ma chi è che guida questo “terrorismo internazionale” così sapientemente tempista, così straordinariamente pragmatico da apparire proprio sempre quando serve, o dovrebbe servire, i calcoli politici dell'Imperatore?
SANA DIETROLOGIA
di Giulietto Chiesa da Avvenimenti del 29 luglio 2005
Straparlano, quelli che parlano di terza guerra mondiale, o semplicemente di Guerra Mondiale, essendosi dimenticati di cosa sono state le due precedenti e non avendo nessuna idea di cosa potrebbe essere, davvero, nelle attuali condizioni del mondo, una guerra mondiale. Che sarebbe senza la minima possibilità di dubbio una guerra nucleare. E' importante ristabilire i significati delle parole, in un'epoca malsana in cui tutto viene banalizzato fino all'estrema scemenza. Che popola gran parte dei media. Tutti quelli decisivi.
E' importante, specie per la sinistra, per non farsi trascinare nel gorgo dell'imbecillità diffusa (spesso ad arte, ma altrettanto spesso in virtù della fondamentale legge del compianto professor Cipolla, secondo cui la percentuale del cretino è costante in ogni ambiente umano sufficientemente numeroso).
Quello giornalistico è uno di questi ambienti.
Ma andiamo oltre: guerra mondiale di chi contro chi?
Qui i luoghi comuni si sprecano.
Anche a sinistra c'è chi, sull'onda dell'emozione – alla quale non sa (o non vuole) contrapporre nessuna analisi ragionata – grida che “la lotta contro il terrorismo internazionale” è la “priorità assoluta”.
Se le parole avessero un senso direi che sono d'accordo. Sì, la priorità è lottare contro il terrorismo internazionale. Perché è evidente che si tratta di terrorismo davvero “internazionale”, su larga scala. Dunque dovremmo cercare di riflettere bene su quante “nazioni” sono impegnate in questo terrorismo. Perché fermarci a ripetere che è il solito Osama bin Laden non mi pare che ci porterebbe molto in là nelle indagini.
E ci troveremmo, magari senza volerlo, nei pressi di quel luogo di indecenza in cui vivono di solito personaggi come il Calderoli, o il Borghezio, o perfino il sedicente ministro Castelli. Il lezzo che promana da quei luoghi dovrebbe essere sufficientemente forte a indurci a starne alla larga. E, nel caso che quei personaggi dell'attuale degenerazione italiana si dicessero soddisfatti del “pacchetto” di misure anti terrorismo internazionale (leggi qui islamico), la sinistra intera dovrebbe dichiarare il proprio dissenso radicale. Per evitare il lezzo, intendo dire. Almeno quello.
Invece non lo fa.
Ora: noi non vorremmo sprofondare nella dietrologia, sebbene sia ben strana la furia che prende certi personaggi del professor Cipolla (abbondanti in televisione) quando ascoltano ragionamenti elementari del tipo: ma chi è che guida questo “terrorismo internazionale” così sapientemente tempista, così straordinariamente pragmatico da apparire proprio sempre quando serve, o dovrebbe servire, i calcoli politici dell'Imperatore?
Gridano alla dietrologia, s'indignano, scagliano invettive. E, qualche volta, non esitano a dare del terrorista, o dell'amico dei terroristi, a colui che queste domande – come noi ostinatamente facciamo da alcuni anni – continua a porle.
Loro la risposta ce l'hanno già, e la conosciamo a memoria. E' Osama, è Al Qaeda. Niente dietrologia! E io mi domando: ma come si può affrontare il problema del terrorismo internazionale senza dietrologia? Il terrorismo, nazionale o internazionale, per definizione, non può essere affrontato, capito, combattuto, senza “dietrologia”. I servizi segreti, fino a prova contraria, sono i primi che dovrebbero occuparsene. Ma, a quanto pare, anche loro sono stati colpiti dalla paura della dietrologia, e non se ne occupano (abbastanza). Mentre George Bush e Tony Blair, portano avanti le loro tesi guerriere, attaccando prima l'Afghanistan e poi l'Irak, cioè facendo guerre contro stati invece che lotta contro il terrorismo internazionale.
Capisco che gl'inglesi e gli americani non abbiano l'esperienza necessaria, ma gl'italiani (parlo dei commentatori italiani) non possono non saperlo. Tutta la storia del terrorismo italiano è intessuta di “dietrologia”. Ne avessimo fatto a meno, ancora penseremmo che a mettere la bomba in Piazza Fontana sia stato l'anarchico Valpreda, aiutato dall'anarchico Pinelli. Invece sappiamo che quella bomba fu fascista e fu messa da fascisti che agivano in combutta con settori “deviati” (non si sa quanto) dei servizi segreti italiani, con la gentile compartecipazione di qualche agente della Cia.
Gli stessi personaggi inclini all'indignazione hanno attaccato immediatamente Galloni, strettissimo collaboratore di Aldo Moro, quando ha dichiarato all'Unità, qualche giorno fa, di aver saputo dallo stesso statista democristiano poi ammazzato dalle Brigate Rosse, che queste ultime erano infiltrate da agenti del Mossad e della Cia. Dietrologia! E il discorso si chiude immediatamente. Nel senso proprio del termine: nessuno ne parla più, silenzio, sabbia e, se occorre, cemento. E che dire del defunto Bertoli, quello che gettò la bomba contro Mariano Rumor davanti alla questura di Milano? Anche lui, guarda caso, risultava avere soggiornato a lungo in Israele. Naturalmente in un kibbuz di sinistra, come si addice a un anarchico. E, vagabondando per l'Europa, aveva ricevuto una bomba a mano, con la quale, ben protetto da servizi segreti la cui identità è nota, aveva attraversato il confine franco italiano per portare a destinazione l'ordigno. Senza “dietrologia” come avremmo potuto inquadrare Bertoli nella strategia del terrorismo? Anche quello, inequivocabilmente internazionale, e – sfortunatamente per la Fallaci – niente affatto “islamico”.
