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[Vicenza] Resoconto corteo richiedenti asilo
by magnagati Monday, Jul. 04, 2005 at 3:10 PM mail:

sabato circa 600 richiedenti asilo provenienti da diverse città hanno manifestato per le vie di Vicenza.

[Vicenza] Resoconto ...
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Sabato pomeriggio a Vicenza si è svolta un'importante manifestazione organizzata dal Tavolo Migranti del Social Forum italiano e da altre reti antirazziste di diverse città italiane.
Circa 600 richiedenti asilo quasi tutti africani hanno animato le vie di Vicenza con un corteo festoso, fatto di balli, cori, che si è concluso in Piazzale Tiro al Segno, dietro la Questura. Nel frattempo una delegazione è stata ricevuta dal vicequestore per denunciare la situazione di invisibilità e precarietà dei richiedenti asilo, che non possono lavorare, mentre aspettano mesi e mesi una risposta alla loro domanda d'asilo.

Rassegna Stampa:

Giornale di Vicenza

La manifestazione. Circa 400 immigrati hanno sfilato per le vie del centro chiedendo più tutele

«I rifugiati devono poter lavorare»

«Chi chiede asilo politico resta nel limbo per mesi»

di Marino Smiderle
Cantano e ballano, 3-400 africani arrivati a Vicenza da diverse città d’Italia. Cantano e ballano ma non hanno niente da festeggiare. Chi chiede asilo politico all’Italia non può lavorare. Pazienza se passano settimane, mesi, a volte un anno, senza che arrivi il pronunciamento. Che spesso derubrica l’asilo politico in asilo umanitario, con conseguente durata limitata e successiva spedizione al mittente dell’immigrato.
Di questo parlano i giovani arrivati dal Sudan, dal Togo, dalla Sierra Leone, dalla Liberia, terre martoriate dalla violenza e dalla povertà.

Poco dopo le 17 partono dalla stazione, scortati dalla polizia. In mezzo a loro diversi rappresentanti delle organizzazioni che hanno messo in piedi i dettagli di questa manifestazione, tra cui il coordinamento immigrati Cgil, il Tavolo migranti dei social forum del Vicentino e il Cub berico. Secondo gli organizzatori, il regolamento di attuazione della legge Bossi-Fini, entrato in vigore a febbraio, «prevede norme ancor più vessatorie per ottenere il famigerato contratto di soggiorno».
Ma lungo via Roma si manifesta per il diritto di asilo e per chi si trova nella scomoda situazione di non poter lavorare. «Questi giovani - spiega Germano Raniero, dei Cub - fuggono da realtà in cui sono perseguitati, in cui regnano regimi dittatoriali, e chiedono asilo all’Italia. Da noi aspettano mesi senza poter lavorare e poi, spesso, trovano risposte contraddittorie, che li costringono a darsi alla clandestinità. Non si può andare a avanti così».
Negli ultimi tempi decine di richiedenti asilo sono saliti verso il nord, Vicenza compresa. In teoria non potrebbero lavorare, in pratica devono mangiare: e quindi sono come nel limbo, un piede al di qua e un altro al di là della legge.
Dicko Mamadou è a Vicenza da 14 anni. Lui non ha problemi, ha tutti i timbri sulle carte giuste. Però sceglie di sfilare per solidarietà con tutti quelli che non hanno avuto la sua fortuna. «Ma li vede questi ragazzi - dice -, le paiono delinquenti, gente che non ha voglia di far niente? No, questi vogliono lavorare, si adattano a fare qualsiasi cosa. Io credo che bisognerebbe dare a tutti un permesso di soggiorno, nell’interesse dell’Italia. Nome, cognome, residenza, così si possono controllare: chi sgarra, espulsione. Ma chi dimostra lealtà alle leggi deve essere considerato un cittadino come tutti gli altri. Questa è la difficoltà maggiore, anche a Vicenza, dove spesso vengo fermato solo perché ho la pelle scura e vengo scambiato per un potenziale delinquente. La cosa mi dà parecchio fastidio».
Prosegue il corteo, lungo via Roma, poi lungo corso San Felicie, viale Milano e sosta finale davanti alla questura. Qui una delegazione è stata ricevuta dal vicequestore Giuseppe Sinatra. Il quale più di tanto non può fare, né promettere: le leggi sono queste e c’è chi deve applicarle. Alla fine, qualche problema col traffico per l’assembramento in piazzale Tiro a segno.
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Gazzettino:

LA MANIFESTAZIONE Ieri pomeriggio forze dell�ordine allertate per un corteo che dal piazzale della stazione è arrivato fino alla questura

Social forum: città blindata, ma è solo una festa

Movimenti provenienti da tutta Italia hanno sfilato nel nome dell�integrazione dei cittadini extracomunitari

