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Vertice dei Popoli delle Americhe, a Mar del Plata, Argentina, nel novembre 2005
by Organizzazioni Popolari Autonome Friday, Jul. 08, 2005 at 12:34 AM mail:

La situazione nei paesi latinoamericani è omogenea.L'imperialismo produce la violazione dei diritti più basilari,come quelli all'alimentazione,alla salute,alla casa, all'istruzione,al lavoro.

3ª Incontro Latino Americano delle Organizzazioni Popolari Autonome

Dichiarazione Finale del 3ª Incontro Latino Americano delle Organizzazioni Popolari Autonome, La Plata - Febbraio 2005



E' terminato nella città di La Plata, in Argentina il 3° Incontro delle Organizzazioni Popolari Autonome. L'incontro ha avuto la partecipazione di 400 persone e di più di 50 organizzazioni popolari di tutta l'America Latina. Per tre giorni dette organizzazioni si sono scambiate esperienze ed hanno discusso proposte concrete per fare avanzare la lotta popolare nel nostro continente.



Conclusioni generali

Introduzione

La situazione nei paesi latinoamericani è omogenea. L'imperialismo produce la violazione dei diritti più basilari, come quelli all'alimentazione, alla salute, alla casa, all'istruzione, al lavoro.

Questo non ha trovato nei governi socialdemocratici un'opposizione, ma al contrario la realtà del capitalismo opera come strumento di mutamento per continuare ad applicare il modello neoliberale. Alcuni esempi9 sono dati dalla creazione di basi militari dell'imperialismo nella regione, dal progetto ALCA per il libero commercio, il pagamento dei debiti esteri, le politiche di privatizzazione. Le mobilitazioni sociali vengono criminalizzate con la continuazione del terrorismo di Stato. Benché vediamo nel sorgere di nuovi movimenti sociali sintomi di riarticolazione della nostra classe, siamo peraltro coscienti della necessità di costruire un potere popolare sufficiente a far fronte all'imperialismo.

Costruzione del potere popolare

Quando si parla di potere popolare si parla del fatto che il popolo abbia la capacità di risolvere i suoi problemi da sé stesso, senza delegare ad altri. Il Potere Popolare si ha ogni giorno dove siamo presenti, con la democrazia diretta e l'azione diretta e l'orizzontalità. Si distrugge il potere borghese con il potere popolare. Costruendo il potere del popolo, da oggi andiamo costruendo una nuova società. Per costruire una nuova società di uguali, giusta e solidale è necessario cominciare a praticare questi principi da ora. Si tratta di una questione di correlazione delle forze fra le classi, e gli interessi di classe inconciliabili si articolano da posizioni di forza. Si possono costruire isole di potere popolare, ma dobbiamo crescere sulla base di un progetto unitario.

Il potere popolare deve essere costruito a partire da cinque assi fondamentali:

Organizzare i disorganizzati per fare fronte alla disorganizzazione esistente nella classe creando ambiti di partecipazione con indipendenza politica ed autonomia organica. Autonomia che va intesa come forme integrata ad un progetto unitario. Organizzazione in base ai principi della democrazia diretta e dell'orizzontalità. Il che permetta di applicare metodologie con ciò coerenti.

Unire chi è disperso: per ribaltare la dispersione e la frammentazione del nostro popolo ed unificare le lotte.

Creare una lotta ideologica: per dare vita alla soggettività della classe, ossia per riconoscerci come classe oppressa. Ci rendiamo conto dell'importanza della formazione politica per una costruzione collettiva e cosciente dal basso.

Mantenere l'autonomia dai partiti politici, dalla chiesa e dallo Stato.

Ricostruire i legami sociali ed i valori di solidarietà per rompere con l'individualismo e la decomposizione sociale.

L'accumulazione strategica delle forze per costruire il potere popolare deve essere intesa nel quadro del rafforzamento del campo popolare, giacché in definitiva è il popolo che deve portare avanti i mutamenti e per tale fine non vi è partito o organizzazione politica che lo sostituisca.

Come avanziamo nell'unità

Si è convenuto di portare avanti le seguenti attività:

Reagire alla visita di Bush in Argentina a novembre nel quadro del Vertice delle Americhe, con mobilitazioni in tutti i paesi in cui siano presenti organizzazioni di quest'incontro, contro la fame e l'ALCA.

Partecipare l'11 ottobre alle attività che si svolgeranno in ogni paese e nella regione.

Portare avanti in tutte le mobilitazioni in cui sia possibile la consegna per la liberazione dei prigionieri politici.

Far conoscere la situazione dei prigionieri politici nei vari paesi.

Creare una rete e-mail per mantenere una fluidità di comunicazione.

Prossimo Incontro

Si terrà nell'ultima settimana di febbraio a Montevideo, Uruguay. Il tema centrale sarà nuovamente quello della costruzione del potere popolare. Si è valutata la necessità di organizzare la discussione per settori, e perciò il primo giorno dell'incontro si incentrerà su una discussione generale sulla costruzione del potere popolare fra tutti i presenti, ed il secondo giorno si analizzerà come si costruisce il potere popolare in ciascun settore puntando all'avanzamento di una coordinazione intersettoriale.

comites_resistencia@yahoo.com.br



A questo 3° incontro, hanno partecipato oltre 400 compagn* delle seguenti organizzazioni:

URUGUAY
Centro Social El Galpón de Corrales
Espacio de Solidaridad

BRASILE
Comité de Resistencia Popular – Porto Alegre
Comité de Resistencia Popular – Sao Paulo

BOLIVIA
Red Tinku

CHILE
Biblioteca Popular Puel Mapu
Frente de Estudiantes Libertarios
Comité de Allegados Lucha y Vivienda

ARGENTINA
Frente Popular Darío Santillán
MUP, Movimiento de Unidad Popular
MTD Aníbal Verón
MTD La Verdad
MDO, Movimiento de Desocupados y Ocupados
UTL Sur
MRV26, Movimiento Resistir y Vencer 26 de Junio
Centro Popular Agustín Tosco
CTD Trabajo y Dignidad
Aguanegra
FAEA
Santiago Pampillón
Barrios Unidos (Mar del Plata)
Tinta Roja (Mar del Plata)
Unión de Vecinos Organizados (Mar del Plata)
Centro de Derechos Humanos Zaragoza (La Plata)
Equipo de Educación Popular de la Universidad de
Madres de Plaza de Mayo (Bs. As)
Equipo de Psicología Social de la Universidad de Madres de Plaza de Mayo (Bs. As.)
Comisión Techo y Trabajo (Bs. As)
Gran Parlamento Indígena
Grupo Humanidad (La Plata)
Asamblea Angel Gallardo (Cap. Federal)
Proyecto 19/20 (Bs. As)
Libres del Sur (Bs. As)
COPA La Plata (Bs. As)
Colectivo Desalambrando (Bs. As)
Defensorías Populares Autónomas ASE (Bs. As.)
Cimientos (Bs. As.)
Asamblea Juan B. Justo y Corrientes (Cap. Federal)
Repique (Bs. As.)
Nexos, Universidad Nacional de Quilmes (Bs. As.)
MTD 1º de Mayo (Bs. As.)
Foro Social de Salud (Bs. As.)
Izquierda Gay Lésbica, Transexual, transexual y
bisexual (Bs. As.)
Fábrica Recuperada Tucuy Paj (Bs. As.)
Organización Barrial Juanito Laguna (Bs. As.)
Asamblea de Bajo Belgrano (Cap. Federal)
Grupo de Reflexión Rural (Bs. As.)
Comisión Independiente del Puente Pueyrredón (Bs. As)
Colectivo de Trabajo de Periodismo (Bs. As)
Indymedia (Bs. As.)
Hoy no se fía (Bs. As.)
CIAJ (Bs. As.)
Centro Cultural Kichari (Bs. As.)
Asamblea por el derecho al aborto libre gratuito y despenalizado (Bs. As.)
Comunidad Originaria Kilmes (Bs. As.)
Asamblea de Wilde (Bs. As.)
Coordinadora Libertaria (Córdoba)

CLAC (Canada)
La Boatella (Spagna)
CNT (Francia)


Traduzione a cura di FdCA - Ufficio relazioni internazionali

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Speciale Forum Social Mundial
by Fonte Adista Friday, Jul. 08, 2005 at 12:36 AM mail:

Speciale Forum Social Mundial
Porto Alegre 2005
Fonte Adista
23 - 28 Gennaio 2005
Appello dei movimenti sociali
Siamo i movimenti sociali riuniti nel V Forum sociale mondiale. Il grande successo di partecipazione, pluralista e di massa, al Fsm ci dà la possibilità e la responsabilità di fare di più e meglio le nostre campagne e mobilitazioni per estendere e rafforzare le nostre lotte.
Quattro anni fa il grido collettivo e globale "un altro mondo è possibile" ha rotto la menzogna che il dominio neoliberista è inevitabile, come anche la "normalità" della guerra, della disuguaglianza sociale, del razzismo, delle caste, del patriarcato, dell'imperialismo e della distruzione dell'ambiente. Nella misura in cui i popoli si impossessano di questa verità, la loro forza si fa incontenibile e si va concretizzando in atti di resistenza, rivendicazione e proposta. Per questo, il nuovo della nostra epoca è la creazione e l'estensione dei movimenti sociali in tutti i Continenti e la loro capacità di costruire, nella diversità, nuove convergenze e azioni comuni e livello globale.
In questo quadro, decine di milioni di uomini e donne si sono mobilitate in ogni angolo del pianeta per la pace, contro la guerra e l'invasione capeggiata da Bush contro l'Iraq. I vertici del G8, dell'Omc, del Fmi e della Banca Mondiale, dove pochi pretendono di decidere per tutti e tutte, sono stati messi in questione e delegittimati dall'azione dei movimenti sociali. Le lotte popolari in difesa della natura, dei diritti dei popoli e dei beni comuni contro la loro privatizzazione, come avvenuto in Bolivia, Uruguay e in altri Paesi, dimostrano che esiste la possibilità di mettere in crisi la dominazione neoliberale. Ci si sono aperti nuovi spazi di lotta politica e sociale.
Il neoliberismo è incapace di offrire un futuro degno e democratico all'umanità. E tuttavia oggi, di fronte alla propria crisi di legittimità, riprende l'iniziativa con la forza, la militarizzazione, la repressione, la criminalizzazione delle lotte sociali, l'autoritarismo politico e la reazione ideologica. Milioni di uomini e donne soffrono ogni giorno. Vogliamo qui ricordare la guerra nel Congo che ha già causato quattro milioni di vittime. Per tutto questo, un altro mondo è non solo possibile, ma necessario ed urgente. Coscienti del fatto che il nostro cammino è ancora lungo, chiamiamo tutti i movimenti del mondo a lottare per la pace, per i diritti umani, sociali e democratici, per il diritto dei popoli a decidere del proprio destino e per la cancellazione immediata del debito estero dei Paesi del Sud, a partire dalla "Agenda" condivisa nel V Foro sociale mondiale:
Agenda di lotta

