Mobilitazione nazionale contro i CPT, la Bossi-Fini, per il non ritorno alla Turco-Napolitano....
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Report dell'assemblea delle reti dei migranti, antirazziste e contro i CPT del 4 settembre (Roma)
A seguito delle decisioni prese dall'Assemblea Nazionale delle reti antirazziste e contro i CPT tenutasi a Bari il 10 Luglio scorso, in continuità con la grande manifestazione del 4 dicembre 2004, e prima del Forum Mare Aperto dei Presidenti delle Regioni, riconfermate nelle giornate di mobilitazione siciliane dai movimenti per la libertà di circolazione delle persone e per la chiusura dei centri di detenzione per i migranti, domenica 4 Settembre si è riunita l'assemblea nazionale del movimento a Roma - che ha visto la partecipazione di molte reti, organizzazioni, associazioni di migranti e antirazziste - durante la quale si è discusso approfonditamente della fase che sta attraversando il movimento, delle iniziative contro la Bossi-Fini e dei recenti provvedimenti anti-terrorismo di Pisanu, che hanno trovato consenso anche tra le forze politiche del centro-sinistra (e tra coloro che si sono dichiarati disposti a "ridiscutere l'utilizzo dei CPT" ). Questi provvedimenti costituiscono sempre di più elementi di una guerra permanente contro tutti i migranti rendendo ancora più difficile una situazione già pesantemente aggravata dal decreto attuativo della Bossi Fini, con la clandestinizzazione di migliaia di migranti a causa del legame tra contratto/permesso di soggiorno; nei mesi estivi abbiamo assistito a rastrellamenti nei luoghi e nelle abitazioni degli immigrati, retate anti-terrorismo e sgomberi indiscriminati, campagne media che equiparano il migrante (soprattutto se "clandestino") ad un criminale o ad un presunto terrorista rispetto al quale ogni garanzia democratica può essere sospesa ed annullata. L'assemblea, dopo le giornate di Bari e il campeggio antirazzista di Licata , ha condiviso il giudizio positivo sulla ripresa di dibattito e coordinamento unitario tra le varie realtà del movimento antirazzista, e sulle contraddizioni che si sono aperte a livello istituzionale proprio grazie alle lotte e le battaglie di questi mesi e anni da parte del movimento dei migranti e delle reti anti-razziste. Queste contraddizioni possono essere messe a frutto dal movimento a patto di rafforzarne l'autonomia sociale e politica, promuovendo ed estendendo il conflitto con la partecipazione diretta dei migranti stessi nella comune battaglia, proprio perchè consapevoli che le ambiguità presenti nel testo conclusivo del Forum dei Governatori, dove si parla di "superamento dei CPT", e le intenzioni finora espresse dai più autorevoli esponenti del centrosinistra in materia di immigrazione, sono segnali evidenti che non consentono sconti nemmeno ad un probabile futuro governo di centro-sinistra.
Nel rispetto delle indicazioni emerse nelle assemblee di Bari e del campeggio organizzato dalla Rete Antirazzista Siciliana si è poi passati a delineare con più precisione i momenti di mobilitazione del prossimo autunno decidendo:
· una mobilitazione territoriale coordinata contro la Bossi-Fini , i CPT e l'indotto della deportazione e della detenzione dei migranti (Croce Rossa, Misericordia, Compagnie Aeree, ecc.) per l'ultima settimana di settembre e nei primi giorni di Ottobre, da realizzarsi attraverso il coordinamento locale di tutte le realtà antirazziste. Gli obiettivi di queste giornate non saranno solo la non attivazione di questi nuovi CPT, ma anche il rafforzamento della partecipazione diretta dei migranti alla battaglia per la chiusura di tutti i CPT , il coordinamento con le reti no-border e no-cpt del resto di Europa per la continuazione della battaglia contro i centri di reclusione per i migranti dentro ed al di fuori l'Europa di Shengen, i diritti dei richiedenti asilo, la rottura del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro. · una manifestazione nazionale il 22 ottobre per la chiusura dei CPT e la non apertura di quelli in allestimento, che si terrà a Gradisca D'Isonzo e a Bari S. Paolo; l'organizzazione di questi due momenti di mobilitazione è stata affidata alle reti No CPT di Bari e del Nord Est, anche attraverso la redazione di un appello e di un manifesto da far circolare a livello nazionale; nel promuovere la giornata nazionale del 22 ottobre, l'assemblea ha inteso anche rilanciare la rivendicazione dell'amnistia e della cancellazione di tutti i provvedimenti giudiziari avviati contro i militanti ed i migranti per le lotte di questi anni. Non e' una richiesta di sconti verso le istituzioni, ma la coerente rivendicazione da parte del movimento tutto della legittimita' della sua battaglia contro le politiche razziste rafforzate ed esasperate dal governo di centro destra, ed in particolare la rivendicazione della necessità delle azioni di disobbedienza sociale e civile contro i nuovi lager istituiti dagli ultimi governi.