Dunque si deve fare qualche ipotesi. Per carità, solo ipotesi. Noi non conosciamo la verità. Anzi sappiamo che non la conosceremo mai nel corso della nostra vita. Come scrisse Noam Chomsky dopo l'11 settembre, neanche quella verità la conosceremo nei prossimi cento anni. A riprova che il terrorismo internazionale, che ci si vuole vendere come merce scadente, come “islamico”, è straordinariamente potente. Tanto potente da potersi giovare di strutture capaci non solo di programmare gli atti di terrorismo, ma anche di depistare, distrarre, organizzare e nscondere, proteggere i segreti fino alla morte, provocando morte anche tra coloro che quei segreti detengono e potrebbero rivelarli.
Noi possiamo solo cercare di capire dove sono le contraddizioni, le incongruenze, le bugie delle ricostruzioni ufficiali e delle rivendicazioni anch'esse ufficiali. Infatti è da queste che si giunge abbastanza facilmente alla conclusione che la versione che ci è stata fornita dell'11 settembre è falsa, sebbene non si possa dire qual è quella vera. Falsa, perché se fosse vera non ci sarebbe stato bisogno di mentire.
E allora, come modesto suggerimento, perché non ipotizzare non solo il livello del fanatico che mette la bomba, e il livello del mandante che gliel'ha procurata e lo ha indirizzato e finanziato, anche il livello di chi ha ideato l'intera serie? Perché , ad esempio, scopriremmo che non è affatto peregrina l'idea che questo “terzo livello” sia assai diverso dai due precedenti, agisca a loro insaputa, manovri su una scala di priorità ben calcolata usando il fanatismo come lo strumento migliore per nascondersi.
Tutt'altra cosa sta avvenendo. Adesso tutti a giustificare restrizioni alla libertà di movimento, limitazioni delle libertà individuali. Il Patrior Act, atto di morte della democrazia americana, viene riconfermato in peggio. E tutto l'occidente si ricompatta attorno agli Stati Uniti, imitandoli mentre uccidono la propria democrazia, nel momento in cui gli Stati Uniti si trovano nel peggiore dei cul de sac della loro storia, mentre affondano in Irak, mentre annaspano, seppelliti dai debiti, nell'economia mondiale che avevano dominato per sessant'anni.
Ci parlano di scontro di civiltà e intendono Islam contro Occidente. In parte è così, ma solo nel senso che, se non fermiano l'insensatezza degli Stati Uniti attuali, saremo trascinati proprio in un conflitto di civiltà. Così accade che le invettive della Oriana potrebbero alla fine risultare vere, ma per le ragioni opposte – o comunque diversissime – rispetto a quelle da lei denunciate. E' il classico caso della scimmia che, a forza di trepestare sui tasti di un computer , potrebbe alla fine, scrivere la Divina Commedia. Statisticamente improbabile, ma non impossibile.
Qualcuno, persona di solito intelligente (ma di questi tempi è difficile rimanerlo) ha scritto che di questi islamici non possiamo fidarci comunque, perché “rifiutano l'integrazione”. Mi verrebbe da replicargli: è perché mai dovrebbero accettarla? Siamo noi che abbiamo messo in moto un meccanismo infernale – la “nostra” globalizzazione – senza chiedere il permesso a nessuno, meno che mai a loro. Loro (come la gente comune di casa nostra) sono finiti, siamo finiti tutti, in un ingranaggio che ci sta stritolando, mentre i biscazzieri del mondo giocano le nostre vite sulle roulettes dove non perdono mai.
Perché dovrebbero accettare questo esito, che li vede perdenti? Ma mentre parliamo di guerra mondiale contro l'Islam ancora non ci rendiamo conto che è già emerso un gigante, la Cina, dove non scoppiano bombe (per ora) ma che ci sta ridimensionando tutti a una tale velocità da costringerci a scoprire che il verde conterà meno del giallo nel prossimo crocevia della storia .
Ecco perché io penso che l'Europa dovrebbe avere non solo una propria politica estera, ma anche una propria intelligence , capace di fare la sua parte – anche distintamente - nella lotta contro il “terrorismo internazionale". Non potremo salvarci condividendo tutte le responsabilità americane. E neppure seguendo gli Stati Uniti mentre scendono a rotta di collo lungo una china che non sono capaci di invertire.
Il centro sinistra, invece, segue - a malincuore, ma segue – la deriva isterica alimentata da coloro che vogliono toglierci la democrazia e la libertà assai più che combattere il terrorismo. Perché lo fa? Perché non ha una intepretazione di ciò che sta accadendo nel mondo. Ha perduto le coordinate e non ha una rotta. Non riesce a collegare le cose: per esempio lo stato del disastro iracheno e quanto sta accadendo. Per esempio che altre guerre sono in preparazione, come quella contro l'Iran, di cui si parla solo su Internet.
In questo modo saremo costretti a ballare al ritmo delle bombe, senza neppure fare uno sforzo per capire da dove vengono, e perché.
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