Facciamo appello a tutte le organizzazioni e movimenti sociali partecipanti al Fsm e a tutti quelli che non hanno potuto essere presenti a Porto Alegre, per impegnarci insieme in una campagna per l'immediata e incondizionata cancellazione del debito estero illegittimo di Paesi del Sud, a cominciare dai Paesi colpiti dallo tsunami e da quelli che hanno sofferto terribili disastri e crisi nei mesi recenti.
Appoggiamo i movimenti sociali del Sud che si dichiarano creditori dei debiti storici, sociali ed ecologici. Esigiamo il riconoscimento internazionale di questi debiti per fermarne l'incremento e per la restaurazione dei nostri ecosistemi e il risarcimento ai popoli. Esigiamo che cessi l'esecuzione di progetti e di "accordi di integrazione" che facilitano il saccheggio delle risorse naturali nei Paesi del Sud. Sosteniamo l'esigenza dei movimenti sociali di contadini e pescatori delle aree colpite dallo tsunami affinché le risorse per l'emergenza e la riabilitazione siano amministrate direttamente dalle comunità locali ed evitare così nuovi debiti, colonizzazione e militarizzazione.
A due anni dall'invasione dell'Iraq l'opposizione globale alla guerra è più grande che mai. Per il movimento contro la guerra è tempo di moltiplicare le azioni e non fare marcia indietro.
Esigiamo la fine dell'occupazione dell'Iraq. Esigiamo che gli Usa la smettano di minacciare l'Iran, il Venezuela e altri Paesi. Ci impegniamo a stabilire maggiori contatti con le forze anti-occupazione in Iraq e in Medio Oriente. Rafforzeremo le nostre campagne contro le aziende transnazionali implicate nell'occupazione; appoggiamo i militari che rifiutano la partecipazione alla guerra e difendiamo gli attivisti perseguiti perché sono contro la guerra.
Chiamiamo i movimenti a mobilitarsi il 19 marzo per un grande giorno di azione globale per il ritiro delle truppe d'occupazione dall'Iraq. Mai più guerre!
Appoggiamo tutte le campagne per il disarmo e la smilitarizzazione, compresa quella contro le basi militari degli Stati Uniti nel mondo, le campagne per il disarmo nucleare, per il controllo del commercio delle armi e per il taglio dei bilanci militari.
Con la scusa del "Libero Commercio" il capitalismo neoliberista avanza nell'indebolimento degli Stati, nello scardinamento delle economie e nella "legalizzazione" dei privilegi per le aziende transnazionali attraverso i Trattati di Libero Commercio (Tlc). Fallito l'Alca per la pressione popolare, ora si obbliga il Centroamerica ed altri Paesi a sottoscrivere Trattati di Libero Commercio bilaterali che i popoli rifiutano. In Europa, la direttiva Bolkestein della Ue vuole imporre la privatizzazione completa dei servizi pubblici. In questo contesto, chiamiamo tutti e tutte a mobilitarsi per le Giornate di Azione Globale, dal 10 al 17 aprile, per il Vertice dei Popoli delle Americhe, a Mar del Plata, Argentina, nel novembre 2005; e per la VI Riunione ministeriale dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, a Hong Kong, nel dicembre 2005.
Appoggiamo la Marcia Mondiale delle Donne che organizzano una nuova campagna di azioni femministe globali, percorrendo il mondo a partire da Sao Paulo l'8 marzo per terminare il 17 ottobre in Burkina Faso, per riaffermare il loro impegno nella lotta contro il neoliberismo, contro il patriarcato, l'esclusione e la dominazione. Convochiamo tutti i movimenti a costruire in questo periodo azioni femministe contro il libero commercio, il traffico sessuale, la militarizzazione e per la sovranità alimentare.
Sosteniamo gli sforzi dei movimenti sociali e delle organizzazioni che promuovono la lotta per la dignità, la giustizia, l'uguaglianza e i diritti umani, specialmente quelli dei Dalits, degli afro-discendenti, dei popoli indigeni, rom, burakumins e dei più oppressi e repressi settori della società.
Chiamiamo alla mobilitazione di massa contro il vertice del G8 in Scozia dal 2 all'8 luglio. Andremo per le strade e parteciperemo al controvertice di Edimburgo e Gloneagles. Esigiamo: che la povertà diventi solo un ricordo, che si fermi la guerra, si cancelli il debito e si introduca una tassa globale alle transazioni finanziarie per finanziare lo sviluppo.
Protestiamo contro le politiche neoliberiste e contro gli appoggi militari dell'Unione Europea verso l'America Latina. Convochiamo una mobilitazione per la solidarietà fra i popoli in occasione del Vertice dei Presidenti dell'America Latina e dell'Unione Europea nel maggio 2006, a Vienna, in Austria.
Lottiamo per il diritto universale ad una alimentazione sana e sufficiente. Lottiamo per il diritto dei popoli, delle nazioni e dei contadini a produrre i loro alimenti. Siamo contro i sussidi all'esportazione che strozzano le economie delle comunità rurali. Evitiamo il dumping alimentare. Rifiutiamo gli alimenti transgenici perché, oltre a porre a rischio la nostra salute ed il nostro ambiente, sono lo strumento per il controllo dei mercati da parte di cinque imprese transnazionali. Rifiutiamo i brevetti su qualsiasi forma di vita e specialmente sui semi visto che è un modo per appropriarsi delle nostre risorse e della conoscenza associata ad esse.
Esigiamo la Riforma Agraria come strategia che permetta di garantire l'accesso dei contadini alla terra, che sia garanzia di alimentazione sana e sufficiente e che non consenta che si concentri la terra nelle mani delle transnazioanli e dei latifondisti. Esigiamo l'annullamento delle azioni contro i contadini di tutto il mondo, la liberazione dei contadini e prigionieri politici, la sospensione della militarizzazione delle zone rurali. Appoggiamo la produzione sostenibile basata sulla preservazione delle risorse naturali: suolo, acqua, boschi, aria, biodiversità, risorse idrogeologiche, ecc. Siamo per il sostegno della produzione organica e agroecologica.
Chiamiamo alla mobilitazione nella giornata mondiale dei contadini, il 17 aprile, e nell'anniversario della morte di Lee (leader sindacale coreano suicidatosi a Cancun, ndt) il 10 settembre contro la Omc.
Sosteniamo le campagne e le lotte in difesa dell'acqua come bene comune pubblico, contro la sua privatizzazione e per il riconoscimento dell'accesso all'acqua come diritto umano, come ad esempio la campagna "No alla multinazionale Suez in America Latina". Invitiamo a partecipare al Forum Internazionale dal 18 al 28 marzo a Ginevra.
Condividiamo l'esigenza di costruire un'alleanza fra movimenti sociali e reti per un "Contratto mondiale per il clima. Un mondo solare è possibile". L'energia è diritto alla vita ed è un bene comune. La lotta contro la povertà e il cambiamento climatico esigono che l'energia sostenibile sia tra le priorità delle iniziative e campagne del movimento sociale. Appoggiamo la marcia internazionale sul clima in novembre.
La "Responsabilità sociale delle Transnazionali" non vuole eliminare gli abusi e i crimini delle transnazionali. Per questo deve essere seriamente sfiduciata. I movimenti lavoreranno insieme per sottrarre potere alle transnazionali, fermare i loro abusi e crimini. Le comunità devono poter avere la libertà di proteggere se stesse, il loro ambiente e la società dal dominio delle transnazionali.
Sosteniamo le campagne contro le transnazionali che violano i diritti umani, sociali e sindacali, come quelle contro la Nestlé e la Coca-Cola in Colombia; e, la Pepsi e la Coca-Cola in India.
Appoggiamo la lotta del popolo palestinese per i suoi diritti fondamentali e nazionali, compreso il diritto al ritorno, basati sul diritto internazionale e sulle risoluzioni dell'Onu.
Chiediamo alla comunità internazionale e ai governi di imporre sanzioni politiche ed economiche a Israele, incluso l'embargo sulle armi. Chiamiamo i movimenti sociali a mobilitarsi anche in direzione di disinvestimenti e boicottaggi. Questi sforzi hanno l'obiettivo di fare pressione su Israele perché accetti le risoluzioni internazionali e rispetti il parere della Corte internazionale di Giustizia sullo stop alla costruzione del muro illegale di apartheid e porre fine all'occupazione.
Appoggiamo gli attivisti israeliani per la pace e i refusnik nella loro lotta contro l'occupazione.
Condanniamo l'ingiusto embargo contro Cuba e chiediamo un giudizio giusto per i cinque cubati prigionieri negli Stati Uniti. Allo stesso modo, esigiamo il ritiro immediato delle truppe militari straniere da Haiti.
Riconosciamo la diversità di opzione sessuale come espressione di un mondo alternativo e condanniamo la sua mercificazione. I movimenti si impegnano a condividere la lotta contro le esclusioni per identità, genere e omofobia. Uniremo le nostre voci contro tutte le forme di mercificazione del corpo, della donna e delle persone Glbt (gay, lesbiche, bisessuali e transessuali).
Sosteniamo il processo di costruzione di una rete globale di movimenti sociali impegnati per la difesa dei migranti, dei rifugiati e dislocati. Il neoliberismo e le politiche della "guerra contro il terrore" hanno prodotto la crescita della criminalizzazione degli immigrati, la militarizzazione delle frontiere, della clandestinità, della disponibilità di forza-lavoro sotto costo. Appoggiamo la campagna per la ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite per i diritti dei migranti che nessuno governo del Nord vuole accettare. Sosteniamo la campagna per formare un organismo indipendente che sanzioni i governi che non rispettino la Convenzione di Ginevra per i rifugiati e i diritti dei e delle migranti.
Sosteniamo le campagne e le lotte per i diritti dei bambini e delle bambine contro lo sfruttamento sessuale e lavorativo, contro il traffico dei bambini ed il turismo sessuale.
Appoggiamo l'appello degli esclusi, dei senza voce, per sviluppare una campagna di solidarietà attiva e dare impulso ad una marcia mondiale nella quale gli oppressi/oppresse e gli esclusi/escluse del pianeta levino la loro voce per conquistare il diritto ad una vita degna.
Dal 14 al 16 settembre, all'Assemblea generale dell'Onu, i capi di governo di tutto il mondo assumeranno decisioni sulla riforma delle Nazioni Unite e rivedranno i loro impegni per sradicare la povertà. Sono loro i principali responsabili dell'at-tuale situazione critica dell'umanità. Sosteniamo l'appello delle reti internazionali che invitano alla mobilitazione globale il 10 settembre per un nuovo ordine mondiale democratico e contro la povertà e la guerra.
Appoggiamo l'appello alla mobilitazione del 17 novembre, nel giorno internazionale degli studenti, in difesa dell'edu-cazione pubblica, contro la privatizzazione e la transnazionalizzazione dell'educazione.
In solidarietà con il Venezuela, la gioventù del mondo è chiamata a partecipare al 16.mo Festival mondiale della gioventù e degli studenti in Venezuela nei giorni dal 7 al 15 agosto.
La comunicazione è un diritto umano fondamentale. Appoggiamo l'appello per le mobilitazioni nell'ambito del Vertice mondiale della Comunicazione, a Tunisi il 16-18 novembre. Appoggiamo l'appello per una forte convenzione internazionale sulla Diversità Culturale e ci opponiamo alla mercificazione dell'informazione e della comunicazione da parte della Omc.
Sosteniamo l'economia sociale come espressione concreta di una alternativa di sviluppo giusto, solidale, democratico ed egualitario.
In difesa della salute pubblica e contro la sua privatizzazione, facciamo appello a tutti i popoli del mondo per una lotta permanente. Facciamo appello alla mobilitazione nell'ambito dell'Assemblea generale in Difesa della Salute dei Popoli, a Cuenca, Perù, 2005, e del Forum Mondiale della Salute nell'ambito del Forum Sociale Mondiale in Africa nel 2007.
Questa è una piccola manifestazione dei movimenti sociali in lotta.