· la proposta, in continuita' con le decisioni dell'asssemblea di Bari (10/7), di una manifestazione nazionale unitaria per il prossimo 3 dicembre 2005 a Roma contro la Bossi-Fini, per non tornare alla Turco-Napolitano, e tutta la legislazione securitaria che alimenta allarmi inducendo ed amplificando l' esclusione, restringendo i diritti di cittadinanza che riguardano tutte e tutti. Il trattamento dei migranti è l'anticipazione del controllo sociale e della precarizzazione del lavoro e della vita di tutti/e, istituzionalizzati anche dalla legge 30. Il perverso intreccio tra contratto di soggiorno e precarizzazione del lavoro mette i migranti in una condizione di continuo rischio di clandestinità rendendo più ricattabili tutti. Le politiche di repressione sono servite a sperimentare un diritto speciale e separato per categorie di persone (migranti, attivisti, tossicodipendenti, ecc) che sempre più le istituzioni utilizzano per applicare una crescente repressione dei movimenti sociali e delle lotte.
· un'assemblea nazionale il 9 ottobre prossimo a Roma, aperta a tutto il movimento, alle reti e alle associazioni, per il coordinamento della giornata del 22 ottobre e la costruzione unitaria della manifestazione nazionale proposta per il 3 dicembre, manifestazione che riprenda gli obiettivi politici e le parole d'ordine della manifestazione nazionale dello scorso 4 dicembre 2004 arricchite dalle indicazioni contenute nel documento finale del 10 luglio a Bari e dalle esperienze di mobilitazione di questi ultimi mesi
Roma, 4 settembre 2005 I movimenti per la libertà di circolazione e per la chiusura dei centri di detenzione per migranti. ----------------------------------------------------------------------------------------------------
Documento dell'assemblea dei movimenti per la chiusura dei CPT Bari 10 luglio 2005 I movimenti per la libertà di circolazione e per la chiusura dei centri di detenzione per migranti accolgono positivamente l'iniziativa dei presidenti di regione e rivendicano il percorso di movimento che l'ha resa possibile. Il Forum di oggi dimostra che si è aperto un profondo conflitto istituzionale. La legge Bossi-Fini e il ministro dell'interno Pisanu hanno trasformato il problema politico dell'immigrazione in guerra permanente contro tutti i migranti, amplificando gli aspetti negativi della legge Turco-Napolitano, che comunque rifiutiamo. Ad una settimana dagli attentati di Londra diventa prioritario rifiutare ogni misura antiterrorismo emergenziale, penale o amministrativa che fa dei migranti le prime vittime ed i capri espiatori di una criminalizzazione preventiva. Infatti, l'attuale politica sull'immigrazione è basata su una razionalità emergenziale e securitaria. La chiusura delle frontiere, la restrizione dei canali di ingresso legale, il restringimento delle possibilità di ricongiungimento familiare, l'esasperazione della precarietà della condizione dei migranti a causa di una rigida connessione tra la durata (e il rinnovo) del permesso di soggiorno ed il rapporto di lavoro, la negazione del diritto d'asilo stanno producendo clandestinità, ricattabilità, irregolarità. Le misure restrittive della libera circolazione e l'uso mediatico di un'associazione continua di clandestino e criminale, hanno portato ad una progressiva clandestinizzazione dei migranti e reso di fatto il clandestino un criminale sui generis, un criminale d'eccezione che non può semplicemente essere arrestato, ma deve essere internato pur non avendo commesso reato alcuno. Tutto questo sta continuando ad alimentare un falso allarme, per indurre ed amplificare una domanda sociale di esclusione, di restringimento dei diritti di cittadinanza che riguardano tutte e tutti. Il trattamento del migrante è diventato il prototipo del controllo sociale e della precarizzazione del lavoro e della vita di tutti, istituzionalizzati anche dalla legge 30. Il perverso intreccio tra contratto di soggiorno e precarizzazione del lavoro mette i migranti in una condizione di continuo rischio