Vicenza

(m.a.) Alla fine è stata una gran festa. Alla quale, secondo i dati forniti dalla questura, hanno partecipato circa seicento persone: che hanno sfilato per le vie del centro con tutte le loro storie così diverse e così uguali nello stesso destino di profughi in cerca di asilo politico. E così la tensione, seppur contenuta, della vigilia si è addirittura stemperata in plauso per gli organizzatori della manifestazione, raccolti attorno al Tavolo migranti dei social forum italiani.
Quaranta gli uomini, fra polizia di stato (digos, volanti, squadra mobile) e carabinieri, impegnati sul fronte dell'ordine pubblico come stabilito dalla consueta ordinanza del questore Dario Rotondi: molti in divisa, ma anche in borghese.
Non va dimenticato, inoltre, soprattutto per quanto riguarda la gestione della viabilità, il supporto tecnico e logistico dei vigili urbani di Vicenza, che hanno regolato il traffico sul percorso interessato dal corteo - dalla stazione ferroviaria a piazzale Tiro a Segno, passando per via Roma, corso San Felice e viale Mazzini - lasciando uno spazio di scorrimento in caso di emergenze.
Il piano d'intervento congiunto, scattato fin dalle quindici, è stato perfezionato al mattino, secondo uno schema standard ormai collaudato. E tutto si è svolto senza il minimo intoppo.
«Una manifestazione davvero tranquilla e allegra- è il commento di Tiziano Zonta, dirigente della questura, referente per il servizio d'ordine - che si è svolta e conclusa senza causare alcun scontro o altro. Occorre davvero fare i complimenti agli organizzatori perchénon hanno lasciato nulla al caso, contribuendo in maniera decisiva alla buona riuscita dell'evento».


LA MANIFESTAZIONE Inizialmente in trecento, alla fine quasi un migliaio: ecco chi sono gli stranieri che hanno attraversato ieri pomeriggio la città

«Noi, dall'Africa a Vicenza per il diritto d'asilo»

Sono stati accompagnati dai social forum di diverse regioni. Ricciardi (Tavolo migranti): «Solo in Italia non esiste legislazione»

Come in una canzone di Antonello Venditti. Sono partiti dalla stazione di Vicenza in 300 ed erano abbastanza, il canto ritmato e la solita coreografica fantasia. Senza bombe, ballando lungo il tragitto che li ha portati festosamente davanti alla Questura di Vicenza, hanno camminato anche loro, sotto gli sguardi discreti degli agenti, quelli incuriositi dei vicentini e quelli un po' sorpresi di altri immigrati, per arrivare a Roma. Per far sentire, con i propri cori, magari in un italiano ancora stentato, e con un documento consegnato al vice-questore vicario Giuseppe Sinatra, tutta la disperazione di profughi senza diritti. Così, nel giorno del "Live 8" e dei suoi concerti-spettacolo, una piccola Africa di fuoriusciti dal Sudan, dal Togo, dalla Liberia, dalla Sierra Leone ha sfilato nel cuore un po' sonnacchioso della città inneggiando al diritto d'asilo. Punta di un iceberg che anche nella nostra Provincia conta già centinaia di domande di regolarizzazione - chi dice persino un migliaio - il piccolo corteo organizzato da varie sigle antagoniste si è vieppiù ingrossato mano a mano che lasciava viale Roma. Una manifestazione pacifica, uniche vittime inconsapevoli gli automobilisti costretti al passo d'uomo. «L'Italia - spiega Maurizio Ricciardi del Tavolo migranti dei sociali forum italiani - è l'unico Paese al mondo che non ha una legislazione organica del diritto d'asilo. Così, dopo aver raggiunto le coste italiane ed i Centri di Permanenza Temporanea per tutti loro inizia un calvario burocratico che può durare anni. Durante i quali rimangono in un limbo in cui non possono lavorare, neppure a fronte di possibilità di contratti a tempo indeterminato. Semplicemente, non esistono giuridicamente». Già, tra il richiedere e l'ottenere lo status di rifugiati politici il confine è vasto quanto tutto il Continente africano, così per questo popolo "fantasma", ma estremamente reale e numeroso, le fughe non finiscono mai. L'ultima dal Sud d'Italia e dal lavoro nero delle sue piantagioni. La ricerca di una visibilità e una dignità perduta, però, è ancora lunga e difficile. «Nella cornice della Legge Bossi-Fini ma anche della Turco-Napolitano - ricorda Luigia Pasi dei S.In.Cobas di Milano - ci sono delle variabili imprevedibili e norme che cambiano in continuazione. Tra queste le commissioni territoriali per i richiedenti, i cui tempi sono lunghissimi. Mesi e mesi, con il rischio di espulsione. E nel frattempo la situazione di queste persone diventa ancor più precaria». I richiedenti asilo, sottolineano gli organizzatori, non possono lavorare e, nonostante dovrebbero essere garantite loro accoglienza e sussistenza, sono spesso costretti ai limiti della sopravvivenza o a essere sfruttati nel mercato nero del lavoro. E anche quando riescono ad ottenere un permesso per motivi umanitari non hanno la garanzia del rinnovo neppure se hanno regolari condizioni di lavoro. Precari perenni, insomma, della vita. «Ed è gente - ricorda Morteza Nirou - che chiede solo di lavorare per crearsi un futuro dignitoso, per mandare qualche soldo a casa. Per questo chiediamo il rinnovo automatico e la conversione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari. E che tutti i richiedenti in attesa di asilo possano comunque lavorare legalmente». E mentre Germano Raniero, dei Cobas vicentini, ricorda le condizioni difficili in cui versano molti immigrati, raggiunti dai venti di crisi economica e dai provvedimenti di licenziamento, Dicko Mamadou, un ivoriano da 14 anni a Vicenza, mette il dito in un'altra piaga, quella della convivenza: «Sono qui a portare la mia solidarietà a queste persone ma anche a ricordare che un lavoro ed un permesso non bastano da soli. C'è troppa distanza fra voi italiani e gli immigrati. Ancora oggi mi chiedono i documenti perché sono nero. Soffro di questa cosa, non è vero che immigrazione vuol dire delinquenza. Noi vogliamo solo vivere con dignità».

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