Globalizziamo la lotta, globalizziamo la speranza!

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Organizzazione degli Stati Americani: storia e prospettive, nel panorama dell'integrazione
by Marica Di Pierri Friday, Jul. 08, 2005 at 12:39 AM mail:

Organizzazione degli Stati Americani: storia e prospettive, nel panorama dell'integrazione politica

Il 2 maggio scorso è stato eletto a Washington il nuovo segretario generale dell'Organizaciòn de los Estados Americanos (OEA). Si tratta del Ministro degli Interni cileno Josè Miguel Insulza (eletto con 31 voti a favore, 2 astensioni e una scheda bianco) candidato del Mercosur, che è riuscito - grazie alle sue doti di politico e mediatore navigato - a spuntarla contro il candidato sostenuto dagli Stati Uniti d'America, il Ministro degli Esteri messicano Ernesto Derbez.

Marica Di Pierri

Equilibri.net (24 maggio 2005) http://www.equilibri.net/

Le circostanze dell’elezione

Dopo il ritiro del candidato messicano Derbez, era ormai chiaro che dalla plenaria del 2 maggio a Washington sarebbe uscita la designazione del cileno Insulza. L’orientamento era già emerso inoppugnabilmente nella riunione a tre della settimana precedente a Santiago del Cile, presenti lo stesso Derbez e il Segretario di Stato Americano Condoleeza Rice. Insulza, già giovanissimo ministro nel governo di Alliende ed ora navigato reggente degli Affari Interni nell’attuale amministrazione di Lagos, aveva dichiarato, al termine dell’incontro, che “il Ministro Rice ha finito con l’appoggiare una scelta consensuale, motivo per cui al momento sono anche il candidato degli Stati Uniti, e non v’è motivo che nessuno per questo si senta sconfitto”.
Nonostante ciò, indubbiamente, la mancata designazione del candidato appoggiato dagli Stati Uniti rappresenta un chiaro insuccesso per la politica estera della Casa Bianca.
Nella storia dell’Organizzazione, che conta al suo attivo quasi un secolo di attività, non era mai successo che venisse designato un candidato che non godesse dell’appoggio nordamericano. Tale avvenimento pare un chiaro segnale del rifiuto – proveniente dalla quasi totalità dei Paesi del subcontinente - di continuare ad assoggettarsi agli interessi economici statunitensi nella regione latina, e ciò appare ancora più evidente se si pensa che ad avere la meglio non è stato solo l’antagonista del candidato targato USA, ma anche un fiero difensore della causa del Mercosur, ovvero del più importante tentativo di creazione di un Mercato Comune del Cono Sud, in antitesi con i tentativi nordamericani di far salpare la nave del Trattato di Libero Commercio delle Americhe (FTAA o ALCA).
Nel suo discorso di insediamento, il neo-eletto Insulza dichiarava che “i Paesi latinoamericani devono approfittare dell’opportunità di rafforzare l’istituzione, per renderla un reale spazio di rispetto dei valori democratici e di attenzione per i diversi interessi presenti nell’emisfero. (….) E’ indispensabile garantire il pieno rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini, così come dello stato di diritto, delle libertà individuali, delle minoranze e delle istituzioni del sistema democratico”.
Insulza sembra possedere le qualità politiche per incidere in maniera sensibile sulla gestione politica dell’Organizzazione, sfuggendo al rischio di trasformare il Segretariato Generale in un posto di potere dotato di scarsissima autonomia, rischio conseguente all’usuale supremazia del Consiglio Permanente, organo politico dell’istituzione in cui confluiscono gli interessi economici e politici dei Paesi membri.



Breve storia dell’OEA

Nel 1890, durante la Prima Conferenza Internazionale Americana, tenutasi a Washington, vide la luce l’Unione Internazionale delle Repubbliche Americane, primo reale tentativo di integrazione regionale dalla nascita dello Stato moderno, che si convertì poi, con una risoluzione adottata nel 1910, nell’Unione Panamericana (UP).
Il 30 aprile del 1948, con la firma del Trattato di Bogotà, ad opera di 21 paesi (Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba – sospesa poi nel 1962 – Ecuador, El Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù, Repubblica Dominicana, Stati Uniti d’America, Uruguay e Venezuela) dalle ceneri dell’UP nasceva la OEA, destinata a crescere fino ad includere attualmente 34 nazioni del continente, con l’adesione differita di Barbados (1967), Trinidad e Tobago (1967), Giamaica (1969) Grenada (1975), Suriname (1977), Repubblica Dominicana (1979), Saint Lucia (1979), Saint Vincent e Grenadine (1981), Antigua e Barbuda (1981), Bahama (1982), Saint Kitts e Nevis (1984), Canada (1989) e Belize e Guyana (entrambe nel 1991).
I Paesi membri dell’OEA hanno intensificato sensibilmente la cooperazione dalla fine della Guerra Fredda, assumendo via via nuove ed importanti sfide. Nel 1994, a Miami, fu celebrato il Primo Vertice delle Americhe, durante il quale si concordarono obiettivi di sviluppo politico economico e sociale.
Nel 1997, fu proposto ed approvato il Protocollo di Washington, che emendava la Carta dell’Organizzazione degli Stati Americani, firmata nel 48 a Bogotà. Nel documento veniva attribuito all’Organizzazione il diritto di sospendere uno Stato membro il cui governo democraticamente eletto fosse stato ribaltato mediante l’uso della forza.
Inoltre, durante la Tercera Cumbre de las Americas, tenutasi nel 2001, i leader dei Paesi dell’emisfero, delegavano all’Assemblea Generale lo studio e la realizzazione della Carta Democratica Interamericana, che, come esposto in seguito, da allora funge da somma fonte per la tutela e la vigilanza sulle istituzioni democratiche.
Infine, nel giugno dello scorso anno (durante la XXIII Assemblea Generale dell’OEA tenutasi a Santiago del Cile), veniva eletta la nuova Commissione per i Diritti Umani (CIDH), che, come si vedrà di seguito, si occupa di tutelare i cittadini dei Paesi membri contro gli abusi compiuti dai rispettivi governi. L’evento ha assunto particolare rilevanza perché ha sancito l’esclusione degli Stati Uniti dal massimo organismo di garanzia in materia di Diritti dell’Uomo.

In seno all’organismo giurisdizionale sono stati eletti rappresentanti di 33 Paesi, ma neanche uno dei rappresentanti che godevano dell’appoggio della Casa Bianca ha ottenuto la designazione, sintomo questo della rinnovata insofferenza con cui i Paesi del subcontinente avvertono la pesante influenza statunitense, esercitata prima di tutto attraverso istituzioni come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale.
Sebbene non si possa parlare di una svolta epocale, si tratta pur sempre di un segnale politico inequivocabile di cui Washington non potrà non tener conto.