di clandestinità rendendo più ricattabili tutti. Le politiche di repressione sono servite a sperimentare un diritto speciale e separato per categorie di persone (migranti, tossicodipendenti, prostitute, attivisti). Dal 1998 - anno in cui la legge Turco-Napolitano ha istituito i centri di permanenza temporanea - un'ampia rete di attivisti ha attuato una critica pratica alla detenzione-deportazione che li sorregge. Il normale funzionamento di queste galere etniche è stato messo in discussione ed è stato rifiutato sia dall'esterno sia dai migranti detenuti all'interno. In forme diversificate è stata praticata la legittima disobbedienza ad una legge ingiusta, riaffermando la contrarietà alla detenzione etnica ed amministrativa, alla distinzione tra persone legali ed illegali, sanabili ed insanabili, e denunciando l'impossibilità di una riforma umanitaria dei CPT. E' per questo che consideriamo e chiediamo siano dichiarati illegittimi i procedimenti giudiziari tutt'ora pendenti a carico di centinaia di migranti e di attivisti che, in questi anni, dall'interno e dall'esterno dei centri hanno messo radicalmente in discussione la detenzione amministrativa. I CPT così come i CDI (Centri d'identificazione per richiedenti asilo) sono istituzioni europee e si assiste al loro proliferare dentro e fuori l'Europa. Chiudere ogni campo di detenzione per i migranti vuol dire opporsi in Italia, in Europa ed al di fuori dello spazio Schengen: ad ogni dispositivo che rende clandestini i movimenti di popolazione alle deportazioni, ai rimpatri, ai respingimenti alle delocalizzazioni delle politiche di controllo dei flussi all'allestimento dei campi all'esterno dell'UE. Vuol dire cancellare l'istituto della detenzione amministrativa ed ogni forma di diritto differenziale. Vuol dire ripensare radicalmente e completamente le migrazioni perché l'unica forma di opposizione ai centri di detenzione è la libertà di circolazione.
Chiediamo: La chiusura di tutti i centri di detenzione dentro e fuori l'Europa La non apertura di quelli in costruzione Amnistia e depenalizzazione di tutti i reati sociali Abrogazione di tutti i reati connessi alla condizione di irregolarità dei migranti sul territorio Rilanciamo la ripresa delle iniziative per la chiusura dei centri di detenzione con due manifestazioni nazionali e la ripresa delle campagne contro gli enti gestori dei centri. Chiediamo ai presidenti di regione riuniti in questo Forum, iniziative di boicottaggio gestionale delle strutture di detenzione. Rilanciamo la ripresa delle iniziative per l'abrogazione della Bossi-Fini, il non ritorno alla Turco-Napolitano, la revoca dei regolamenti attuativi, l'elaborazione di una legge organica sull'asilo.
Proponiamo a tutti: -campeggio a Licata, in Sicilia, organizzato dalla rete antirazzista siciliana a fine luglio -giornata di mobilitazione ed azioni articolate nei territori a settembre -ad ottobre due manifestazioni per la non apertura del CPT a Gradisca d'Isonzo ed a Bari S.Paolo -manifestazione per l'abrogazione della legge Bossi-Fini a novembre Bari, 10 luglio, '05.
I movimenti per la libertà di circolazione e per la chiusura dei centri di detenzione per migranti
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Pattaforma della manifestazione nazionale per la libertà dei migranti a Roma il 4 dicembre 2004
1. la chiusura definitiva dei cpt 2. l’abrogazione della legge bossi-fini, senza che si torni alla precedente turco- napolitano e alla cultura che l'ha ispirata 3. la rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro 4. una legge in materia d’asilo politico che tuteli realmente i richiedenti e i rifugiati 5. una cittadinanza di residenza e il diritto di voto per tutti i migranti 6. la libertà di circolazione e la regolarizzazione permanente per tutti i migranti presenti in Italia 7. il rilascio e il rinnovo immediati di tutti i permessi e delle carte di soggiorno 8. fermare tutte le espulsioni e gli accordi di riammissione
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