo sgabello – dice –. Non troppo, non sempre, basterebbe un po’. C’è da soffrire ancora un pochino, questo lo so». C’è da dire che i computer saranno sempre più semplici e che il progresso high tech che trasformò i transistor in processori e il catodo nei piccoli monitor lcd porterà nelle case strumenti sempre più all’avanguardia: «Vivremo con uno schermo davanti agli occhi – immagina Grillo – dove vedremo tutto, anche la televisione. Ci parleremo, avrà i comandi vocali e potremo così navigare in rete in maniera sempre più semplice. Uno schermo per guardare i film e interagire normalmente. Il mondo va di là». L’Italia però rimane di qua, indietro. «Lo fa perché è un paese guidato da criminali – attacca lui –. Rallentano lo sviluppo delle tecnologie introducendo balzelli, tariffe, vincoli, monopoli. Rallentano la tecnologia bloccando le piccole imprese che fanno ricerca, demoralizzano le persone che hanno delle idee». In un paese che, snocciolando cifre, registra il crollo del prodotto interno lordo e galoppa a colpi di miliardi di euro fuori dagli accordi europei c’è una classifica che preoccupa ancora di più: quell’Italia «ferma al trentanovesimo posto come numero di computer nelle famiglie e al settantanovesimo come libertà di stampa». Quello stesso paese che parla di extracomunitari o, neologismo dei più insulsi, di neocomunitari ma dimentica «che Lituania, Estonia e Corea avanzano a grandi passi verso lo sviluppo – elenca il comico genovese –. Là affermano il digitale per diritto naturale, la cittadinanza digitale e così via». La ricetta giusta per l’Italia forse non c’è mai stata e non c’è neppure ora, «basta con il copyright, servirebbe il copyleft», il permesso d’autore, la possibilità di realizzare un software libero e richiedere che tutte le versioni modificate rientrino sotto il software libero. «Qualcosa però va fatto – aggiunge Grillo –. Si dovrebbe partire dall’eliminazione del diritto d’autore, almeno nella concezione di oggi. Si dovrebbe tornare indietro allo spirito dell’origine: quando il diritto d’autore serviva a proteggere un’idea commerciale, per un po’ di tempo e non per sempre. Oggi si congela ogni cosa per 100 anni e così c’è la morte del progresso». Quale progresso? Quello che nella scala evolutiva – non secondo Darwin ma secondo Beppe Grillo – sta portando appunto il genere umano verso il pollo. «L’influenza del pollo c’è perché stiamo diventando polli. Ci evolviamo in quella direzione e ci scambiamo le malattie». A chi lo ascolta e lo legge, Grillo chiede un salto di livello, «pensare che il nostro futuro dipenda da noi». E anche per questo il tour organizzato da Azalea con l’Azienda speciale Villa Manin torna in regione, ma sarà nuovo. Sulla rete tutto accade più velocemente e anche i personaggi di Grillo riescono a trasformarsi, ascoltando le storie della tribù di “ribelli” che dialogano sul suo blog, passando dalla politica all’ecologia, dall’economia alla salute. Fino ai personaggi di casa nostra che, in scala ridotta ma nemmeno troppo, somigliano sempre di più al mondo attorno. E che tornando a casa dopo lo spettacolo potremo osservare, non più dal divano, ma dallo sgabello. «Senza troppo entusiasmo – avverte Grillo –, c’è ancora un po’ da soffrire. Ancora un pochino».
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