Obiettivi e temi d’interesse dell’OEA

Obiettivi principali dell’OEA, enumerati nella Carta di Bogotà, sono:

- la difesa della democrazia ( proprio l’11 settembre del 2001, veniva ratificata da tutti i rappresentanti degli Stati membri la Carta Democratica Interamericana, che definisce gli elementi essenziali per la democrazia e stabilisce strumenti d’intervento nel caso sia posta in pericolo. Inoltre, organismo dell’Organizzazione è l’UPD – Unità per la Promozione della Democrazia – che vigila sulla regolarità delle operazioni elettorali nei Paesi membri)

- la protezione dei diritti umani (tenendo conto dei problemi emergenti in tutto il continente, primi tra i quali l’abuso di potere della polizia, la violazione delle procedure legali e la mancanza di indipendenza dell’amministrazione della giustizia, sono state istituite in seno all’OEA la Corte Interamericana e la Commissione Interamericana per i Diritti dell’Uomo, quest’ultima destinata ad accogliere, esaminare e decidere sui ricorsi dei cittadini che denunciano violazioni dei propri diritti da parte di uno dei Paesi membri)

- il rafforzamento della sicurezza interna (affidato al Comitato Interamericano Contro il Terrorismo, che studia misure per prevenire il finanziamento del terrorismo e favorire il coordinamento tra le istituzioni di polizia e giudiziarie dei vari paesi)

- la promozione del libero commercio (a causa della costante pressione statunitense sull’Unità di Commercio dell’OEA, quest’ultima ha sempre ampiamente appoggiato le trattative per la firma del Trattato che darebbe il via libera all’ALCA, il Trattato di Libero Commercio delle Americhe, che però stenta a prendere il via a causa delle perplessità di gran parte dei Paesi latinoamericani)

- la lotta contro la corruzione (nel 1996, veniva firmata la Convenzione Interamericana Contro la Corruzione, nel quale sono previsti strumenti di controllo e di diagnosi dei risultati raggiunti con la ratifica della convenzione)

- la lotta contro droga e narcotraffico (per la quale è stata creata la Commissione Interamericana per il Controllo dell’Abuso di Droga. I risultati del lavoro della Commissione vengono controllati tramite un Meccanismo di Valutazione Multilaterale, ideato per favorire la collaborazione e il coordinamento tra le forze dell’ordine e le istituzioni dei diversi Paesi).

Oltre a ciò, rientrano nelle priorità dell’Organizzazione: la tutela dell’uguaglianza dei sessi, la promozione del dialogo nazionale e della cultura democratica, la ricerca di nuovi approcci per lo sviluppo sostenibile e lo studio di misure contro i danni ambientali e la protezione del patrimonio naturale.



Struttura direttiva dell’Organizzazione

Per ciò che attiene al profilo organizzativo, il nucleo direttivo dell’OEA si compone di tre organi principali:

l’Assemblea Generale, che stabilisce politiche concertate ed obiettivi dell’Organizzazione, e nella quale confluiscono i Ministri degli Esteri di tutti gli Stati membri in una sessione dibattimentale convocata annualmente;

il Consiglio Permanente, formato da ambasciatori nominati da ciascuno Stato membro, che si riunisce periodicamente nella sede di Washington per delineare strategie politiche e d’intervento. La presidenza dell’organo ruota ogni 3 mesi tra tutti i Paesi membri, in ordine alfabetico. Ogni Paese, a prescindere dalla popolazione o dagli indicatori economici, ha a disposizione un voto soltanto;

il Segretariato generale, che si occupa di mettere in pratica le decisioni e i programmi assunti dagli organi politici. A capo della Segreteria, si trovano il Segretario Generale ed il Segretario Generale Aggiunto, eletti dagli Stati membri per un periodo di 5 anni.

Oltre ad essi, sono stati istituiti il Consiglio Interamericano per lo Sviluppo Integrale (CIDI), organo politico che si dedica alla promozione dello sviluppo e alla lotta contro la povertà e l’Agenzia Interamericana per la Cooperazione e lo Sviluppo (AICD), fondata nel 2000 per promuovere nuove forme di collaborazione tra i Paesi nella lotta all’indigenza.
Come ogni altra Organizzazione internazionale, anche l’OEA prevede al suo interno vari organismi specializzati, per la tutela della salute, dell’infanzia, delle minoranza indigene e lo sviluppo dell’agricoltura.



Attività dell’OEA

Per far fronte alle problematiche presenti nell’emisfero americano (seppur con forme e gradi differenti) e compiere gli impegni assunti tramite la sottoscrizione di convenzioni, l’OEA organizza periodicamente attività di sensibilizzazione, informazione, monitoraggio e riformulazione degli strumenti predisposti dagli organi politici.
In tale ottica si è tenuta a Washington, dal 2 al 6 maggio scorso, la Conclave Indigena, per preparare i negoziati da cui partire durante i lavori che inaugureranno l’Incontro sui Diritti delle Minoranze Indigene previsto per il prossimo settembre ad Antigua (Guatemala).
Alla fine dello scorso aprile, sempre a Washington, si è tenuta la Riunione Biennale del CIM (Comitato Direttivo della Commissione Interamericana per la Donna), che sta preparando i documenti da presentare alla prossima Cumbre de las Americas, in relazione alla lotta contro il traffico di esseri umani (in particolare di donne, adolescenti e bambini) e alla promozione del Programma Interamericano per la promozione dei Diritti Umani della Donna e dell’uguaglianza dei sessi.
Sempre in aprile, è stata organizzata una riunione con tutti gli Stati membri per fare il punto sui risultati ottenuti nella lotta alla corruzione, e per istituire nuovi strumenti di controllo, come il rifiuto di accogliere funzionari corrotti e l’obbligo di disporne l’estradizione, il recupero di beni e fondi derivanti da attività di corruzione e la loro restituzione ai legittimi proprietari.
Ancora, alla metà di aprile, a Lima (Perù), si è tenuto il Seminario Subregionale Andino, sul tema “Governabilità democratica e problema dell’occupazione nella subregione andina”.
Dal 5 al 7 di giugno, inoltre, si terrà in Florida, a Fort Lauderdale, l’annuale Assemblea Generale dell’OEA, il cui tema centrale sarà, quest’anno, la distribuzione dei benefici dei regimi democratici.
Infine, in vista della IV Cumbre de las Americas, prevista a Mar del Plata (Argentina), il 4 ed il 5 novembre prossimi (che si aprirà con lo slogan: “Creare lavoro per affrontare la povertà e consolidare la governabilità democratica”), si è tenuta a Buenos Aires in marzo la XXXVII Riunione del Gruppo di Revisione dell’Implementazione della Cumbre (GRIC), cui partecipano tutti e 34 i Paesi aderenti all’OEA. La finalità della riunione è quella di preparare le strategie negoziali per la stipula della Dichiarazione e del Piano d’azione che i Paesi concorderanno durante il vertice settembrino.

Oltre agli appuntamenti ordinari sui temi di maggior rilevanza per l’Organizzazione, gli strumenti di mediazione e monitoraggio degli organi politici non mancano di scendere in campo in caso di eventi straordinari relativi ai Paesi membri. È ciò che è accaduto, ad esempio, nel caso della destituzione del Presidente ecuadoriano Gutierrez, nell’aprile scorso, in seguito alla quale l’OEA ha prontamente convocato una riunione temendo una deriva autoritaria della repubblica e redarguendo gli attori politici circa i pericoli dell’instabilità.



Conclusione

In definitiva, l’Organizzazione degli Stati Americani, oltre a rappresentare il maggior centro di politiche concertate e di azione comune dell’emisfero occidentale, rappresenta anche il più antico tentativo di integrazione regionale in un’area geograficamente così ampia.
Come ogni Organizzazione di tale portata, il carico burocratico che l’OEA porta con sé è immenso, e non si può pensare ad una incidenza reale e diretta sulle faccende interne dei singoli Paesi membri.
Tuttavia, il recente cambio di rotta della politica dell’organizzazione, con la messa all’angolo degli interessi statunitensi, l’elezione del candidato del Mercosur Insulza, e l’estromissione dei rappresentanti a stelle e strisce dalla Commissione per i Diritti Umani potrebbe aprire, secondo la maggioranza degli osservatori, orizzonti interessanti.
Si tratterebbe di assistere ad una significativa emancipazione dell’OEA dal ruolo, fin’ora ricoperto, di fedele e strenue difensore degli interessi di Washington nel subcontinente, da sempre considerato dalla Casa Bianca come il proprio giardino privato.

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The Summits of the Americas Informs
by Albert R. Ramdin Friday, Jul. 08, 2005 at 12:45 AM mail:

Ministers of Health and Environment of the Americas gathered in Mar del Plata, Argentina on June 16-17, 2005 to discuss how to improve linkages and integrate a joint agenda in both areas. As a result of this meeting, the ministers of the Hemisphere will present a document to the Heads of State and Government at the Fourth Summit of the Americas that will take place in Mar del Plata, Argentina on November 4-5, 2005.

The priority issues of the meeting included children’s environmental health, integrated water resources and solid waste management, and the sound management of chemicals. Ministers also discussed the advances and challenges the countries face in achieving the Millennium Development Goals related to health and environment. For more information please click here: http://www.oas.org/hema/english/index_2.htm

“It is clear that strengthening and establishing democratic institutions and values alone is not enough to achieve social and economic development. It is important to recognize the multidimensional nature of democracy, development and security, the need to attach significant importance in promoting education and generating employment.”

Permanent Council
Organization of American States
May 25, 2005
Washington, DC

The Summits of the Americas Informs
Nº 3 - May 2005
Nº 2 - March 2005
Nº 1 - December 2004
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Working Papers and Reports by the Secretariat

Papers and Reports by other sources

News Articles

Speeches

Official Documents of the Summits of the Americas Process

Joint Summit Working Group Reports

Summits of the Americas: Highlights - June 2003

The Summit Report 2001-2003 Advancing in the Americas Progress and Challenges
is for sale for $30.00 (plus shipping and handling) per book. Cheques or money orders only. Please fax or e-mail invoice to the Summit of the Americas Secretariat. Fax: 202.458.3665 or e-mail to summit-info@oas.org.

The Official Documents from the Summits of the Americas Process from Miami to Quebec City, Volume III is for sale for $15.00 (plus shipping and handling) per book. Cheques or money orders only. Please fax or e-mail invoice to the Summit of the Americas Secretariat. Fax: 202.458.3665, e-mail summit-info@oas.org.

Printer Friendly version (1)

2005
April 21 - 22 XIV Inter-American Meeting, at the Ministerial Level, on Health and Agriculture Mexico DF, Mexico

June 17 - 18 Meeting of the Health and Environment Ministers
Mar del Plata, Argentina

August 11 - 12 IV Ministerial Meeting of Education
Port of Spain, Trinidad and Tobago

30 Aug
-
1 Sept
Ministerial Meeting of Agriculture and Rural Life
Guayaquil, Ecuador

*
Ministerial Meeting of the Western Hemisphere Transportation Initiative WHTI
Rio de Janeiro, Brazil

September 8 - 9 Meeting of Ministers and High Authorities on Sustainable Development
Santa Cruz de la Sierra, Bolivia

26 - 27 XIV Inter-American Conference of Ministers of Labor
Mexico DF, Mexico

*
Third Meeting of Ministers and High-Level Authorities Responsible for Policies on Decentralization, Local Government and Citizen Participation in the Hemisphere
OAS, Washington, D.C.

October *
II Meeting of Ministers and Highest Appropriate Authorities on Social Development
San Salvador, El Salvador



2006
* * Tourism Ministerial Meeting
Peru

*
Sixth Meeting of Ministers of Justice or of Attorneys General of the Americas (REMJA VI)
*

*
VII Conference of Ministers of Defense of the Americas
Nicaragua


(*) Information not available.
(1) This list is not entirely exhaustive and each event is strictly the responsibility of their sponsors.

Summits of the Americas Secretariat
Organization of American States

1889 F St. N.W.
Washington, DC 20006
e-mail: summit-info@oas.org
phone: (202) 458-3127
fax: (202) 458-3665

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Il documento finale del Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre (completo)
by Globalizziamo la lotta, globalizziamo la sper Friday, Jul. 08, 2005 at 12:46 AM mail:

APPROFONDIMENTI

Il documento finale del Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre (completo)
pubblicato il 26.02.2005


Il documento finale del Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre (completo)


PORTO ALEGRE - 31 GENNAIO 2005

APPELLO DEI MOVIMENTI SOCIALI ALLA MOBILITAZIONE

CONTRO LA GUERRA, IL NEOLIBERISMO,

LO SFRUTTAMENTO E L'ESCLUSIONE

PER UN ALTRO MONDO POSSIBILE




http://www.agorapisa.it/absolut/__page_approfo_det.php?articleID=356

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Links Argentina, Tierra del fuego, Patagonia
by APPELLO AI MOVIMENTI SOCIALI Friday, Jul. 08, 2005 at 12:56 AM mail:

http://www.iaphet.it/argentina.htm

http://www.molilli.org/print.php?sid=2150

http://www.dimensionesperanza.it/modules/xfsection/article.php?articleid=1547

http://esteri.rifondazione.co.uk/Notizie05/02febbraio05/05M0226.htm

Cercate anche da voi Cumbre de las Americas Mar del Plata (ARGENTINA) Diciembre 2005.

Web Risultati 21 - 30 su circa 118 pagine in Italiano per delle Americhe a Mar del Plata novembre 2005 . (0,17 secondi)


Buon pro vi faccia.

P.S.: Alla Cumbre de las Americas NON vi parteciperà Fidel Castro perchè vi verrà George Walker Bush Junior !!!!!!!
Ancora non siete sufficentemente curiosi come per saperne di più ?

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Cuarta Cumbre de las Américas:
by Rafael Rodríguez Cruz Friday, Jul. 08, 2005 at 12:58 AM mail:

ESPECIAL PARA CLARIDAD

“Para tomar de verdad un camino,
habría que romper todas las estructuras,
volcarse del lado de las masas,
e iniciar una revolución completa.”
Che

Los días 4 y 5 de noviembre de 2005 se celebrará la llamada Cuarta Cumbre de las Américas en Mar del Plata, Argentina. Al evento, según lo anunciado, asistirán todos los presidentes del continente, excepción hecha por supuesto de Fidel Castro, dada la exclusión de Cuba de la Organización de Estados Americanos (OEA).

La Cuarta Cumbre, al igual que las anteriores, es todo menos una cumbre de las Américas. Se trata más bien de lo que el Che llamara un “gran teatro”, con el capital monopolista estadounidense desempeñando el papel principal y las demás naciones del continente como personajes secundarios, o sea, de “marionetas”.

En realidad, ya se han convocado seis cumbres y no cuatro, comenzando con la de 1956 en Panamá, que sentó las bases para el establecimiento del Banco Interregional de Desarrollo (BID) y de la Alianza para el Progreso. La segunda fue en Punta del Este, Uruguay, en 1967 donde ya la agenda de Estados Unidos hacia nuestra América se centraba claramente en la Alianza para el Progreso y en la OEA como el foro político exclusivo para dirimir los problemas de la región. Digo “foro” porque una cosa eran los “torneos de oratoria” en las actividades oficiales, y otra cosa la labor de Estados Unidos apoyando activa e ilegalmente regímenes dictatoriales y grupos terroristas de derecha en contra de Cuba y los movimientos progresistas en América Latina.

Aunque las llamadas cumbres tenían como propósito declarado el promover el desarrollo de la región y fortalecer los gobiernos alegadamente democráticos, el drama real ocurría tras bastidores, en los centros de tortura y contrainsurgencia de organismos como la CIA, el FBI y demás cuerpos represivos de Estados Unidos. Estas reuniones presidenciales cayeron en desuso hasta 1994, cuando el presidente de Estados Unidos, Bill Clinton, preocupado con los movimientos de izquierda en nuestra América y la influencia cada vez mayor de Cuba, llamó a una “cumbre de presidentes democráticos” en Miami con una agenda de “promover el desarrollo y la prosperidad mediante la preservación de la comunidad de democracias y el libre comercio”. De esa reunión sale el proyecto del Área de Libre Comercio de las Américas (ALCA), bajo los auspicios de la OEA, el BID y la CEPAL. Como en ocasiones anteriores, el tema de Cuba terminó siendo parte integral de la agenda, pues si de algo no desiste Estados Unidos es del propósito vano de destruir el ejemplo de esa hermana nación. Las otras cumbres se llevaron a cabo en Santiago, Chile, en 1998 y en Québec, Canadá, en el año 2001. Esta última, en particular, afirmó la necesidad de fortalecer la OEA como “foro” exclusivo para dirimir las diferencias políticas en la región y promover el bienestar económico y social. Además se efectuó una extraordinaria en Monterrey, México, en enero de 2004. La Cumbre de Mar del Plata tiene ahora como lema “crear trabajo para enfrentar la pobreza y fortalecer la gobernabilidad democrática”.

A pesar de toda la retórica que rodea el llamado a la Cuarta Cumbre, poco podemos esperar de esta conferencia política auspiciada por Estados Unidos y sus monopolios, particularmente en lo que toca a la creación de nuevos trabajos. En el centro de la crisis social que vive nuestra América está precisamente el papel de los monopolios estadounidenses (y europeos) que frenan cualquier intento de un desarrollo económico en función los intereses de las grandes masas. Ni siquiera Brasil o Argentina, con sus grandes recursos naturales y humanos, han podido escapar a esta ley implacable de la dependencia y explotación imperialista. Pero ese tema, el de la distorsión del desarrollo independiente por los monopolios, no va a ser discutido en la conferencia. Todo lo contrario, ya se acordó una agenda y una declaración final que coincide enteramente con los reclamos del gran capital financiero estadounidense. En lugar de un plan de desarrollo económico y social verdadero, que sirva a las grandes masas, el Proyecto de Declaración de Mar del Plata, ya redactado y super redactado, se centra en la necesidad de políticas fiscales “prudentes” por parte de los gobiernos de América Latina y en la modernización del aparato estatal en función del flujo de las inversiones exteriores. Más que una declaración de los “dignatarios de las Américas”, el documento parece un memorando de los que últimamente el FMI envía a Lula y Kirchner, dos presidentes que lo que dan es pena y mucha lástima por su política de servilismo. Tan bochornosa es la cosa que esta cumbre ni siquiera llamará a la prohibición de la explotación infantil, una de las principales causas de la pobreza en todo el continente, pues Estados Unidos se opone vehemente a respaldar la Declaración de los Derechos del Niño y todo lo que sea afirmar derechos infantiles como normas a respetar en el plano internacional. Lo único que les interesa a los monopolios es impulsar el ALCA y la política agresiva de Estados Unidos en contra de Cuba y Venezuela, así como adueñarse de nuestros valiosos recursos naturales.

Lo que sí puede señalarse es que la Cuarta Cumbre ocurrirá en el marco de una coyuntura muy interesante y bastante problemática para Estados Unidos, en la que entran en juego factores internacionales y continentales. A nivel internacional, el factor obviamente más relevante es la clara derrota de la estrategia militar estadounidense en Irak. No es extraño que en los pasillos del Congreso federal se hable ya abiertamente de la necesidad de retirar las tropas de Irak: Estados Unidos ha empleado su tecnología militar más sofisticada, en una forma no vista desde la Guerra de Vietnam, y no ha podido controlar un enemigo cientos de veces inferior. Es un bochorno lo que sufren allí. Todos los días sufren ataques que desestabilizan el gobierno títere iraquí e indican que la insurgencia, como ellos la llaman, está vivita y coleando. Los expertos del Pentágono dicen sin reparos que por cada insurgente que matan aparecen tres o cuatro, en un intento de justificar operaciones militares cada día más volcadas hacia el genocidio de la población civil. La desmoralización entre las tropas estadounidenses, cosa sobre la cual los medios de comunicación casi no hablan, es un secreto a voces. A esta histórica derrota militar, se une el impacto de las revelaciones de torturas y abusos en la base de Guantánamo, que han provocado la crítica hasta de Amnistía Internacional y que, ciertamente, no ayudan a la imagen de Estados Unidos como protector de los derechos de nadie, salvo las compañías petroleras.

A escala continental hay también factores coyunturales importantísimos. El primero, por supuesto, es la continuada e imparable efervescencia revolucionaria del pueblo cubano. Cuba sigue presente como un gran ejemplo para todos pueblos del mundo entero, a pesar de los repetidos y fallidos intentos del gobierno estadounidense y la narco-mafia de Miami por destruir las conquistas de la revolución. En estos momentos, Estados Unidos se encuentra completamente a la defensiva frente a la isla hermana, como resultado de las denuncias relativas a la presencia del terrorista Posada Carriles en su territorio. Ante los ojos de la opinión mundial, Estados Unidos aparece cada vez más como lo que es: el principal centro de entrenamiento y promoción del terrorismo hacia América Latina y el mundo entero. Otro factor continental de gran importancia es, naturalmente, la consolidación y avance de la Revolución Bolivariana, bajo la dirección del presidente Chávez. Venezuela es nuevamente, como en los tiempos del Libertador, luz que alumbra el futuro de nuestros pueblos. El hecho de que Chávez estará presente en la cumbre no es cosa de poca monta, dada la popularidad del presidente venezolano particularmente entre las masas empobrecidas de América Latina, incluyendo Argentina. Y donde está Venezuela sabemos que está presente Cuba, dos repúblicas nuestras hermanadas hoy, como siempre soñó José Martí. Un tercer factor lo es, innegablemente, el fracaso histórico de los programas para promover el desarrollo económico y social de América Latina, bajo el control de los grandes monopolios extranjeros, llámense Alianza para el Progreso o como se llamen. Nadie en su sano juicio apostaría su fortuna a que la Cuarta Cumbre traerá soluciones verdaderas a problemas tales como la deuda exterior, el desempleo y subempleo, la malnutrición, la explotación infantil y demás males que aquejan a las naciones de América Latina. Austeridad fiscal es lo que Kirchner le ha dado al pueblo de Argentina y hoy podemos ver los resultados por todas partes en ese país. El cuarto y último factor que debe mencionarse es el renacer de las luchas sociales y revolucionarias en toda América Latina, particularmente en lugares como Ecuador, Bolivia, Colombia, Uruguay e incluso Argentina.

Esa nueva realidad internacional y continental no pasa desapercibida a los organizadores de la Cuarta Cumbre, particularmente por la anunciada participación del presidente en el evento de Mar del Plata. Ya en marzo de 2005 el propio Rumsfeld viajó a Argentina para discutir todos los asuntos relacionados con la seguridad de la delegación estadounidense. Entre otras cosas, se acordó que Bush se quedará en el Hotel Sheraton, pero que ninguno de los empleados actuales del hotel trabajará durante esos días ni tendrá acceso al lugar. En su lugar, Bush traerá una delegación de 2,000 personas incluyendo desde recepcionistas, cocineros, mucamos y ascensoristas, hasta personal de mantenimiento. Además se le ha pedido al gobierno de Argentina que provea 5,000 efectivos de seguridad para proteger la cita de los presidentes. La ciudad de Mar del Plata estará vedada a grupos y personas tradicionalmente vinculadas a los movimientos de protesta en Argentina y el resto de América Latina. Todo esto indicativo de la poca popularidad que tiene Bush entre nuestra gente.

En respuesta a lo anterior, varias coaliciones progresistas han llamado a eventos en rechazo a la presencia de Bush en Mar del Plata. Uno de esos llamados se origina en el Movimiento Antiimperialista y por la Paz Mundial (MAP), integrado por gremios, organizaciones de desocupados y militantes de izquierda de Argentina. Según un comunicado firmado, entre otros compañeros, por Fernando Cardozo, de la secretaría internacional de ATE (Asociación Trabajadores del Estado), MAP está impulsando la creación de una Coordinadora de Boicot a Bush en Mar del Plata. El objetivo es organizar un boicot a todas las empresas y bancos estadounidenses que operan en Argentina, junto a un paro general de labores en todo el país los días 4 y 5 de noviembre. ATE y los demás grupos que integran MAP han anunciado su intención de marchar en Mar del Plata en repudio al presidente Bush, y de llevar a cabo otras protestas en las principales ciudades del país. Por otro lado, la Alianza Social Continental (ASC) y la Campaña Continental contra el ALCA acaban de convocar a una Tercera Cumbre de los Pueblos a realizarse los días 4 y 5 de noviembre. Cuatro temas dominarían esta cumbre que, como en el pasado, operaría a modo de un foro con muchas iniciativas descentralizadas, talleres y encuentros de autogestión. Esos temas son: no al ALCA, no a la deuda, no a la militarización y no a la pobreza. Por otro lado, ya este 9 de julio de 2005 habrá una gran marcha en Buenos Aires auspiciada por la Convocatoria Antiimperialista No a Bush en Argentina, que partirá desde el Congreso hasta el Obelisco con la consigna de “Ni un pie al genocida Bush en Argentina”. A esta actividad se han unido prácticamente todos los sectores progresistas de Argentina, así como las más importantes entidades de derechos humanos.

América Latina vive hoy un momento crucial en su historia. Por un lado, más de medio siglo de políticas neoliberales han llevado al continente entero al borde de la ruina y la desesperación. Es absurdo e inmoral pedirles programas de austeridad a países cuyas masas trabajadoras viven a un paso de la miseria absoluta, simplemente para incrementar las ganancias de los intereses monopolistas e inflar el nivel de vida en Estados Unidos. Por otro lado, a todo lo largo y ancho de nuestro gran continente vemos un resurgir de las luchas sociales y progresistas, que ponen de relieve que la gente está cansada ya de tantas supuestas “cumbres democráticas” que nunca redundan en beneficio real para los necesitados. Bush y la Cuarta Cumbre representan precisamente más de lo mismo: concesiones y más concesiones a favor de los grandes intereses monopolistas que para continuar expandiéndose necesitan hoy de la superexplotación de países como los nuestros. Argentina es el mejor ejemplo, sometida como está esa nación al saqueo y pillaje de sus recursos naturales y humanos, mientras su pueblo tiene que comer de los desechos y zafacones de basura. Tan triste es el cuadro de la patria del Che, que el presidente Kirchner ya no se atreve ni ir a Cuba ni a Venezuela por no ofender al FMI y al presidente Bush, socavando con ello la necesaria unidad continental en materias económicas y comerciales.

Es urgentísimo que todas las personas y organizaciones progresistas, en todos los lugares, brindemos nuestro apoyo más decidido a los eventos que se realizarán en repudio a la presencia de Bush en Mar del Plata. No se puede ser sectario en esto: hay que apoyarlo todo, el boicot impulsado por MAP, la Cumbre de los Pueblos y las actividades de la Convocatoria Antiimperialista, así como cualesquiera acciones que las fuerzas progresistas de Argentina consideren necesarias. Hasta ahora Kirchner ha logrado mantener la apariencia de ser un gobernante moderado y tolerante, e incluso proyectar la imagen de defensor de los intereses de la nación argentina. Este juego no va a seguir. El FMI y los grandes intereses monopolistas hace rato que le leyeron la cartilla y él, como buen heredero y representante de los intereses burgueses colaboracionistas, está entregando el país a precios de baratija. La presencia de Rumsfeld en Argentina en marzo, así como la participación directa de la CIA y el FBI en todo lo relacionado con la Cuarta Cumbre, es indicativa de que el próximo paso será la represión. Esto no es una cumbre de las Américas; es una reunión donde el capital monopolista les va a dictar la agenda a las burguesías nacionales para que se alejen de los ejemplos que hoy representan Cuba y Venezuela, y de paso les aprieten el yugo a sus propios pueblos. Ya el Che, hablando en Uruguay en 1961 durante la reunión del Consejo Interamericano Económico y Social (CIES), adscrito a la OEA, señaló el patrón de conducta de gobiernos como el de Kirchner cuando se trata de escoger entre complacer a los monopolios o al pueblo: “Lo que nosotros tristemente anotamos es que el ejemplo histórico demuestra que en esta disyuntiva, los gobernantes tienen miedo de la presión de las masas, se alían a los monopolios y a la parte importadora de las burguesías nacionales, e inician la etapa de la represión”.[Guevara, Ernesto. América Latina: Despertar de un Continente. Ocean Press, 2003, p. 334]. No se trata aquí, dicho sea de paso, de entrar en un debate abstracto sobre la lógica de las revoluciones progresistas en los llamados países dependientes, y de si unos pensadores socialistas u otros tenían la razón cincuenta o cien años atrás. Más bien, lo que exige el momento es tomar en cuenta el precedente innegable -en el contexto definido de la América nuestra-, de que “el imperialismo, al contrario de algunos grupos progresistas, sí aprende de sus errores” [Ídem, p. 276], y hacer los ajustes necesarios. La falta de unidad en la acción ha sido hasta ahora la debilidad mayor de la izquierda en países como Argentina. Y esa unidad hay que construirla ante todo en el plano de la práctica revolucionaria con las masas, no en disquisiciones abstractas sobre teorías marxistas de la organización y del partido. La marcha del 9 de julio en Buenos Aires, dada la amplia gama de grupos progresistas que participarán en la misma, es un paso clave en una dirección correcta, pienso yo. De forma concreta, es imperioso que en todos los países de América Latina organicemos brigadas de solidaridad con las distintas propuestas alrededor de la oposición a Bush y a la Cuarta Cumbre, participando directa o indirectamente en los eventos que podamos. No nos contentemos, como bien ha dicho el presidente Chávez, solamente con proclamas y discursos antiimperialistas, con congresos y más congresos y con proclamas y más discursos antiimperialistas. Es necesario forjar de inmediato la unidad continental en la práctica, que seamos un solo ejército consagrado al esfuerzo de la liberación de nuestra América, apoyándonos unos a otros, en la mejor tradición de nuestros grandes libertadores, desde Bolívar y San Martín hasta Fidel y Chávez. Es ahí, y no en los debates teóricos que tanto abundan y confunden, que encontraremos la respuesta a las cuestiones organizativas que nos apremian. La conciencia de la posibilidad del triunfo surgirá de la unidad en la acción, de los triunfos y no de las derrotas.

La Cuarta Cumbre es, como dijo el Che, un gran teatro, con sus personajes y su guión redactado de antemano. Nos corresponde a nosotros, las fuerzas progresistas del continente, sustituir esa farsa por el drama real que viven nuestros pueblos, demostrando en las calles y ciudades de Argentina, en Mar del Plata y en todas partes, este próximo noviembre que no sólo queremos un cambio real y profundo, sino que tenemos la fuerza, convicción y voluntad de lograrlo. Para ello sólo hay que pensar, como decía el Che, en la unidad indestructible de todo nuestro Continente, en todo los que nos ata y nos une y no en lo que nos divide.

* El autor es miembro de las juntas directivas de la Fundación Rosenberg y del semanario Claridad.

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ATENTADO EN LONDRES
by Isaac Bigio Friday, Jul. 08, 2005 at 1:00 AM mail:

Londres acaba de sufrir por lo menos 4 atentados simultáneos contra buses y metros, en lo que puede ser el primer atentado que sufre la mayor urbe europea desde el 11 de septiembre.

Escribimos estas líneas a pocos minutos de la última explosión cuando aún no se ha reportado ningún muerto o si los heridos se cuentan en decenas, cientos o millares.

Según información policial oficial ha habido explosiones en seis estaciones de metro en el centro capitalino. Dos de esas estaciones (King Cross y Liverpool Street) son también una de las principales terminales ferroviarias de Inglaterra. También habría sido destruido un bus de turistas en Tavistock Square, plaza presidida por una estatua del pacifista Gandhi y en la cual está la sede histórica del Instituto de Estudios de las Américas, el principal centro académico de estudios latinoamericanos.

No es la primera explosión que he presenciado en esta metrópolis. Recuerdo el bombazo del 24 de Abril de 1993 que afectó decenas de cuadras en la City de Londres. Sin embargo, hay una gran diferencia entre ambos atentados.

El sabotaje de la City de hace 12 años fue hecho por un solo y poderoso coche bomba y éste fue abiertamente reivindicado por el Ejército Republicano Irlandés (IRA) quien buscó maximizar el daño hacia edificios y minimizar el número de civiles afectados.

Los atentados del 7 de hace dos horas ha tenido como blancos a la propia población. Se han dado contra medios de transporte en medio de horas de mucho tráfico (cuando la gente va a trabajar desde las 9 a.m.).

El tipo de acto realizado no parece tener la marca de algún grupo disidente del IRA. Los republicanos nor-irlandeses acostumbran dar señales de alerta a la población para que no asista a lugares donde piensan atacar y le da mucha importancia a buscar ganar simpatía en la opinión pública. Por otra parte, resulta difícil concebir que el IRA Real u otro desprendimiento mantendría tal grado de operatividad.

Todo indica que los autores del 7 de julio están ligados a los del 11 de Marzo en España y el 11 de Septiembre en EEUU. Al igual que en Madrid vemos un ataque sincronizado contra varias estaciones de metro y tren, y que tiene como objetivo castigar a la población de un país que invadió Afganistán e Iraq.

En anteriores discursos Bin Laden habría advertido que sus seguidores deberían golpear al Reino Unido. El actual ataque se da justo cuando se da la cumbre de los 8 países más ricos en Escocia y al día siguiente que Londres estaba celebrando la decisión de ayer de convertirse en la sede de las olimpiadas del 2012.

Lo más probable es que este macro-atentado haya sido efectuado por extremistas islamistas. Este bombazo, según su estrategia, apuntaría a asustar y a vengar a los ‘cruzados occidentales’.

Un ataque de Al Qaeda contra Londres es algo que en esta ciudad se venía alertando desde hace 4 años y que ha sido motivo de programas televisivos. Uno de ellos, muy importante, incluso especulaba acerca de la posibilidad que fundamentalistas religiosos pudiesen matar millares con gases letales.

El nivel de daño, pese a ser alto, parecería ser, sin embargo, menor al visto previamente en Nueva York, Washington DC, Madrid o Bali.

Este atentado, a su vez, también es una forma de competir con el concierto anti-pobreza y las marchas anti-guerra que se han dado en Londres. Para Al Qaeda estas protestas le son un rival y están llenas de enemigos ‘socialistas’.

Un ataque binladenista también desarticula las protestas callejeras que se han venido dando durante toda esta semana contra la cumbre del G8.

Este macro-atentado termina favoreciendo a Bush y a los halcones. El presidente norteamericano asiste a la reunión de las 8 potencias siendo acusado de no controlar el deterioro del medio ambiente y de dar pocos recursos a la lucha contra la pobreza y las plagas en el Africa y Tercer Mundo. Hoy el podrá querer justificar su gran presupuesto bélico y querer mover a la opinión pública europea hacia una línea de mayor intervensionismo en el medio oriente.

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SEGURIDAD
by Fundación Seguridad y Democracia Friday, Jul. 08, 2005 at 1:02 AM mail:

EEUU y Latinoamérica: una agenda vista desde la seguridad (I)
La posesión de George W. Bush para su segundo periodo al frente del gobierno de los Estados Unidos de América, abrió nuevamente las discusiones sobre la naturaleza e intensidad de las relaciones de ese país con América Latina y el Caribe durante los próximos cuatro años.

César Andrés Restrepo
5 de julio de 2005


Este debate ya se había dado durante el inicio de su primer periodo, cuando sus antecedentes como gobernador de Texas y la alusión en su campaña presidencial a la necesidad de un fortalecimiento de las relaciones con los países al sur de los Estados Unidos, generaron discusiones acerca de cómo se aproximaría el nuevo gobierno republicano hacia el resto del continente.

Con la inauguración de su segundo periodo, el debate reapareció con una mayoría apuntando al sostenimiento de la agenda desarrollada durante los primeros cuatro años de Bush, para muchos caracterizada por cierta apatía hacia América Latina y el Caribe. Sin embargo, los postulados de la política exterior estadounidense y los pronunciamientos de los principales funcionarios encargados de esta, empiezan a mostrar un interés creciente por la situación en la región (manteniéndose en un plano secundario), vista desde el lente de la seguridad.

• Una política exterior condicionada por el terrorismo

El inicio del primer periodo de Bush estuvo acompañado del reconocimiento de la importancia de mantener una relación estrecha con Latinoamérica, como quedo demostrado en su primer discurso ante los empleados del Departamento de Estado -DOS-, en el cual indicó que al sur de los EEUU se encontraba una región a la que consideraba una fuente de "oportunidades y potencial", que había sido olvidada por la Casa Blanca1; así como con su primer viaje al exterior a México, que además de ser un importante socio bilateral es la puerta al sur.

Ésta indicación de Bush al Departamento de Estado sobre Latinoamérica y el Caribe, se vio inmediatamente reflejada en la política oficial hacia la región dictada por el Departamento de Estado2, la cual se debería concentrar en el fortalecimiento de la democracia en colaboración con los socios regionales, el fomento el desarrollo económico y el desarrollo de una respuesta hemisférica integrada y efectiva a las cuestiones transnacionales importantes, especialmente al narcotráfico.

Asimismo, el Presidente Bush recibió en Washington a siete presidentes latinoamericanos durante sus primeros seis meses de gobierno, con quienes discutió la importancia de avanzar en la consolidación del libre comercio en el hemisferio y de impulsar la agenda de la cumbre de las Américas3, lo que en la visión del Secretario de Estado de EEUU Colin Powell4, indicaba como el Presidente Bush trabajaba consistentemente en sus postulados de enero de 2001 sobre "oportunidades y potencial" en América Latina.

Para Powell, estas reuniones eran una demostración del trabajo del gobierno estadounidense en la consolidación de una red hemisférica para la defensa de la democracia, con base en el reconocimiento de la corrupción y los desajustes económicos como amenazas latentes para la estabilidad en la región. Esto sería reiterado en la tercera Cumbre de las Américas de Québec, donde la delegación estadounidense encabezada por Bush propuso la consolidación de una bitácora de trabajo en este sentido, que tomara el impulso del Área de Libre Comercio de las Américas -ALCA-, como un mecanismo para el fortalecimiento económico de la región y la generalización del buen gobierno en todos los niveles, y un seguro para el sostenimiento de las democracias5.

El trabajo de la delegación estadounidense en Québec confirmó la preocupación del gobierno Bush por neutralizar de manera oportuna cualquier crisis democrática en América Latina, que podría convertirse en un escenario potencial para el desborde de lo que el Departamento de Estado había llamado "asuntos transnacionales", como el narcotráfico y las migraciones, entre otros.

La agenda de los Estados Unidos hacia América Latina, se dedicaba entonces en la práctica a desarrollar objetivos como: desempantanar las negociaciones del ALCA, (la cual había sido proyectada para el año 2005 pero que sin lugar a duda presentaba un retrazo sustancial); las crisis de gobernabilidad en Ecuador, Haití y Perú principalmente; la crisis financiera Argentina; el sostenimiento de la cooperación para la lucha contra el narcotráfico en el área andina; el aumento de la presión para una transición hacia la democracia en Cuba; la atención a desastres naturales en Centroamérica y el Caribe; y el mejoramiento de la situación migratoria y la lucha contra el crimen en México.

Además de lo que se vislumbraba como la aceptación del gobierno Bush de la existencia de una agenda diversa con la región, el Departamento de Estado dio un paso adicional hacia la consolidación de una relación más fluida y una participación más activa en el ámbito hemisférico, con el reconocimiento6 de la importancia de la OEA como el foro de mayor importancia para la búsqueda de soluciones multilaterales a los asuntos que afectaran la estabilidad hemisférica, lo que se vio reflejado en el apoyo de los EEUU a la aprobación de la Carta Democrática Interamericana, en Perú el 11 de septiembre de 2001.

Este breve recuento de la consolidación de la política estadounidense hacia la región durante los primeros nueve meses de gobierno, permite ver como todos los pasos de la Casa Blanca en esa dirección demostraban lo que un buen número de analistas vislumbraba como una oportunidad histórica para las relaciones continentales en el marco del comercio y la consolidación de la democracia.

Sin embargo, la ruta que apenas empezaba a remontarse quedo bloqueada tan solo nueve meses después de iniciada, como resultado de los ataques terroristas del 11 de septiembre de 2001 contra Nueva York y Washington, los cuales causaron el cambio inmediato de las políticas del gobierno Bush, redireccionando los esfuerzos de la Casa Blanca hacia el aplastamiento de los enemigos involucrados en estos actos.

A partir de esa fecha, la política exterior estadounidense se concentró exclusivamente en la seguridad global y la defensa de su territorio, por lo cual todos los esfuerzos financieros y políticos que requería la diversa agenda de América Latina y el Caribe dejaron de ser una prioridad. Tras la invocación del Tratado de Rió7, como una respuesta a los terroristas y la reiteración de que el ataque a cualquier miembro del Tratado es un ataque contra todos, la agenda en construcción pasó a un segundo plano y las prioridades cambiaron definitivamente.

Durante los tres años siguientes el Gobierno de EE.UU. declaró una guerra global contra el terrorismo, en la que sus prioridades eran garantizar su seguridad interior, consolidar una alianza internacional para librar la guerra y cumplir con su misión contraterrorista en Afganistán e Irak. Sobre estas prioridades la administración de Bush encuadró su agenda para América latina y el Caribe, privilegiando las relaciones con sus aliados regionales en la guerra global contra el terrorismo y actuando en respuesta a los factores potenciales de inestabilidad en el continente. De hecho, el terrorismo y la seguridad son los temas más repetidos en los discursos y comunicados de la Oficina para Asuntos del Hemisferio Occidental del Departamento de Estado a partir del 11 de septiembre de 2001.

De las prioridades trazadas antes del 11 de septiembre, el gobierno estadounidense mantuvo algunas que consideraba enmarcadas en su nueva agenda internacional y en la guerra global contra el terrorismo, como la ampliación de la cooperación para la lucha contra el narcotráfico en Colombia a la lucha contra los grupos armados ilegales.

Asimismo, aumentó su presión sobre el régimen de Fidel Castro, señalándolo como auxiliador del terrorismo internacional8, desplegó sus tropas en Haití en la crisis que generó la dimisión del presidente Aristide, apoyó políticamente las labores de la OEA en la crisis boliviana que derivó en la renuncia del Presidente Gonzalo Sánchez de Losada, reforzó su acción política para el sostenimiento de los gobiernos en Ecuador y Perú, y se concentró en los efectos externos e internos del gobierno del presidente Chávez. Todas estas acciones encaminadas a prevenir y neutralizar cualquier amenaza contra la estabilidad del continente y por ende, contra la seguridad de los EEUU, la cual ya estaba bastante afectada por al amenaza terrorista.

Igualmente, aumentó su atención sobre México y subrayó la necesidad de fortalecer la acción bilateral en el tema fronterizo con el fin de neutralizar la posible entrada de terroristas y armas a los Estados Unidos por esa frontera de reconocida permeabilidad.

En un segundo plano quedaron la crisis financiera argentina; la atención a desastres naturales en Centroamérica y el Caribe; y el ALCA, privilegiando las negociaciones bilaterales o regionales de libre comercio; temas de alguna importancia para EEUU, pero que al no significar un factor de inseguridad latente, dejaban de ser una prioridad.

Ante el inicio de la campaña electoral estadounidense y la postulación de Bush para un segundo periodo, una vez más el tema de la agenda de EEUU para la región se puso sobre la mesa, y debido a la importancia creciente del electorado de origen latino en las votaciones de los Estados Unidos, los partidos crearon en cada una de sus campañas grupos de trabajo sobre América Latina y el Caribe.

No obstante, la región siguió siendo un tema secundario frente a la importancia innegable que tenia para los candidatos definir la pertinencia o no de la guerra en Irak, la eficiencia de la guerra global contra el terrorismo y el control de la proliferación nuclear, en cuanto a la agenda internacional atañía. Esto quedó demostrado en el primer debate público de los candidatos republicano y demócrata, quienes utilizaron el escenario de la Universidad de Miami para hablar de los temas internacionales, sin tener en cuenta ni una sola vez los asuntos de América Latina y el Caribe.

La campaña electoral terminó con la elección de Bush para un segundo periodo, quien durante su campaña propuso definir una "nueva dirección" en las relaciones con la región, lo que podría significar el reconocimiento de la pobre interacción con el sur durante su primer periodo.

Dicha "nueva dirección" de las relaciones, enmarcada en lo que la nueva Secretaria de Estado Condoleeza Rice señalaría como las tres grandes tareas de la diplomacia estadounidense en el mundo: la construcción de un sistema internacional basado en el cumplimiento de la Ley; el fortalecimiento de las democracias que luchan contra las amenazas a la seguridad, el terrorismo y la solución de los factores que dan origen al terror; y finalmente, expandir la libertad y la democracia por todo el mundo.9

Estos parámetros fueron ratificados por el embajador Roger Noriega, en una audiencia ante el Comité de Asuntos del Hemisferio Occidental de la Cámara de Representantes de los EEUU en abril de 200510, donde resaltó la preocupación por el mantenimiento de un ambiente de seguridad y el sostenimiento de las democracias, como las prioridades del Departamento de Estado hacia el continente.

La consolidación de una agenda vista con el lente de la seguridad en el gobierno de Bush, del cual se esperaban avances en otros temas, ha causado referencias cada vez más comunes entre los analistas, sobre la militarización de la agenda en la región y el aumento del protagonismo del Comando Sur de los Estados Unidos en la diplomacia hacia América Latina y el Caribe, desplazando la acción del Departamento de Estado. Sin embargo, los desarrollos políticos desde la posesión de Bush en el 2001 hasta el momento, demuestran como el Departamento de Estado mantiene al mando de la agenda hacia la región, utilizando como operador de dicha política al Comando Sur, en consonancia con sus prioridades de política exterior.

Este esquema ha sido utilizado desde el gobierno Clinton con la cooperación para el Plan Colombia -un plan antinarcóticos del gobierno colombiano apoyado por el Departamento de Estado-, que fue administrada y operada por el Departamento de Defensa dada su naturaleza y sus características. El programa de asistencia para la lucha contra el narcotráfico en Colombia, nunca significó la sustitución del Departamento de Estado en la administración de la agenda internacional antinarcóticos, solo la utilización del Departamento de Defensa como operador parcial de la cooperación y por tanto de la agenda inmediata con Colombia.

Los retos de la política exterior del primer gobierno de Bush estuvieron determinados por sus necesidades relacionadas con la guerra global contra el terrorismo y la salvaguarda de la seguridad del territorio estadounidense, estableciendo una simplificación de su agenda internacional. Dicha simplificación no ha significado la desaparición de la región en la agenda estadounidense, en la medida que muchos de los temas están relacionados con las prioridades de Washington, sino una reclasificación determinada por la gravedad de cada amenaza contra sus intereses dentro y fuera de los EEUU.

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MDP se prepara para la Cumbre de las Américas
by CLARIN Friday, Jul. 08, 2005 at 1:08 AM mail:

CLARIN, lunes 20 de junio de 2005.
EXTREMAS MEDIDAS DE SEGURIDAD PARA LA REUNION DE PRESIDENTES DE AMERICA EN
NOVIEMBRE
Mar del Plata espera una cumbre con hoteles tomados y 7.500 guardias
Habrá 5.000 efectivos de Argentina y 2.500 custodios de los presidentes.
Bush traerá 2.000 personas. Ocuparán hoteles enteros con personal propio.
Daniel Miguez.
dmiguez@clarin.com
Mar del Plata sabe lo que es recibir visitas. Tres millones de turistas la
desborda cada verano. Pero este año espera un grupo especial que la desvela:
son diez mil personas que llegarán para la Cumbre de las Américas y que por
cinco días, del 1º al 6 de noviembre, le cambiarán la cara y el ritmo de la
ciudad, con autos blindados, helicópteros, aviones gigantes y guardias de
seguridad armados hasta los dientes en cada rincón.
De esos diez mil visitantes, se destacan los 34 presidentes que se reunirán
el 4 y 5 de noviembre y que vendrán acompañados por 4.000 funcionarios y
2.500 custodios. Además habrá 2.500 periodistas y unos 1.000 militantes
globalifóbicos que harán su anticumbre.
Con ello convivirán 5.000 efectivos de seguridad que pondrá el gobierno
argentino, entre Policía Federal, Prefectura, Gendarmería y la SIDE.
Como en cada cumbre el despliegue más espectacular lo hará Estados Unidos,
que ya envió algunas misiones de la CIA y el FBI a inspeccionar el terreno.
El presidente George W. Bush y los principales funcionarios se alojarán en
Sheraton, que será copado por la delegación con sus propios mucamos,
cocineros y personal de mantenimiento. Los empleados del hotel quedarán
limitados en su radio de acción a las áreas del hotel por donde nunca
pasarán Bush y su gabinete. "Igual, a esos empleados ya les deben estar
averiguando hasta el ADN", bromeó una fuente de la organización marplatense
de la Cumbre. El resto de los 2.000 estadounidenses que componen la
delegación (la más numerosa, seguida por la de Venezuela, con 1.200) se
repartirán en otros tres o cuatro hoteles también ocupados por ellos en su
totalidad.
Pero no todos los problemas operativos ya están resueltos para la comitiva
estadounidense. Un trastorno lo ocasionan las dimensiones de sus aviones o
la capacidad del aeropuerto de Camet, según de qué lado sea visto el asunto.
El avión presidencial Air Force One y los cinco Galaxy que lo acompañan no
podrán permanecer cargados en el mismo lugar más de 15 minutos. Como ya
ocurrió en la Cumbre de Quebec, Canadá, en 2001, su peso podría hacer hundir
la pista. Por eso, mientras los descargan tienen que ir moviéndolos.
El otro problema que se les presenta es que no pueden quedar estacionados
allí por falta de espacio. La Fuerza Aérea ya ofreció la base de Tandil para
alojarnos cuando no son usados, algo que, según fuentes de la organización,
no convence del todo a los estadounidenses que quieren tenerlos lo más a
mano posible. Un inconveniente adicional es que cuando termine la Cumbre no
podrán despegar con el mismo peso que aterrizaron.
Por suerte para los organizadores, solo 19 de los 34 presidentes llegarán a
Mar del Plata con aviones propios.
Otro problema que puede presentar el tránsito aéreo es el de los
helicópteros, que llevarán a los presidentes del aeropuerto al hotel, ya que
todos confluirán en el helipuerto ubicado al lado del hotel Hermitage, donde
se realizará la reunión de los presidentes.
Para el transporte terrestre la cosa está ya resuelta. El Gobierno argentino
aportará dos autos oficiales por delegación. El resto los contratará cada
país. Con la previsión que casi siempre asombra en esta parte del mundo, los
estadounidenses ya alquilaron los vehículos: 120 entre autos, camionetas y
ómnibus.
"Como dijo el presidente Kirchner, Mar del Plata va a ser Argentina. Y
nosotros vamos a demostrar la voluntad y la capacidad de los marplatenses",
dijo a Clarín el intendente de General Pueyrredón, Daniel Katz. La
municipalidad integra, junto a la Provincia de Buenos Aires y la
Cancillería, la comisión organizadora, creada en noviembre de 2004 y
presidida por el vicecanciller Jorge Ta